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Pubblico un lungo scambio di mail tra me ed un giovane apicoltore. Credo sia interessante perché sono le domande che molti giovani apicoltori intelligenti, in bilico tra il rispetto della natura e la necessità di fare reddito, si fanno, arrovellandosi su ciò che è giusto e non giusto fare. Naturalmente io questo non lo so, le mie risposte cercano solo di evitare l'ipocrisia; se poi ci sono riuscito lo lascio a voi decidere. Posso però dire che questo scambio di idee tra una persona che si affaccia ora all'apicoltura e un anziano apicoltore (io) denotano come l'apicoltura (come il resto della società umana) sia ad una svolta. Purtroppo, però, la classe dirigente è anziana e non ha voglia di lasciar posto ai giovani e, quindi, di queste cose non se ne discute da nessuna parte. L'apicoltura è rimasta ingessata e fintantoché gli anziani non passeranno la mano, le novità e la speranza per un futuro migliore mancheranno, peccato.

 

Buongiorno, innanzi tutto grazie per il suo sito e le sue vaste competenze.
Le scrivo questa mail in quanto giovane apicoltore da solo due anni, ma con voglia immensa di diventarlo professionalmente nella mia terra dove il lavoro è poco: la Sardegna.
Ho praticato apicoltura nelle Marche, più precisamente nel Piceno, ottimo posto per fioriture ma forse poco conosciuto.
Avrei alcune domande, forse troppo spaiate da porle:

1) sono in contatto con un apicoltore siciliano, allevatore di ape Sicula nera, che a detta sua è ottima soprattutto in posti come Sicilia e Sardegna (dove vorrei ritornare per farne un lavoro) nelle quale il clima e molto caldo e non c'è praticamente mai un momento di "letargo". Mi dice che è produttiva come la Ligustica, più vivace (si usa l' F1, la Sicula nera in purezza sarebbe molto ma molto mite ma non è ancora commerciale), poi dice che è molto precoce e attiva nella formazione di covata, resistente alla nosemiasi e anche meno colpita da varroa, ma che tende a costruire moltissime celle proprio per dna, mi ha detto di romperle passando in visita ogni settimana.
Vorrei provarla nelle Marche. Lei sa qualcosa, me la consiglia, ha qualche suggerimento per le innumerevoli celle reali (l'allevatore mi ha anche detto che la Sicula avrebbe un comportamento diverso con le regine appena nate, la prima non ammazza tutte ma aspettano per stabilire la più forte biologicamente con conseguente coabitazione momentanea, perché non è molto diffusa ancora nonostante queste qualità riscontrate a livello scientifico con la comparazione universitaria con la Ligustica?
Sa è sempre meglio sentire possibilmente più campane prima di decidere.

2) Vorrei cercare di essere il più "biologico" possibile, cosa mi suggerisce a riguardo della teoria delle celle 4,9mm che dovrebbe limitare il proliferare della varroa? e' un sistema valido e accertato? Si può imporre alle api di passare dal 5,1 comune al 4,9mm usando telaini di plastica da 4,9mm già costruiti e spalmati di cera come si legge nei forum e aspettare le nasciture per levare il telaini di plastica e inserire gli appositi fogli di cera, visto che saranno già abituate alla nuova dimensione? è reale? secondo lei celle più piccole,come sarebbe nella natura originaria delle api, significa meno miele.

3) Qua nel Piceno sono, siamo, abituati ad una stagione che inizia con l'acacia e finisce a fine agosto, dopo di che trattamenti e invernamento. Cosa cambierebbe in Sardegna, zona di Alghero quindi non alta, dove il clima è più caldo e le fioriture e le smielature sono precoci, rosmarino, erica e anche tardivo autunnali come il corbezzolo e sempre il rosmarino? Cosa mi consiglierebbe di cambiare nel metodo di gestione dell'apiario, trattamenti, accorgimenti ecc. rispetto all'unico che conosco nelle Marche?

