Biologico e convenzionale, grande la differenza tra coltivazioni sperimentali e in pieno campo

Campo di maisUna ricerca dell'Università del Michigan ha trovato che esiste una grande differenza di produzione quando le tecniche di produzione a basso impatto o biologiche sono praticate in pieno campo oppure in piccole parcelle sperimentali normalmente utilizzati per metterli alla prova.

 

Il lavoro, pubblicato sull'ultimo numero di PNAS, ha confrontato i rendimenti di una rotazione delle colture di grano, mais e soia in tre diverse modalità di gestione dei campi: convenzionale, a basso impatto e biologici. Le prove sono state condotte su piccoli parcelle sperimentali e in pieno campo.

È interessante constatere che i ricercatori non hanno trovato differenze apprezzabili nei rendimenti quando si esaminava la gestione convenzionale delle colture, ma hanno invece notato un significativo divario di rendimento significativo quando valutavano i rendimenti delle colture a basso impatto o biologiche.

Secondo Sasha Kravchenko, autore principale e biologo del Michigan State University, questa differenza può essere attribuita alle difficoltà aggiuntive che presenta la produzione su larga scala a basso impatto o biologica. La gestione convenzionale si basa, infatti, su un'applicazione uniforme dei prodotti chimici utilizzati quali fertilizzanti e pesticidi e le pratiche che possono essere facilmente graduate man mano che l'estenzione dei campi aumenta. Al contrario, la coltivazione a basso impatto e la gestione biologica richiedono una maggiore manodopera, come la coltivazione di colture di copertura, che sono più difficili da modulare man mano che gli appezzamenti di terreno crescono di ampiezza. A causa di queste difficoltà gli agricoltori possono vedersi abbassare il rendimento della coltura a basso impatto o a gestione biologica in pieno campo rispetto alla ricerca su piccolo appezzamento anche del 30%.

Secondo gli autori della ricerca Il loro studio dimostra che è necessario investire in studi di scala, altrimenti si rischia di raccomandare agli agricoltori metodi poco pratici che non produrranno il livello di ritorno promesso.

Tra i fattori più importanti che hanno influenzato il divario di rendimento tra parcelle sperimentali e campi coltivati è stata l'uso di colture di copertura. Infatti le colture a basso impatto e l'agricoltura biologica non si basano sui fertilizzanti chimici, ma devono invece cercare di utilizzare come coltura precedente il trifoglio rosso per arricchire il loro suolo con azoto. Mentre i concimi chimici possono essere distribuiti sempre in maniera uniforme, la variabilità in altitudine, la qualità del suolo e i livelli di umidità presenti in pieno campo fanno si che le colture di copertura non possano esprimere i loro benefici per la salute del suolo su tutta la superficie della coltura, diminuendo, , la resa complessiva rispetto alle aspettative. In una campo sperimentale più piccolo, il ricercatore può prendersi maggiore cura affinché  le colture di copertura si insedino perfettamente e prosperino. Questo livello di manutenzione diventa meno pratico in un ambiente più grande.

Il team ha anche trovato alcune difficoltà nella gestione delle infestanti. Senza poter controllare le erbacce attraverso i prodotti chimici, gli agricoltori che coltivano a basso impatto o biologici devono utilizzare nei loro campi metodi più onerosi in termini di tempo quali la rotazione. Questo permette un  sufficiente controllo delle infestanti in lotti più piccoli, ma ancora una volta, in scala maggiore, la tecnica può diventare senza la giusta quantità di manodopera, impraticabile.

Quindi gli esperimenti su coltivazioni più vaste non devono essere considerate un lusso, ma qualcosa che deve essere fatto, soprattutto per i test di verifica che richiedono capacità e lavoro extra.

msutoday.msu.edu

StampaEmail

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Bioapi il portale di apicoltura biologica e naturale

Logo Bioapi

Bee Radio Podcast