Colonie alimentate artificialmente

Colonie alimentate artificialmente hanno maggiori quantità di patogeni di quelle che si alimentano naturalmente

Apidologie ha recentemente pubblicato un lavoro condotto da una equipe di ricercatori statunitensi dell'USDA (il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti), tra i quali Gloria DeGrandi-Hoffman è la capofila, che dimostra come l'alimentazione proteica delle colonie prima della fioritura del mandorlo effettuata con il polline (nel caso specifico quello delle italianissime cime di rapa) migliora enormemente la loro performance rispetto ad una alimentazione proteica artificiale.

 

Candito sul coprifavoSembrerebbe la scoperta dell'acqua calda, eppure non è così, visto che gli apicoltori, anche quelli nostrani si affidano senza troppe remore all'alimentazione artificiale. Ho recentemente partecipato ad una discussione tra apicoltori di cui uno era assertore del passaggio agli ibridi di tipo Buckfast il quale, rispondendo al dubbio del collega rispetto al fatto che spesso queste api lasciano il nido senza scorte con il rischio di morte per fame, spiegava: "Beh, che problema c'è? Quando capita gli metti un bel candito e risolvi il problema".

Questa ricerca sembra dimostrare che il problema, invece, continua a sussistere e che, forse, dovremmo smetterla di rispondere in maniera semplicistica ad un fenomeno complesso, altrimenti procuriamo alle nostre colonie dei forti scompensi per poi imputare il risultato catastrofico a qualche malattia o avvenimento esterno.

Impasto del canditoIn particolare lo studio è stato realizzato per dare una risposta agli apicoltori che praticano il servizio di impollinazione del mandorlo. Gli studi precedenti a questo avevano dimostrato che l'alimentazione con nutrimento a base di polline e integratori con altro tipo di proteine sono equivalenti per appetibilità sviluppo della ghiandola ipofaringea delle nutrici, concentrazione di proteine dell'emolinfa, produzione di covata e la crescita delle colonie. Tuttavia, era già chiaro che la carica virale delle colonie alimentate con polline invece di proteine alternative è più bassa forse perché l'alimentazione con polline influenza l'espressione di geni associati con il metabolismo e la funzione immunitaria.

Questi studi precedenti, però, erano pregiudicati da un periodo di prova troppo corto (un mese); inoltre questo studio ha voluto mettere in relazione un'alimentazione artificiale con proteine alternative al polline e un'alimentazione su una coltura naturale, quella dei broccoli-cime di rapa nel periodo novembre-febbraio.

I risultati dimostrano che le colonie alimentate artificialmente avevano un livello più alto di patogeni ed anche una maggiore perdita di regine durante la prova. Il valore nutrizionale delle proteine naturali è stato dimostrato essere maggiore di quelle alternative; tuttavia il titolo delle proteine nell'emolinfa delle api e la popolosità delle colonie erano analoghe in entrambe le tesi e questo potrebbe aver contribuito, secondo gli autori, ai più alti livelli di  patogeni nelle colonie.

Le api hanno digerito meglio le proteine del polline delle cime di rapa rispetto a quello dell'alimentazione artificiale (67% Vs 35%). Le differenze potrebbero dipendere dal fatto che le proteine dell'alimento artificiale derivano dalla soia, farina di orzo e uova, nessuna delle quali fanno parte della dieta naturale delle api.

Campo di broccolettiI ricercatori hanno trovato un nesso significativo tra i livelli di Nosema e la quantità di proteine nell'intestino delle api. Il Nosema si moltiplica all'interno del tessuto dell'intestino e probabilmente compromette la digestione e l'assorbimento dei nutrienti. Lo stress nutrizionale si aggrava quando c'è un'infezione di Nosema perché questo microsporidia confida sul fatto che l'ospite fornisca l'energia necessaria per la crescita e la riproduzione.

Gli studiosi concludono dicendo che negli ultimi 7 anni, le perdite di colonie di api durante l'inverno negli Stati Uniti sono state tra il 22 e il 36%. Le perdite sono dovute a molti fattori, molti dei quali sono legati allo stato nutrizionale della colonia. L'alimentazione delle colonie con mangimi proteici nelle loro attuali formulazioni non sembra riuscire a ridurre le perdite delle colonie. In questo studio, durante la prova sono morte il 30% delle colonie alimentate artificialmente, dato che è all'interno della media delle perdite annuali invernali negli Stati Uniti. Anche se l'alimentazione artificiale può aiutare l'aumento della popolazione di api nelle colonie in modo da essere più efficienti in primavera, questo studio indica che l'alimentazione proteica artificiale da sola non riesce a sostenere la salute e la sopravvivenza delle colonie per periodi prolungati in inverno soprattutto quando le colonie rimangono attive.

lab.springer.com

 

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