Finalmente tradotto anche in Italia l'Apicoltura all'abbazia di Buckfast

Se hai deciso di abbandonare l’apicoltura amatoriale per una più da reddito, Apicoltura all’abbazia di Buckfast di Padre Adam è il libro che non puoi non leggere. E se, dopo averlo letto, un rammarico c’è, è su come mai finora nessuno, prima di Montaonda (la casa editrice che ha curato la stampa nella versione italiana, la traduzione è di Pietro Maggiorelli e Luca Vitali) aveva mai notato il grande valore didattico di questo volumetto; e dire che la sua prima edizione è datata 1974!

Questo è un libro i cui concetti, consciamente o inconsciamente, sono seguiti dalla stragrande maggioranza degli apicoltori professionali; io stesso, leggendolo, mi sono stupito nel trovarmi a condividere il modello di apicoltura proposto da Padre Adam (per poi, in questi ultimi anni, provare a superarlo, ma questo lo vedremo in seguito) pur senza aver mai letto nulla di lui (se non qualcosa sulla selezione dell’ibrido conosciuto con nome di Buckfast, e proprio per questo guardarlo con un po’ di scetticismo). 30 anni di apicoltura, per arrivare al punto che Padre Adam aveva così chiaramente sviluppato all’inizio della mia carriera di apicoltore assolutamente ignaro di qualsivoglia nozione apistica. Quanto tempo sprecato, o forse no, se è vero che per apprendere bisogna un po’ faticare…

In Apicoltura all’abbazia di Buckfast il lettore può trovare tutti i cosiddetti segreti dell’apicoltura professionale che affascinano tanto gli apicoltori alle prime armi (ma anche no) che incontro nelle mie numerose riunioni annuali. Dall’importanza della forza delle famiglie al pareggiamento degli alveari, dalle pratiche per evitare la sciamatura alla formazione degli sciami artificiali, dall’allevamento delle regine alla nutrizione delle colonie, tutto è scritto - magari non nel modo a cui ci hanno abituati i vari manuali di apicoltura che più o meno meritatamente, quelli sì, riempiono gli scaffali della libreria degli apicoltori - con una prosa davvero piacevole e accattivante.

Certo, in questo libro si descrive l’apicoltura globalizzata, quella che si pratica grossomodo in tutti i paesi del mondo cosiddetto occidentale e che in questi ultimi anni, alcuni apicoltori si sentono di criticare profondamente; con questo, però, non voglio per nulla sminuire il lavoro di Padre Adam, e non solo perché il libro lo ha scritto molto tempo fa, quando nessuno ancora parlava di decrescita, ma anche perché, per superare un modello consolidato, prima bisogna conoscerlo approfonditamente. Ma non posso negare che ai miei occhi stride non poco quella che avverto come la grande contraddizione degli uomini di chiesa che, come padre Adam, si sono impegnati strenuamente a piegare la natura (nel suo caso quella dell’ape) al volere dell’uomo, come se dio con la sua creazione avesse potuto fare di meglio. In realtà Padre Adam nel suo libro parla anche di selezione naturale mostrando che, probabilmente, Darvin non gli era del tutto indifferente.

L’apicoltura che padre Adam descrive in l’Apicoltura all’abbazia di Buckfast è quella che si fonda sul mito della massima performance produttiva possibile tanto che ad un certo punto si può leggere che la selezione delle api è l’unica che può dare all’apicoltura un incremento economico permanente e progressivo (ma a che prezzo per la salute di Gaia?), che fa il paro con ciò che da decenni i più grandi economisti affermano tronfi ovvero che se non incrementa il PIL il mondo crolla. Eppure la semplice domanda che potrebbe fare un bambino sul perché ogni anno dovremmo incrementare il nostro reddito procapite (forse per dissiparlo nell’acquisto di qualche SUV o vestito firmato?) basterebbe per smontare il castello di carte.

Ma, a parte questo, che potrebbe anche essere letta come una mia pazzia intellettuale, l’Apicoltura all’Abbazia di Buckfast rimane un libro colmo, in ogni sua pagina, di nozioni e di consigli utilissimi alla nostra professione e la frase: “Devo forse sottolineare che se il nostro lavoro di sperimentazione (all’abbazia di Buckfast) è principalmente basato sulla varietà Buckfast, risultati in qualche maniera simili verranno conseguiti con la sostituzione di regine e fuchi di origine italiana” gli apicoltori che giocano agli stregoni con gli incroci dovrebbero scriverla sul muro principale del proprio laboratorio.

Apicoltura all’abbazia di Buckfast, Le memorie del padre dell’apicoltura moderna, Ed. Montaonda www.edizionimontaonda.it, pag. 157, Euro 13,00.

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