Partiamo con un’apicoltura più amichevole, a cominciare dalla scelta dell’arnia - L'arnia del popolo

L'arnia del popolo
Eloi François Émile Warrè era un abate francese che cercò con grande passione di mettere a punto la migliore arnia e lo fece con estrema perseveranza, nella migliore tradizione della ricerca scientifica, ponendo a confronto una decina di arnie in uso agli inizi del secolo scorso, in Francia ed allevando ben 350 alveari. Al termine propose un’arnia che, a suo dire, per semplicità ed economicità di costruzione, corrispondenza al comportamento dell'ape e facilità di allevamento, era la migliore. Chiamò quest'arnia “arnia del popolo”, anche se è oggi più nota, per la brutta usanza in apicoltura di attribuire il nome proprio ad ogni tecnica o attrezzo che si pensa di aver inventato, arnia Warrè . A me piace, invece, citarla col suo nome originale.Warrè scrisse anche un libro di apicoltura che, nello spirito che aveva guidato l’abate nel suo prezioso lavoro, è oggi possibile scaricare gratuitamente ma è necessario conoscere il francese o l’inglese, in quanto non ne esiste ancora una versione in italiano (http://warre.biobees.com/warre_5th_edition.pdf; http://www.users.callnetuk.com/~heaf/beekeeping_for_all.pdf).

 

Allora, se siete apicoltori ai quali non importa produrre regine o pappa reale, se non vi interessa ottenere una produzione per alveare da record, se non vi importa se le api sciamano e anzi vi fa piacere allevarle in maniera più naturale possibile (gli anglosassoni dicono friendly, amichevole verso le api) allora la Langstroth, la Dadand e tutte le arnie a favo mobile non sono adatte al vostro ideale di allevamento e le righe che seguiranno, probabilmente, saranno per voi molto interessanti.

 

Effettivamente è un'arnia molto semplice costituita di 4 corpi le cui misure interne sono 300 mm x 300 mm e altezza 210 mm; in due dei lati esterni vi sono dei listelli che fungono da impugnatura. I telaini sono sostituiti da barrette di legno (top bar) di 24mm x 9mm distanziate 36mm, dove le api iniziano a costruire i loro favi e possono avere o un taglio dove inserire una piccola porzione di foglio cereo oppure una prominenza dove colare un po' di cera; ciò fungerà da punto di partenza dal quale le api iniziano a costruire il favo; il fondo deriva, semplicemente, dall'accoppiamento di qualche asse di legno e senza alcun rialzo; il coprifavo è sostituito da una tela (esempio di juta). Sopra la tela vi è uno spazio di 100 mm dove sistemare del materiale coibente mentre la parte più complessa è il tetto che permette una efficiente ventilazione. I piani costruttivi possono essere scaricati a questo indirizzo: http://warre.biobees.com/warre_hive_plans_metric.pdf.  

 

La sua principale peculiarità è il fatto che può essere costruita a partire da legno di scarto e, quindi, praticamente a costo zero. Il corpo, nella lunghezza e larghezza, è più piccolo di una qualsiasi arnia a favo mobile e questo costringe le api ad essere più strette; e tutti noi apicoltori sappiamo quanto esse si sviluppano meglio se non devono presidiare uno spazio eccessivo rispetto alla loro forza; inoltre, durante l'inverno, le scorte saranno sempre disponibili anche quando la colonia non è particolarmente numerosa. Il favo fisso, poi, dona alle api una più facile ed efficiente gestione del calore che si traduce in un minor consumo invernale di scorte ed un generale benessere.

 

Quando si ha uno sciame, ma si può partire anche da un pacco d’api, seppur questo non è precisamente nello spirito del tipo di apicoltura proposto, e un’arnia Warrè a disposizione si mettono in opera direttamente due corpi (di solito, perché questo dipende dalla sua dimensione) con le top bar fornite di inizio di foglio cereo o protuberanze incerate già inserite. Le api possono costruire liberamente o quasi, visto che la distanza tra i favi lo continuiamo a decidere noi (nota) e, appena hanno costruito quasi completamente lo spazio a loro disposizione, si introduce il terzo corpo che va interposto tra il corpo più in basso e il fondo. Alcuni apicoltori hanno reso più semplice questa operazione, ritagliando in ogni corpo una semplice finestrella che mostra a che punto le api sono giunte nella costruzione dei loro favi senza dover alzare il corpo più in basso. Qualora, durante la stagione, ci si accorge che la colonia ha bisogno di un ulteriore corpo, questo lo si aggiunge, come al solito, nella parte bassa, ovvero appena sopra il fondo.

 

Alla fine della prima stagione le api, se lo sciame raccolto era piuttosto grande e precoce, probabilmente riempiranno almeno tre corpi e avranno già spostato il nido nei due corpi vicini al fondo e questo perché, in natura, le api tendono a mettere la covata in basso e il miele in alto. A questo punto è possibile togliere il corpo superiore per la raccolta del miele e lo si fa mediante apposizione di un apiscampo. Naturalmente non deve esserci né covata né fuchi, altrimenti lo strumento non funziona, e quindi va fatto in un periodo piuttosto avanti nella stagione. L'anno successivo si riparte con due corpi e, appena le api li hanno completamente popolati, si pone il nuovo corpo di nuovo tra questi e il fondo e così via. Naturalmente, il secondo anno c'è la possibilità di raccogliere più miele e si potrebbe rendere necessario inserire molti corpi.

 

Come è facile intuire, nell’"arnia del popolo", la cera non avrà mai più di un anno; le api avranno piena libertà di costruire i favi che vogliono e l'alveare sarà aperto, in alto, solo pochi minuti l'anno, durante la raccolta.

