L'uso dei neonicotinoidi può influenzare negativamente raccolti a causa dell'uccisione della fauna utile

Il principio di precauzione andrebbe sempre attentamente valutato, ogni qual volta si fa qualcosa che potrebbe provocare danni gravi, ma in una società sempre più in corsa nel trovare nuovi motivi di business come la nostra, questo è molto difficile; se, poi, le ditte che mettono in moto questi affari sono multinazionali e, quindi, molto potenti e molto abili a fare lobbying e, quindi, capaci  di frenare qualsiasi contestazione anche quando sono acclamati i rischi per la salute e l'ambiente, tornare indietro è difficilissimo.

La produzione, la messa sul mercato e la distribuzione della classe di insetticidi di cui fanno parte i neonicotinoidi è uno di questi casi in cui il principio di precauzione non è stato attentamente preso in esame e benché siano anni che si susseguono prese di posizione di apicoltori e ricercatori che lanciano segnali di pericolo sempre più accorati e allarmati, sembra proprio che non si riesca a fare la cosa più di buonsenso che esista, bloccarne la vendita e lo spargimento nell'ambiente, almeno fintanto che sarà dichiarata la loro certa innocuità. Queste continue ricerche, che tra l'altro, se effettuate da ricercatori indipendenti, portano sempre allo stesso risultato, ovvero di forte preoccupazione, sono anche costosissime e tutte a carico dei contribuenti per cui si ha il paradosso (molto comune, a dire il vero, nella nostra società) che i profitti degli affari vanno in mano di privati e le spese per ottenerli spesso vengono spalmate sulla collettività: per cui il cittadino si trova a soffrire per un ambiente insano e, contemporaneamente deve anche pagare perché venga ristabilita la correttezza.

Una delle ultime ricerche che hanno messo in evidenza la pericolosità dei neonicotinoidi e il cui titolo tradotto è: "l'insetticida neonicotinoide viaggia attraverso la catena alimentare del substrato del suolo, interrompendo il controllo biologico dei parassiti non bersaglio e riducendo la produzione di soia", è stata fatta da alcuni ricercatori statunitensi, Margaret R. Douglas, Jason R. Rohr e John F. Tooker rispettivamente del Dipartimento di Entomologia, dell'Università dello stato di Pensilvania, del Dipartimento di Biologica Integrativa dell'Università del Sud Florida e Dipartimento di Entomologia dell'Università dello Stato della Pensilvania.

L'insetticida neonicotinoide protagonista della ricerca e che ha impegnato gli scienziati sia in laboratorio che in campo, è stato il  thiamethoxam applicato come rivestimento dei semi di soia e e ne sono state valutate le interazioni tra la coltura trattata, alcuni molluschi erbivori (in particolare la lumaca parassita Deroceras reticulatum) che non sono il bersaglio dell'insetticida, ma presenti nei campi di soia e i loro naturali predatori che sono degli insetti, nel caso specifico dei coleotteri predatori della specie Chlaenius tricolori.

Nei test di laboratorio, la lumaca parassita Deroceras reticulatum non era influenzata dalla presenza di thiamethoxam, tuttavia ha trasmesso la tossina ai coleotteri predatori compromettendone la salute o uccidendone il 60% di loro. In campo, invece, i trattamenti alle sementi a base thiamethoxam ha diminuito l'attività e la densità degli artropodi predatori, riducendo così la predazione delle lumache e, di conseguenza, la densità delle piante di soia si è ridotta del 19% e la produzione del 5%.

Le analisi dei residui del neonicotinoide hanno rivelato che le concentrazioni di insetticida sono diminuiti attraverso la catena alimentare, ma i livelli nelle lumache raccolte sul campo erano ancora abbastanza alti e in grado di danneggiare gli insetti predatori.

I ricercatori statunitensi hanno sintetizzato i loro risultati affermando che precedentemente a questa ricerca è stato trascurato il percorso ecologico attraverso il quale l'uso dei neonicotinoidi può ridurre involontariamente il controllo biologico e la resa delle colture. Il trasferimento trofico dei neonicotinoidi mette alla prova il pensiero  che le tossine applicate sui semi siano esattamente mirate ai parassiti erbivori e mette in evidenza la necessità di considerare gli artropodi predatori e le comunità del suolo nella valutazione del rischio nella somministrazione dei neonicotinoidi.

L'esposizione dei predatori alla tossicità dei neonicotinoidi attraverso parassiti non bersaglio potrebbe essere, sempre secondo i ricercatori autori di questo studio, particolarmente dirompente per il controllo biologico, perché colpisce proprio quei nemici naturali che si nutrono di parassiti.

Anche se non tema principale del lavoro di ricerca, gli scienziati hanno scoperto che l'insetticida neonicotinoide si residuava anche  nei lombrichi in dosi abbastanza alte; anche questo preoccupante per il controllo biologico dei parassiti, perché i lombrichi sono noti essere importante preda di predatori generici quando altre prede sono scarse. In particolare, i lombrichi erano gli unici organismi nel campo sottoposto a prova che contenevano imidacloprid seppure questo insetticida non era stato utilizzato da almeno 1 anno.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1365-2664.12372/full

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