Il carteggio col giovane apicoltore continua...

Lo scorso anno ho pubblicato un lungo scambio di mail tra me ed un giovane apicoltore. Evidentemente voi lettori lo avete considerato molto interessante se è stato tra gli articoli più cliccati. Niente di nuovo, potrebbe dire qualcuno, si ripropone l'antico passaggio di sapere tra generazioni; c'è, però, una piccola - grande differenza col passato: nella nostra società tecnologicizzata, purtroppo, i vecchi, con l'aiuto degli strumenti, possono competere fisicamente con i giovani a discapito, però, dell'evoluzione del settore perché il mondo visto dagli anziani, purtroppo, è troppo ancorato al presente, per non dire al passato. 


 

Ciao Marco, come va?

Qui tutto ok, a parte una siccità eccezionale.

 

Sto andando avanti con il discorso di selezione metodo Kefuss, con qualche difficoltà. Diciamo che mi sono inceppato al momento di trovare famiglie molto tolleranti alla varroa e nello stesso tempo produttive. Igieniche ne ho molte, forse 50 tra quelle produttive, però quasi tutte meno due ad Agosto mi hanno superato la soglia di rischio infestazione che mi suggerivi. Comunque la mia selezione va avanti e l'anno prossimo mi metterò a produrre polline su quasi tutte le casse visto che le ho in aziende agricole isolate e biologiche. Quindi  anche la predisposizione a raccogliere polline diventerà criterio di selezione.

Altra cosa, per la prossima stagione continuerò con i pacchi, a breve avrò anche un furgone refrigerato, utile per una miglior conservazione. Se fossi interessato per te o altri apicoltori amici tuoi fammi sapere anche perchè non ne farò moltissimi.

Ciao Marco e buon lavoro, a presto se passi di qua.

 


 

Ciao Luca, va abbastanza bene, non mi lamento.

Anch'io, non nego, che ho difficoltà con la selezione. Il massimo che sono riuscito ad ottenere è arrivare, senza fare i trattamenti, a fine settembre, ma ad ottobre, al diminuire della covata, l'infestazione è salita di molto anche nelle ultime 60 famiglie che tenevo sotto controllo, tra il 15 e il 30%. Ho quindi eseguito il trattamento antivarroa e, non ho i numeri sotto mano, ma credo che famiglie che se la stiano cavando senza trattamenti siano intorno le 10. Confermo che le più produttive sono le più vulnerabili (con la selezione, quindi, in questi ultimi anni abbiamo fatto un casino) e le più resistenti, quelle che si sviluppano meno. Non mi sembra di aver visto qualcosa che sfuggisse a questa regola. Insomma, quello che sono riuscito ad ottenere, in un anno, è l'allungamento del periodo di trattamento estivo di un mese, un mese e mezzo.

Kefuss, se non mi sbaglio, ha prima eseguito un test igienico e, poi ha tenuto sotto controllo le famiglie prescelte anche rispetto alla varroa. C'è da dire che Kefuss è partito con un cocktail di razze (Primorsky e quant'altro) che già hanno di loro una certa tolleranza. Io non vorrei uscire fuori dalla Ligustica, fintanto che non sia proprio chiaro che non ce la può fare.

Rispetto all'articolo scritto sul controllo del tasso d'infestazione, invece di raddoppiarlo, quando c'è varroa, forse è meglio, almeno, di triplicarlo. Infatti le varroe sugli adulti sono tra il 10 e il 20% (il secondo caso si ha quando il tasso sugli adulti è salito sopra il 3%); è vero che molte varroe nella covata sono figlie non fertili che muoiono presto, certamente, però, varroe sugli adulti e sulla covata non si equivalgono mai.

Ho terminato anche la prova con la Warré ed ho individuato un po' di carenze che la rendono, almeno per il momento, improponibile, fosse anche solo per la fatica di mettere i melari sotto. Vorrei provare, il prossimo anno, con la Kenyan Top Bar e, quindi, credo che un po' di pacchi mi possano servire, solo che li vorrei presto e corposi, magari anche con le regine che a te hanno dato migliori risultati in quanto a tolleranza alla varroa.

Vorrei fare un salto prima di Natale e, senz'altro, intorno all'8 dicembre sarò in Calabria per un concorso di miele.

Che ne dici se continuiamo a pubblicare lo scambio? Se sei d'accordo potresti fare un commento al vecchio articolo sullo scambio di mail oppure aspettare un articolo che sto scrivendo sulla selezione.

Intanto ti spedisco un caloroso saluto e un in bocca al lupo.

Marco

 


 

Ciao Marco,

per il fatto di continuare il carteggio non c'e' problema, anzi avrei delle idee da sviluppare con te. Una sorta di business plan e di gestione dell'apiario che secondo me andrebbe molto incontro agli apicoltori neofiti.

Credo che quest'anno, visto la pessima annata (siccità totale da giugno ad ottobre e raccolto autunnale di inula e rucola solo pollinifero), e la possibilità di non poter fare più affidamento sull'eucalipto, ho deciso di lavorare con tutti portasciami da 6 in polistirolo e melario da 6 sopra.

Questo per approfittare al massimo dei flussi corti, tenere le famiglie strettissime e popolosissime in rapporto allo spazio e lasciargli tutto l'anno un melario di scorte; ho visto che è fondamentale per la salute e la popolosità della famiglia la sicurezza di avere abbondante scorte, molto più che nutrire ad hoc ed in continuazione. Si evitano cali di popolosità, malattie della covata, saccheggio e le casse si gestiscono da sole e ripartono prima. Insomma danno il massimo se accompagnate ad una buona selezione. Ideale e meno dispendioso per un apicoltore novizio.