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Commenti   

0 # Marco Valentini 2015-10-15 09:50
Il 13 novembre prossimo sono stato invitato ad un convegno dal titolo:
Ripartire dalle api, Dalla biologia dell’Ape mellifera al concetto di benessere animale in apicoltura.
Si terrà a San Michele all’Adige, Aula magna FEM
La mia relazione sarà sul tema: Apicoltura naturale: verso la definizione di un disciplinare. Partiamo dalle esperienze italiane.
Ho bisogno quindi del vostro aiuto, dovreste descrivermi la vostra esperienza e mandarmi del materiale fotografico alla mia mail: . Lo presenterò durante la mia relazione al convegno, al quale, naturalmente, siete invitati!
Grazie!
Marco Valentini
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0 # davide.mil 2015-08-22 14:05
Ciao marco,molto interessante il tuo articolo.
Mi sto interessando all apicoltura ma non in senso "intensivo "ma bensi per aiutare le api che nella mia zona sono in difficoltá.
A. Me non interessano pappa reale,miele,cera o altro ma dare alle api un ambiente il piu naturale possibile e questa arnia fa per me dopo se ottengo miele per uso personale tanto meglio.
In teoria con questa arnia non serve neppure fornire il candito in inverno o sbaglio?
Credo iniziero presto la costruzione,essendo falegname non ho difficoltà a realizzarla.
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0 # Marco Valentini 2015-08-23 18:06
Ciao Davide.
Grazie per i complimenti.
Prima di decidere, leggi anche qualcosa sulla Kenya top bar. Pur avendo ancora delle Warré, la mia preferenza, per motivi di semplicità, è caduta sulla KTBH.
http://bioapi.it/tecniche-apistiche/283-kenya-top-bar-hive-larnia-per-chi-contesta-lattuale-modello-di-apicoltura#comment-670
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0 # Massimiliano.M 2014-03-08 13:31
Ciao sto seguendo un corso base non so
niente sull'apicoltura voglio iniziare con una sciame non avevo mai sentito di questo tipo di arnia ma mi piace l'idea
di lasciare il più possibile l'ape libera di muoversi. Che tipo di legno si deve usare?
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0 # Marco Valentini 2014-03-09 17:37
Abete. Prima di iniziare con quest'arnia dai un occhio anche alla kenya top bar: http://www.bioapi.it/kenya-top-bar-hive-larnia-per-chi-contesta-lattuale-modello-di-apicoltura.html
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0 # Stefano75 2013-03-08 10:32
Ciao Marco,
vorrei chiederti una spiegazione sulla procedura da seguire per travasare un pacco d'api con regina feconda nella mia arnia Warrè.
Grazie mille in anticipo

Stefano
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0 # Marco Valentini 2013-03-11 17:25
Ciao Stefano,
il problema più grosso nel popolare un'arnia Warré con un pacco d'api (qualsiasi arnia, a dire il vero, soprattutto se non ha mai contenuto api) è la deriva. Se ne devi popolare una sola non ci sono problemi, ma se devi popolarne tante, allora è meglio che le distanzi almeno di una decina di metri l'una dall'altra. Io ho fatto così: ho messo due corpi e chiuso l'apertura di volo dell'arnia; inoltre ho preparato un panetto di candito già aperto per inserirlo velocemente sul coprifavo di tela al quale avevo fatto un apposito foro; quindi ho tolto i portafavi del corpo più alto per far posto alle api. Ho poi tolto la regina dal pacco, dato un colpo secco al pacco per far cadere tutte le api sul fondo della scatola del pacco e versato repentinamente le api nell'arnia; se vuoi puoi bagnarle con dell'acqua, in modo che se ne alzino in volo davvero molto poche. Sempre molto velocemente, ho messo la gabbietta della regina sulle api e l'ho aperta (se hai paura che la uccidano - ma a me non è successo e di pacchi ne ho inseriti 20 - allora apri solo il foro dal quale uscirà); quindi ho sistemato i portafavi, chiusa l'arnia e inserito il candito. Ho, poi, tenuto l'arnia chiusa per 2 giorni, stando attento a che non fosse scaldata troppo dal sole, che è il pericolo più grosso.
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0 # Roberto F. 2013-01-15 10:08
Ciao e grazie per l'articolo, vorrei sapere come si può eseguire un aventuale trattamento con l'acido ossalico sublimato con l'arnia warrè. Questo trattamento sembra il meno problematico per le api, solo che con quest'arnia (che sto adottando per la mia prima esperienza di apicoltura) non saprei dove eseguirlo.
Grazie,
Roberto
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0 # Marco Valentini 2013-01-15 13:44
Anch'io ho eseguito i trattamenti con il sublimato e l'ho fatto semplicemente dalla porticina di volo, tappandola con della gommapiuma. Oppure si può prevedere un apposito foro (devi comprare il sublimatore adatto, però) che utilizzi esclusivamente per trattare col sublimato.
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+1 # corrado 2012-02-13 16:18
Grazie Marco e stefano per la discussione dell'argomento.
Io ho provato a costruire barrette come indicato da Marco ma mi si è verificato un problema: dopo l'inserimento alcune strisce di cera si staccano e cadono. Dopo aver inserito la striscia di foglio cereo ho colato della cera fusa dentro l'incastro ma nel mio caso non ha funzionato bene; devo allargare l'incastro per contenere più cera? A cos'altro fare attenzione? Inoltre per evitare spostamento delle barrette nella sistemazione del blocco superiore, (mi è successo specialmente se molto popolato) ho fatto preventivamente dei tagli in testa a questultime, con una dima che riuso inserisco dei chiodini nel bordo di alloggio del blocco per la misura, poi con una tenaglia taglio l'eccesso.
Un saluto a tutti
Corrado
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0 # Alberto 2012-02-14 09:54
Ciao Corrado, noi abbiamo una top bar e l'operazione ci è riuscita abbastanza bene al primo colpo: ho scavato con uno scalpello un solco al centro delle barre (lavoro lunghissimo, ovviamente meglio altri arnesi), al contrario di quel che ipotizzi tu, molto stretto, perchè è proprio in questo modo che la strisciolina (2 cm circa) di foglio cereo fa più presa, incastrandosi. Poi in un piccolo recipiente in metallo con un beccuccio, abbiamo scaldato la cera e l'abbiamo versata nell'interstizio tra la striscia di cera e il solco, lungo tutti i lati, senza abbondare troppo.Il risultato è soddisfacente: forse in una sola barra libera di tutta l'arnia si è staccato qualcosa, ma le altre hanno tenuto fecendo il loro dovere. Marco, non capisco dalla foto come hai realizzato le tue...hai scavato il legno fino ad ottenere una T ? ciao a tutti, alberto
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0 # corrado 2012-03-21 21:05
Ciao Alberto, chi meglio di me può capire la fatica che hai fatto visto che faccio il falegname!! Ho provato anche come dici tu, ma non mi trovo bene. Invece con la barretta fatta a T funziona egregiamente. Quello che serve è una fresa con coltello sagomato da montare su una macchina per falegnameria (toupie), o come ho fatto io per pochi pezzi, passando la barretta su un piano con sega e raffetto prima in un verso ( per 1 mm inferiore la metà della larghezza) e poi nell'altro. Capisco che se sei proprio a zero nell'uso di macchinari fai fatica a capirmi, ma se vuoi ti invio qualche foto.
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0 # Marco Valentini 2012-02-14 06:54
Ciao Corrado, è sempre un piacere sentirti! Forse la foto con è molto chiara ma non c'è alcun foglio cereo. La barretta assomiglia molto ad una T ma con l'asta molto piccola; è questa che, poi, ho cerato mediante un cucchiaino fatto scorrere sopra o, più velocemente, immergendo la sua parte bassa nella cera fatta fondere in un contenitore stretto e lungo. In Africa, che in quanto a sobrietà non li batte nessuno, immergono un pezzo di corda delle misura giusta nella cera (come fosse uno stoppino) e poi, ancora caldo, lo fissano sulla barretta, geniale, no?
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0 # corrado 2012-02-22 21:49
In effetti non riesco a vedere bene la foto, ho dato per scontato che fosse una striscia di cera. L'esperienza successiva a quella che ho esposto è stata quella che tu hai decritto, ma ancora non ho avuto modo di verificare la costruzione. Il fatto che tu proponi questa modalità mi porta a pensare bene. Un saluto
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0 # STEFANO LUNIGIANA 2012-02-11 13:41
Buona sera a tutti, scusate il ritardo nel rispondere :lol: be da quello che ho potuto capire l'arnia ideata dal predicatore nassau dovrebbe essre la progenite della warre' in quanto risale a circa 200 anni fa, mentre la warre' anno piu' anno meno ne dovrebbe avere un centinaio.
La warre' ha moduli da 30 x 21 mentre la nassau ha moduli 28 x 14 e regole sia d'utilizzo che di pensiero sono molto simili praticamente uguali.
La cosa che le differenzia a mio parere, a parte le misure dei moduli e sicuramente lo spazio interno per l'invernamento a mio parere molto meno dispersivo in termini di calore nel periodo invernale ma mi sembra abbastanza superfruo perche parliamo di pochi centimetri cubuci di differenza.
Per quanto riguarda la forma e la realizzazione sono praticamente uguali.
Le mie sono solo supposizioni in quanto della warre' abbiamo un piano completo mentre della nassau solo descrione e misure piu o meno attendibili.
Per rispondere ad Alberto si quello che hai trovato in rete e quello che io ho messo in pratica :sigh: speriamo bene...... :-) .
caro MARCO per il trasferimento ho pensato di farlo facendo un foglio cereo neutro cioe' lisco e di saldarlo ad una stecca del modulo in modo da poterci mettere una gabbietta per regina che ne pensi?
Pensavo anche di tagliare a misura i favi con le scorte rimaste per inserirle all interno della mia nuova arnia e di trasferire anche quella poca covata rimasta e di lasciar fare tutto il resto a loro che ne pensi?
un saluto a tutti e un rigraziamento a te marco per il tempo che ci dedichi ciaoooooooooo :P

