Apis mellifera Ligustica, sottospecie autoctona dell’Italia peninsulare: un bene comune a rischio di estinzione

Facendo seguito a quanto scritto nell'articolo: "Avanti tutta con la distruzione della Ligustica... ma siamo diventati tutti matti", ecco pronto un progetto di salvaguardia della Ligustica(o meglio alle sottospecie di api italiane, compresi gli incroci naturali) nelle aree protette. Oltre a noi, hanno partecipato alla stesura attuale del progetto (che, però, potrà arricchirsi di tutti i suggerimenti che ci arriveranno) Paolo Fontana, ricercatore e presidente del WBA (World Biodiversity Association) Onlus e Elisabetta Ferroni, agronoma presso il Parco Naturale del Conero. Per il momento è stato presentato all'Associazione Italiana Allevatori di Api Regine di cui siamo soci, che ci hanno promesso massima attenzione (del resto è quanto prevede lo statuto al comma 1) e ad alcuni politici che si sono mostrati attenti alle sorti dell'apicoltura italiana.

 

Premessa

L’Ape mellifera è un organismo fondamentale per la conservazione degli equilibri naturali, essendo il più formidabile impollinatore autoctono in gran parte dell’Europa, l’Africa e il Medio Oriente. In queste aree questa specie di ape si è coevoluta con le flore locali tanto che può impollinare fino all’80% delle piante fanerogame. La sua biologia, che si basa su una struttura sociale durevole e su una consistenza numerica che può superare i 50.000 individui tra primavera ed estate, rende la sua azione imprescindibile per quanto riguarda la conservazione della flora spontanea e quindi degli ecosistemi nel loro insieme. Da millenni l’uomo ha imparato a raccogliere i prodotti delle api mellifere (miele, cera, propoli) prima come “cacciatore” di alveari e poi come apicoltore, ma fino a pochi decenni fa, in ogni ambiente naturale, agrario e perfino urbano, le colonie di Ape mellifera selvatiche hanno sempre convissuto con quelle gestite dagli apicoltori. Oggi, come vedremo in dettaglio in seguito, non è più così. Quindi quando si parla di “declino delle api” si parla soprattutto di una grave situazione a livello ambientale, prima che di una crisi per un settore produttivo e per una attività umana di valore storico e culturale.

L’Ape mellifera in italia

In Italia esiste una sottospecie di api predominante, l'Apis mellifera ligustica detta appunto Ape italiana. In Sicilia era presente originariamente un'altra sottospecie, l'Apis mellifera sicula mentre nelle vicinanze dei confini settentrionali, vivono o vivevano altre sottospecie come Apis mellifera carnica  (confine Italia-Slovenia), Apis mellifera mellifera (confine Italia-Francia e Italia Svizzera). In area alpina erano inoltre presenti degli ibridi naturali: Apis mellifera ligustica X Apis mellifera carnica in Friuli e Apis mellifera ligustica X Apis mellifera mellifera in Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige. Grazie alla presenza del mare intorno alla penisola e alle barriere montuose al nord, l’Ape italiana è riuscita a differenziarsi dalle altre in maniera marcata e, a seguito delle differenti condizioni climatiche ed orografiche del territorio italiano, si è perfettamente adattata alle varie zone climatiche dando origine ad una miriade di ecotipi locali e dimostrando una adattabilità eccezionale. Questo processo evolutivo ha reso l’Ape ligustica ed i suoi ecotipi locali, perfettamente adattati all’impollinazione delle rispettive flore spontanee dell’Italia peninsulare, ed allo stesso modo i suoi ibridi naturali per quanto concerne le flore alpine.

Grazie alle sue qualità, negli ultimi secoli l’Ape italiana è stata esportata in tutto il mondo ed è oggi la sottospecie utilizzata a scopi produttivi più diffusa rispetto a tutte le altre.