In questo modo, sfruttando solo i mesi da Marzo a Giugno qui in Salento (ammesso che siano decenti come al solito) secondo me si possono sviluppare due pacchi per cassettino, raccogliere del polline,  riempire un melario minimo di scorte che dal secondo giro diventerebbe guadagno in miele e dare un telaio per formare nucleo di fecondazione per regine. E poi la comodità di trasporto, fare pacchi con l'escludiregina soffiando il melario più velocemente e senza fuchi, almeno dal secondo giro.

Che ne dici? Io ci proverò.

Per il polline Metalori mi ha consigliato come predisporre la trappola sul polistirolo. Bisognerà vedere se rende e quanto.

Discorso selezione. Kefuss dice che la selezione da risultati con qualsiasi razza. Le sue francesi sono Starline incrociate con Intermissa, non c'è Primorsky in quelle che sviluppa. Ma il merito è solo suo. In Cile, invece ha ligustiche incrociate con altro. Ma per il momento non ha risolto del tutto il problema come in Francia.

Io ho un apiario isolato con 30 casse di Buckfast. Me le ha date un amico in contatto con il miglior selezionatore d'Austria, che mi ha spiegato la differenza tra selezionare Buckfast o in purezza. Ottimi risultati con entrambe, ma molto più difficile, lunga e rischiosa con Buckfast, anche se poi possono dare risultati superiori in qualunque ambiente per un discorso di eterosi.

Comunque visto che come regine sono ottime: sono come delle Ferrari, non pungono, covata estesissima, tenuta del favo ok, pochissima deriva e saccheggio, produttivissime. Ma se gli manca da mangiare crollano e non reggono stress di nessun tipo. Consumano molto. Non sono rustiche. Ho deciso di testarle sull'igienicità e la tolleranza alla varroa. Risultati più scarsi che non la ligustica.

Per quanto riguarda i pacchi, io posso inserirti come primo, visto che ancora non ho preso prenotazioni. Dare una data precisa è dura. L'anno scorso avevamo iniziato tardi, circa la terza settimana di Marzo con i pacchi e da l5 di aprile con le regine. Nel caso quanti te ne servirebbero?

Nel frattempo ti saluto e quando passi fammi sapere che ci troviamo.

Ciao Luca

 


 

Caro Luca, essendoti specializzato in alcuni settori dell’apicoltura, senza dubbio cominci a saperne più di me, del resto non si può sapere tutto di tutto; l'apicoltura è oramai un settore così grande che ti obbliga (per fortuna) alla modestia.

Fammi capire meglio cosa intendi per business plan e gestione dell'apiario; io già faccio qualcosa (ad esempio scrivendomi la situazione di ogni alveare e tutte le operazioni che faccio) ma forse tu intendi qualcosa di altro.

Mi piace l'idea di lavorare con portasciami da 6 e melario; l'ho fatto anch'io quest'anno ma più per indicare la strada ad apicoltori donne (molto più leggero e governabile), ma con i vantaggi che dici tu e di cui anch'io, almeno di alcuni, mi ero accorto. Naturalmente la contropartita è un aumento della difficoltà di gestione in generale e, maggiormente, per gli apicoltori neofiti che avranno difficoltà a gestire la ripresa primaverile. Sono contrarissimo al polistirolo non solo perché il materiale non è naturale ma ha controindicazioni sia durante lo spostamento che per la vita dell'arnietta che è cortissima. Meglio di legno, costano quasi il doppio ma durano più del doppio. Se ti va sono entrato in contatto con una ditta che ha macchinari molto all'avanguardia (si occupava di altro) e sanno poco di api così li possiamo guidare verso le nostre esigenze, i prezzi mi sembrano ottimi.

Per il resto sono daccordissimo con te e non solo per il clima salentino. Il mercato del polline si sta velocemente saturando e cominciano a pagarlo poco; hai sentito Metalori quanto lo paga? Se invece hai un mercato tuo, allora ok.

Selezione: si mi sono sbagliato, volevo dire intermissa; sei sicuro sulla Starline? perché all'inizio diceva altro. Non so perché Kefuss dice che da tutte le razze si può partire per selezionare quelle resistenti se parte da una sensazione personale o da un dato scientifico; io credo più la prima (comunque di esperienza ne ha e un certo valore hanno anche le sue sensazioni). La mia esperienza con la Ligustica (solo un anno) non è altrettanto positiva.

Cosa vuol dire "allevare buckfast o in purezza", per purezza intendi la Ligustica o altro? Sono contrario, come sai, ad allevare razze diverse dalla Ligustica  in Italia; non abbiamo nessun diritto di rubare il futuro ai nostri figli o nipoti; giochiamo a fare dio e questo è stato sempre premessa di qualche casino.

Per il momento mi prenoto per una quindicina di pacchi ma se vuoi un quantitativo maggiore, basta darmi un numero perché non credo di far fatica a darli via; probabilmente anche per l’azienda per la quale lavoro ne serviranno un bel po' per rinforzare le famiglie e, quindi senza regina, ma te lo saprò dire soltanto a febbraio.

Un abbraccio

Marco

 


 

Ciao Marco, guarda che se incominci a fare il modesto te che sei un riferimento, io allora dovrei smettere all'istante di scrivere...