Mi piacerebbe molto cercare di migliorare la resistenza genetica alla varroa ma so che è molto difficile per la mia pochezza tecnica (per il momento...) e rischioso per la vendita di miele, quindi sono veramente interessato ad utilizzare tutti gli espedienti possibili e naturali se funzionanti: celle più piccole, selezione, api sicule più adatte al luogo e clima se fosse realmente vero (mi han detto che la sicula è stretta parente di quella originaria sarda...), blocco artificiale della covata, e a mali estremi timolo ed ossalico.
Scusi tanto la lungaggine ma vista la sua conoscenza cerco di approfittarne. Nonostante i consorzi, mi creda la professionalità e la voglia di trasmettere il proprio sapere qua in zona non è moltissimo purtroppo. Grazie ancora e spero in una sua risposta spassionata.

Luca


Caro Luca,
mi fai una serie di domande che, per risponderti approfonditamente, ci vorrebbe un paio di giorni (che non ho, in questo momento). Spero di poterlo fare in seguito.

Il problema del mantenimento della razza locale è, per me, di vitale importanza. L'allevatore di regine siciliano se è iscritto all'Albo degli allevatori di api regine dovrebbe sapere che non ci si scherza, mentre lui la prende molto, troppo, alla leggera.
1) Se in Sicilia gli apicoltori allevano soprattutto razza Ligustica, vuol dire qualcosa, forse che in centinaia di anni l'hanno considerata migliore della Sicula, altrimenti, sarebbero tutti ritornati alla razza locale.
Dico questo considerando una catastrofe il fatto che gli apicoltori se ne siano infischiati della razza locale (la Sicula) ed abbiano importato la Ligustica. Forse avrebbero dovuto lavorare di più sulla selezione della Sicula. Ma ho un così tale rispetto per gli apicoltori siciliani (tradizionalmente i più preparati) che se si sono comportati in quel modo, un motivo ce lo hanno avuto, solo che io non lo conosco.
2) Non esiste clima più diverso di quello della Sicilia e quello di Ascoli Piceno, che conosco benissimo. Anche la Sardegna non è proprio lo stesso.
3) Se vuoi essere il più biologico possibile, forse dovresti fidarti un po' più delle api e un po' meno della peggiore avversità dell'ape (l'uomo).
4) Per natura non mi fido di ciò che dicono gli apicoltori (soprattutto sul comportamento delle api) che non utilizzano il metodo scientifico per dare conferma delle loro osservazioni. Per esperienza personale, ti dico che ho sentito dire sempre un sacco di frescacce (e solo poche cose che si sono poi rivelate vere). Quindi nessuna preclusione ma un po' di sana diffidenza, senza prendere per oro colato tutto ciò che dicono gli apicoltori (me compreso).
5) Prima di parlare di selezione, bisognerebbe conoscere a mena dito la genetica delle api (molto diversa da quella dell'uomo) e come questa si combina con l'ambiente. Forse bisognerebbe fare un po' di esperienza, prima.
6) Il problema è che si è completamente perso il senso del bene comune (e la razza Ligustica è un bene comune). Purtroppo tutti pensano che siccome un bene è comune, allora non è di nessuno. Ed invece vale più di ogni altro bene privato. Ma questi sono i tempi. Io credo molto nella cella da 4,9mm, ma cosa ha a che vedere col biologico un favo di plastica? E con la naturalità? Quando apriamo un alveare facciamo una operazione chirurgica all'animale alveare; quando gli mettiamo un telaino di plastica (ma, forse, anche di legno) mettiamo una protesi.
Siamo certi che si possano maneggiare degli esseri così delicati (e, soprattutto dal loro interno), senza contraccolpi?
Scusami la franchezza, ma la mancanza di tempo non mi permette di trovare modi più gentili di rispondere e, scusami, se non ho risposto a tutto.
Un caro saluto
Marco


