Resoconto della mia partecipazione al 25° Congresso degli apicoltori professionisti a Sorrento

I presidenti dell'Unapi, Francesco Panella e dell'AAPI, Luca Bonizzoni al congresso degli apicoltori professionisti a SorrentoIl 21 e 22 febbraio ho partecipato ai primi due dei sei giorni che è durato il XXV Congresso dell’apicoltura professionale organizzato dall’Associazione Apicoltori Professionisti Italiani (AAPI) e dell’UNAAPI e dell’APAS, Apicoltori Campani Associati. La manifestazione si è tenuta presso l’Hotel Parco dei Principi a Sorrento (Na) e aveva un nutrito ed interessante programma (per maggiori informazioni consulta: http://www.mieliditalia.it/aapi_sorrento.htm). Visti i temi trattati (mortalità per pesticidi, vari adeguamenti delle normative igienico sanitarie e dell’agricoltura biologica, piano nazionale residui, servizio di impollinazione, ecc.) immaginavo di trovare un numero maggiore di apicoltori, quale ci aveva abituato questo importante appuntamento annuale. E, invece, almeno nei primi due giorni ai quali ho preso parte, la partecipazione è stata deludente e gli animi un po’ depressi.

Questo può dipendere senz’altro dalla scelta del luogo dell’evento, fuori mano per la maggior parte degli apicoltori che partecipa a questi incontri e malservito dai mezzi pubblici; forse anche un po’ costoso per le tasche di taluni. Parlando con qualche apicoltore amico, mi hanno confessato che sei giorni di convegno sono troppi – in effetti lo erano anche per me. Forse si dovrebbe eliminare tutto ciò che non è strettamente necessario e condensare le relazioni più interessanti in soli tre giorni. Inoltre la depressione potrebbe derivare dal fatto che l’intensa mortalità delle api dura ormai da un paio di anni e gli apicoltori non riescono più a capire se si tratta di un fenomeno passeggero oppure durevole.

Certo, a sentire alcune relazioni sull’impollinazione fatta sotto serra c’è da essere veramente preoccupati e non solo della salute delle api, ma anche di tutti noi! Ormai le api vengono fornite “a perdere”, ovvero l’apicoltore non passa più a ritirare gli alveari dopo il servizio di impollinazione in quanto ciò che riporterebbe a casa, per il nettare e polline inquinati che hanno dovuto ingurgitare le povere api, non vivrebbe che per poche settimane e la cera, per i residui ormai inglobati, è inservibile. La causa sono soprattutto i nicotinoidi, ormai i preferiti tra gli orticoltori, che se malgrado siano stati sospesi come concianti delle sementi, restano sempre utilizzabili per aspersione sulle foglie degli ortaggi.

Comunque questi incontri rimangono essenziali per mantenere i contatti con il mondo produttivo e fiutare nell’aria quali sono le novità.

Ma veniamo nel concreto ai contenuti delle relazioni.

Dopo i rituali saluti delle autorità (assessori, sindaci, dirigenti associazioni agricole, camera di commercio ecc.) prende la parola il presidente della locale associazione apicoltori (APAS) che snocciola alcuni dati sull’apicoltura campana, soprattutto nelle tre province che meglio rappresenta (Benevento, Avellino e Napoli). Ecco alcuni dati (se ho preso bene gli appunti!): i soci iscritti sono 110 e il 50% sono professionisti o semi-professonisti, mentre la maggior parte consegna il miele al CONAPI, ma alcuni si stanno confrontando con la filiera corta (i famosi Km 0 della Coldiretti) partecipando a mercatini, fiere e manifestazioni varie, con il logo e sigillo dell’associazione. Alcune aziende stanno provando a diversificare le produzioni, impegnandosi nella raccolta anche di polline, pappa reale e propoli.
In Campania, secondo il presidente dell’APAS esistono 750 aziende con 50.000 alveari che producono circa 10.000 q.li di miele, per un valore annuo di 4 milioni di Euro. L’ultimo grido di allarme il presidente lo riserva per le morie delle api sul mais del casertano e salernitano e nelle zone dove ci sono le serre. Questo è un vero e proprio flagello, che hanno ribadito anche gli apicoltori laziali dell’Agro Pontino, che stanno pensando di abbandonare il servizio di impollinazione nelle serre. Infatti questi ambienti confinati si presentano come un doppio rischio di morte per le api; come già detto, a causa degli insetticidi che vi si utilizzano in abbondanza, ma anche perché spesso le api non riescono ad uscire e vi rimangono intrappolate.

