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leggendo il suo articolo pubblicato da Apitalia, “A proposito di miele” mi sono ritrovato in piena sintonia con tutte le sue affermazioni, in particolare sul punto che nell'attuale emergenza si dovrebbe mettere l'ape al primo posto e il reddito dovrebbe venire solo come conseguenza . Le api sono altruiste per eccellenza ed è come se pretendessero che chi si interessa di loro debba possedere questa dote

Sono un hobbista dell'entroterra ligure, a Poggio di Bogliasco (Ge), con poco più di 20 alveari, ho 64 anni e qui a Poggio sono 30 anni che tengo le api. Da bambino, da quando avevo 4 anni ho seguito l'esperienza di mio padre che era Direttore Didattico e negli anni 50 e 60 assieme alla passione per l'agricoltura arrivò a tenere fino a 35-40 alveari, tra la Liguria e il basso Piemonte. Io dopo i 15-16 anni facevo il braccio destro in senso muscolare... L'unico caso di peste capitò quando mio padre preparando il trasporto di alcuni alveari acquistati da un anziano apicoltore si accorse che erano malati. Erano gli anni 60. Allora si usava il sulfatiazolo, immagino che fosse peste europea perchè l'apiario fu risanato e la peste sparì. Da allora l'unico incidente è stata la varroa... 

Avendo pochi alveari, che per mia moglie sono sempre troppi, posso fare un'apicoltura un po' di fantasia che definirei una simbiosi a vista. Dal 2002 in autunno-inverno uso Ipereat che ha una concentrazione di ossalico circa metà della formula italiana, in primavera faccio la messa a sciame delle famiglie più forti e per le altre faccio qualche passata o con Ipereat o a spruzzo tra un melario e l'altro con attenzione alla caduta naturale, Apilifevar ad agosto. Per quanto riguarda l'efficacia di questi trattamenti non mi sono accorto che ci sia un calo, a questo proposito gradirei un suo parere. Anche la produzione di miele è molto elevata, quest'anno come negli ultimi 5 da quando c'è il contributo della melata, attorno a 40 Kg/alveare, segno che le api non stanno male. I mieli sono essenzialmente millefiori che mi viene da confrontare con i mieli corsi: maquis di primavera, estate, autunno e una melata mista a nettari estivi, tutta o quasi flora selvatica: una bellezza. 

Per il futuro delle api credo che la prima cosa sarebbe quella di saper suscitare entusiasmo nei giovani, con una visione positiva che sappia contribuire ad avere in mano la salute dell'ambiente in cui viviamo, senza farsi schiacciare dalla logica del pil per l'anno in corso. Ho riletto l'intervista ai Mafredini che mi era un po' sfuggita, anche per me c'è poca chiarezza, ambiguità, si gioca troppo in difesa, entusiasmo quasi piatto. Una presentazione così terra terra dell'apicoltura  che effetto può avere su un giovane? L'entusiasmo e la passione vera oltre che necessarie dovrebbero essere doverose, se non altro per riconoscenza a tutti i momenti di stupore che le api ci hanno fatto vivere in tutte le stagioni.

Con l'auspicio di avere qualche scambio positivo faccio i migliori auguri e complimenti per la sua azione. 
Claudio Calcagno

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