Signor Valentini, la ringrazio per la franchezza e per le sue risposte.
Credo che su certe cose essere sintetici serva a far capire meglio il nocciolo vero della questione. A volte per strafare si rischia di immagazzinare troppe info senza poi sapersi adeguatamente orientare, magari credendo ingenuamente in scorciatoie o millantate scoperte. Mi creda però che in questo campo farebbe un gran bene una persona, o più, che facessero chiarezza su questioni trattate magari con perizia scientifica. E questo lo dice un neofita che si rende conto meglio di un esperto di quanta poca reale informazione e collaborazione ci sia.
Nella mia ingenuità vorrei cercare di impormi un apicoltura veramente "naturale" anche se può sembrare un paradosso in termini. Credo che una persona che lo faccia per lavoro non possa vivere di aria quindi pur rispettando il più possibile le sue "socie" dovrà prima o poi essere invasivo e cercare di essere produttivo.
Il discorso delle celle da 4,9mm mi sta letteralmente conquistando. Ho letto molto soprattutto dal sito di Stephan Braun da La Palma, e mi sono detto, mi piacerebbe provare.
Poi ho dovuto affrontare la realtà:
- senza la possibilità di dedicare alle eventuali cassette di solo api piccole, uno spazio interamente riservato a loro, il lavoro, da quel che ho capito sarebbe inutile;
- certe questioni sono poco chiare, o per lo meno io non le ho capite, esempio, nel kit venduto dal sig Braun si parla anche di una regina in gabbietta (lui usa un ape nera delle canarie, già di piccole dimensioni e capace di generare operaie abituate a stirare celle piccole). Utilizzare una comune regina nostra Ligustica e "grande" garantirebbe la stessa riuscita?
E poi non ho capito il discorso della distanza tra favi di 32-33 mm., ovvero undici telaini in una cassetta da dieci. Ma questa misura da dove la fanno partire?
Spero che di questo argomento, trattato pochissimo in rete, possa avere maggior delucidazioni magari con prove ed esperienze al seguito.
La ringrazio per la disponibilità e buon lavoro.

Luca

Caro Luca,
non è possibile convogliare tutta la divulgazione di notizie su una sola persona e, per di più, non pagata per fare questo. Insomma se facessi solo questo morirei di fame. L'iter formativo di una persona deve comprendere tutte le tappe che non possono essere saltate, altrimenti si rischia di fare casino e non dare la giusta importanza a questioni fondamentali.

L'ape nera delle Canarie è una diretta discendente dell'Adansoni, anch'essa abbandonata e poi ripresa. Anch'essa è abbastanza resistente alla varroa perché ha un periodo di opercolazione dell'operaia più corto. E' probabile che le api piccole abbiano un periodo di opercolazione più breve.
La Ligustica lasciata costruire da sola costruisce molte celle da 4,9mm. La letteratura riporta che la Ligustica distanzia i suoi favi di 38 mm. Visto che questi dati finora non erano considerati interessanti, sono di difficile reperimento e non si capisce bene come siano stati raccolti. C'è anche da dire che api che sono state costrette per anni a costruire celle da 5,4mm forse fanno interfavi più larghi e che devono passare alcune generazioni prima di ristabilire la naturalità.
Quest'anno metto su 400 alveari in cui le api possono costruire in maniera naturale e vediamo come si comportano.
Ciao
Marco


Salve Valentini
ci siamo sentiti tempo addietro riguardo la sua sperimentazione con 400 casse dove le api avrebbero costruito sole (tipo bugni villici).
Vorrei sapere se ha avuto indicazioni sulla misura delle celle, distanza interfavo e relativa maggior o minor resistenza alle virosi.
E poi altra domanda, ma nel caso le avessero costruite celle 5,1mm con distanza 40mm sarebbe indicativo,o bisognerebbe aspettare più generazioni,visto il lungo retaggio di apicoltura razionale che si portano dietro.
L'anno prossimo vorrei provare a mettere famiglie in casse dove i telai hanno solo una striscia di cera, per veder come si organizzano.
Addirittura vorrei vedere se aggiungendo melari con telai da costruire interamente col metodo della striscia di cera, si possa evitare maggiormente la sciamatura senza dover togliere api o peggio ancora telai.
Cosa ne pensa?
Credo fermamente che famiglie forti possano difendersi meglio e lavorare meglio in generale. Più miele, più salute a patto che abbiano spazio e tutti i lavori da svolgere incluso produrre cera.
Si tratta di capire quale sia lo spazio ideale di nido per la nostra Ligustica, al fine di farla sviluppare al meglio (Dandant Blatt +1 melario come unico corpo nido?)
Se ha tratto qualche considerazione mi faccia sapere
A presto

 

Caro Luca,
mi fai troppe domande e troppo complesse per poterti rispondere per mail, comunque proverò a fare qualcosa:
costruire da sole non vuol dire "come nei bugni villici", comunque qualche indicazione l'ho avuta ovvero che la celletta femminile va da 4,9 a 5,1 mm e l'intervallo tra i favi da 30 a 40 mm ma più spesso vicino a 34mm.

