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Apicoltura in Albania - Il mio primo viaggio

Sono stato invitato dall'associazione Agronomi Senza Frontiere in Albania per partecipare al progetto di apicoltura nel Nord dell'Albania, più precisamente a Puke, dove opera il Centro per lo sviluppo agricolo e sociale "Ate Mhill Troshani" (AMT) di Kcire (Puke – Albania), referente il missionario Padre Giovanni Fiocchi. Il viaggio si è svolto dal 27 giugno al 1 luglio 2013.


Albania si alleva un ibrido tra Apis mellifera Carnica e Apis mellifera Macedonica (tuttavia è un'ape con caratteristiche morfologiche e comportamentali molto simili alla Carnica) e il tipo di arnia predominante è la Langstroth. Alcuni dati statistici indicano come l'apicoltura in Albania potrebbe avere un ottimo potenziale di sviluppo. Gli apicoltori hanno rivelato una buona dimestichezza con le api e gli albanesi si sono mostrati molto attratti dal miele, che acquistano a prezzi mediamente alti anche se il loro reddito pro-capite è piuttosto basso. Che l'Albania abbia una tradizione di allevamento e consumo di miele si capisce anche dalla familiarità che hanno con le api e il gran rispetto che riconoscono loro, basti dire che gli albanesi usano due parole per indicare la morte, una per tutti gli animali (zof-ngordh), e per gli uomini e le api: (vdes).

Inoltre il consumo medio di miele degli albanesi sfiora il chilo per abitante che è un dato davvero alto in confronto all'Italia (dove se ne consuma circa la metà) ed il prezzo pagato all'apicoltore è anch'esso molto alto, circa 8 euro al chilo. Il numero di alveari per apicoltore è basso, intorno a 10, ovvero le aziende sono normalmente molto piccole.  Il numero totale di alveari, è in continua crescita:

Contemporaneamente anche la produzione di miele è in continua crescita:

La produzione media per alveare  è intorno ai 15 kg ma intervistando gli apicoltori si desume che non di rado si possano raggiungere medie intorno i 25 kg con punte fino ai 50 kg.

Eppure l'Albania appare come un paese non autosufficiente e poco esportatore:  

FAOSTAT 2013

                 
Elements  
Areas  
Items  
2008
2009
2010
2011

 

 

 

 

 

 

 

Export Quantity (tonnes)

 

Albania

 

Honey, natural

 

5.00

6.00

10.00

20.00

 

 

 

 

 

 

 

Export Value (1000 US$)

 

Albania

 

Honey, natural

 

8.00

9.00

47.00

111.00

 

 

 

 

 

 

 

Import Quantity (tonnes)

 

Albania

 

Honey, natural

 

27.00

35.00

24.00

21.00

 

 

 

 

 

 

 

Import Value (1000 US$)

 

Albania

 

Honey, natural

 

152.00

134.00

125.00

115.00

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i motivi della scarsa esportazione del miele  in Europa vi è la mancata presentazione all'Unione Europea di un piano di sorveglianza dei residui conforme alla direttiva 96/23/CE, senza il quale è impossibile esportare miele e altri prodotti delle api in Europa.

L'apicoltura Albanese, oltre a punti di forza (alto consumo interno di miele, alto prezzo pagato ai produttori, buona destrezza degli albanesi nel trattare le api,) ne ha altri di debolezza tra i quali: le aziende sono piccole e hanno difficoltà a strutturarsi con attrezzature adeguate, le vie di comunicazione sono scarse e dissestate e ciò rende difficile il nomadismo, gli apicoltori fanno fatica a ricevere le informazioni corrette per applicare le moderne tecniche di allevamento delle api e cura dalle malattie, le attrezzature e i medicinali sono piuttosto costosi.

Durante la nostra visita abbiamo esaminato alcune aziende e  di alcune abbiamo dati piuttosto approfonditi perché abbiamo effettuato anche le analisi della cera. La cera è un'ottima matrice da analizzare perché trattiene tutti i principi attivi utilizzati per la cura della Varroa destructor. Abbiamo effettuato anche dei test per controllare il tasso di infestazione da varroa con il metodo suggerito da Lee et al.,  ovvero cospargendo un campione di almeno 300 api con dello zucchero a velo aiutandosi con un barattolo di vetro munito di tappo a rete. I risultati sono stati buoni tranne alcuni alveari dell'apicoltore Nicol Doda, che erano molto infestati.

