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Parte in Albania un progetto di formazione in apicoltura biologica

La prima missione esplorativa da parte di ASF-Puglia che mi vide protagonista per il settore apicoltura, fu fatta tra giugno e luglio del 2013 nel distretto di Puka. In quel sopralluogo presi  conoscenza dei punti di forza e di debolezza dell'apicoltura albanese, soprattutto quella praticata nei dintorni di Puke.

I punti di forza dell'apicoltura albanese sono l'alto consumo interno di miele, l'alto prezzo pagato ai produttori e la buona destrezza degli apicoltori locali nel trattare le api, nonché il radicamento del mestiere di apicoltore nella loro tradizione; quelli di debolezza sono: sottodimensionamento delle aziende e loro difficoltà a strutturarsi con attrezzature adeguate; vie di comunicazione scarse e dissestate e ciò rende difficile il nomadismo; difficoltà da parte degli apicoltori a ricevere le informazioni corrette per applicare le moderne tecniche di allevamento delle api e cura dalle malattie; infine le attrezzature e i medicinali sono piuttosto costosi.

Ma il problema più grave per lo sviluppo dell'apicoltura albanese sembrava essere la cura delle malattie delle api. Attualmente, infatti, la cura delle malattie viene praticata in maniera diffusa con farmaci con alto potere residuale e quindi con alto rischio di contaminazione dei prodotti delle api. Il sistema di cura delle malattie, in Albania, si basa  su un uso disinvolto dei medicinali; molto spesso gli apicoltori non sanno neppure quali farmaci stanno utilizzando per la cura delle malattie delle api e quanto questi potrebbero inquinare i prodotti delle api.

Oltre ad essere un problema per la salute dei consumatori e degli apicoltori stessi, che non prendono le dovute precauzioni durante la somministrazione dei medicinali, tale metodo di lavoro renderà problematica una futura esportazione di prodotti delle api, perché i paesi importatori non accetteranno mai (almeno quelli europei) miele e altri prodotti delle api senza l'emanazione, da parte del Governo, di un piano di sorveglianza dei residui.

A seguito di quella prima visita abbiamo, quindi, deciso che il primo intervento necessario per migliorare la qualità del miele fosse quello di compiere delle azioni di tipo tecnico-culturale. Di conseguenza, abbiamo innanzitutto pensato di organizzare dei corsi nei quali insegnare le moderne pratiche di  manipolazione delle api e la cura degli alveari dalle malattie con principi attivi scarsamente inquinanti. Abbiamo visto nel Centro per lo sviluppo agricolo e sociale "Ate Mhill Troshani" il possibile promotore di incontri formativi tra apicoltori.

Il primo passo era valutare la reale consapevolezza da parte degli apicoltori e delle locali istituzioni della necessità di intraprendere questo cammino formativo e l'occasione fu la seconda missione in Albania del 28 - 31 marzo 2014 (effettuata sempre da ASF-Puglia, alla quale parteciparono anche Andrea Primavera e Francesco Raimundo, che hanno seguito prioritariamente il progetto piante officinali, nonché Vito Buono). In quella occasione, infatti, Don Giovanni Fiocchi, organizzò - il 31 marzo 2014 - una riunione con gli apicoltori locali alla quale partecipò anche la presidente degli apicoltori Albanesi, Lejla Shehu. Un incontro molto ben riuscito nel quale il numero degli apicoltori fu nettamente superiore ad ogni aspettativa. In quella occasione la mia lezione fu molto generale e improntata alla conoscenza dell'apicoltura Albanese con la proiezione di dati statistici su produzione, consistenza alveari e prospettive di mercato e, poi, i punti di forza sui quali creare le fondamenta delle aziende e punti di debolezza da affrontare per migliorare la quantità e la qualità dei prodotti delle api, con maggiore attenzione riguardo i problemi relativi alla cura delle malattie (vedi presentazione allegata). Durante questa missione abbiamo messo le basi per la realizzazione del primo apiario certificato biologico da posizionare a Kçire, Centro per lo sviluppo agricolo e sociale "Ate Mhill Troshani". Grazie alla collaborazione con la presidente degli apicoltori, sono stati poi acquistati n. 20 arnie di tipo Langstroth adeguati all'allevamento bio e n. 20 pacchi d'ape da introdurvi all'interno, mentre la cera biologica è arrivata direttamente dall'Italia.

