Apicoltura... nella Terra dei Kiwi

TermeSveglia. Gestione prole. Obblighi lavorativi. Tempo per lo svago (poco). Cena. Notte. Ripeti. Ripeti ancora. Ripeti oggi, domani, dopodomani… sempre! Con impercettibili variazioni sul tema, la nostra routine ci guida, senza che noi opponiamo resistenza.

 

Nelle cene invernali il buon vino stimola la fantasia e, tra le risate degli amici, io e la mia compagna sosteniamo che interrompere la routine sarebbe una scelta positiva: lo sosteniamo con tale convinzione che gli amici cominciano a credere che davvero saremmo in grado di fare una scelta tanto “radicale” e tanto “rischiosa”.

In un certo senso non possiamo dare loro torto, perché sebbene da tempo ne parliamo, quando arriva il momento di prendere la decisione non sono mai la ragione e la logica a confortarti: certe scelte vanno prese “di pancia”!

CasaNella nostra visione “spezzare la routine” ha questo significato: fare una esperienza all’estero, in un Paese di lingua inglese, interessante da un punto di vista turistico e con un clima che va dal “mite” al “tropicale”. Purtroppo, nella nostra economia famigliare, “spezzare la routine” non può essere declinato con “facciamo un anno di vacanza”; no, non possiamo permettercelo e, forse, non è nemmeno quello che davvero cerchiamo. Quindi, strumento indispensabile per concretizzare la nostra visione, è che almeno uno tra me e la mia compagna ottenga una offerta di lavoro in un Paese che risponda alle nostre esigenze.

Volere è potere! Dopo qualche mese di seria ricerca, più o meno a cavallo della produzione di miele di tiglio arriva l’opportunità concreta: mi viene offerto di proseguire l’attività apistica presso una azienda straniera, per un periodo di sei mesi. Perfetto, quale interruzione migliore! Paese di lingua inglese, lato turistico invitante, permanenza non troppo lunga, possibilità di maturare esperienza nel settore… e la possibilità di trascorrere l’inverno al caldo! Già, Visita alvearil’offerta non arriva proprio da dietro l’angolo… e questo “dettaglio” non è logicamente trascurabile: trasferire la famiglia in Nuova Zelanda è una idea che lascia aperti troppi “e se poi..” ..ma per fortuna è “la pancia” ad intervenire e sbrigate le noiose pratiche per l’ottenimento del visto, la decisione è presa! A fine settembre la mia famiglia si trasferirà a Masterton (Wairarapa, NZ) e la mia occupazione sarà presso una azienda che gestisce circa 6.000 alveari (Steens Honey New Zealand Ltd.). Questo è ciò che alla mia “pancia” basta sapere per dirigere la decisione.

Alla mia compagna (impiegata) viene concessa una aspettativa dal suo datore di lavoro; mia figlia non ha ancora iniziato la scuola elementare; io ho il mio contratto di lavoro in mano firmato: tutte le stelle sono allineate!

Nomadismo

In dieci giorni dal nostro atterraggio (turbolento è un eufemismo..), abbiamo trovato casa, comprato una macchina, scelto la scuola per nostra figlia (alla quale per il solo fatto di avere i piedi sul territorio Neozelandese, spettano 20 ore settimanali gratuite).

Il 1° ottobre è il mio primo giorno di lavoro: tutto ciò che devo sapere e su cui non ero riuscito a documentarmi, mi viene esposto chiaramente dal Beehive Manager (di nazionalità canadese ma kiwi di adozione dopo oltre 8 anni di servizio); al termine della presentazione aziendale mi esplicita incarico ed obiettivo: stante la mia documentata esperienza e la non più giovanissima età, sono assegnato al Queen Rearing Team, ovvero la squadra (tre persone totali) deputata all’allevamento delle api regine, il cui obiettivo è raccogliere 10.000 regine feconde nell’arco della stagione. Il mio sguardo perplesso viene subito liquidato con un eloquente “It’s doable!” (è fattibile!). Con quali mezzi dovremo raggiungere l’ “obiettivo diecimila”? Due apiari  logisticamente favorevoli sono destinati all’allevamento celle reali: qui si trovano gli alveari da cui Raccolta melari effettuare i traslarve (3 unità per apiario). La tecnica di allevamento celle è condotta mediante l’utilizzo di “starter” orfani (4 in ogni apiario), dove vengono inseriti i cupolini ospitanti le giovani larve, e “finisher” semi-orfani (16 ogni apiario) dove le celle accettate vengono trasferite (in genere ad opercolatura ultimata) per il loro accudimento sino al giorno di utilizzo (decimo giorno dal traslarve).

Le celle reali sono trasportate ed innestate all’interno dei nuclei di fecondazione, organizzati in 20 apiari identici tra loro (160 nuclei e 40 alveari ogni apiario); complessivamente la mia squadra si occupa di 3200 nuclei di fecondazione e di 800 alveari per il prelievo di covata. Ogni alveare dedicato alla produzione di covata contiene uno o due telai per la produzione di fuchi, in modo da garantirne la presenza nei siti di fecondazione. 

