Quanto l'uso delle trappole da polline, riduce la produzione di miele

{jcomments on}Una delle preoccupazioni maggiori degli apicoltori che vogliono cimentarsi nella raccolta del polline, sia a livello professionale che amatoriale, è se può essere deleterio per la salute degli alveari o per il loro sviluppo inserire le trappole e togliere polline. La risposta sarebbe già nell’analisi della strategia adottata  dalle api per la sopravvivenza che ci permette di raccogliere miele senza compromettere la loro salute, produrre sciami artificiali senza ridurre la produzione di miele, ecc. ecc., ovvero quella di non accontentarsi dello strettamente necessario ma ricercare l'abbondanza, oltre il necessario e che la mette a riparo da andamenti climatici anomali. Ma siccome le sensazioni aiutano ma non tolgono l'ansia di commettere errori meglio affidarsi al metodo scientifico e in bibliografia esistono alcuni lavori che attestano cosa succede agli alveari quando, oltre al miele, si raccoglie anche il polline.

Partiamo subito dall'esperienza più esasperata: The effect of Continuous Pollen Trapping on Sealed Brood, Honey Production and Gross Income in Northern Alberta* (Effetto del continuo uso delle trappole del polline su covata opercolata, produzione di miele e reddito lordo nel Nord Alberta) I ricercatori della Agriculture Canada, Reserch Station hanno eseguito la loro prova, che è durata 3 anni, su 20 alveari realizzati a partire da pacchi d’ape del peso di 0,9 kg introdotti a dimora il 16, il 10 e il 5 aprile a seconda dell’anno di prova. Le trappole sono state poste su 10 di questi alveari (gli altri 10 erano di controllo)  il 30 maggio, il 10 giugno e i 6 giugno a seconda dell’anno di riferimento e sono state lasciate sugli alveare tutto l'anno.  Quindi di gran lunga differente con quanto normalmente succede in alveari normalmente allevati in Italia dove le trappole sono collocate in alveari svernanti e il periodo in cui le trappole sono collocate sugli alveari di solito non supera e 2 o 3 mesi. Naturalmente anche l'ambiente, il Canada non è l'Italia.

Nella prova scientifica il polline veniva raccolto continuamente, la quantità di covata misurata due volte l’anno e il peso del miele prodotto era calcolato pesando i melari prima e dopo l’estrazione.

Risultati:

Per quanto riguarda la quantità di covata, non ci furono significative differenze tra l’area di covata opercolata tra il gruppo alle quali era sottratto il polline attraverso le trappole e quello di controllo, tranne per una misurazione di un solo anno quando l’area di covata degli alveari con trappola era circa il 20% minore rispetto al controllo.

Produzione di miele:

Un anno la produzione di miele fu significativamente più bassa  tra alveari con trappola rispetto a quelli senza (circa il 30%); gli altri due no (rispettivamente 19% e 14% in meno).

Produzione di polline:

La produzione di polline media per alveare nei tre anni di prova fu rispettivamente 12,7 kg, 7,2 kg  e 8,4 kg.

Incremento di reddito:

Il reddito del gruppo degli alveari con le trappole fu superiore al gruppo senza, per i tre anni, rispettivamente del 26%, del 13% e del 23%.

Un’altra  prova , più vicina alla situazione ordinaria è quella descritta in Pollen Trapping Honey Bee Colonies in Minnesota** (Uso delle trappole per la raccolta del polline in colonie di api da miele in Minnesota), che fu condotta su 4 gruppi di alveari; oltre al gruppo di controllo (A), il più interessante era il gruppo al quale le trappole per la raccolta del polline venivano collocate e tolte alternativamente ogni 15 giorni (B). Il risultato fu che nei 5 rilevamenti, non ci fu mai una differenza significativa tra i due gruppi per l’estensione dell’area di covata (1° rilevamento A: 10.088 cm2, B 9.109 cm2; 2° rilevamento A 8.645 cm2 e B 9.134 cm2; 3° A 3.814 cm2, B 3.556 cm2; 4° 13.231 cm2 B 12.581 cm2; 5° 2.808 cm2, B 2.770 cm2). La riduzione nella produzione di miele del gruppo con trappola fu del 20% circa.

La mia esperienza personale, che ho avuto modo di confrontare con alcuni colleghi apicoltori che lavorano in zone con la medesima flora da sfruttare per la produzione di polline (normalmente castagno) conferma non solo ciò che è riportato da queste ricerche ma va oltre in quanto il castagno è una pianta oltremodo ricca di polline che intasa i favi del nido senza apportare nessuna riduzione della covata, probabilmente perché le pallottoline di polline di castagno sono molto piccole e riescono, nella maggior parte dei casi, a passare indenni la trappola.

La raccolta di polline durante un periodo di grosso flusso pollinifero è, inoltre, di grande interesse che va oltre il puro ricavo economico in quanto può essere restituito agli alveari in un periodo di necessità come quando si effettua l’asportazione di covata.

* http://capabees.org/content/uploads/2013/02/continuouspollentrappinggrossincome.pdf

** http://www.tc.umn.edu/~reute001/pdf-files/Pollen%20I.pdf

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