Aziende apistiche

1a azienda visitata - Famiglia praticamente di tutte donne, allevano 17 alveari Langtroth, producono circa 200 kg di miele e lo vendono all'interno di bottiglie di Coca Cola (pratica molto diffusa in Albania). Durante l'inverno hanno una bassissima mortalità di alveari; quest'anno uno solo. Hanno un piccolo smielatore che permette di smielare non più di 3 favi per volta.

I loro problemi sono il costo dei medicinali (per curare la varroa e la nosemiasi) e il costo delle arnie (35 euro l'una).

Se potessero, farebbero il nomasimo.

Per la varroa utilizzano dei pasticconi di circa 8 cm di diametro, di una sostanza gelatinosa che loro chiamano "biscotto" (che poi abbiamo visto chiamarsi ABvarC), un prodotto proveniente dall'Argentina il cui principio attivo è il Coumaphos e che costa  1,5 euro a trattamento. Si somministra in autunno e si tiene per 35 giorni all'interno dell'alveare, dopo di che le api lo consumano e quindi non va rimosso dall'alveare.

In questa azienda si usano anche degli antibiotici quali la tetraciclina per la prevenzione della peste americana (Paenibacillus larvae) e il Fumidil B per la prevenzione della nosemiasi (Nosema apis e ceranae)

Acquistano  fogli cerei a 25-50 cent di euro l'uno.

La cera analizzata aveva questi residui di acaricidi:  Clorfenvinfos 0.002 mg/kg, Bromopropilato 0.003 mg/kg, Acrinatrina 0.010 mg/kg, Cumafos 4.268 mg/kg, mg/kg, Fluvalinate 0.407 mg/kg. Il valore del Cumafos è piuttosto alto. Ci si aspetta un inquinamento significativo del miele, la cui entità, però, andrebbe approfondita.

2a azienda visitata  - L'apicoltore è tornato dalla Grecia dopo la grave crisi che ha colpito questo paese. Ha 30 alveari di tipo Langstroth ma vorrebbe arrivare a 100, produce circa 20-25 Kg di miele per alveare, dei tipi Erica, Castagno (quando lo abbiamo visitato era da parenti per la produzione di questo miele) e Millefiori. Durante l'inverno ha una bassissima mortalità di alveari; quest'anno nessuno.

Il suo maggiore problema è la covata calcificata (Ascosphera apis) tanto che mi ha portato dagli alveari per farmela vedere. Pratica il nomadismo.

Per la varroa utilizza l'Apistan (principio attivo Fluvalinate) e per la nosemiasi il Fumidil B.

La cera analizzata aveva questi residui di acaricidi:  Clorfenvinfos 0.001 mg/kg, Bromopropilato 0.001 mg/kg, Cumafos 133.8 mg/kg; Fluvalinate 0.055 mg/kg.

Il valore del Coumafos è altissimo e ci si aspetta un grave inquinamento del miele. Si trova poco Fluvalinate, e il dato sembrerebbe in contrasto con quanto affermato dall'apicoltore. Dato che è apicoltore solo da un paio di anni, l'inquinamento potrebbe derivare dagli alveari acquistati dal precedente apicoltore. Probabilmente il problema con la covata calcificata dipende proprio dal grande residuo di acaricidi nella cera che rende le larve giovani delle api più attaccabili dal fungo.

3a azienda visitata - Ha circa 100 alveari di tipo Langhstroth ed è stato  l'apicoltore più difficile da raggiungere. A fine raccolto riporta l'azienda a Lezhe; produce circa 1.000 kg di miele e lo vende a  8 euro il kg. Il massimo che può produrre un suo alveare è 40 kg; per la varroa utilizza Api life (prodotto a base di amitraz) e Apistan (fluvalinate). La lavorazione della cera la paga 10 euro cent a foglio (circa 1,30 euro al chilo).

La sua cera ha mostrato questi livelli di contaminazione: Clorfenvinfos 0.078 mg/kg; Bromopropilato 0.003 mg/kg, Cumafos 8.985 mg/kg e Fluvalinate 0.024 mg/kg. Anche in questo caso la contaminazione da Coumafos è piuttosto alta.

