Non solo neonicotinoidi: il fronte che minaccia le api si allarga a dismisura

Le api ritornano dall’impollinazione con una suscettibilità alle malattie raddoppiata o triplicata. E’ uno scenario anche molto peggiore di quello prospettato dalle associazioni ambientaliste e dagli apicoltori nelle loro campagne contro i neonicotinoidi, ed è la conclusione di uno studio sul campo condotto da importanti ricercatori americani.

Lo studio è stato pubblicato il 24 luglio su PLOS ONE e da allora è stato rilanciato e commentato ampiamente non solo negli Stati Uniti ma anche in Inghilterra, con toni pessimistici rispetto alla situazione descritta dai ricercatori. In sostanza, si tratta del primo studio sul campo degli effetti sulle api dei comuni pesticidi (in particolare fungicidi) utilizzati in diverse colture impollinate commercialmente dalle api. Una volta raccolti i campioni di polline dagli alveari, questi sono stati utilizzati come nutrimento per famiglie di api sane, le quali sono state poi sottoposte a dei test di resistenza all’infezione da Nosema ceranae. In media, nel polline si è riscontrata la presenza di nove diversi prodotti agrochimici, tra cui insetticidi, erbicidi, acaricidi e fungicidi. Chlorothalonil (fungicida) e Fluvalinate (insetticida) sono stati quelli ritrovati più frequantemente. In particolare la presenza di questo pesticida ha reso le famiglie di api quasi tre volte più suscettibili all’infezione da Nosema ceranae, ma in generale si nota una compromissione del sistema immunitario dell’ape. La ricerca dovrà ora fare ancor più luce sulle dosi sub-letali di fungicidi, che finora non sono mai stati oggetto di restrizioni all’uso legate alla salvaguardia delle api.

http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0070182

http://us1.campaign-archive1.com/?u=5fd2b1aa990e63193af2a573d&id=d110dccdb1

 

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