Dimenticavo se riesco faccio un video completo e lo metto a disposizione di tutti
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0 # Passo del brattello 2012-07-26 14:39
Ciao stefano, ti scrivo perche mi sono imbattuto nel tuo commento e anche io vivo in lunigiana, hai novità sul tuo progetto? Sono interessato alla pratica naturale di apicoltura, possiamo scambiarci notizie?
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0 # Marco Valentini 2012-09-17 20:52
Intanto rispondo io per scusarmi tanto con tutti per il ritardo nelle risposte ma nel sito la gestione dei commenti era fuori uso e non me ne ero accorto (vittima anche del troppo lavoro con le api).
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+1 # Marco Valentini 2012-02-12 16:19
Grazie a te Stefano per i complimenti e per aver avuto il coraggio di imbarcarti in un'avventura non certo semplice.
La cosa più facile da mettere dentro un'arnia con solo top bar è senza dubbio uno sciame. Quello che vuoi fare tu non te lo consiglio molto perché ti troverai a gestire una situazione molto complessa, con favi che si rompono, che colano miele e che mai riuscirai a fissare alle barrette. Il mio consiglio, che ti permette di non perdere nulla e, anzi, di mantenere gli alveari che hai in buono stato e produttivi (se non li vuoi tenere, semmai li rivendi) è: aspetti che le famiglie siano fortissime e meglio ancora che abbiano costruito delle celle per sciamare; prendi la regina e la inserisci in una gabbietta tipo quelle da blocco di covata; tiri fuori tutti i telaini dall'alveare tranne quello con la cella reale (se non ce l'hai non fa nulla se la faranno da sole. Bagni le api con dell'acqua (acido ossalico?) e le scrolli dentro l'arnia warré che avrà la porticina preventivamente chiusa; quando hai finito il lavoro, molto velocemente metti dentro la regina aprendo la gabbietta, inserisci le barrette, chiudi tutto e porti via; ti consiglio, a questo punto, di inserire un candito perché le api, se mangiano, si calmano. Porti l'alveare nella posizione definitiva a 3 chilometri dall'area dell'operazione e lo lasci chiuso (non sotto il sole!) per un giorno e ad una certa distanza dagli altri altrimenti per deriva rischi di perdere molte api. L'alveare originario si troverà senza la regina, senza molte api ma molta covata. Dopo circa una settimana lo riapri e distruggi tutte le celle reali tranne quella che avevi lasciato (se l'avevi lasciata) e, dopo ancora 14 giorni, farai un trattamento con acido ossalico perché la famiglia sarà senza covata; in quell'occasione controllerai se la regina è feconda. Poi la metterai in produzione. Ancora una cosa, se usi le barrette fatte come nella foto, non hai bisogno di mettere il foglio cereo perché le api, nel 98% dei casi, costruiscono sotto le barrette che avrai preventivamente cerato.
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0 # STEFANO LUNIGIANA 2012-02-07 20:31
caro sig valentini tra poco piu' di un mese (abbondante) nella mia zona iniziera' la stagione apistica.
Premetto che sono alle prime armi.
Sono riuscito grazie all'aiuto di un amico apicoltore a trovare e aquistare 3 famiglie in data 01/02/2012.
Appena le condizioni stagionali me lo permetteranno trasferiro' le famiglie nelle mie arnie (arnia nassau da me costruite, un po' piu' piccole della warre' ma il concetto d'apicoltura e pressocche' uguale).
Vorrei sapere se possibile, in termini di raccolto la resa approssimativa per arnia.
Le pongo questa domanda perche' so che ha un intero apiario di warre', 50 se non ricordo male. Mi sembra attualmente in Italia la persona piu' competente in merito.
La ringrazio e saluto lei e tutti gli apicoltori di questo forum
:lol:
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0 # Marco Valentini 2012-02-09 08:40
Non è facile rispondere a questa domanda comunque ci provo. Partendo da situazioni simili e io credo che tu voglia inserire nella tua arnia simil warré (la nassau non la conosco, se puoi dirmi di che si tratta) le api nude con la regina rimanendo stanziale, il raccolto potrà essere inferiore di circa il 20%. A questo devi aggiungere che produci 3 volte più cera che come ricavo, però, vale poco perché di cera le api ne producono poca. Quello che ho visto io è che in caso di forte importazione di nettare non si perde quasi nulla; in caso di importazione lenta, le api nella warré non stanno a costruire nuovi favi, soprattutto se lo devono fare in un corpo ancora vuoto, mentre le api in un'arnia tipo dadant, se hanno spazio qualcosa stipano.
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0 # Alberto 2012-02-10 10:12
ciao Stefano, mi hai incuriosito.Neanche io, novellino come te (da un anno abbiamo una top-bar), avevo mai sentito nominare l'arnia Nassau.Puoi mandare delle immagini e magari dirci il perchè della scelta? Hai notato nella Nassau qualcosa di preferibile alla warrè? Su internet non mi pare ci sia molto ma ho trovato questo:http://warre.biobees.com/christ.htm
e questo testo tradotto in italiano:www.slideshare.net/AlbertoFatticcioni/31505236-johannthurapicolturanaturale
Corrisponde a quel che stai facendo tu?
Marco, solo il 20% di raccolto in meno?! E' una valutazione ottimistica o prudente?
alberto
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0 # Marco Valentini 2012-02-11 17:13
Quando si parte da situazioni analoghe, per esempio uno sciame da 1,5 kg, messo dentro un'arnia Warré, o una Top Bar che sia, oppure in un'arnia tipo Dadant con fogli cerei, non c'è alcuna differenza. Probabilmente, ma è una mia supposizione, la top bar si comporta meglio della Warré perché nella prima non esiste l'interruzione dei corpi ma la colonia continua a costruire posteriormente senza interruzione di continuità. Comunque se le pesi all'inizio e alla fine della stagione vedrai che si trovano in situazioni analoghe. Altra cosa è l'anno successivo, quando alla Dadant metterai un melario già costruito e alla Warré o Top bar delle barrette a cui avrai tagliato il favo. E' qui il vantaggio della Dadant che anche in presenza di poco raccolto continuerà a stipare miele mentre le altre due si fermeranno e la Warré, a mio avviso, un po' di più.
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0 # corrado 2011-12-05 22:21
Ciao Marco, mi puoi aiutare? Ho messo in pratica 2 arnie Warrè di cui 1 dopo il raccolto dell'acacia che adesso si trova con poche api (ha fatto 2 sciamature). La seconda è nata dal recupero di uno sciame della prima, al momento abbastanza popolata. Per tornare alla prima non so che fare....Non ho mai ispezionato secondo la folosofia Warrè....Non sarebbe mia intenzione entrare a visitare dentro, ma a questo punto penso sia indispensabile. Ho messo il fondo in rete alle arnie con cassetto ispezionabile. Tramite una cornice rialzata apribile sul retro posso inserire uno specchio per vedere lo stato di avanzamento delle costruzioni e da li non vedo api, per cui credo siano sul blocco superiore. Lo testimonia il fatto che nel pensare fosse vuota stavo smontando ma ho dovuto desistere perchè hanno reagito quelle rimaste a modo loro. Ho un piccolo nucleo su telaini da melario pensavo di unire. Che Faccio secondo te? Ispeziono, unisco e faccio trattamento? Ti ringrazio