Essendo io entrato da poco nell'apicoltura da reddito (almeno spero e credo), ed essendo sensibile a temi quali crisi, risparmio, possibilità giovanili ecc, vorrei portare la mia esperienza, indicandone pregi, difetti, costi e limiti. Il tutto circoscritto nella zona in cui opero anche se credo che poi alla fine al nord con le stesse tecniche ma specializzandoti in altro (ovvio non pacchi d'ape) il reddito per cassa possa essere superiore. Mi limito a dire ciò:

200 cassettini polistirolo da 6 (polistirolo per il costo). Sono migliori sia per fare pacchi, ma da me, credo anche per fare miele, addirittura unendoli in coppia come arnie collaborative. Spinta superiore, api strette, e mi supporta anche Metalori per esperienza diretta, con performance superiori in rapporto come raccolto polline.

Inoltre gestire 6 telai per chi inizia,è più facile che trovarsi di fronte 12 telai come Padre Adam. Gestire la sciamatura, a me risulta più facile, perchè facendo pacchi la simulo di continuo, anche se una guardata ai telai per schiacciare le celle va data. (Ps: ottime le buckfast giovani danno ottimi risultati in termini di gestione della sciamatura. La selezione in ogni caso aiuta).

Infine, aspetto secondo me più importante, la gestione delle scorte, sia per invernare, sia per stimolare, sia per i periodi siccitosi. Unica soluzione per chi è alle prime armi, o non ha soldi da buttare, o crede nella salute dell'ape. Perdere (o guadagnare) il primo melarietto di scorte e lasciarlo a loro per ogni evenienza.

Questa tranquillità alimentare disponibile in ogni periodo dell'anno, le fa rendere al meglio, mantenere alto il numero di api (sconveniente solo per il discorso Varroa), nutrirsi in maniera sana di polline e miele, e risparmiare ore di lavoro, saccheggi, pareggiamenti, che sono assai difficili per chi come me inizia. E poi il melarietto, con l'escludiregina, aiuta a fare pacchi in maniera veloce senza disturbare regina e la sacralità del nido. Chiaro che nel mio caso, per il lavoro che svolgo, l'ideale sarebbe avere regine covatrici che tengono il nido vuoto da scorte e polline (diminuisce anche la sciamatura) e portino tutto a melario.

Quindi per business plan intendo quanto serve per poter lavorare e quanto può rendere in rapporto all'investimento. Anche io per ogni cassa, archivio interventi, dati ed impressioni, numerandole tutte e riportandole su un archivio.

Discorso legno, hai ragionissimo. Solo che costa troppo. E io non sono attrezzato e capace di fare falegnameria. Se il tuo contatto potesse abbassare i costi, perfetto. Io ne dovrei prendere 200 minimo a Pusceddu in inverno. E poi se facesse anche ariette per pacchi, ancora meglio gliene ordinerei subito un bel po’.

Il polline italiano all'ingrosso, essiccato sta sui 18/20 euro al kg. Metalori lo ritira biologico e congelato a 10 al kg. Non so se sia poco o accettabile, non ho riferimenti. So solo che è comodo come integrazione e la sicurezza del ritiro.

Allevare Buckfast è diverso rispetto allevare razze pure.

C'è anche chi dice che la Ligustica pura non esiste più, o meglio, che all'analisi morfometrica siano quasi tutte ligustiche. E poi ligustica significa vari ecotipi. Comunque allevare ottime regine italiane secondo questi genetisti, porta ad ottimi risultati e loro lo hanno fatto partendo da ceppi di italiane di 30 anni fa. Ma si arriva inevitabilmente ad un punto di regresso per mancanza di eterosi che poi si riflette sulla minore vitalità dell'ape.

Allevare Buckfast è difficilissimo e bisognerebbe vietare in Italia la selezione improvvisata. Loro hanno madri selezionate di ogni razza. Ogni anno provano solo un incrocio per fissare il carattere desiderato. L'anno successivo ne faranno un altro e così via.

Prima di avere risultati buoni passano 20 anni. Selezionare è un lavoro a tempo pieno. Infatti hanno madri da 6/7000 euro. Però se fatto bene il risultato è avere un'ape che prende tutti gli aspetti positivi di ogni razza. Certo che è rischiosissima, infatti hanno albi e test restrittissimi. Non lo vedo però come qualcosa innaturale. La natura è in eterno mutamento, uomini e razze si mischiano in maniera incontrollata, cambiando nel bene o nel male di continuo. Pensare che le razze pure siano le migliori è un errore (Hitler...). Fare pasticci o improvvisarsi Creatori è un errorissimo. Migliorare e salvare una specie, invece no. La globalizzazione l'abbiamo voluta noi (o meglio dire loro). Ci dobbiamo fare i conti. Comunque sono i selezionatori Buckfast i primi a volere la sopravvivenza delle razze pure, per non far fallire il loro lavoro.

Infine discorso pacchi. Io credo di riuscirne a fare 80/100 la settimana per un totale di 400/500. Quest'anno non ho tantissime famiglie e non voglio sparare numeri che poi potrei non riuscire a mantenere. Quelli di Marzo potrebbero quasi certamente essere senza regina. Infatti se va come l'anno scorso le prime regine le raccoglierei all'inizio di Aprile.  Quindi mi dovresti solo dire quanti ne potresti volere, per me più sono nel rispetto dei numeri a mia disposizione e meno mi devo preoccupare di piazzarne.