Il retaggio con generazioni costrette a costruire più grande sembra esistere, ma lavorando solo da un anno con queste arnie ancora non ho questa risposta; non è culturale ma dipende dalle proprie dimensioni (forse le antenne) che le api prendono a riferimento per la costruzione delle cellette (questo dice la letteratura).

La costruzione dei telaini partendo da striscie di fogli cerei, non mi piace molto perché, comunque, nulla cambia rispetto a lasciare decidere a loro su come comportarsi, comunque è un passo avanti.

Non ho invece capito la parte relativa allo spazio ideale per la Ligustica. Non ho capito bene cosa vuol dire Dadant blatt + 1 melario come unico corpo nido?

La mia idea, a questo momento, ma potrei cambiarla se qualcuno mi dimostra il contrario, è che la migliore arnia, (ripeto: con le conoscenze di oggi), sia l'arnia Warré.

Ciao

Marco


Salve Valentini,
la ridisturbo dopo essermi informato sul funzionamento dell'arnia Warrè, e non è cosa facile visto che di materiale in italiano non ne circola.
1) Ho visto che non si usano telai con fogli cerei, cosa interessante.
2) Rimango dubbioso sul controllo della varroa.
3) Sono sufficienti celle delle dimensioni naturali e spazio interfavo naturale per non dover usare tecniche per noi obbligatorie come blocco di covata forzato in inverno più acido ossalico gocciolato e tampone estivo con altro prodotto?
4) Noi, si può dire che lavoriamo con api che hanno già subito una selezione naturale, (nel passaggio al biologico l'apicoltore "maestro"con il quale collaboro e lavoro da 1.000 casse passò a 200 sottovalutando il problema varroa)quindi sono rimaste le più resistenti, ma soprattutto senza il trattamento invernale sarebbe impensabile fare reddito.
5) Quindi come si potrebbe intervenire nel caso fosse necessario con la Warrè?
6) E poi, sarebbe interessante capire pure come funziona il controllo della sciamatura, e la smielatura. Per la sciamatura, da noi non basta aggiungere in tempo melari e togliere celle, l'esplosione precoce è così imponente da richiedere l'asportazione di api più volte che noi sfruttiamo per fare pacchi e riempire nuclei di fecondazione.
7) E smielare torchiando? Così bisognerebbe fare con la Warré? E' legale?
8) La mia personale opinione è che per il tipo di apicoltura da reddito che applichiamo sia fondamentale poter per lo meno lavorare sulla cassa per scrollare api,eseguire trattamenti se necessario e smielare centrifugando e a volte intervenire per migliorare la specie inserendo regine selezionate. Credo però fermamente che riduzione misura cella e spazio interfavo, più selezione tramite test di tolleranza, aiutino a dover intervenire meno con i trattamenti. Ma da lì a spolverare zucchero a velo nei casi limite o assistere inerme a sciamature o morie ne passa...
9) Il mio problema che, ho già constatato sulla mia pelle è che la soluzione per me ideale sarebbe avere casse con telai con fogli da 4.9 e spazio 34 mm, solo che le api non li stirano bene soprattutto nei periodi di forte importazione.
10) Potrei provare a dargli telai armati di filo con solo la guida di cera, ma li stirerebbero intorno al filo?
La saluto sperando di non averla disturbata
Luca

Caro Luca,
nessun disturbo. Mi verrebbe da dire che se la pensi come mi hai scritto, allora tu non puoi che continuare a allevare le api in una D/B. Cosa diresti ad un allevatore di mucche che ti dice: ma se tu mi obblighi alla stabulazione libera e mi vieti la soia OGM (fino all'altro ieri erano le farine di carne) allora io non posso fare allevamento da reddito? Continua per la tua strada, ancora non sei pronto, hai bisogno che si incrini qualche altro mattone per sentire più forte gli scricchiolii di questo modo di fare apicoltura. Guarda che non te ne faccio una colpa, anzi ti dico veramente vai avanti così perché io non sono affatto sicuro della strada che sto intraprendendo, ma lo faccio lo stesso.

Ma scendiamo nel particolare:

1) Concordo

2) Fai bene

3) No, anche se non capisco cosa intendi per blocco forzato in inverno almeno che tu non stia al sud Italia

4) Concordo anche se è facilissimo perdere il carattere della tolleranza alla varroa che, tra l'altro sicuramente non avevano tutti e 200 gli alveari (gli studi fatti si attestano sotto il 10%)

5) Come sempre ma con maggiore attenzione al blocco di covata naturale che avviene sempre quando una famiglia sciama e ad altri piccoli interventi e lavorando sodo sulla selezione di api tolleranti.