A seguito dell'installazione del primo apiario biologico albanese, ASF-Puglia mi ha proposto di effettuare una terza missione, prima di tutto per valutare i progressi dell'apiario biologico sperimentale di Kçire (a seguito anche dei problemi sorti dopo l'installazione degli alveari - ritardo della consegna, quantità insufficiente di api e conseguente alimentazione artificiale) e per effettuare una nuova lezione di apicoltura, questa volta più inerente i trattamenti biologici da effettuare agli alveari per il controllo della varroa. L'occasione è stata propizia per effettuare, assieme a Gianluca Di Gioia e Antonio Selvaggi (veterinari), una visita – con la collaborazione di Pier Paolo Ambrosi del VIS - agli apicoltori del nord dell'Albania, particolarmente della regione del Kelemend. Il 26 Luglio siamo partiti da Koplik alla volta di Vermosh e via via, lungo la strada, abbiamo conosciuto molti apicoltori e visitato 5 aziende apistiche nei villaggi di Grabom e Vermosh; abbiamo esaminato il loro modello di apicoltura, mostrato loro dei sistemi per controllare il tasso di infestazione dei loro alveari alla varroa, in poche parole il rischio che muoiano per questa parassitosi.

È un sistema sperimentato in molti paesi al mondo in cui si preleva un campione conosciuto di api (300 api pesano 30 grammi) e lo si cosparge di zucchero a velo all'interno di un barattolo il cui tappo è costituito da una rete. Le varroe, grazie allo zucchero a velo, si staccano dal corpo delle  api e capovolgendo il barattolo, cadono ed è possibile contarle. n. di varroe/n. di api x 100 è il tasso di infestazione ed è un segnale di quando è più opportuno intervenire con i trattamenti per non perdere l'alveare.

Il 27 luglio, invece siamo andati a visitare le aziende di altri 4  apicoltori di Shkrel, nei villaggi di Rec, Boga e Zagore. Gli incontri sono stati molto proficui tanto che alcuni degli apicoltori, il giorno seguente, sono venuti a Kçire presso il Centro per lo sviluppo agricolo e sociale "Ate Mhill Troshani" dove era in programma un incontro tecnico teorico pratico sulla lotta alla varroa.

Durante tutti gli incontri con gli apicoltori sono sempre stati visitati alcuni alveari del loro apiario, controllato lo stato di salute delle colonie di api, chiesto informazioni sulle tecniche utilizzate nell'allevamento e sulle tecniche di lavorazione del miele. Abbiamo dato risposte ai loro quesiti, quando questo era possibile, ovvero se era comprensibile rispetto alle loro conoscenze sulla biologia delle api.  Gli apicoltori incontrati in questo secondo giro esplorativo, riguardante il Nord dell'Albania, hanno dimostrato delle conoscenze maggiori rispetto a quelle dell'areale intorno a Puke e hanno mostrato una maggiore intraprendenza, tuttavia il loro modo di approcciare la salute delle api non cambia molto rispetto a quanto sentito durante la prima missione.

Il 28 luglio abbiamo svolto, nei pressi dell'apiario biologico di Kçire - nel Centro per lo sviluppo agricolo e sociale "Ate Mhill Troshani" - una lezione teorica e pratica, sul controllo delle malattie mediante tecniche e medicinali permessi in agricoltura biologica. Dall'Italia avevamo portato l'acido ossalico da me acquistato e abbiamo mostrato agli apicoltori i vari modi per utilizzarlo. Abbiamo mostrato in apiario anche la tecnica del blocco della covata, mediante delle gabbie di confinamento della regina. Abbiamo, inoltre, spiegato agli apicoltori il rischio che corrono con il continuo utilizzo di acaricidi di sintesi: inquinamento dei prodotti dell'alveare e formazione di ceppi di varroa resistenti agli acaricidi. Già ora, il nostro sistema di valutazione del tasso di infestazione, ha mostrato agli apicoltori che in alcuni dei loro apiari i prodotti acaricidi non funzionano più.

Nel futuro si auspica di continuare nella formazione tecnico culturale degli apicoltori Albanesi, per migliorare le loro conoscenze di biologia e, conseguentemente, poter illustrare le moderne  tecniche per aumentare la produzione e controllare in maniera soft le malattie delle api. Sarebbe, inoltre, necessario predisporre un laboratorio consortile di smielatura in modo che anche le piccole aziende e, soprattutto, coloro che vorrebbero diventare apicoltori ma non hanno i mezzi economici, di produrre un miele in linea con quanto richiesto dal mercato. A mio avviso sarebbe necessario anche migliorare anche le conoscenze di marketing degli apicoltori.

 

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