Un progetto di reintroduzione dell’ape nera in Sicilia

L’ape nera sicula (Apis mellifera siciliana) era stata abbandonata dagli apicoltori di quella regione negli anni ’70 del secolo scorso, nel momento di passaggio dai bugni tradizionali di legno di ferula alle arnie più convenzionali. La contemporanea importazione di api ligustiche dal nord Italia quasi ne provocò l’estinzione. L’ape nera è molto docile e pare essere molto produttiva, bottinando sia con temperature elevate che durante le fioriture invernali, come carrubo e nespolo.

Solo il ritrovamento degli ultimi bugni di api nere sicule e la conservazione di queste famiglie in isolamento sulle isole di Vulcano, Filicudi e Ustica permise all’apicoltore Carlo Amodeo di allevare api regine siciliane. Il CRA-API ha monitorato il processo di conservazione, supportandolo con analisi e studi. Dal 2012, grazie al finanziamento della Regione Sicilia e al contributo di CRA-API, Università di Catania e di Palermo, Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, Soat di Collesano, Apicoltura Amodeo e Slow Food (che istituì un Presidio per segnalare il rischio di estinzione già nel 2008 e vanta oggi 8 allevatori di api regine siciliane), è attivo il “Progetto di reintroduzione e di conservazione della sottospecie a rischio di estinzione Apis mellifera siciliana”, della durata di tre anni e che ha già visto la distribuzione di celle reali di ape nera sicula agli apicoltori interessati.

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