Corrado
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+2 # Marco Valentini 2011-12-05 22:44
Naturalmente è difficile dare una risposta senza poter vedere di persona.
Unire due famiglie, che potrebbe anche essere la cosa giusta, la trovo difficile perché le arnie sono di misure diverse. A meno che una delle due non sia orfana e, allora, le api andrebbero verso la regina. Un trattamento dovresti farlo ma, a questo punto, visto la debolezza della famiglia, proprio non saprei cosa consigliarti senza il rischio di perderla. Ripeto, potendole vedere sarebbe diverso.
E', poi, stranissimo, che uno sciame introdotto dopo la fioritura dell'acacia abbia sciamato due volte!
Puoi mandarmi almeno delle foto? Comunque a quello che mi dici credo proprio che la tua proposta d'intervento sia quella più appropriata.
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0 # stefano LUNIGIANA 2011-11-30 20:34
:lol: buona sera sig valentini sto per intraprendere la strada dell apicoltore hobbysta ed è ormai da mesi(6) che macino informazioni di ogni genere e a 360 gradi traendo la conclusione a mio avviso che l'arnia warre' sia la strada giusta da intraprendere. Quello che mi turba di piu' non è il sistema di allevamento in se ma la legislatura che ruota intorno al settore apistico. Quello che non riesco a comprendere tra leggi e decreti è se la warre' è un'arnia in regola o no. Anche perche miro a un'apicoltura totalmente bio senza l'utilizo di nessun medicinale e al pieno sfogo comportamentale che l'ape possiede in natura. Grazie saluti STEFANO
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0 # Marco Valentini 2011-12-01 08:11
Caro Stefano,
per rispondere a questa domanda ti devo chiedere in che regione dell'Italia vivi perché in Emilia Romagna c'è una legge che vieta l'uso di alveari a favo fisso. Comunque, come ho già risposto, la Warré può diventare un'arnia a favo mobile con l'uso di un particolare coltello che taglia i ponti di cera sulle pareti del corpo, ma è pur sempre un artificio. E' bene tener presente, però, che per il momento, non c'è nessuna evidenza che ci dica che con la Warré, le api possano sopravvivere senza trattamenti contro la varroa, anzi. Se hai tempo di pazientare ancora qualche giorno, vorrei postare un articolo sulla Kenya Top Bar che, al contrario della Warré, ci da la possibilità di estratte i favi e, quindi, eseguire dei trattamenti contro la varroa poco invasivi, almeno dal punto di vista chimico e, quindi, di residui.
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0 # stefano LUNIGIANA 2011-12-01 19:24
la ringrazio Marco,
attendo con ansia il suo alrticolo sulla Kenya Top Bar. la regione in cui mi trovo e la toscana, di preciso vivo nella provincia di massa carrara nella zona chiamata LUNIGIANA.spero nel giro di qualche anno di riuscire a creare un apiario di 50 arnie warre' ( limite massimo concesso nella mia provincia per gli hobbysti :cry: ).
avrei un altra domanda da farle, ho sentito uscire dalla bocca di diversi apicoltori( liguri prov. di la spezia ) che in alcune regioni il limite d arnie per apicoltore hobbysta e illimitato! e possibile?
grazie saluti stefano :-)
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0 # Marco Valentini 2011-12-05 23:03
Il fatto è che non esiste la qualifica di apicoltore hobbista. La Legge 24 dicembre 2004, n.313 che disciplina l'apicoltura, all'Articolo 3 (Apicoltore e imprenditore apistico) recita: comma 1. E' apicoltore chiunque
detiene e conduce alveari. Comma 2. E' imprenditore apistico chiunque detiene e conduce alveari ai sensi dell'articolo 2135 del codice civile (ovvero chi lo fa per ottenerne un reddito). Comma 3. E' apicoltore professionista chiunque esercita l'attivita' di cui al comma 2 a titolo principale.
Più chiaro della legge... anzi se mi può far avere la norma della sua provincia che parla di 50 alveari, le sarei grato.
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0 # stefano LUNIGIANA 2011-12-09 15:50
Caro Marco ho parlato con il responsabile che tratta le pratiche per il settore apistico all'ufficio coldiretti della mia provincia di residenza.
Mi è stato chiaramente spiegato (finalmente) che non superando le 104 giornate lavorative annue non rientro nella fascia tassabile del settore agriapistico e quindi di fatto come da lei precedentemente detto diventerei apicoltore e non un imprenditore apistico.
Grazie e saluti Stefano
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0 # Marco Valentini 2011-12-09 23:40
Non c'è bisogno di fare 104 giornate per essere imprenditore agricolo; con le 104 giornate puoi diventare imprenditore agricolo a titolo principale. Se vendi i prodotti della tua azienda devi prendere la partita Iva, smielare il miele in una struttura consrtile, se non hai un laboratorio autorizzato dalla Asl, e fatturare.
Grazie delle tue domande che sono utili a tutti.
Marco
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0 # gianluca 2011-11-10 23:03
ciao,
ho letto alcune tue cose e sono molto interessanti, sto iniziando l'attività a livello di hobby
la domanda e che arnia utilizzare ?
abito in liguria Genova
pensavo a un arnia da nomadismo con portichetto ,che ti sembra meglio a cubo
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0 # Marco Valentini 2011-11-12 09:11
Caro Gianluca,
tutte le notizie che ho messo nel sito dovrebbero essere sufficienti a prendere una decisione. Siccome, malgrado tutto, rimani indeciso, allora ti consiglio la classica arnia Dadant da 10 telaini, magari con fondo antivarroa e tipo box (col fondo antivarroa non c'è più bisogno del portichetto). Dopo aver imparato a fare l'apicoltore, allora potrai prendere una decisione più consapevole.
Ti ringrazio molto dei complimenti e auguri per la tua nuova attività!
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0 # Marco Valentini 2011-10-19 13:11
Caro Antonio,
non voglio dilungarmi più di tanto sul concetto di qualità perché piuttosto soggettivo. Se, poi, mi chiedi se la pressatura è una pratica legale (la legge tutela la qualità oggettiva) allora la risposta è si, lo puoi fare.
Molti ritengono che il miele raccolto da favi che hanno contenuto covata sia difettoso. Innanzitutto solo nei mieli molto delicati, come acacia, sulla, trifoglio, ecc, si potrebbe sentire qualcosa. Io non mi farei troppi scrupoli, anche perché, non solo molto del miele che gira nel mondo è stato smielato da favi che hanno contenuto covata, ma è solo da un paio di generazioni o poco più che è possibile produrre un miele in favi che non hanno mai contenuto covata e i nostri avi non se ne sono certo curati. Anzi, il miele prodotto in alveari dove non si fa uso di escludiregina e dove i favi vengono pressati per la raccolta, sono molto più ricchi in polline e, quindi, per certi versi, migliori.
