Chiamatelo pure miglioramento genetico ma per le api la selezione è sempre un peggioramento

Chiamatelo pure miglioramento genetico ma per le api la selezione è sempre un peggioramento

Ape regina ligusticaSono già due anni che la nostra azienda ha deciso di impegnarsi sul versante della selezione delle regine. Credo sia abbastanza nota la nostra posizione che è contraria a programmi di selezione che riguardano l'ape. Per chi volesse approfondire questo aspetto consiglio la lettura di questo articolo: www.bioapi.it/tecniche-apistiche/225.

A quello che scrissi oramai circa 18 anni fa ho da aggiungere solamente, a rincarare quanto già detto, che considero immorale intervenire con la selezione finalizzata al puro tornaconto economico (probabilmente lo è sempre) di un’animale selvatico. Che diritto ha la nostra generazione di interferire sulla vita intima di uno degli animali più importanti per la conservazione delle piante selvatiche di cui assicura l'impollinazione? O anche, detto ai più meschini calcolatori, che hanno a cuore unicamente il tornaconto della propria azienda (come se non partecipasse insieme alle altre e ad ogni altro comportamento umano alla complessa rete di azioni che determinano il futuro dell'umanità): sicuro che giocare con la genetica delle api è un'azione a lungo termine economicamente vantaggiosa? Prima di agire siete sicuri di possedere tutte le informazioni che una decisione così importante richiede?

Il motivo per il quale, malgrado la nostra riluttanza e dopo lunga sofferenza etica ed emotiva, abbiamo deciso di intervenire anche noi nella selezione delle nostre api è perché alle due precedenti domande, purtroppo, molti apicoltori anche se non la maggioranza, ma certamentequelliche di professione allevano una moltitudine di alveari e le portano in giro per l’Italia, hanno risposto presuntuosamente in maniera positiva.

Apiario in produzioneIn questo articolo www.bioapi.it/article/48 è possibile leggere più in dettaglio quali sono le motivazioni che hanno spinto la nostra azienda ad occuparsi di selezione.

Dato che non si improvvisa un programma di selezione ecco che, come nostra consuetudine, abbiamo iniziato ad informarci il più possibile. Allevare regine è semplice, allevare regine che rispondono a dei criteri di selezione è molto più difficile. Il nostro testo di riferimento per il momento è L'ape regina, allevamento e selezione curato da Marco Lodesani. Leggendo e rileggendo il testo sono incappato in una interessante affermazione che ho trovato al paragrafo che si occupa della correlazione tra caratteri la cui espressione deriva in parte dalla genetica.

Ad un certo punto del paragrafo, è possibile leggere: Bienefeld e Pirchner 1990 in uno studio su alcune migliaia di colonie di A.m. carnica hanno messo in evidenza l'esistenza di una correlazione genetica negativa tra l'effetto delle operaie e quello della regina per importanti caratteri della colonia.

In parole povere se una colonia a parità di condizioni ambientali produce più miele di un'altra è merito sia della genetica delle operaie (maggiore attività di raccolta, loro longevità che influenza la popolosità della colonia, maggiore capacità della borsa melaria, maggior numero di viaggi in una giornata, saper lavorare in condizioni avverse, ecc.) che della regina la quale potrebbe avere una capacità di ovideposizione maggiore e una produzione di feromoni particolarmente alta, ecc.

Valutazione coloniePer cercare di capire meglio se questo risultato poteva avere interessanti ripercussioni sul lavoro di selezione nelle nostre colonie, mi sono andato a leggere la ricerca in originale pubblicata da Apidologie nel Gennaio del 1990. Intanto sono rimasto sbalordito dal numero di alveari che sono stati analizzati per arrivare alle conclusioni finali: ben 5.581 colonie osservate per un lunghissimo periodo di tempo. Inoltre, le regine valutate per i loro comportamenti provenivano da una stazione di accoppiamento isolata. I caratteri genetici su cui si sono focalizzati gli studiosi sono stati: produzione del miele, produzione della cera, aggressività, tranquillità e sviluppo primaverile.

