La lotta biologica in apicoltura

Per lotta biologica si intende, in senso stretto, la lotta ai parassiti che attaccano soprattutto le piante, ma anche animali, con l'impiego di organismi antagonisti: una sorta di parassiti dei parassiti.In questa accezione, però, la lotta biologica alla varroa non è, per ora, possibile e, anche se si stanno facendo ricerche in proposito, probabilmente non lo sarà neanche nel prossimo futuro. Alla lotta biologica in questi ultimi anni si è voluto dare un significato più ampio che, seppure risulti giustificato per la lotta meccanica, non è propriamente esatto quando lo si riferisce alla lotta con principi attivi detti "naturali". In primo luogo perché questi principi attivi di naturale hanno solo il fatto di avere una molecola attiva contro l'acaro simile, in quanto prodotta dalle industrie chimiche, a quella derivata direttamente dalla pianta.Ciò comporta che questo principio attivo sia più inquinante e più persistente (ovvero che rimane più a lungo all'interno dell'arnia) dell'omologo estratto direttamente dalla pianta. L’apicoltore “biologista convinto” pratica un tipo di apicoltura che rispetta le api, gli alveari, l’ambiente ed infine il consumatore e la mera sostituzione di un principio attivo di sintesi con uno, tra l’altro, pseudo naturale, utilizzato a “calendario” che riduce i costi di gestione permettendo di rarefarre al massimo le visite in apiario mal si adatta a questa figura emergente.E allora cosa fare? Limitarsi alla lotta meccanica che, malgrado l’ottimizzazione introdotta da Campero con il suo TIT 3, non permette comunque di limitare le perdite di alveari o integrarla con altre pratiche più o meno biologiche? Purtroppo la varroa e un parassita relativamente di nuova introduzione in un allevamento che non aveva mai avuto problemi neppure in qualche modo paragonabili agli attuali e ci vuole del tempo affinché si mettano a punto metodi biologici finalmente efficaci contro questa vera e propria calamità.Aspettando quindi che la Rhône-Poulenc metta a punto una trappola per varroe che utilizzi il palmitato di metile quale attrattivo (molecola sperimentata in Francia) oppure che la genetica faccia passi significativi verso la selezione di api resistenti al parassita, unica vera speranza di chi si definisce apicoltore biologico non resta che affidarsi innanzitutto alla propria coscenza ma, soprattutto, al disciplinare messo a punto dal Coordinamento Nazionale degli Apicoltori Biologici che regolamenta l’azienda biologica.

Chi ne vuol sapere di più può contattare la Federazione Apicoltori Italiani (tel: 06:6877175-6852276) che ha pubblicato il disciplinare sul numero 8/92 di Apitalia e per chi già opera in questo campo un consiglio: controllate bene i vostri alveari e il comportamento delle api verso la varroa, non sarà che proprio nei vostri apiari si nasconda l’ape che in qualche modo è più resistente delle altre?

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Commenti   

0 # massimiliano 2014-03-09 17:40
ma dove prende l'ape questa varroa sui fiori? anche la vespa è vittima di
questo acaro? mi rifaccio alla domanda sul timo se lo metto all'entrata dell'arnia in modo che l'ape si struscia
potrebbe farle cadere ho capito che si attaccano ai peli se non erro
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0 # Marco Valentini 2014-03-09 17:51
Massimiliano, allora non ci siamo capiti. La varroa è un problema serio, e ci stanno sbattendo la testa il fior fiore dei ricercatori mondiali; se era così facile avresti visto rametti di timo dappertutto. Se vuoi fare l'apicoltore, ti prego di credere che non serve a nulla fare interventi del tipo che dici tu.
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