Le caratteristiche che la rendono tanto apprezzata sono: la sua duttilità e tolleranza alle tecniche apistiche di tipo intensivo, la spiccata attitudine all'allevamento di covata, grazie alle elevate capacità di ovideposizione delle regine, la capacità di mantenere colonie molto popolose per tutto l'anno, la docilità definita anche come “tenuta del favo” e la scarsa tendenza alla sciamatura; per tutte queste qualità è considerata una delle sottospecie più produttive al mondo.

La caratteristica che la distingue a livello di analisi visiva è principalmente legata al colore giallo-arancio dei primi segmenti dorsali dell'addome pur variando il restante colore addominale dal color castano scuro ad un biondo più o meno chiaro.


Perché è necessario difendere la Ligustica

Le cause della forte perdita di biodiversità delle popolazioni Apis mellifera ligustica in Italia hanno almeno due diverse origini, con evidente effetto sinergico negativo:

La prima: il parassita Varroa destructor a partire dal 1981, anno in cui è entrato in Italia, ha annientato, nel giro di pochi anni, praticamente la totalità delle colonie selvatiche che popolavano i nostri boschi e le nostre campagne, lasciando la selezione dell'ape non più in mano della natura ma delegandola alle scelte umane. Malgrado questo, molti selezionatori, ignari e incuranti dell’accresciuto peso delle loro scelte sul mantenimento della biodiversità del patrimonio genetico della nostra ape, hanno continuato ad effettuare la selezione principalmente sulla base delle performance produttive dando troppo poca importanza alla rusticità ed alla resistenza alle malattie e ai parassiti.

La seconda: seguendo la stessa logica dell’aumento di produttività, negli ultimi anni si è sempre più diffuso in Italia l'uso degli ibridi tra sottospecie (provenienti anche dal Medio Oriente) diverse, (che gli apicoltori chiamano “Buckfast”) che, sfruttando il fenomeno dell'eterosi, hanno delle caratteristiche che, nella prima generazione, possono apportare un qualche vantaggio produttivo. Tali vantaggi svaniscono poi nelle generazioni successive obbligando gli apicoltori che non volessero rinunciarvi a sostituire regolarmente le nuove regine nate negli alveari con altre regine ibride.

La sostituzione degli ecotipi locali che albergano negli alveari italiani, molto stabili dal punto di vista genetico, con ibridi commerciali che rappresentano il massimo dell'instabilità genetica, sta portando ad una rapida distruzione della biodiversità che, se non arrestata in tempo, avrà senz’altro conseguenze catastrofiche e irrimediabili. Infatti in pochi anni non solo si rischia di giungere ad allevare soltanto pochissime linee genetiche ritenute più interessanti per gli apicoltori, con un impoverimento del patrimonio genetico delle nostre popolazioni di Ligustica, ma addirittura si rischia la scomparsa di tale sottospecie dal territorio italiano (lo è già in ampi territori a forte vocazione produttiva) a causa delle continue ibridazioni con le altre sottospecie che si nascondono dietro gli ibridi.

E’ importante evidenziare che qualsiasi proposito, da parte di un singolo o di pochi apicoltori, di mantenere in purezza la sottospecie Ligustica viene vanificato dalle caratteristiche dell’accoppiamento tra le regine e i fuchi. Questo, infatti, avviene in volo ad una notevole distanza dall'alveare d'origine della regina, in luoghi detti “assembramenti di fuchi” o “arene di fecondazione” dove i maschi di tutti gli alveari di un’ampia zona si riuniscono in migliaia; inoltre i maschi, nel momento degli amori, al contrario delle operaie, vengono tranquillamente accettati da ogni alveare e ogni maschio, nella sua vita, può allontanarsi dal proprio alveare d'origine per decine e decine di chilometri. Infine, ogni regina vergine, durante il volo nuziale, viene fecondata da più fuchi, normalmente una quindicina ma fino a 25.