Quest'anno ho anche l'allevamento di regine con 250 nuclei, formato dadant-blatt e non apidea o mini-cassettino. Ho deciso così per testare meglio e più a lungo le regine, smenandoci in termini economici, ma cercando di farli poi diventare sciami per l'anno successivo. Naturalmente razza ligustica con il concetto di selezione che sai già. Se ti può interessare fammi sapere.

Sono molto stimolato ma nello stesso tempo consapevole delle mille variabili in gioco: clima, malattie, incendi, avvelenamenti ecc. In questo periodo orribile, l'apicoltura può comunque rappresentare una fonte di reddito se non si ascolta e non ci si relaziona con le realtà apistiche troppo grosse che comandano l'apicoltura italiana. Loro con la loro negatività scoraggiano i giovani per assicurarsi una condizione non dico di monopolio ma sicuramente di potere. Sono poche le eccezioni. Io l'ho capito ascoltandoli parlare di meganumeri, di investimenti minimi, di difficoltà. E sulla mia pelle ho capito che benché si siano tutti autodefiniti uomini di natura, ecologisti, animalisti in verità sono imprenditori miopi, avari e assetati come negli altri settori. Per questo vorrei testimoniare il mio tentativo, anche se ahimé dovesse andare storto o risultare difficoltoso. In me ci si può almeno sicuramente rispecchiare in loro no.

Spero di non averti annoiato anche col mio sfogo.

Un abbraccio

Luca

 


 

No, Luca, non mi annoi affatto, anzi posso, grazie a questo scambio di mail e quindi di idee, mettermi in gioco sapendo che non farai mai passare nulla che non ti convince, esattamente come io faccio con te e ciò mi permette di scrivere alcune cose che so non ti piaceranno; spero di potermelo permettere anche perché guardo con molta simpatia il tuo impegno in apicoltura.

Se, come dici tu, il cassettino da 6 va bene a patto di togliere le api per non farle sciamare (e sono d’accordo con te), vuol dire che non è proprio adattissimo per chi inizia. Mettere due ariette appaiate per poi collocare un melario da 12 è come allevare due regine in un alveare, cosa che ho provato con successo (proprio per i motivi che dici nella tua mail), ma anche in questo caso trovo il metodo un po’ difficile da gestire. Probabilmente specializzandosi, avendo solo cassettini da 6, può essere senz’altro un sistema proficuo di fare apicoltura. Ad esempio, in Cina sono in molti gli apicoltori che tengono due regine nel nido (con escludiregina tra le due famiglie e sopra) per produrre pappa reale, portando tutta la covata opercolata nel melario e lasciando quella giovane nel nido…

I cassettini di legno costano troppo? il costo/anno di un cassettino di polistirolo è molto maggiore di uno di legno. Posso mettertela anche così: il costo d’ammortamento di un cassettino di polistirolo è maggiore del costo di ammortamento di un cassettino di legno; inoltre ha difetti per il trasporto (mortalità delle famiglie se non si mette una rete al posto del coprifavo in famiglie forti) e inquina di più sia per i poveracci che abitano vicino alle fabbriche di polistirolo (figurati quelli che ci lavorano) sia per lo smaltimento.

Se 10 euro al chilo per il polline fresco  vanno bene per la tua organizzazione aziendale è ok; basta che, per stabilirlo, ci calcoli il costo delle ore spese per la raccolta (ogni quanto vai a prelevarlo?) e le spese di viaggio per raggiungere i vari apiari (quanti chilometri devi fare ogni volta che raccogli il polline?); inoltre, anche se non è possibile calcolarlo come spesa: quante ore al giorno lavori quando, oltre alle visite alle api, devi raccogliere il polline? Se lavori più di 9 ore al giorno o più di 48 ore alla settimana, ti rendi conto che sei a rischio incidente sul lavoro? 

Per quanto riguarda i nuclei di fecondazione, siamo arrivati alle spesse conclusioni: benché i nuclei piccoli (tipo Apidea) permettono un costo della fecondazione molto basso, è anche vero che non sai cosa stai vendendo e, in più, la gestione dei nuclei è molto difficoltosa per chi lavora anche su altri fronti, soprattutto in zone molto calde dove le sciamature e soprattutto gli abbandoni sono all’ordine del giorno. Inoltre, come dici tu, con materiale standard  o quasi è sempre possibile far svernare le regine e averle pronte molto in anticipo l’anno seguente (del resto è quello che faceva il buon padre Adam), e in più si possono avere presto dei nuclei

Che la Ligustica pura non esiste più è la balla che raccontano quelli che hanno contribuito a distruggerla. E, guarda caso, è la tecnica che stanno usando coloro che producono gli OGM (che stanno tanto antipatici agli apicoltori) per poter dire un giorno: “l’OGM è dappertutto e, quindi, liberalizziamo l’OGM”; insomma una bella dose di ipocrisia!

Altro bell’argomento fasullo, ma che mette a riparo la propria coscienza, è paragonare il mito della razza dei nazionalisti (tra cui Hitler, ma non solo) con il mito dell’allevamento della razza pura in apicoltura.

Innanzi tutto, al contrario di quello che comunemente si pensa, non esistono le razze umane; le ultime ricerche aiutate dalla facilità odierna a fare analisi genetiche hanno mostrato che ci sono molte più differenze genetiche tra due boscimani che non tra un italiano e un cinese (con buona pace di chi costruisce sopra a queste balle un programma di governo del paese).