6) Non si può controllare se non in maniera limitatissima; del resto è corretto (per le api, non per l'apicoltore) inibire la procreazione?

7) Certo che è legale, è previsto anche dalla legge la dizione miele torchiato

8) Il tuo alveare è quello a telaini mobili, non c'è dubbio. Scordati che tu possa migliorare la specie Apis mellifera, puoi solo peggiorarla. Al massimo puoi evidenziare caratteristiche utili all'apicoltore che equivale, appunto, a peggiorarla. L'unica selezione possibile e utile all'ape è quella naturale. Lo zucchero al velo funziona, oggi come oggi, più o meno come gli altri prodotti acaricidi biologici (escluso l'acido ossalico che funziona un po' meglio).

9) Le api non fanno solo celle da 4,9, ma da 5,0 e 5,1. Bisogna far scegliere a loro rispetto alle esigenze del momento e a quello che ci devono fare.

10) Perché il filo?

Ciao
Marco


Salve Valentini,
grazie per le risposte.

Mi creda io gli scricchiolii li sento già, solo che faccio reddito con i pacchi d'ape quindi per quelle postazioni non ho scelta.

Vorrei col tempo iniziare a fare miele dedicandogli postazioni apposite, per questo vorrei trovare una soluzione che mi permetta di unire le mie convinzioni con la commerciabilità.

Conosco di apicoltori esteri che prevengono la sciamatura imbottendo di casse trappola le postazioni...Io vorrei trovare un modo di fare apicoltura(intendo produrre miele)senza lo stress della nutrizione obbligatoria, lasciando le scorte al di sopra della soglia di sufficenza, minor disturbo possibile, ma non lasciando tutto al caso.

Io sto al sud e se non ingabbi, scordati di veder vive le api biologicamente, (chi non lo fa usa Birlane ecc).

Dicevo dei telai con filo e striscia perchè non so se per caso hai bisogno di cercare o cambiare la regina e devi alzare il telaino senza filo possa reggere(se per caso lo inclini).

Quindì fare apicoltura con la Warrè significa mettere un punto interrogativo sul reddito? Se lei fosse un integralista convinto dovrebbe selezionare il carattere della sciamatura come un valore aggiunto quindi o le ricatturi con le trappole o addio miele, però le api sono felici e si scrollano un po' di varroa di dosso.

Io alle Canarie ho visto coi miei occhi applicare apicoltura intensiva con i langstrot rinunciando alla nutrizione, applicando la regola hosel alle facce dei fogli cerei,come in natura, spazio 34 mm interfavo ovvero 11 telai in una cassa da 10 e celle piccole 4,9 mediante una forzatura iniziale con telai 4.9 già stirati in resina e poi tanta selezione.

Mi creda,almeno lei, funziona a patto si rispettino distanze per evitare reinfestazioni e isolare quelle che danno segni di cedimento. Però per loro la possibilità di intervenire manualmente se necessario,non la scartano(cambiare regine, controllo sciamatura, test di tolleranza tramite saponate ecc).

Non credo quindi si possa dire che peggioriamo la razza se usiamo una dadant blatt, credo che bisognerebbe trovare soluzioni che vadano incontro alle api(dimensioni,spazi,nutrizione ecc) ma nello stesso tempo ci consenta di lavorare senza disturbare più di tanto.

Allora se tutto fosse disturbo, anche la mucca preferirebbe non essere munta dall'uomo. Un conto e fare allevamento estensivo da reddito in pascoli biologici, un altro è quello intensivo nutrendo con porcherie, un altro ancora è guardarle e sperare che di loro iniziativa vengano a darci un pò di latte.

Come sempre mi sto dilungando troppo ma se solo trovassi un modo di usare i telaini senza dover armarli col ferro e senza dover usare fogli cerei ma nello stesso tempo poter manipolare senza rompere tutto, sono convinto che riuscirei o fare dell'apicoltura da reddito ma rispettosa.