Per determinare le performance delle colonie analizzate nello studio, i ricercatori hanno preso un modello già sviluppato per valutare le caratteristiche dei mammiferi come la crescita giovanile che è influenzata sia dalla genetica dei piccoli sia dalle loro madri per come li accudiscono durante il periodo di crescita.

Analizzando la produzione di miele e di cera i ricercatori hanno trovato valori medi di ereditabilità (il che vuol dire che i caratteri non sono dovuti solo all’ambiente ma anche alle caratteristiche genetiche dei vari elementi della colonia) h2 = 0,26 - 0,39 per le caratteristiche delle api operaie e h2 = 0,15 - 0,45 per le caratteristiche della regina (h2 è un rapporto che misura l’ereditabilità di un carattere). I valori corrispondenti per l'aggressività, la calma e lo sviluppo primaverile erano più alti e quindi più facile ottenere un miglioramento. Tuttavia, per vari motivi che possono dipendere da fenomeni di dominanza di un allele su un altro, effetti epistatici – l'epistasi è una forma di interazione fra geni, e si ha quando una coppia di alleli maschera l’espressione fenotipica di un’altra coppia di alleli – e/o geni pleiotropici – un gene è pleiotropico se influenza più di un carattere nella progenie – che potrebbero influenzare un carattere in maniera favorevole e l'altro in maniera avversa, i ricercatori hanno trovato “tutte le correlazioni genetiche tra gli effetti dovuti al comportamento delle regine e quelli delle operaie altamente negative per tutti i caratteri della colonia”.“Il più rimarchevole risultato (della ricerca ndR) è la caratteristica correlazione negativa tra comportamenti delle regine e delle operaie”.

NomadismoQuindi risulta “piuttosto difficile allevare regine che abbiano buone caratteristiche “reali” e che allo stesso tempo trasmettano delle caratteristiche da operaia altrettanto buone alle loro figlie”, come Lodesani ha felicemente riassunto la ricerca sul suo libro. Forse ci sarebbe anche da aggiungere che se attraverso la selezione ci si impegna nel miglioramento di una caratteristica della colonia spingendo sulla genetica delle operaie otterrò un peggioramento delle caratteristiche “reali” delle regine e viceversa.

Ma c’è di più. Continuando a sfogliare la ricerca di Bienefeld e Pirchner leggiamo che la correlazione genetica negativa non si traduce in una equivalente variabilità delle performance dell'intera colonia che è la reale unità di selezione e ostacola l'efficienza della selezione, in quanto limita la varianza fenotipica all'interno della popolazione che tende a stabilizzarsi ad un valore intermedio.

La ridotta varianza fenotipica – sono i ricercatori a parlare –tende a tenere una popolazione ad un particolare valore, forse un optimum, ma non necessariamente causato dalla fissazione di geni per gli effetti rispettivamente nell'operaie e nelle regine” (per i caratteri della colonia esaminati). “Questo è prevedibilmente un vantaggio sotto condizioni naturali…”.

Quindi, interveniamo pure sulla genetica delle api ma evitiamo di chiamarlo miglioramento genetico. Capisco che la parola “miglioramento” ha un'unica accezione che è positiva e quindi ci fa sentire psicologicamente a posto, tuttavia dal punto di vista delle api, quando si mettono le mani nella loro genetica, è senza dubbio un peggioramento genetico. 

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Commenti   

0 # Pino 2017-12-10 16:08
Bravo Marco, l unico miglioramento possibile è limitare il nostro intervento. Come sempre siamo la causa di tutti i problemi,,e spesso cercando di risolverli peggioriamo il tutto...
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0 # Raffaele D 2017-12-08 20:17
Vedo una foto che mi provoca nostalgia..
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0 # Marco Valentini 2017-12-08 20:50
;-)
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0 # Carmine 2017-12-08 17:21
Vorrei essere ancora aggiornato grazie
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0 # Marco Valentini 2017-12-08 17:42
Si Carmine, naturalmente. Continueremo a postare articoli su questi temi e verrai aggiornato sulla loro uscita tramite la nostra newsletter.
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