E se ti dicessi che il meccanismo intellettuale tra un nazionalista e uno che gioca con le razze delle api è lo stesso (ovvero giocare a fare dio)? Del resto si tratta sempre di decidere a priori chi si deve accoppiare con chi e non lasciare mai libera scelta agli individui (ciò che vorrebbero le leggi di natura); Hitler voleva che si accoppiassero ariani con ariani (inutilmente, visto che gli ariani non esistono), i produttori di ibridi madre ligustica con padre carnico, o giù di lì.

Classica è la tua affermazione “Però se fatto bene il risultato è avere un'ape che prende tutti gli aspetti positivi di ogni razza”. Chi decide quali sono gli aspetti positivi? oggi dalle api ci aspettiamo  qualcosa, ieri qualcos’altro, domani chissà: facciamolo pure, però non ammantiamo il tutto di un’aura di superiorità. Se veramente non si vuol essere ipocriti, bisognerebbe avere il coraggio intellettuale di aggiungere alla locuzione “aspetti positivi” la risposta alla domanda “positivi a fare cosa?”, forse a fare soldi, no?

L’altra tua frase, la cito perché tutti i fautori della libertà di ibridazione la dicono: “Comunque sono i selezionatori Buckfast i primi a volere la sopravvivenza delle razze pure, per non far fallire il loro lavoro” ed è indicativa.  Ma ti sei domandato cosa succederebbe se tutti usassero le Buckfast o altri ibridi? come farebbero i selezionatori a far sopravvivere le razze pure, se non vietando agli apicoltori limitrofi le stazioni di fecondazione l’uso di ibridi o razze non utili per l’incrocio? E poi, ti pare giusto che un apicoltore vicino ad un altro che usa ibridi si deve veder ridurre la sua produzione o comunque vanificare la sua personale selezione perché le sue regine si accoppiano con fuchi di chissà quale provenienza? Ripeto: fate pure, ma non prendeteci e non prendetevi in giro: l’unico motivo per cui lo fate è aumentare il vostro reddito, senza prendere in esame le conseguenze, tipico di questa società post moderna che non riesce a pensare al futuro perché incagliata sul presente.

Ultima considerazione sulla eterosi di cui sono tanto innamorati i cultori dell’ibrido: dura poco e dopo qualche generazione si ha una riduzione delle performance degli individui sotto il livello iniziale… inoltre l’eterosi  riguarda sia i caratteri cosiddetti positivi, sia quelli negativi (come aggressività, sciamatura, ecc.); tutto ciò  fa diventare gli apicoltori schiavi degli allevatori di api regine; quindi alcuni di noi si comportano esattamente come non vorremmo si comportassero le multinazionali con le popolazioni agricole dei paesi in via di sviluppo; mettono i loro semi in banche genetiche (senza pagare nulla) e in cambio gli vendono degli ibridi a prezzi da strozzinaggio (quello che penso sulla selezione lo puoi leggere anche qui: http://www.bioapi.it/cosa-penso-della-selezione.html, anno 2005)

Per i pacchi ti faccio sapere presto, magari quando vengo in Puglia (presto).

Per quanto riguarda la tua analisi sull’apicoltura italiana, sono abbastanza d’accordo con te (a parte i distinguo che comunque vanno fatti); la visione dell’apicoltura è vecchia e monocorde: si fa riferimento solo a grandi investimenti e a un grande consumo di energia; e a volte anche le associazioni degli apicoltori rispecchiano questo modo di fare apicoltura (ripeto, con le dovute distinzioni),o almeno, quella a cui, secondo i più, bisognerebbe tendere; nel contempo c’è molta approssimazione e poca capacità di discriminare a chi viene dato quel particolare suggerimento (tipico esempio sono gli apicoltori amatoriali a cui viene spesso consigliato di utilizzare nella lotta alla varroa ogni possibile schifezza). I presidenti spesso sono anziani e il più delle volte rivolti al passato e non di rado riflettono degli interessi particolari che non sempre vanno a vantaggio dei propri soci; insomma c’è molto conservatorismo (e perché dovrebbero mollare il loro potere?). Una certa dose di responsabilità, però, ce l’avete anche voi giovani perché non vi ribellate a questo stato di cose cacciando a calci nel sedere questi vecchi pachidermi che vi sbarrano la strada e vi rubano il futuro; il che fa il paio con quanto ho detto in precedenza rispetto alla generale mancanza di visione del futuro, ovvero non vi ribellate perché avete la percezione solo del presente (al quale non si può certo ribellarsi). Chiunque nel passato abbia fatto una rivoluzione (ricorrono proprio quest’anno i 150 anni dell’unità d’Italia) lo ha fatto, invece, perché aveva un ideale ben scolpito nella mente cui tendere.

Spero non ti sia irritato per il tono che ho usato – o almeno che saprai perdonarmelo –  in fondo ce l’ho molto più con quelli della mia generazione che hanno veicolato idee così egoistiche e poco lungimiranti; egoismo che manifestano (ogni anno che passa ancora lì seduti sulla loro poltrona) con il loro attaccamento al potere (che in apicoltura è anche da 4 soldi, il che la dice lunga su di loro) solo il loro smodato narcisismo e il disinteresse verso il progredire della categoria che dicono di tutelare. Vedo, invece, sempre con maggiore interesse il movimento di giovani che si occupa di apicoltura perché è solo da loro che si può sperare in un futuro migliore (e non solo in apicoltura).