La saluto e la ringrazio per gli scambi di idee

Luca

 

Caro Luca,
per brevità rispondo solo alle cose su cui ho qualcosa da dire:

"Conosco di apicoltori esteri che prevengono la sciamatura..."

Funziona solo nei luoghi dove scarseggiano dimore naturali, come, ad esempio, in alcune parti dell'Africa. Fare apicoltura con la Warré è un altro modo di fare apicoltura in cui il tempo che guadagni a non guardare gli alveari, lo perdi nell'andare in apiario a prendere gli sciami, magari mettendo gli alveari nei pressi di persone che ti possono avvertire quanto c'è uno sciame. Lo sciame diventa un valore. L'ho imparato in Sardegna osservando che le persone che allevano le api in bugni rustici, quando incontrano un amico gli dicono di quanti sciami hanno preso e non come fare a non far sciamare le api!

"Io sto al sud e se non ingabbi, scordati di veder vive le api biologicamente..."

Anch'io ingabbio ma credo che si deve cambiare sistema: ogni anno che passa dobbiamo sempre fare qualcosa in più. Se smette di funzionare l'ossalico (il timolo già ha perso parecchio della sua efficacia) ci rimane l'acqua santa. Comunque dal prossimo anno penso proprio che più che bloccare la regina, elimino la covata (oppure la faccio sfarfallare e ci faccio sciami).

"Dicevo dei telai con filo e striscia perché...."

Quello che dici è giusto ma solo nel primo periodo in cui la cera è molto fragile e tenera. Già dopo qualche mese le cose cambiano.

"Quindi fare apicoltura con la Warrè significa mettere un punto interrogativo sul reddito? Se lei fosse un integralista convinto..."

Non un punto interrogativo; forse ridurlo o forse guadagnare un po' più al chilo cambiando metodo di vendita. Non lo so, è tutto da verificare. Con la Warré, visto che i corpi sono piccoli, un po' di miele lo fanno anche gli sciami e, forse (dipende se il raccolto ce lo hai anche tardi) con le famiglie che hanno sciamato. Qualcuno dice che sciamano meno, ma non ne sarei così sicuro, ma potrebbe anche essere vero, visto che con la Warré cambia anche il modo di diffusione dei feromoni. Per quanto riguarda la varroa, purtroppo, dalle mie sperimentazioni di quest'anno, non ci sono miglioramenti lasciando le api libere di costruire i favi; i miglioramenti ci sono con tutte le altre malattie.

"Io alle Canarie ho visto coi miei occhi applicare apicoltura intensiva..."

Alle Canarie, se non sbaglio, hanno un'altra ape, l'Apis mellifera intermissa che è un poco resistente alla varroa e, credo, costruisce un po' più piccolo. Comunque, ripeto, la celletta da 4,9mm e favo ristretto non è sinonimo di maggiore resistenza alla varroa. Posso solo dire, con l'esperienza di quest'anno, che vuol dire famiglie più popolose almeno di un terzo in più e di una minore aggressività.

"Mi creda, almeno lei, funziona a patto..."

Ci credo eccome. La densità di alveari in zone di fioritura è un problema enorme. Da esperienze di quest'anno (api portate a Pistoia o lasciate a casa), abbiamo verificato tre volte più di varroa in quelle portate a Pistoia (forse dipende anche dal raccolto; maggiore raccolto, maggiore covata, maggior numero di varroe).

"Non credo quindi si possa dire che peggioriamo la razza se usiamo una Dadant Blatt..."

Usare la Dadant non vuol dire peggiorare la razza, vuol dire poterlo fare. Se l'uomo può intervenire, interviene. Non esistono soluzioni che vadano incontro alle api, esistono soluzioni che vanno incontro agli apicoltori, è ora di metterselo in testa. Le soluzioni per le api, loro le sanno trovare loro meglio di noi. Ma non ti voglio creare problemi di coscienza, non lo meriti, già il fatto che sei critico e ti fai domande è un bel passo in avanti. E poi io ho lavorato come te per trent'anni senza accorgermi di nulla; dovevano morire le api per capire che questa povera ape la stiamo massacrando con il nostro interventismo.

"Allora se tutto fosse disturbo, anche la mucca preferirebbe non essere munta..."