Abbiamo visitato anche altre aziende ma non ho preso dati in quanto in fondo sembravano tutte molto simili. Interessante è stato andare in una montagna sopra Scutari dove vi era una forte concentrazione di alveari, oltre 600, solo in una postazione, per la raccolta del miele di castagno.

Azioni future

Ritengo che il problema più grave sia la cura delle malattie. In Albania esistono delle farmacie veterinarie che consigliano medicine per la varroa e le altre patologie delle api con molta disinvoltura. Lo stesso medico veterinario sembra avere una scarsa conoscenza di quello che può succedere all'interno dell'alveare introducendo i medicinali che consiglia. Producono e vendono dei cocktail micidiali a base di antibiotici (tetracicline, sulfamidici e fumagillina). I prodotti consigliati per la lotta alla varroa sono soprattutto l'ABVarC, prodotto argentino a base di Coumaphos, e il Cumavar, sempre a base di Coumaphos e credo proveniente sempre dall'Argentina. Il costo è il medesimo, 1,50 euro a somministrazione. Le somministrazioni sono due, uno a marzo e uno in autunno. L'Api Life Var, prodotto a base di Timolo viene sconsigliato (in realtà non sanno neppure come va usato) e il costo è di 2 euro a bustina. Gli antibiotici vengono consigliati in questo modo: sciogliere in uno sciroppo caldo 1:1 (acqua - saccarosio), 1 grammo di Fumidil B e un grammo di Ossitetraciclina (costo 50 euro cent) per alveare e fare 3 somministrazioni  agli alveari in 15 giorni.

Una delle azioni future dovrebbe essere quella di rendere consapevoli gli apicoltori dei pericoli ad utilizzare prodotti non conosciuti negli alveari e, soprattutto, dei pericoli di inquinamento dei prodotti delle api. Oltre ad essere un problema per i consumatori interni di questo prodotto, tale metodo di lavoro renderà problematica una futura esportazione di prodotti delle api, perché i paesi importatori non accetteranno mai (almeno quelli europei) miele e altri prodotti delle api potenzialmente inquinati.

Per migliorare la qualità del miele, quindi, si devono compiere delle azioni culturali per far capire che pur in un momento di crisi, comunque non è accettabile dare al consumatore finale del miele a rischio e, poi, dei corsi nei quali insegnare moderne pratiche di  manipolazione delle api e cura con principi attivi scarsamente inquinanti. Inoltre utilizzando prodotti di sintesi, c'è la concreta possibilità (già osservata in altri paesi, compresa l'Italia) che la varroa diventi resistente alle molecole utilizzate, e tutto ciò in pochi anni. Lo stesso Centro per lo sviluppo agricolo e sociale "Ate Mhill Troshani" potrebbe farsi promotore di incontri formativi tra apicoltori.

Potrebbe risultare utile l'allestimento di un laboratorio di smielatura consortile che da una parte è in grado di aiutare gli apicoltori che non possono permettere l'acquisto di attrezzatura per l'estrazione del miele di mettere in commercio il loro prodotto e, dall'altra, di lavorare per l'ottenimento di un prodotto di maggiore qualità.

 

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Commenti   

0 # apollon lumi 2016-10-23 12:05
Ho letto con attenzione ,molto interessante
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+1 # emiliano nocchi 2016-06-21 12:50
Complimenti per il quadro generale, molto chiaro e sintetico. Andrò in Albania a metà Luglio per capire se fosse possibile entrare con una società nel commercio del miele.
Appurata la difficoltà momentanea nell' esportazione, ci sono margini di riuscita secondo te per la mia idea??? Grazie in anticipo
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0 # Marco Valentini 2016-06-22 06:58
Per dare una risposta cerca, dovrei capire meglio di che si tratta, casomai puoi contattarmi privatamente. In generale direi che c'è una buona possibilità di riuscita. Parlando in generale, le produzioni, in Albania, non sono molto alte per le scellerate decisioni ambientali durante la dittatura. Quindi, se il tuo obiettivo è quello produttivo, la scelta delle postazioni è di vitale importanza. Per il momento potete anche non pensare all'esportazione in quanto il mercato interno è capace di assorbire una gran quantità di miele a prezzi piuttosto alti.
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0 # http://www. 2015-09-25 13:35
Questione interessante che quasi nessuno muove.
Grazie!
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0 # Marco Valentini 2015-09-25 14:40
Grazie, molto gentile. Spero sia utile a chi farà un'esperienza simile.
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