Un abbraccio, Marco

 


 

Ciao Marco, vai tranquillo, io non mi offendo se chi mi parla lo fa in buona fede e può farmi aprire gli occhi su qualche mia pseudo certezza. Ho letto con attenzione la tua analisi. Provo a chiarire i vari argomenti da te toccati. Però prima un doveroso distinguo: bisogna chiarire cosa si vuole fare con le api. Camparci, giocarci, viverci, sperimentare, aggiungerle come reddito complementare? E poi fare i conti con le proprie possibilità finanziare e su quanto si vuole realizzare e bramare.

A volte è facile optare per scelte ecologiche con la tranquillità di un lavoro redditizio o con una certa stabilità economica alle spalle. Purtroppo, generalizzando, mi faccio portavoce di tutti quei trentenni senza eredità di nessun  tipo, a cui un paio di generazioni precedenti hanno lasciato un mondo da schifo e nessun aiuto economico. Solo scelte obbligate.

Problemi come crisi, nessun aiuto bancario, nessuna agevolazione, potere d'acquisto ridotto, inquinamento, varroa ecc ecc purtroppo sono il grosso dell' eredità che i 60/50/40 enni ci hanno generosamente accollato. Detto ciò a me scoccia molto piangermi addosso ma anche essere preso per incapace da chi nella vita ha avuto la fortuna di nascere in un periodo più favorevole grazie allo sforzo di chi quest'Italia l'ha ricostruita e distruggendo successivamente tutto. Questo sfogo non è rivolto a te naturalmente ma credo che, se in me puoi notare o del cinismo o un'attenzione ambientalista inferiore alla tua, tu debba capirne parte delle cause.

Tornando alle tematiche apistiche che interessano di più, ho qualcosa da obbiettare. Discorso cassettino in polistirolo: hai ragione sull'impatto ambientale del polistirolo, anche se anche i legni che ho visto utilizzare per i cassettini hanno il loro. Comunque nonostante tu abbia ragione sull'ammortamento, credimi che il vero problema per chi inizia e l'esborso iniziale. Da qui la mia preferenza. PS io gli spostamenti li ho sempre fatti con i polistiroli e non ho mai avuto problemi. Per le vendite, cartone cerato.

E poi bisognerebbe parlare anche del maggior isolamento termico, e per quanto ho potuto notare, la preferenza spiccata delle api, e il migliore invernamento. Ciò non toglie che se mi venissero proposti portasciami in buon abete a prezzo competitivo, ci potrei pensare. Parlando invece di gestione sciamatura con i cassettini. Il fare pacchi facilita questo compito. Comunque sia la differenza sta nel se si fa apicoltura per hobby o per viverci. Ai primi consiglio di non sentire ciò che dico. Meglio, per la sciamatura, una cassa più grande. Anche se ancora devo conoscere chi senza controllare le casse, non ha di questi problemi. Meglio pensare allora, se sciama la famiglia, amen. Anzi a volte pure meglio, risparmio di fatica e stress se non si ha l'ansia di tirarci fuori del reddito. Tanto qualcosa darà lo stesso.

Per chi lo fa di lavoro il discorso è diverso. Libero ognuno di scegliere la cassa più idonea all'ambiente che lo circonda e il lavoro che fa. Nel mio habitat, per ciò che devo fare e per le mie possibilità economiche, la scelta dei cassettini mi sembra più consona e economicamente quasi obbligatoria. Se vogliamo optare per un'apicoltura più estensiva in zone con fioriture più lunghe e costanti, puntando al miele e con possibilità d'investimento maggiori, allora forse avrei optato per quella da 12 o quella da 10 ma sempre col suo melario di scorte sopra. Comunque il controllo della sciamatura con le sue molteplici tecniche, e nonostante la selezione delle regine, è obbligatorio per almeno tutti i professionisti

Il polline. Forse ho sbagliato a generalizzare. Io ho apiari vicini, quindi non ho molte spese di benzina. Da me inoltre piove poco quindi  posso passare ogni 2/3 gg. Il prezzo può anche essere basso. Però quanto è comodo avere chi te lo ritira in toto, almeno all'inizio? Fare mercatini quanto ti costa invece per vendere al dettaglio? Bisogna valutare bene tutto. Io per pigrizia non vorrei oltre a fare l'apicoltore fare anche il commerciante nel tempo libero. Il polline rimarrebbe un'integrazione. Non so ancora quanto potrò raccogliere per parlare più precisamente. Comunque aprirsi successivamente canali commerciali più redditizi sarebbe auspicabile.

Razza api.

Nonostante sia impegnato a lavorare con la Ligustica con il progetto stile Kefuss per coniugare resistenza alla maggior resa ambientale, ho una visione dell'insieme diversa. Perdonamelo.  Il mio unico obbiettivo è ridare dignità e indipendenza all'ape ovvero la ricerca dell'ape resistente alla varroa. Tutto il resto viene dopo.

Per ora noi siamo quelli che si accaniscono terapeuticamente sull'ape in quanto animale che senza di noi morirebbe. L'unica vera razza ben acclimatata in Italia non è più la Ligustica ma quella che resisterà alla varroa, certezza e fattore squilibrante ma ormai permanente. Io spero nella Ligustica perchè ancora credo che se si è sviluppata originalmente in Italia, un motivo ci sarà. E quel motivo si dovrebbe sposare con il mio obbiettivo di aiutarmi a vivere di apicoltura; e quando dico vivere non dico guadagnare 100.000 euro l'anno lavorando 48 ore al giorno, ma poter avere una certa serenità e avere anche il tempo di godere dei propri interessi. Invece la tendenza dei "patriarchi" dell'apicoltura attuale è quella di prendersi il mondo, sacrificando famiglia, interessi, ecc. e di far diventare l'ape l'unico motivo di vita, solo per il ritorno economico, visto che se ci fosse almeno una componente umana, l'ape non sarebbe in questa situazione.