Certo ed infatti con la Warré tu puoi "mungere" le api ma non puoi andare oltre; non puoi allevare le api come le mucche tenute a stabulazione fissa e nutrite a forza con proteine per farle crescere in poco tempo e con mangimi pericolosi per la salute degli animali (solo perché ce li mangiamo quando hanno meno di due anni, altrimenti morirebbero di qualche malattia e non certo di vecchiaia) e quindi nostra. Con la Warré non aspettiamo che vengano a darci il miele; comunque lo andiamo a prendere noi.

Sono io che ringrazio te!
Ciao e buona fortuna.
Marco 


Grazie ancora Valentini per la disponibilità e le conoscenze.

Spero che un giorno possa spiegare con un bel articolo il funzionamento dell'arnia Warrè e le sue conclusioni, in modo da omaggiare il gran pubblico.

Le faccio un bel in bocca al lupo e per quel che mi riguarda proverò qualche cosa su una decina di casse sperimentali, affiancandole alla produzione pacchi e allevamento regine.

A presto
Luca

Caro Luca,
lo sto preparando, per quel che serve, visto che è già stato scritto tutto, e spero in settimana di postarlo sul mio sito.

Se ti va, potrei inserire anche un po' del lungo carteggio che abbiamo fatto; infatti le risposte alle domande sono la parte che la gente legge meglio.

Ciao
Marco


Perfetto.

Posti pure il nostro scambio di idee,credo sarà per lo meno costruttivo. Un gran in bocca al lupo e spero un giorno di incontrarla dal vivo magari in qualche riunione.

Un ultima domanda che credo in molti si potranno porre e che può anche rispondere direttamente sul suo sito. Perchè la Warrè come misure? Non sarebbe possibile adattare quel tipo di apicoltura a qualsiasi formato di cassa a patto di rispettare le varie regole?Anzi, dargli un grosso spazio dove creare il nido(vedi apicoltura estensiva ovvero nidi da 80cm per non avere inframezzi) non sarebbe più naturale e ospitale per l'ape?
Grazie ancora

Luca

Caro Luca,
l'articolo lo sto scrivendo ma mi prende più tempo del previsto. Comunque, in riferimento alle misure, devi considerare che un nido è composto di due corpi e, alla fine, come litri siamo vicini ad una Dadant. Se poi consideri che con la Warré, non essendoci i telaini, sfrutti meglio lo spazio, allora la divergenza diminuisce ancora. Per la forma, c'è da dire che quella stretta ed allungata è la tipica dell'albero ma c'è anche un motivo tecnico, ovvero le api si sviluppano meglio nello stretto e, poi, in inverno, le scorte sono più facilmente disponibili. L'altezza del corpo (21 cm) facilita la loro movimentazione (max 12 kg se pieno di miele), diminuisce la pesantezza del favo (che, quindi, non avendo il sostegno dei fili, potrebbe facilmente crollare) e, inoltre, ma non ci credo molto, te lo saprò ridire, qualcuno dice che con 21 cm le api si fermano precisamente a 7 mm dalle stecche inferiori e quindi non le attaccano al favo sottostante. Questo, per la smielatura, come puoi immaginare, è ottimo. Considera che per staccare i corpi, quando le api raccolgono troppo, c'è chi usa una corda di acciaio (tipo quelle da chitarra) da passare tra i corpi per tagliare i favi. Non devi neppure sottovalutare che con un corpo più grande, rischi, se la famiglia sciama, o cambia la regina o ha altri problemi, di non smielare nulla. Invece, con tanti piccoli corpi è molto probabile che almeno un melario l'anno tu riesci a smielarlo anche in condizioni difficili. C'è da dire che le api non amano che le si divida il favo, ma allora si dovrebbe davvero tornare al bugno. Quindi la risposta alla tua domanda sarebbe si, ma la smielatura metterebbe seriamente a rischio la sopravvivenza della colonia.

Grazie a te per le stimolanti domande.
Ciao
Marco

Continua

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Commenti   

0 # .valdo. 2014-03-26 14:36
gran bel carteggio.
tante anche le mie domande che in questi giorni di pioggi mi ronzano per la testa.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2014-03-27 08:02
E, allora, dai...
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # marinao 2011-09-05 19:50
:P
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione

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    • Marco Valentini 28.05.2017 05:26
      La situazione che trovi subito dopo la sciamatura dentro ...

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    • marco.m 27.05.2017 13:52
      ciao, non ho bene chiaro come comportarmi, dopo una ...

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