Api sopra un telaino che l'apicoltore stà osservando

Vuoi avere api resistenti alla varroa? Ecco le regole per ottenerle

http://ucanr.edu/blogs/blogcore/postdetail.cfm?postnum=6634

 

Una interessante intervista  al prof. Tom Seeley, docente di Biologia alla Cornel University di Ithaca nello stato di New York e autore dei best seller apistici "The Wisdom of the Hive" e "Honeybee Democracy" è apparsa sul numero di febbraio dell'American Bee Journal. Chiunque sia interessato ai fenomeni di resistenza delle colonie di api alla Varroa e al comportamento delle api selvatiche deve leggere i suoi lavori.

Tom Seeley è famoso anche perché sta seguendo dal 1978 le api selvatiche che vivono nella Foresta di Arnot che si trova nei pressi della sua Università. Queste api sopravvivono all'interno di cavità naturali senza alcun trattamento in apparente equilibrio con la varroa che arrivò ad Ithaca nel 1993. Quando nel 2002 e nel 2011 il prof. Seeley valutò la densità delle popolazione delle colonie della Foresta di Arnot rimase stupito nell'osservare che questa non era variata dal precedente lavoro del 1978 eseguito con il prof. Roger A. Morse, all'epoca docente di apicoltura al Cornel University. Facendo le analisi genetiche osservò che il loro genoma era cambiato tuttavia non è ancora in grado di dire quali tratti aiutano le colonie a sopravvivere. Del resto il genoma dell'ape è solo uno degli elementi in gioco perché, spiega Seeley, il comportamento di un organismo soltanto in parte dipende dai suoi geni e in parte dall'ambiente in cui vive. Certamente la foresta di Arnot aiuta l'abilità delle api ad affrontare la varroa, perché, ad esempio, le cavità degli alberi dove vivono le colonie sono molto più piccole di un alveare in produzione (intorno a 40 litri, come lessi in un suo precedente lavoro: Thomas D. Seeley, Roger A. Morse - Nest site selection by the honey bee, Apis mellifera - Insectes Sociaux Volume 25, Issue 4 , pp 323-337). Questo, favorisce la sciamatura e la sciamatura, in quanto blocca la covata e quindi la riproduzione degli acari, riduce la varroa.

Sciame di api su una ringhieraUn altro elemento della foresta favorevole è la distanza tra alveari: un alveare naturale, secondo le misurazioni di Seeley, dista da suo vicino circa 800 metri. Questo aiuta la selezione perché frena la diffusione delle malattie mentre in un apiario commerciale, per deriva o saccheggio la diffusione delle malattie è facilitata. In un loro esperimento, il 34% dei fuchi trovati in un alveare di un apiario commerciale, provenivano da altri alveari. Quando una colonia sta collassando per varroa, gli acari saranno portati per deriva o saccheggio in un alveare vicino. La distanza tra alveari, insomma, favorisce l'avirulenza del parassita, perché mettendo gli alveari molto vicini tra loro s favorisce la diffusione di varroe virulente che prima uccidono il loro ospite e poi riescono a passare in una altro alveare e continuare la loro azione letale. Da non sottovalutare neppure la questione coibentazione, perché in inverno un glomere ben coibentato riesce a sopravvivere meglio.

Tom Seeley consiglia gli apicoltori di mettere in pratica alcune azioni, facilmente attuabili, che possono aiutare le colonie a sopravvivere meglio. Ad esempio diversificare gli alveari con dei colori diversi e dislocarli in apiario con le entrate in direzioni diverse. Questo minimizza la deriva e la possibilità di diffusione delle malattie, soprattutto acari e virus.

Attrezzo per il trasporto di quattro arnieInsomma, secondo Tom Seeley è importante favorire la trasmissione verticale dei patogeni (come, ad esempio, assecondare la sciamatura) e ridurre quella orizzontale (es. deriva e saccheggio) perché è così che è possibile evidenziare  situazioni di convivenza ospite-parassita. Allora diventa importante anche evitare lo scambio di favi di covata e api tra alveari. Poi gli apicoltori potrebbero produrre degli sciami artificiali, ovvero fare dei nuclei, prelevando le regine di colonie forti con le api e lasciare che la colonia orfana riproduca la regina da sola. Questo sarebbe utile anche per prevenire la sciamatura. La sciamatura (naturale o artificiale) induce un blocco di covata per un certo periodo e questo sembra aiutare contro la varroa. Infine, allevare le regine dalle colonie che sopravvivono meglio; questo permette di mantenere un adeguato stock a livello locale e, poi, favorire la riproduzione dei  maschi (con l'inserimento di appositi favi) delle colonie che meglio sopravvivono e questo per rendere possibile il successo genetico dei sopravvissuti.

Quindi, riassumendo, se si vuole favorire l'emersione di colonie in grado di sopravvivere alla varroa ed arrivare a diminuire e addirittura non eseguire più i trattamenti, è importante:

Lavorare in zone remote, distanziare il più possibile gli alveari, non contrastare la sciamatura, semmai eseguire la sciamatura artificiale, non scambiare favi di covata e/o api tra alveari e, infine, allevare api regine dalle colonie che meglio sopravvivono e anche maschi inserendo dei favi con cellette adatte.

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