Se un domani dovessi accorgermi che non ci sono possibilità con la Ligustica neanche con piani di selezione lunghi e mirati, e che quindi non saprà mai difendersi dalla varroa, l'abbandonerò. E senza rimpianti. Sarebbe come un eutanasia.

Se invece i ceppi di Ligustica resistenti perderanno quelle qualità produttive che hanno reso famosa questa razza in tutto il mondo, l'abbandonerò nei miei apiari ma spero possa sopravvivere in aree protette come un qualsiasi ecotipo a rischio estinzione, biodiversità. Se poi vogliamo che l'apicoltura diventi una pratica solo hobbistica o per pochi fortunati, rinunciamo agli aspetti produttivi e facciamo gli esteti e facciamola morire.

C'è una bella via di mezzo tra chi sfrutta le api solo per il profitto gestendo da solo e male 1000 casse senza fare selezione, test, trovare tempo per ricercare l'ape più resistente ma anche sufficientemente produttiva, e chi se la prende facendo l'integralista con chi la vorrebbe solo resistente perchè lui campa magari con un altro lavoro. Terminando dico che per quel che mi riguarda le caratteristiche che dobbiamo inseguire in quanto apicoltori professionisti dovranno essere: produzione necessaria a risultati per noi eticamente sufficienti e autosufficienza dell'ape a 360 gradi. Ed ecco del perchè della mia scelta di intervenire il meno possibile sulle casse e di lasciare un melario per loro.

Qui non sono il portavoce di nessuno. Parla solo un idealista che formalmente ha come esempio positivo un'organizzazione di tipo piratesco: senza alcun pregiudizio su chi sale a bordo, incoraggiando il merito, con una struttura sul posto di lavoro ugualitaria, libertaria ma con poche regole, semplici e chiare assolutamente da rispettare e con molta voglia di godersi la vita anche giù dalla nave. Liberi e contro tutte le bandiere che simbolizzano i pachidermi di cui parli. Io per la mia ciurma devo puntare al loro benessere per metterla nella condizione di farmi e farli lavorare meno e farmi guadagnare il "giusto".

Chiedo quindi anche a te Marco di trovare e indicarmi le tecniche per poter stare il meno possibile sulle api aumentando il reddito lavorativo/orario. Per me è quella la strada da seguire.

Come al solito mi perdo in sproloqui ah,ah,ah e mi dilungo. So che mi martellerai su alcuni aspetti, ma credimi che il futuro che vorresti non è diversissimo dal mio. Forse cambiano solo i punti di partenza ma magari mi sbaglio.

Ti mando un abbraccio, Luca

 


 

Riprendo, anche se con un po' di ritardo, il filo del discorso, scusami ma ero molto impegnato.

Per provare a fare un discorso costruttivo, bisogna farlo a prescindere da tutto il resto (trentenni, lavoro, mondo di schifo, ecc.) non perché voglio fare l'intellettuale, nobile di sinistra (come ce ne sono tanti), quello con la puzza sotto il naso. E' perché bisogna dare un po' di ordine ai discorsi. Parliamo di api (poveracce, loro che c'entrano con i nostri problemi), cerchiamo di capire cosa è più opportuno fare per salvaguardarle, perché così salvaguardiamo il nostro lavoro futuro (e quello dei nostri figli e nipoti, interessa?). Per esempio ogni volta che faccio qualcosa mi pongo sempre la domanda (tipica dei contadini di una volta) ma il mio intervento provoca un peggioramento o un miglioramento (o magari è indifferente) alla situazione precedente? A questo punto innestiamoci tutti i discorsi che vuoi (i trentenni, lo schifo e quant'altro) dopo di che io non rappresento l'integralismo; sono quanto più lontano da una visione unica. Anch'io, quando ho dovuto ho fatto lavoro di rapina, ma ero cosciente che ciò che facevo non andava bene ma lo facevo lo stesso perché era “bere o affogare”. Cerco di essere più coerente possibile; se non riesco ad esserlo non mi straccio le vesti; non punto il dito sugli altri, ma incoerente e ipocrita assieme, no, è pericoloso per la salute mentale.

Rispetto alla tua analisi delle ragioni sociologiche che ci stanno spingendo verso il baratro, sono pienamente d'accordo con te; vogliamo farne pagare le conseguenze alle api? Non mi chiedere, però, di chiudere gli occhi; non l'ho fatto in passato, quando sarebbe stato più conveniente farlo, oggi non lo faccio per un piatto di lenticchie. Vamos.

Se per il polistirolo non hai avuto mai problemi vuol dire o che avevi la rete al posto del coprifavo oppure che i tuoi sciami non erano particolarmente forti (o trasporti brevi, naturalmente). Ok per l'isolamento termico ma i difetti continuano ad essere maggiori dei pregi.

Per quanto riguarda la sciamatura e arnia sono d'accordo con te. Aggiungerei solo che chi fa l'apicoltore non per reddito, può lasciarle sciamare (tutte le tecniche per evitarla sono aleatorie se non fatte molto bene, eppure eppure) considerando che trattando lo sciame preso dall'albero e, in seguito, la famiglia dal quale è partito, ci si risparmia un sacco di problemi con la varroa. Ok anche sul polline, oggi siamo d'accordo su tutto, mi devo preoccupare?