Ho anche una top bar e dall'anno prossimo penso di continuare con questo tipo di alveare, anche perché permette una migliore gestione della varroa. A presto articolo sulla top bar!
Ciao
marco
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0 # antonio 2011-10-19 12:51
buongiorno,
sono apicoltore da poco e questo inverno vorrei costruire e poi installare nel mio apiario 1 arnia topbar e 1 arnia warre e verificare quale e' la migliore per me e proseguire con quella, vorrei da lei sapere se le utilizza e come si trova , per la warre leggevo che al momento della smielatura i favi hanno contenuto covata secondo lei puo' interferire sulla qualita' del miele o sono stupidaggini.
mi dia qualche consiglio.
grazie saluti
ANTONIO
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+1 # nicoletta bettini 2011-06-06 08:11
salve a tutti.mio marito ha costruito 3 arnie di warrè e le abbiamo popolate con 3 sciami. 2 molto popolosi e 1 un po meno. i primi hanno costruito gli 8 favi sopra e adesso si stanno spostando nel corpo inferiore e ci chiedevamo visto che la stagione è ancora all'inizio se entro 1 mese concludono il secondo dobbiamo aggiungerne un terzo? appena ci riesco vi manderò le foto.una precisazione noi ci troviamo molto bene con la storia dei vetri, è fantastico sbirciare senza disturbare!oltre al fatto che si capisce che cosa succede dentro l'arnia.
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0 # Marco Valentini 2011-06-06 18:57
Certo che devi aggiungere il terzo. Personalmente ne ho messe in funzione 35 e, grazie anche alla buona annata dell'acacia, sono già 6 quelle che hanno fininito di costruire il secondo corpo e ho aggiunto il terzo. Non so dove ti trovi ad operare ma, probabilmente, fino a tutto luglio avranno tempo per costruire e mettere miele.
Aspetto con ansia le foto e le pubblicherò molto volentieri.
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0 # Francesco De Rossi 2011-05-17 10:34
Grazie mille per la risposta.
Attendo con ansia i prossimi articoli.
Ora cercherò di cimentarmi nella costruzione dell'arnia.
Grazie ancora
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0 # Marco Valentini 2011-05-17 06:27
Grazie Francesco per i complimenti.
Per quanto riguarda l'arnia warré o del popolo, mi considero un neofita anch'io. Quest'anno ne ho messe in produzione una cinquantina e presto comincerò a scrivere articoli che descrivono meglio alcuni passaggi che anch'io avevo oscuri. Per quanto riguarda la smielatura, sì, effettivamente si tolgono i corpi superiori lasciando, per l'inverno, i due corpi sottostanti. Per togliere i corpi superiori, si usa l'apiscampo.
Un caro saluto.
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0 # Francesco De Rossi 2011-05-16 21:47
Salve,
per prima cosa volevo fare i complimenti per il magnifico articolo.
Sono un neofita, mi appassionano molto le api e mi hanno da poco regalato due arnie DB con api. Tutto quello che sto imparando lo leggo sui libri, in più ho un'amico apicoltore che mi segue un pochino, purtroppo però abbiamo visioni abbastanza contrastanti; io sono vegetariano poichè trovo ingiusto togliere la vita ad un animale per nutrirmi, ma la sua visione è un pò diversa, ad esempio per lui è normale la pratica dello scellamento per prevenire la sciamatura, mentre io la trovo una crudeltà. Per questo ed altri motivi mi sto avvicinando all'apicolcoltura naturale attraverso l'arnia del popolo. Credo di aver capito almeno i caratteri fondamentali però mi resta un dubbio: a stagione conclusa si sottrae alle api la cassetta più in alto ma in che modo si convincono le api a scendere nelle casse sottostanti? Si usa una sorta di apiscampo?
Grazie per l'attenzione.
Complimenti ancora.
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0 # MarcoS 2011-04-17 20:32
Salve, premetto che non sono apicoltore ma ultimamente mi sto interessando in particolare alle arnie Warrè. Dopo aver letto il suo interessante articolo volevo chiederle una precisazione. Lei dice che la cera in un tale tipo di arnia non è mai più vecchia di un anno, ma in realtà da quanto ho capito anche leggendo Warrè la cosa è direttamente dipendente da quanti box di solo miele le api riescano a produrre nell'anno. Se tutta la famiglia riesce a svernare in un numero di box pari a quelli con il miele che vengono tolti, i suoi conti sono indubbiamente esatti, ma se ad esempio la produzione si assesta su un terzo dei box totali è più corretto parlare di due-tre anni come età della cera (come riportato tra l'altro anche da Warrè nel suo libro). Volevo inoltre domandarle: lei ha per caso dati di resa quantitativa di miele di una arnia Warrè comparata con una normale Dadant?
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0 # Marco Valentini 2011-04-17 23:38
Si Marco certo che se le api costruiscono solo tre corpi, una parte della cera può avere massimo due anni. Anche se l'apicoltore decide di non smielare oppure se divide in continuazione le famiglie per farne di nuove avrà cera più vecchia di un anno, ma questo mi sembra ininfluente. Il mio era un articolo divulgativo non certo un trattato sulla Warré.
Ancora non ho dati precisi sulla produzione perché sto mettendo ora in funzione le mie prime 50 arnie Warré ed è ancora un po presto.
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0 # Paolo_ 2011-04-06 09:25
Grazie Marco,
potresti postare il sito del coltello?
Ho torvato varie modifiche possibli alla Warrè (es telaini ecc..) ma se non ci sono obblighi di legge particolari vorrei costruirla seguendo le misure originali.
Il fondo antivarroa è obbligatorio? Nelle normative trovo incentivi all'inserimen to ma non divieti specifici. Pensavo comunque, come unica modifica, inserire il fondo antivarroa e cassettino almeno per monitorare l'infestazione e per fare qualche confronto. Grazie di nuovo, ciao Paolo
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0 # Marco Valentini 2011-04-06 09:45
http://warre.biobees.com/cutter.htm
Il fondo antivarroa può essere molto utile anche per effettuare il trasporto degli alveari. Per quanto riguarda il controllo dell'infestazione da varroa trovo molto più utile il calcolo del tasso di infestazione su un campione di 300 api mediante l'uso dello zucchero al velo. Appena ho tempo ci faccio un articoletto.
Ciao
marco
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-1 # Paolo_ 2011-04-04 08:24
Ma sarebbe legale utulizzare questo tipo di arnia che non ha favi mobili e fondo antivarroa in Emilia Romagna?
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+1 # Marco Valentini 2011-04-04 20:37
Se si prende alla lettera la legge Emilia Romagna sull'apicoltura, no perchè recita:
ARTICOLO 2 Definizioni1. Ai fini della presente legge si considera: ... a) "arnia "il contenitore per api, che può essere "razionale" se a favi mobili, "rustica "o "villica "se a favi fissi ...

