Si è costituiro il Comitato Tecnico Scientifico Tutela Api Autoctone (CTSTAA)

Si è costituito il Comitato Tecnico Scientifico Tutela Api Autoctone (CTSTAA)

L’esigenza di costituire un comitato operativo che si occupi delle api da miele sottoposte ad allevamento e degli impollinatori selvatici, è risultato subito evidente dopo aver letto l’appello dei ricercatori per la tutela della biodiversità delle sottospecie autoctone di Apis mellifera Linnaeus, 1758 in Italia.

Regina LigusticaAbbiamo subito capito che l’esigenza di tutelare la biodiversità delle varie sottospecie autoctone di api avrebbe potuto apparentemente cozzare in maniera significativa con l’apicoltura, o meglio con gli indirizzi presi in questo ultimo secolo e mezzo. Conciliare nuovamente la tutela delle api da miele e l’apicoltura e dare nuovo impulso alla conservazione degli altri impollinatori non è più procrastinabile perché l’umanità non può permettersi di rischiare la loro estinzione che provocherebbe degli stravolgimenti nelle nostre flore e quindi negli equilibri naturali.

Da sempre siamo consapevoli che è l’azienda che deve adattarsi alle conoscenze scientifiche correnti piuttosto che il contrario almeno se risulta evidente – come lo è per noi – che la sostenibilità ambientale sia l’unico faro da seguire per continuare negli anni futuri l’allevamento delle api perché i loro prodotti (miele, polline, propoli…) sono altrettanto necessari all’umanità quanto l’impollinazione. Questo è il gravoso compito che si è dato il CTSTAA. Quali sono le peculiarità della gestione di un animale selvatico? Quali sono i paletti che devono essere fissati affinché la gestione delle api non ne provochi inevitabilmente la scomparsa, almeno nelle sottospecie europee?

L’apicoltura è la gestione di un animale selvatico e quindi questi confini sono di difficile definizione, dal momento poi che non abbiamo molti altri esempi dato che oramai l’uomo non utilizza che in minima parte gli animali selvatici per la produzione e certamente mai nella misura in cui avviene nell’apicoltura occidentale. Oggi rinunciare all’apicoltura è impensabile ma è doveroso, dopo aver evidenziato i rischi di alcune pratiche del tutto controproducenti (lo ha fatto la Carta di San Michele all’Adige) dare agli apicoltori e al legislatore degli strumenti e un organo consultivo da utilizzare nel loro lavoro.

Questo vuole fare il CTSTAA, essere il punto d’incontro tra ricercatori e apicoltori per offrire alle imprese apistiche l’opportunità di confrontarsi e discutere sulla base delle conoscenze scientifiche attuali, delle tecniche apistiche e delle modalità di allevamento delle api che sono in grado di non ledere le caratteristiche e i comportamenti di tutte le api, compresi gli impollinatori selvatici.

Si tratta quindi di una sorta di comitato etico che, ispirandosi ai principi etici delle Convenzioni internazionali e dalle Dichiarazioni dei diritti degli animali e dell’ambiente, si propone di tutelare l’integrità genetica delle popolazioni di api autoctone (compresi gli impollinatori selvatici) nel territorio italiano, la dignità delle api rispetto alla loro biologia e comportamento naturale, il benessere degli animali coinvolti nelle attività di allevamento, nella ricerca e nella didattica.

 

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