Cosa è possibile fare

Già il legislatore, con lalegge n. 313 del 24 dicembre 2004 ha intravisto il pericolo, e all'art. 5 ha disposto la "salvaguardia e selezione in purezza dell'ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e dell'Apis mellifera sicula Montagano e incentivazione dell'impiego di api regine italiane con provenienza da centri di selezione genetica". Anche il Decreto Ministeriale n. 18354 del 27 novembre 2009 impone agli apicoltori biologici di “privilegiare le razze autoctone secondo la loro naturale distribuzione geografica: Apis mellifera ligustica, Apis mellifera sicula (limitatamente alla Sicilia) e, limitatamente alle zone di confine, gli ibridi risultanti dal libero incrocio con le razze proprie dei paesi confinanti”. Non avendo previsto nessun obbligo né sanzione, ma solo incentivi, gli apicoltori si sono sentiti liberi di sostituire le loro regine con quelle ibride o di razze non autoctone e recentemente questo fenomeno sta divenendo sempre più diffuso, tanto da rendere legittimo il dubbio circa l’appartenenza in purezza alla sottospecie Ligustica delle api allevate nella gran parte del territorio italiano.

Quindi la normativa vigente non è riuscita a frenare il proliferare degli ibridi e permane forte il rischio di perdere rapidamente la sottospecie italiana Apis mellifera ligustica. Questo fenomeno potrebbe costituirebbe un danno di inestimabile portata per le generazioni future di apicoltori e per gli stessi produttori di ibridi, dato che per sue caratteristiche la Ligustica è la sottospecie  più utilizzata nella formazioni degli incroci e, alla lunga, causare una gravissima situazione ambientale mettendo a rischio la conservazione di una parte della flora spontanea italiana.


Dato per scontato che la soluzione ottimale per salvaguardare la sottospecie  Ligustica sarebbe vietare l’introduzione e l’utilizzo di api di sottospecie diverse, compresi gli ibridi (se non naturali), nel nostro territorio, tenendo conto delle caratteristiche di accoppiamento delle regine con i fuchi, è possibile pensare di iniziare ad attuare una strategia per la tutela della biodiversità di tale sottospecie prevedendo delle zone di accoppiamento sufficientemente estese (almeno 200 km2) in areali dove tutti gli alveari, allevati o naturali, siano abitati da api di Apis mellifera ligustica. Territori con queste caratteristiche potrebbero essere individuati nelle aree protette per le quali, tra l’altro, la Legge quadro, 394 del 6/12/1991, e successive modificazioni, prevede all' Art. 11 - Regolamento del parco, comma 3:  Salvo quanto previsto dal comma 5, nei parchi sono vietate le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat. In particolare sono vietati:

  1. a.      la cattura, l'uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali; la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali, salvo nei territori in cui sono consentite le attività agro-silvo-pastorali, nonché l'introduzione di specie estranee, vegetali o animali, che possano alterare l'equilibrio naturale; (...)


L'attuazione di questa legge nell’ottica della tutela della sottospecie Ligustica permetterebbe di avere stazioni di fecondazione che potrebbero essere utilizzate dagli apicoltori che vogliano essere sicuri che i maschi che fecondano le loro regine siano di sicura sottospecie Ligustica.

Pioniera in questo progetto si è dimostrata la Riserva Naturale Regionale dei Monti Cervia e Navegna (http://www.apicoltorialtolazio.it/news.php?31-08-2015-Comunicato-stampa---Dove-vola-SOLO-la-ligustica-194) che potrebbe essere presa come esempio da sviluppare ed estendere.

Nelle aree protette inoltre, la presenza di un Ente Gestore con finalità e competenze perfettamente in linea con l’obiettivo di tutela della biodiversità locale, consentirebbe di mettere in atto anche una serie di importanti azioni collaterali e propedeutiche al raggiungimento dell’obiettivo, prima fra tutte una attività di informazione rivolta agli apicoltori con lo scopo di attuare quella partecipazione e condivisione imprescindibile per l’efficacia di un’azione che vedrebbe come principali attori proprio gli apicoltori.

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Commenti   

0 # Alberto 2015-12-25 10:55
Buon giorno Dott. Valentini,
l'intervento da lei proposto mi sembra enormemente necessario e da attuare, però mi chiedevo come mai nessuno si spinga oltre e vada a considerare anche gli ecotipi locali.
Concordo che con il nomadismo e il commercio di api non ha molto senso parlare di ecotipi locali, ma possibile che non ci sia più niente da fare per salvare/riscoprire questo patrimonio?