ARTICOLO 11 Alveari rustici o villici1. E'fatto obbligo ai detentori di alveari rustici o villici di trasformarli in alveari razionali entro tre anni dall'entrata in vigore della presente legge.

Legge non certo fatta pensando all'arnia Warrè; comunque ho recentemente trovato in un sito americano un particolare coltello che serve a tagliare i ponti laterali di cera che le api costruiscono sulle pareti; in questo modo diventano mobili anche i favi dell'arnia Warré.
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+1 # claudio calcagno 2011-03-15 15:40
Grazie della risposta, a questo punto dovrei affinare la determinazione del tasso di infestazione e andare avanti continuando a scambiare i risultati. La mia top bar su cui non ho fatto trattamenti è vissuta due anni ma non ha superato questo che è il terzo inverno. Certo i miei numeri rispetto ai tuoi sono ben poca cosa, punto le mie speranze sul fatto di essere abbastanza isolato in una valle con pochi alveari. In Liguria le valli finiscono in mare e le montagne sono abbastanza alte chissà che anche i fuchi siano come la gente dell'entroterra un pò chiusi e un pò selvatici.Ciao
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0 # Marco Valentini 2011-03-15 15:57
Ognuno deve fare il suo nei tempi e nei modi più congeniali. Presto (spero) posterò un articoletto su come effettuare la verifica del tasso di infestazione di un alveare, pratico e utilizzabile da tutti.
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0 # claudio calcagno 2011-03-15 10:37
ciao a tutti gli sperimentatori della Warrè.Se con la Warrè il problema varroa diventa minore e il miele si toglie a fine stagione questo significa che il trattamento tampone estivo si può saltare? Facendo selezione sarebbe ragionevole pensare di arrivare a mantenere le famiglie vive con il solo trattamento invernale? Domanda da 1 milione di euro! Auguri a tutti grazie
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0 # Marco Valentini 2011-03-15 10:47
Sull'arnia warré ancora non mi posso pronunciare. Qualcosa, invece, posso dire sulla selezione di regine con il carattere della tolleranza alla varroa. Avendo tenuto sotto controllo il tasso di infestazione di più di 400 alveari, ho notato che si trova di tutto, dall'alveare che ce la fa senza trattamenti a quello che ce la fa solo se gli si da un "aiutino" chimico. A me già basterebbe, per questi primi 3 o 4 anni, sapere che posso saltare, selezionando regine, il trattamento estivo. Ma il risultato che cerco è quello definitivo, impossibile fintantoché tutta la categoria non diventa sensibile al problema visto che metà del patrimonio genetico è portato dai fuchi.
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0 # Corrado 2011-02-26 22:04
Ciao Marco e Nicoletta. Scusate se mi inserisco nella discussione.
Ho visto da qualche parte che mettendo su un blocco un coperchio con un foro grande come l'arnia da sovrapporre e appoggiandovi sopra quest'ultima le api cominciavano a popolare la parte sottostante. Quindi utilizzando lo stesso principio penso che si possa fare con un arnia da 5 telaini. Ripeto, vado a memoria e non ricordo il sito dove l'ho letto e visto. Pure io dovrei travasare da un arnia debole in una warre, quindi se non funziona modificherò il programma che ho in testa.
Un saluto.
Corrado
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0 # nicoletta bettini 2011-02-21 10:15
Grandioso l'articolo dell'arnia del popolo!!!
Partirò quanto prima a costruirla.
Ho una domanda ad arnia terminata come introduco la nuova famiglia? sopratutto se quello che io riesco a reperire son nuclei su 5 telaini???
grazie e complimenti ancora
Nicoletta
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-1 # Marco Valentini 2011-02-21 11:12
Grazie Nicoletta per i complimenti, sono sempre ben accetti. La cosa migliore è, ovviamente, popolare l'arnia con uno sciame naturale, facendone già ora richiesta a qualche apicoltore che opera nella tua zona. Se non lo trovi, dovresti acquistare un pacco d'api. Se non hai riferimenti, posso dartene io qualcuno. Popolarlo con uno sciame su 5 telaini è praticamente impossibile.
Marco
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+1 # corrado 2011-01-29 17:48
Grazie Marco!
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0 # Marco Valentini 2011-01-29 03:31
Per quanto riguarda le barrette, rispetto all'arnia a favo mobile, sia dadant che langtroth, cambia solo che non c'è lo spazio d'api in alto; quindi i corpi hanno il normale alloggiamento per le barrette ma queste sono a contatto diretto con il coprifavo che, nell'arnia del popolo o warrè, è costituito da un panno. I chiodi servono solo a fissare le barrette ma potrebbero essere sostituiti da dei normali distanziatori.
I favi, nell'arnia warrè, sono fissi (le api sono libere di fissarli anche nelle pareti) e questo è importante perché ciò rende ogni favo autonomo per quanto riguarda lo scambio di calore. Ciò non toglie che con un particolare coltello che taglia le costruzioni laterali, sia possibile anche estrarre il favo, sebbene non strettamente necessario.
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0 # corrado 2011-01-27 20:54
Ciao Marco, non mi riesce di capire tra le varie informazioni, come sono messe le le top bar. Appoggiano sul bordo dell'arnia o come mi è sembrato di aver letto da qualche parte, sono sospese (chiodo?)per non farle attaccare con il propoli che rende difficoltoso il prelievo?
