È responsabilità di ogni apicoltore provare a selezionale per la resistenza alla varroa per ridurre l'uso della chimica negli alveari.

È responsabilità di ogni apicoltore provare a selezionale per la resistenza alla varroa per ridurre l'uso della chimica negli alveari.

È questa la conclusione della lunga ricerca, avviata nel 1999 da John Kefuss e che ha recente pubblicato Journal of Apicultural Research.

John Kefuss è noto tra gli apicoltori di tutto il mondo per aver intrapreso il metodo "Bond" ovvero "Vivi e lascia morire" nella sua azienda di Toulose in Francia.  A seguito di questo è partito un progetto di selezione dal materiale genetico delle colonie sopravvissute che è ancora in atto.

 

All'inizio ci fu la perdita di oltre due terzi delle 268 colonie originarie. Tuttavia, 2013 furono utilizzati per l'apicoltura commerciale 519 colonie che non furono sottoposte a trattamenti contro la varroa e, malgrado questo, le popolazioni di acari erano molto basse.

Oggetto del lavoro di Kefuss furono sottoposte ad esame due popolazioni di alveari distanti circa 40 chilometri. Una era diretta discendente delle prime sopravvissute, dove le mortalità furono rimpiazzate con nuove colonie prodotte per scissione o acquistando delle colonie da apicoltori commerciali e contenenti le regine figlie, delle migliori sopravvissute. La fecondazione delle regine fu affidata al caso.

La seconda popolazione, creata nel 2002, era discendente di sei alveari acquistati da apicoltori locali e divise fino ad arrivare al numero di 60 colonie la cui regine furono rimpiazzate con vergini provenienti dalla popolazione 1 ma fecondate da fuchi naturalmente presenti nella nuova zona. Il rimpiazzo degli alveari morti fu fatto unicamente attraverso la divisione delle colonie sopravvissute.

Nella loro prova, Kefuss e collaboratori, hanno portato avanti soltanto gli alveari che mostravano di sopravvivere eliminando anche gli alveari con sintomi da virus di cui la varroa è il vettore. Tuttavia, lo stesso Kefuss non consiglia di utilizzare questo test di sopravvivenza a causa del forte rischio di perdere un gran numero di alveari.

Analizzando i risultati della ricerca gli autori si sono anche domandati se si stavano trovando in presenza di resistenza o tolleranza delle api alla varroa.

Data per assodata la definizione di resistenza come "la capacità di un ospite di limitare il parassita dannoso" e quella di tolleranza come "la capacità di un ospite di limitare i danni causati da un determinato parassita". Accettando queste definizioni nel caso di resistenza, la popolazione di acari dovrebbe diminuire man mano che le api diventano più resistenti mentre ci si aspetterà che rimanga allo stesso livello o addirittura aumenti se tollerante. Nel caso specifico delle colonie di Kefuss, in 7 anni di test sulla presenza di acari sugli adulti e nella covata, la popolazione di acari è significativamente diminuita indicando una chiara progressione verso una maggiore resistenza.

Naturalmente, risulta chiaro che i meccanismi di resistenza e tolleranza (qualunque essi siano) possono richiedere anni per essere espressi prima che possano essere utilizzati per la selezione. Dato che il controllo chimico dell'acaro maschera e distrugge la selezione naturale per questi meccanismi.

Tuttavia questa ricerca dimostra che in condizioni di apicoltura da reddito, possono essere utilizzati metodi semplici per selezionare colonie che allevano ridotte popolazioni di acari.

La ricerca scientifica ha scoperto che i prodotti chimici usati per i trattamenti contro la hanno un forte impatto sulla salute delle colonie, l'immunità, e potenziano gli effetti degli insetticidi usati in agricoltura; ecco perché esistono evidenti motivi per selezionare le api verso la resistenza alla Varroa e perché le sostanze chimiche non devono essere utilizzate nel controllo della varroa.

Kefuss conclude la ricerca con un appello: I nostri risultati dimostrano che è possibile selezionare le api che mantengono un basso carico di varroe,  utilizzando metodi semplici adatti alle condizioni apicoltura da reddito e allevare questo materiale genetico anche quando il meccanismo di resistenza non è ben chiaro. Noi crediamo che è responsabilità di tutti coloro che allevano api provare a selezionare api che abbiamo un comportamento di resistenza verso la Varroa in modo da ridurre le sostanze chimiche utilizzati negli alveari. Dobbiamo questo sforzo per il grande pubblico e per le future generazioni di apicoltori.

Tratto da: http://www.tandfonline.com/

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