Un nuovo metodo di somministrazione permette di usare l'acido ossalico in presenza di covata

VarroaTutti gli apicoltori sanno che l'acido ossalico è un ottimo principio attivo che ci aiuta a tenere sotto controllo la varroa, per di più senza lasciare residui nella cera, come capita alla stragrande maggioranza degli acaricidi di sintesi.

Ha, però, un grave difetto: agisce efficacemente esclusivamente in assenza di covata e per questo il suo uso ottimale si ha nel periodo autunno-invernale, quando la regina ha naturalmente ha una stasi nell'ovideposizione. In estate non funziona perché la maggior parte delle varroe (non meno dell'80%) si trova nelle cellette opercolate della covata intenta a compiere il proprio ciclo di sviluppo ed è protetta, dagli effetti dell'acido ossalico, dall'opercolo della celletta. Qualora l'apicoltore, per tenere sotto controllo la varroa nel periodo estivo, volesse utilizzare questo principio attivo è obbligato ad affidarsi, in aggiunta all’acido ossalico, anche alla tecnica dell'ingabbiamento o confinamento della regina che dovrà prolungare per un periodo che permette di avere nella colonia tutte le varroe sulle api adulte.

Matías Maggi del CIAS, Centro de Investigación en Abejas Sociales dell'Università Nazionale di Mar del Plata, Funes in Argentina e assieme ad altri ricercatori argentini hanno recentemente testato un nuovo metodo di somministrazione dell'acido ossalico nel periodo primaverile/estivo consistente nell'impregnare delle strisce di cellulosa  con una soluzione di acido ossalico e glicerina. Questo nuovo metodo riuscirebbe, se funzionasse, a tenere sotto controllo la varroa usando l'acido ossalico in presenza di covata, ovvero senza nessun'altra tecnica biomeccanica di blocco della covata, risolvendo non pochi problemi degli apicoltori che conducono aziende certificate bio.

La prova in questione ha impegnato 48 alveari tra quelli sottoposti al trattamento con Aluen Cap (il nome del nuovo prodotto, ancora non registrato in Italia), quelli trattati soltanto con strisce di cellulosa imbevute della sola glicerina e alveari di controllo che non hanno subito alcun trattamento, testati sia in primavera sia in estate che in autunno. Il trattamento con Aluen Cap consiste in 4 strisce ad "U" di cellulosa della misura di 45×3cm e 1,5mm di spessore; ogni striscia contiene 10g di acido ossalico miscelato con 20 ml di glicerina. Nella prova, ogni striscia fu posta a cavalcioni del 2°, 4°, 6° e 8° telaino del nido. Le cadute delle varroe furono valutate ogni 7 giorni per 6 volte e alla fine della conta delle cadute, le colonie furono trattate, per valutare l'efficacia del trattamento con Aluen Cap, introducendo due strisce imbevute di flumetrina tenute per 45 giorni. Gli alveari furono anche valutati per il corretto sviluppo della colonia e di 14 colonie usate per la prova furono analizzate anche varie matrici quali miele, api e cera per valutare eventuali residui.

Aluen capL'efficacia media del nuovo formulato è stato del 93,1 % con bassa variabilità (range tra l'85,9 e il 98,8 %). La maggiore mortalità delle varroe i ricercatori l'hanno osservata durante i primi 22 giorni durante i quali sono morte una media del 74,4% degli acari.

Un'altra prova, a dire il vero un po' meno scientifica, ma meritevole di essere menzionata sia per il giornale che l'ha pubblicata (American Bee Journal di Gennaio) che per l'autore, ovvero Randy Oliver di scientificbeekeeping.com, un apicoltore professionista e biologo molto accreditato negli Stati Uniti, ha messo in relazione più prodotti anti-varroa potenzialmente utilizzabili da aziende certificate bio. Randy Oliver ha confermato la prova di Matías Maggi ma ha messo in evidenza tre problemi relativi alla enorme quantità di strisce che sono necessarie per trattare tutti i suoi alveari (1.500 x 8 strisce sono ben 12.000 strisce), la susseguente quantità di rifiuti pericolosi che si generano visto che nelle strisce rimane una grande quantità residua di acido ossalico e glicerina ed il percolo (da non sottovalutare) che si vada rapidamente a selezionare varroe resistenti all'acido ossalico.

Insomma, se questi dati fossero confermati da una qualche ricerca scientifica anche in Italia, sarebbe interessante che qualche casa farmaceutica cominciasse l'iter per la sua autorizzazione alla vendita.

www.researchgate.net/

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