Inoltre per togliere i favi, che penso siano attaccati anche ai lati della cassetta, come si fa senza far danni e nel rispetto delle api?
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0 # lora casadei 2011-01-22 17:22
ringrazio infinitamente per le spiegazioni che mi ha dato, è esattamente quello che faccio, apilivevar in estate e AO autunno tardo e inverno, ma sentito dirlo da lei mi ha molto rassicurato,quindi di nuovo tanti tanti grazie, a proposito abito in collina vicino a Rieti, mt.600.
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0 # lora casadei 2011-01-18 17:30
ho 4 famiglie da 4 anni, ma mi sento sempre una principiante, leggo sulle api tutto ciò che trovo, e quello che lei dice è molto interessante. Mi piacerebbe molto cambiare le mie arnie con quelle warrè, che assomigliano a quelle dell'abate Christ, l'unico problema è: quando arriva la varroa, che si fà? come si curano? non mi spaventa cambiare tutto se le api avranno benefici migliori, ma le loro malattie mi spaventano, saro in grado di curarle bene? Tanto amore, ma poca esperienza!! Grazie.
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0 # marco valentini 2011-01-18 18:05
Cara Lora,
c'è chi dice che l'arnia messa a punto da Warré sia proprio uguale a quella di Christ ma a parte questo particolare di poco conto, vorrei risponderti sulla questine varroa.
Non è che le cose cambiano molto rispetto alle arnie a favo mobile; tutti i mezzi a tua disposizione rimangono inalteati e utilizzabili. Comunque io ti consiglio, anche se non so in che zona d'Italia abiti e quindi potrebbero eserci tempistiche diverse, questo: dopo 7 giorni dal momento che introduci uno sciame (o un pacco d'ape) nell'arnia, fai un tattamento con l'acido ossalico. Sei in assenza di covata e questo ti permetterà di arrivare molto in là con il successivo trattamento che puoi fare appena non ci sarà più covata, probabilmente agli inizi di novembre.
L'anno successivo, se la famiglia sciamerà, allora fai come detto all'inizio per lo sciame che recuperi, mentre sulla famiglia che ha sciamato, aspetti 24 giorni ed esegui il trattamento con l'acido ossalico perché, in quel momento sarai in assenza di covata.
Se la famiglia non siama, allora ti comporti come con un'arnia nomale e fai i trattamenti con il timolo in estate e l'acido ossalico in tardo autunno. Poi cerchi di capire quali delle tue famiglie sono più resistenti alla varroa e cerchi di moltiplicare quelle.
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0 # luisa. 2011-01-16 17:45
Caro Signor Valentini,
il suo articolo sull'arnia warrè è molto interessante; non conoscevo questo tipo di arnia e mi è sembrata molto ben calibrata. Solamente una cosa, vista la maggior quantità di materiale che serve per costruirla i costi non saranno maggiori di quella tradizionale?
A presto
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0 # Marco Valentini 2011-01-16 17:50
Cara Luisa,
l'arnia warré può essere autocostruita spendendo veramente molto poco (30-40 € max di materiale); se, poi, si utilizza materiale di scarto come vecchi bancali o altro, la spesa scende quasi a zero. Ho chiesto ad una azienda che costruisce arnie di prepararmi un prototipo e verrebbe a costare grosso modo uguale ad un'arnia a favi mobili ma solo perché questa viene prodotta in serie. Se, poi, ci si accontenta di un tetto più semplice (anche Warré ne progettò uno più economico, basta vedere nel suo libro Apicoltura per tutti), il suo prezzo diventa inferiore anche se realizzata da una falegnameria.
Marco
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0 # corrado 2011-01-11 22:33
Grazie Marco per l'importante,(e impegnativo) lavoro che hai fatto per noi che ti leggiamo, a prscindere dalle idee e opinioni che ogniuno ha o si possa fare.
Avendo arnie che si contano nelle dita di una mano e non essendo economicamente coinvolto non posso che trovarmi in accordo con quanto dici pur comprendendo le difficoltà di chi vive di questo lavoro.
Mi dispiace però che in tutti i campi la persona umana sta dando il peggio di se in funzione esclusiva del mero guadagno; e il risvolto della medaglia è sotto gli occhi di tutti.
Mi dispiace, ma il mondo siamo noi; avere rispetto con quanto ci circonda non credo dabba essere una vegogna, ma un "onorevole dovere"!
Buone cose.
Corrado
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0 # andreas 2011-01-06 18:26
Caro Marco,
ti auguro un felice anno 2011 e grazie per il tuo prezioso lavoro! Ho letto la tua ultima newsletter con grande interesse. Da qualche anno ho la stessa sensazione: l'apicoltura italiana è piuttosto ferma e ingessata. Non acquisto più riviste italiane d'apicoltura - per fortuna ci sono internet e riviste all'estero di un ottimo livello.
Dal 2005 pratico l'apicoltura in Puglia nell'arnia standard Dadant Blatt.
Dalla primavera 2010 lavoro anche con la Warré e con la Bienenkiste tedesca(vedi foto: http://www.bioapi.it/foto-arnie-warre-e-simili.html. La lotta antivarroa pratico dal 2005, con buoni resultati, esclusivamente tramite il "Nassenheider"; d'inverno applico l'acido ossalico.
Vedrò quest'anno come andranno le cose e deciderò a fine stagione se continuare sulla strada del "Natural Beekeeping".