Poi ha preso la parola Lucia Piana che ha presentato agli apicoltori l’attività svolta dal Gruppo di lavoro “Miele UNI”, che si sta impegnando nella redazione di una norma volontaria per la differenziazione dei mieli italiani. Sono state presentate le schede di alcuni mieli monofloreali, almeno i principali (acacia, castagno, agrumi, eucalipto, melata), anche se l’eterogenicità  dei protagonisti (produttori, commercianti, laboratori di analisi, ecc) rallenta i lavori e non si è certi che arrivino ad una conclusione, almeno in tempo brevi.

A seguire l’intervento di Andrea Besana, del CONAPI che ha messo a raffronto la vecchia normativa 2092/91 che regolamentava l’agricoltura biologica e quelle che l’hanno sostituita ovvero i regolamenti 834/07, 889/08 e 1235/08. A leggere le nuove norme, probabilmente l’obiettivo che l’Europa si era prefissata con questa nuova normativa, ovvero quello della chiarezza e semplificazione, non è stato pienamente raggiunto.
Comunque per gli OGM, sembra sia certa la totale assenza di tolleranza sulla loro presenza in alimenti e mangimi biologici, anche per piccole quantità.
Per essere considerato bio, poi, almeno il 90% degli ingredienti deve essere certificato da agricoltura biologica; sotto tale soglia il prodotto non è più bio ma si può sempre dichiarare in etichetta la loro provenienza.
Per l’apicoltura, l’impianto originale rimane identico, infatti cambiano solo piccole parti. Ad esempio, si possono utilizzare, all’interno dell’alveare, alcuni pezzi in plastica – come la trappola per il polline -, nell’alimentazione non è più una deroga l’uso di zucchero biologico – prima si poteva utilizzare solo miele bio -, mentre la cera entra a pieno titolo tra i prodotti certificabili, malgrado sia un prodotto non alimentare e, per l’apicoltore, solo un mezzo di produzione.

Interessante, soprattutto per gli apicoltori ancora un po’ digiuni di tracciabilità,  anche l’intervento di Vanni Floris sulla normativa igienico-sanitaria, per gli effetti che il regolamento 178/02 ha nella lavorazione del miele.

Nel pomeriggio è intervenuto direttamente il Presidente dell’UNAPI, Francesca Panella, che ha presentato alcuni dati impressionanti sulla mortalità delle api e come gli ambienti insalubri per le api lo siano anche per gli uomini. Panella ha proiettato uno sconcertante video (http://firenze.repubblica.it/multimedia/home/4468701) che mostra come influisce mortalmente per le api,  l’acqua di guttazione prodotta dal mais il cui seme è stato conciato con i nicotinoidi.

A mio avviso, però, accanto a verità incontrovertibili, se c’è un punto debole di questo modo di presentare la realtà agricola, è quello di far finta di dimenticare che i primi inquinatori dell’ambiente alveare siamo noi apicoltori e che la mancanza di assunzione di responsabilità spunta tutte le frecce che abbiamo nel nostro arco e, inoltre, si perde di vista il vero problema, ovvero cambiare il modello di sviluppo sociale che ha portato, inevitabilmente, a questo stato di cose. L’agricoltura è stata drogata per aumentare all’infinito il reddito/ettaro; stessa cosa per i prodotti utilizzati negli alveari (gli apicoltori si affannano per aumentare il reddito/alveare) e lo stesso può dirsi un po’ per ogni tipo di settore produttivo.
Gli apicoltori hanno, con il loro bisogno di produzione, cercato nuove razze più produttive con le quali sostituire o incrociare le proprie api, e importato nuove malattie. Infatti le api muoiono anche dove non c’è mais o girasole mentre alcuni ricercatori stanno concludendo che la causa principale del colony collapse disorder è probabilmente il Nosema ceranae (un fungo che arriva dalla Cina).