I nostri vecchi ci raccontano delle razze che allevavano descrivendocele minuziosamente sia nella morfologia che nel carattere. Mi chiedo quindi se sarebbe possibile con l'aiuto della genetica (fatta da centri di ricerca adeguati) e degli apicoltori sul territorio, riuscire a riselezionare queste linee "selvatiche" e conservarle creando nel territorio delle aree idonee e isolate, tipo quelle proposte dal suo progetto.

La riscoperta di questo patrimonio genetico sarebbe oggi più che mai importantissima per fronteggiare i problemi che affliggono la nostra apicoltura.

Cosa ne pensa?

Grazie mille- Buon Natale e Buone Feste
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+1 # Marco Valentini 2016-01-03 22:21
Grazie Alberto per il suo commento.
Dietro la parola ecotipo, si cela una difficoltà enorme a definire di che cosa si sta parlando; inoltre l'apicoltura, per forza di cose, lavora contro la stabilizzazione degli ecotipi locali. Gli apicoltori, poi, non si rendono neppure conto di quello che stanno facendo con il loro lavoro, perché la genetica delle api è molto differente da quella di qualsiasi altro animale. Non voglio dare a questo una connotazione negativa della categoria, perché è una questione culturale. Dell'enorme patrimonio che ci ha regalato la natura ce ne renderemo davvero conto soltanto quando non ce lo avremo più. Se ci pensa bene, anche dell'enorme patrimonio artistico e culturale che ha l'Italia, gli italiani fanno fatica a rendersene conto. Gli italiani potranno imparare a rendersi conto di quello che hanno soltanto se si fa un programma di sensibilizzazione nelle scuole i cui risultati, però, si vedranno solo dopo decenni.
Sicuramente in qualche zona poco battuta dagli apicoltori professionali - ed è per questo che ci è venuto in mente di collocare questo progetto nelle aree protette, di solito poco interessanti dal punto di vista produttivo - è possibile che ci siano degli "ecotipi", diciamo molto vicini ad una situazione naturale.
Attenzione, però, a non collegare le razze zootecniche tipiche (come quelle dei bovini, ovini, suini, ecc) alla sottospecie Ligustica e suoi ecotipi locali, perché è tutta un'altra storia. Da una parte c'è la selezione dell'uomo, dall'altra quella naturale. Altrimenti si alimenta la percezione che l'apicoltore possa scegliere cosa allevare, una Ligustica, una Carnica o una Intermissa, come farebbe un allevatore di bovini decidendo se allevare Frisona, Bruna alpina o una Maremmana.
In finale dico che dobbiamo provare a fare qualcosa per salvare il salvabile. Appena ho un po' di tempo pubblicherò i risultati delle analisi biometriche che dimostrano proprio che da una parte il patrimonio genetico della Ligustica è stato eroso in maniera significativa, ma anche che sarebbe ancora possibile arrestare il trend negativo, se si prendono dei seri provvedimenti.
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0 # Giuseppe Lombardo 2016-01-24 10:05
Buongiorno Marco
luoghi come i parchi, ma penso ad esempio alle isole del ns arcipelago toscano ( isola d'Elba ma anche le più piccole Gorgona Pianosa Capraia e Giglio ) potrebbero divenire con un preciso seguito programma scientifico di ricerca, divenire luogo di selezione e di propagazione dell'ape linguistica italiana di interesse nazionale.
Le regine che provengono da questi luoghi di selezione debbono essere distribuite già feconde perché possano nella discendenza mantenere per un po' le caratteristiche genetiche della linguistica per le quali si è proceduto all'allevamento in luoghi protetti.
Giuseppe
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+1 # Marco Valentini 2016-01-25 15:09
Si, Giuseppe,
grossomodo quello che già fanno in altre parti del mondo.
Da quello che è già successo altrove, sembra che prima di intervenire bisogna arrivare a grattare il fondo del barile.
Speriamo che in questo caso non sia così. Abbiamo già dei riscontri positivi, ma siamo solo all'inizio.
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