Ciao!
Andreas Facius
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0 # enos 2011-01-05 18:52
Ciao Marco,
sono Enos ti ho scritto un pò di tempo fa, ho letto con piacere e interesse l'articolo sulla warrè.
Inizierò la prossima primavera la mia attività di apicoltore, sono un principiante, posso cominciare anchio con la warrè,oppure arnia classica, esperienza, trattamenti e in seguito provarci?
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0 # lluiss 2015-05-19 06:48
ciao volevo sapere se poi hai cominciato ad usare la warrè e come ti trovi?poi se non ti dispiace ho qualche domanda da farti,grazie
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0 # Marco Valentini 2011-01-05 18:55
Ciao Enos,
questo dipende molto da te e dal tipo di apicoltura che vuoi fare; devi farti un'analisi di coscienza e chiederti cosa
vuoi dall'apicoltura. Ad esempio, recentemente ho parlato un un ragazzo giovane (meno di trent'anni) che al mio consiglio di provare con arnie tipo warré, mi ha detto che non se la sentiva perché lui ha il piacere di aprire gli alveari, vuole imparare a fare tutte le cose che fanno gli altri apicoltori, benché sia un ragazzo che ama il biologico ed è un naturista sfegatato. Se gli piace questo chi sono io per dirgli che sta sbagliando. Se fosse così, io ho sbagliato più di lui.
Sicuramente anche tu saprai fare la scelta giusta.
Un abbraccio
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0 # enos 2011-01-05 18:59
Ciao Marco,
grazie per la risposta,sempre molto gentile; io di anni ne ho 53 e sono sicuramente in ritardo nell'approccio al mondo apicoltura.
Come filosofia di vita sono per il rispetto altrui in special modo quando si tratta del mondo animale e natura in genere e, sposo in toto il metodo warrè che mi sembra più rispettoso delle api.
Però penso che partirò con un arnia classica,forse stupidamente,penso che mi porterà un pò di esperienza in più per poi arrivare sicuramente alla warrè o
forse mettere tutti i due i tipi, perchè no?
Ciao ti seguo sempre con molto piacere
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0 # Marco Valentini 2011-01-05 18:29
Credo anch'io che gli apicoltori non guardino alla colonia di api come ad un sistema complesso e ci comportiamo con questo meraviglioso organismo con la clava. Poi ci ergiamo anche a paladini della sua sopravvivenza, incredibile!
L'alveare è (sarebbe) un sistema complesso molto stabile perché l'ape, al contrario di ciò che si pensa, non è affatto delicata, è fortissima. La sua forza, però, non è infinita e dai e dai l'uomo è risuscita a portarla sull'orlo del baratro. Da sistema complesso stabile l'abbiamo trasformata in sistema complesso sull'orlo del caos, esattamente come con l nostra società. Tutto ciò che tocca l'uomo, proprio per sua natura, lo porta al limite del caos.
Ho conosciuto Fries al congresso sull'apicoltura biologica in Bulgaria ed è un tipo molto interessante anche perché è veramente alla mano e pure simpatico. In molti dei mei scritti mi sono ispirato al suo lavoro sulle api che portano nel proprio corredo genetico il carattere della tolleranza alla varroa.
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0 # maurizio 2011-01-05 18:40
Si la tolleranza genetica alla varroa spontanea (certe famiglie mostrano una resitenza 'spontanea') è la strada migliore, gli altri sono o metodi di sopravvivenza temporanea e alcuni anche dannosi. In ogni modo complimenti per questo lavoro intrapreso.
cari saluti.
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+1 # maurizio 2011-01-05 18:39
Quello di cui stiamo parlando è un nuovo paradigma che richiede tempo per essere digerito, richiede di essere aperti a nuovi modi di vedere il mondo della natura accettando anche le critiche di errori fatti. In ogni modo ci sono molti presupposti che venga accettato perché siamo ad un bivio.
Nei sistemi complessi tutti gli elementi sono sullo stesso piano (non esite un elemento decisionale) e comunicano tra loro tutti i mutamenti del
sistema mediante linguaggio (chimico e simbolico) mantenendo il sistema stabile grazie all'elevato numero di tentativi di soluzione che statisticamente riducono l'errore: insomma formano una bella intelligenza di gruppo! Esistono situazioni in cui la variazione è cosi repentina per colpa nostra a cui non riescono a far fronte da sole (esempio indebolimento da medicinal etc.) ed è lì che nasce il collasso.
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+2 # Maurizio 2011-01-05 17:23
Caro Marco,
leggo con grande piacere le tue lettere e l'interesse che hai per l'allevamento naturale. Personalmente ho studiato da tempo il 'Sistema api' (anche se la mia primaria linea di ricerca scientifica non e' entomologia) e le varie forme di arnie dal punto di vista della Fisica. L'arnia di Warre di cui ho un prototipo da me costruito ritengo abbia molti vantaggi. Il discorso che ho voluto riassumere in un recente scritto http://www.elephantsbooks.it/dettaglio.asp?codice=006070 e' di ridurre lo squilibrio (mantenere la biodiversita', volumi che le api gestiscono con facilita' , arnie con buona termalizzazione ec.. ) che si manifesta nell'allevamento tradizionale. Condivido con te che l'apicoltura italiana non sembra prestare molta attenzione a questo tipo di argomento.
Ti auguro un anno felice in cui si realizzino i tuoi desideri
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+1 # Marco Valentini 2011-01-05 18:06
Caro Maurizio,
ho subito prenotato il tuo libro e non vedo l'ora di leggerlo. Incredibile (ma in linea con quanto dicevo nella mia newsletter) che il mondo dell'apicoltura non se ne era accorto. Pensa che ho recentemente comprato un sacco di libri sulla teoria della complessità tra cui Prede o ragni che sto leggendo con un po' di difficoltà perché non ho molto tempo da dedicargli. L'infatuazione mi è arrivata seguendo una lecture ad Aboca (http://www.abocaforecology.com/eventi.aspx?wv=eve11) e ora vorrei saperne di più perché so che è qui che si gioca il futuro dell'apicoltura (in primis il rapporto ape - varroa).
Conosci il Pari Center for new learning? Che ne pensi? Sono stato recentemente invitato per una conferenza sulle api.
Un caloroso saluto
Marco
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0 # maurizio 2011-01-05 18:22
Nasce quindi la domanda: come si deve posizionare l'uomo di fronte a questo tipo di sistema?
Fino ad oggi guardandomi intorno ho visto che la chimica, la massimizzazione della produzione, la genetica casuale etc. hanno interferito negativamente allontanando la famiglia dall'evoluzione naturale. Con questo approccio il mondo delle api insegna molto altro, pensa che tali sistemi hanno un'applicazione sul traffico aereo (la modalità di rientro all'arnia è utilizzata dalle torri di contollo).
Per quanto riguarda la varroa ho studiato un modello matematico di Fries
(Universita' di Upsala) in cui il parametro su cui agire è la fertilità ma c'e altro su cui lavorare.
Il Pari Center non lo conosco ma sicuramente il 'new learning' è in quest'ottica.
cari saluti
mau
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0 # maurizio 2011-01-05 18:19
Conosco i lavori di Ilya Prigogine e la scuola annessa.
A volte li trovo di difficile applicazione: sono uno sperimentale. Per quanto riguarda il mondo delle api essendo questo un "sistema complesso" (non credo sia riconosciuto tale dagli apicoltori) ha delle potenzialità intriseche che lo porta a trovare la soluzione ottimale anche se non è la migliore in assoluto. Nello stesso tempo la sua peculiarità consiste nell'instabiltà che può presentarsi quando un parametro viene accidentalmente o per cattiva interazione con l'ambiente variato (tipico esempio della teoria del caos: un battito di ali in Arizona può causare un tornado in Illinois!).
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