DumperLa previsione è di effettuare in media 5 raccolti ogni nucleo nell’arco stagione, e stimando una percentuale di successo attorno al 65%, il conto è presto fatto: “it’s doable!”.

La settimana lavorativa è pesante, ma l’entusiasmo è tale da non risentire del poco sonno dovuto al jet-lag, dello sforzo fisico e delle tante ore in campo. Tra colleghi l’atmosfera è serena, la mia compagna si sta orientando nella comunità locale, mia figlia riesce ad interagire con i coetanei nonostante parlino lingue diverse. Il weekend è libero da ogni impegno e ne approfittiamo per fare i turisti: campeggio, pic-nic, passeggiate, sagre di paese... qualsiasi cosa per stare all’aria aperta e sentirci ogni giorno più “kiwi”!

Tir pieno di melariIl miele di Manùka genera buoni profitti e consente dunque di programmare le attività “senza risparmio”. L’azienda è organizzata molto bene, talmente bene che nel picco della stagione, quando tutto gira a pieno regime… quando Natale si avvicina e le scuole chiuderanno per le vacanze per riaprire solo ai primi di febbraio… accade l’impensabile… l’azienda organizza turni per concedere a tutti i dipendenti le ferie, e a me vengono concessi 10 giorni di pausa in piena estate, tra Natale e l’Epifania! Ottimo, possiamo ampliare il nostro raggio turistico... Natale in spiaggia nella Bay of Plenty, visita al Northland e Capodanno ad Auckland (sì, per una volta al telegiornale... nessun festeggiamento prima del nostro!!), cicloturismo nei verdi parchi naturali nell’area di Taranaki… con una tale semplicità e leggerezza d’animo, che ci fa pensare di essere cittadini neozelandesi da lunga data. E per celebrare questo sentimento, decidiamo sul momento che sì, prima di rientrare in Italia, onoreremo l’ospitalità celebrando il nostro matrimonio in Nuova Zelanda, creando così con questi luoghi e questa gente un legame non ordinario.

Apicoltori in mensaSi rientra al lavoro, ma gennaio, oltre che mese di produzione e di saccheggi, è anche il mese in cui celebriamo le nozze: organizzazione semplice, cerimonia in spiaggia, una trentina di invitati e un barbecue… e la fortuna dell’unica serata estiva in cui non serve il maglioncino!

La stagione produttiva si avvia al termine, i 4500 alveari dislocati nei vari siti produttivi rientrano alla base... e a metà febbraio anche la mia famiglia rientra alla base: purtroppo l’aspettativa di mia moglie aveva durata inferiore al mio contratto... e dunque gli ultimi due mesi di esperienza non avranno lo stesso “calore”.

Al 31 marzo, l’ “obiettivo diecimila” è raggiunto: l’esperienza professionale è stata super, ma di valore inestimabile l’esperienza umana e famigliare. Catapultati agli antipodi rispetto a “casa”, ci siamo adattati ed integrati con sorprendente facilità; le persone con cui siamo entrati in contatto ci hanno apprezzato per ciò che siamo e sono stati amici sinceri; le maestre della scuola hanno pianto all’ultimo giorno di frequenza di mia figlia; i nostri padroni di casa hanno lenito il dispiacere per la lontananza dei nostri affetti.

Portiamo a casa tanto da questa esperienza: competenze tecniche in apicoltura (per me), miglioramento nell’inglese, una mentalità aperta, nuovi amici e immagini di posti meravigliosi. Ma se mi chiedete una cosa su tutte, ciò che davvero mi ha lasciato questa esperienza, beh.. non ho dubbi nel rispondervi: la consapevolezza che SI PUO’ FARE!!

I dubbi prima di decidere... i mal di stomaco... reinventarsi altrove... come reagirà una bambina di 4 anni... e i genitori che lasciamo a casa? Gli amici? …dimenticate tutto e ascoltate la pancia: SI PUO’ FARE!!

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Commenti   

0 # Angelod 2017-02-14 06:45
:-) Bellissima descrizione di una bellissima esperienza, più che positiva anche in quanto trattasi di una persona capace e sveglia che ha saputo unire lo studio alla pratica!Grande Raffaele!
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0 # radallo 2017-02-15 23:46
Citazione Angelod:
:-) Bellissima descrizione di una bellissima esperienza, più che positiva anche in quanto trattasi di una persona capace e sveglia che ha saputo unire lo studio alla pratica!Grande Raffaele!


Grazie!
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0 # Giulian 2017-02-05 17:21
interessante!
Vorrei provare anchio , parlo l'inglese ma ho 59 anni, sono troppo vecchio secondo te ?
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0 # radallo 2017-02-15 23:48
Citazione Giulian:
interessante!
Vorrei provare anchio , parlo l'inglese ma ho 59 anni, sono troppo vecchio secondo te ?


Per diversi motivi, indipendenti dalla tua esperienza o dalla tua prestanza fisica.. mi sento di dire di sì.. con questo, non voglio scoraggiarti: volere è potere!
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+1 # Adriana Cicutto 2017-01-31 18:57
Sono affascinata!
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