Naturalmente il fermo dei nicotinoidi anche se solo nella concia delle sementi, va visto come un fatto assolutamente positivo (e ripeto non solo per la salute delle api). Infatti alcuni dati presentati da Panella dimostrano come sia difficile trovare campioni di api - che si avventurano nei campi di mais - esenti da residui, così come di polline da loro importato in alveare. Inoltre la persistenza di questa classe di insetticidi nel terreno è sconcertante. Addirittura si trovano residui nel nettare l’anno successivo, quando ad una coltura trattata ne è susseguita un’altra nettarifera. Per di più ci sono problemi con le polveri che si innalzano al momento delle semine

Da non sottovalutare, inoltre, l'importante è il prezzo economico che hanno pagato le associazioni di categoria (e probabilmente continueranno a pagare visto che le multinazionali non si fermeranno al primo grado di giudizio) per raggiungere il risultato del fermo dei nicotinoidi nella concia delle sementi, soprattutto perché la categoria è piccola e difficilmente trova i fondi necessari per pagare il costo delle cause anche se, finora, sono state tutte vinte. Probabilmente gli apicoltori saranno chiamati a frugarsi in tasca. Del resto un risultato negativo di questa vertenza sarebbe assolutamente nefasto per tutta la categoria.

Il giorno 22, gli interventi dei relatori sono state precedute dalla relazione sullo stato dell’Associazione Professionisti da parte del presidente, Luca Bonizzoni. A seguire il bilancio finanziario preventivo e consuntivo, il presidente si è addentrato sui problemi della categoria. Gli scarsi raccolti dello scorso anno sono dovuti, oltre che per le mortalità, anche per l’inclemente primavera, con oltre 40 giorni di pioggia praticamente ininterrotta. Inoltre ha fatto capolino in più parti la pese europea che si spera sia solo un problema passeggero, in quanto il settore non ha bisogno di un’ulteriore avversità. (La peste europea, che la nostra ape ligustica dovrebbe riuscire a superare da sola - ma ormai esiste la ligustica in purezza? - si manifesta soprattutto quando le api hanno un rapido sviluppo primaverile, non supportato da abbondante raccolto e adeguato numero di api all’interno dei nidi. Si spera, quindi, che con un clima migliore, la peste europea non si manifesti più ndr.). La diminuzione delle produzioni sono, quindi, solo in parte compensate dall’aumento del prezzo del miele che ha origini più dal calo delle produzioni mondiali e dal fatto che, secondo il presidente, i cinesi hanno cominciato a mangiare, col benessere, più miele.

A seguire, Henry Clement, delegato degli organizzatori del Congresso di  Apimondia, ha presentato il programma della edizione 2009 che si terrà, dal 15 al 20 settembre in Francia a Montpellier. Sarà veramente un bel congresso e, soprattutto, molto vicino a casa nostra, da non mancare. Interessante anche il fatto che gli organizzatori, per incoraggiare la partecipazione, abbiano dimezzato i costi di iscrizione.

Molto interessanti le relazioni di Luciano Mazzola e Marìa Josè Pastor Rodrìguez con le loro relazioni sul tema: L’apicoltura finestra su mondo e vita, esperienze educative e umane. Hanno riportato il loro prezioso lavoro di conoscenza sul mondo delle api che consucono soprattutto con i bambini delle scuole. Questo è preziosissimo anche se, a volte, noi apicoltori, così presi dalla contingenza, tendiamo a scordare.

ed infatti, sicuramente più preoccupanti sono le relazioni che sono seguite, e curate da alcuni apicoltori e agronomi che si occupano di impollinazione nelle colture protette nella Campania e nel Lazio. Ormai la convivenza è alle strette è gli apicoltori stanno pensando di abbandonarle malgrado il buon reddito che se ne può ricavare (60,00 euro ad alveare – o meglio a sciametto - e oltre). Questi sciametti sono costituiti da tre telaini di covata senza regina, portati in loco in scatole di cartone e, come si diceva, sono a perdere, ovvero a fine impollinazione tutto viene buttato via. Questo fa nascere, naturalmente, un problema etico: sono gli stessi apicoltori che alimentano un tipo di agricoltura che uccide le api (e non solo quelle nelle serre) perché aumenta l’inquinamento dell’ambiente. E, di seguito, una domanda: gli apicoltori sono solo le vittime di questo stato di cose oppure, seppure inconsapevolmente, anche corresponsabili?

StampaEmail

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Bioapi il portale di apicoltura biologica e naturale

Logo Bioapi

Bee Radio Podcast