Anche sulla razza d'api non è che poi, ora, c'è tutta sta differenza; per il momento chi fa selezione sul carattere della resistenza alla varroa si conta sulla punta delle dita di una mano (o forse ce ne saranno altri che lavorano senza troppo clamore); molti di più sono quelli che giocano col fuoco; tanto  se poi qualcosa va storto troveranno sempre un appiglio oratorio per scaricarsi le responsabilità.

Tecniche per poter stare meno sulle api, oltre quelle che già sai (pacchi d'ape contro la sciamatura e asportazione della covata per controllare la varroa e contemporaneamente fare sciami), non ne ho. Del resto il costo delle api e del miele, in questo periodo, è a livelli record, che altro vuoi dalla vita. Oggi è più facile fare reddito con le api che in fabbrica e non mi dire che non è anche più divertente!

Ti abbraccio. Marco

 


 

Avrei anche da farti una domanda: sai se dal Centro Italia in giù (meglio se vicino alla Puglia) c'è chi smiela per conto terzi? In prospettiva l'unico di cui so è Bonizzoni, ma non mi sembra il caso da Lecce.

Un abbraccio

 


 

Secondo me puoi provare a sentire tutti quelli che hanno un laboratorio di smielatura nei dintorni. Nel mio, ad esempio, faccio smielare altre due persone. Bisogna stare un po' attenti, soprattutto se c'è di mezzo il biologico. Fai monofora?

A presto

marco

 


 

Purtroppo qua mieli monofloreali, se non eucalipto, non se ne fanno. Gli agrumi sono inquinati dal fieno greco e viceversa. Gli apicoltori di qua, purtroppo non concepiscono questo servizio, anche ben pagandoli.

Quest'anno partendo da solo come azienda sono un po' in ritardo e non credo avrò molto tempo per fare pubblicità o partecipare alle riunioni, quindi se mi potrai aiutare in tal senso, te ne sarei riconoscente.

Ti manderò sicuramente le figlie di quelle regine che hanno avuto migliori risultati (produzione/igienicità/tolleranza varroa) così me le potrai osservare. Ho un apiario di fecondazione con solo casse risultate per lo meno igieniche al 100%. Speriamo nei fuchi.

A presto

 


 

Penso di poterti aiutare. Fammi sapere di che quantitativo stiamo parlando. Quando parli di sciami stai parlando di nuclei artificiali? Anche qui fammi sapere quanti ne hai. Sei certificato o li devi vendere come convenzionali? E se convenzionali, la cera ha residui? Considera che, malgrado quello che si dice in giro, sono soprattutto i fuchi dell'apiario che fecondano le regine.

A presto. Marco

 


 

Ciao Marco,

Sì sto parlando dei classici nuclei su 5 telai. Non ho certificazione bio anche se la cera vecchia è bio ereditata da un apicoltore con cui ho lavorato e quella nuova è la bio del Pungiglione. Io ho usato solo ossalico. Come potenziale ti posso dire che lavorerò su 200 cassettini che qui, salvo fenomeni atmosferici particolaralmente avversi, sono già pronti per scrollare bene verso 15/20 Marzo. Io avevo calcolato,che se seguissi i ritmi dell'anno scorso, (primavera per giunta bruttina) da 200 famiglie potrei fare 400 pacchi. Con una media di circa 50 la settimana minimo.

I nuclei artificiali potrebbero essere fatti a discapito dei pacchi. Io per me ad Aprile, se scrollo 1.5 kg di api con regina feconda e 5 telai più nutrizione, ho in poco tempo una famiglia che andrà a fare miele, con telai nuovi e pulita. Dimmi comunque tu, come la pensi. Io ho più dimestichezza a fare nuclei da pacchi che non con la covata, ma nel caso non ci sarebbero credo grandi problemi. Però logicamente i pacchi vanno a discapito dei nuclei e viceversa.

 

Per il discorso fuchi, io la penso come te. Alle Canarie, da dove vengo, gli apicoltori addirittura circondano i nuclei di fecondazione di cassa con telai a fuco. Loro dicono che voli nuziali lunghi sono leggenda e che hanno visto regine fecondarsi quasi immediatamente fuori la cassa... a patto che si saturi bene la zona.

Ti giro però una domanda: nell'apiario ho le 30 casse migliori e igieniche al 100% donatrici di fuchi e i nuclei di fecondazione. Fra quelle 30 però ho anche le madri da cui innestare. Non ci sono problemi di consanguinità? O dovrei isolare le madri?

PS se devi venire in Salento fammi sapere, che se devi fermarti a dormire noi abbiamo una stanza matrimoniale in più, se non ti danno fastidio i pianti dei neonati.

A presto

 


 

Venti regine di linee diverse sono più che sufficienti per scongiurare pericoli di consanguineità, vai tranquillo.

Marco

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Commenti   

0 # Vincenzo 2012-10-07 14:27
Buonasera,
volendo cominciare questo tipo di selezione "naturale", come si dovrebbe fare? C'è una check list da seguire o un elenco per punti? Grazie.
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0 # Marco Valentini 2012-10-09 14:29
Ciao Vincenzo,
ti consiglio di leggere questo post, se già non l'hai fatto, e ne riparliamo: http://bioapi.it/e-se-selezionassimo-unape-resistente-alla-varroa.html.
Grazie del commento.
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