Le produzioni biologiche in apicoltura: Il mercato e le aziende - Il mercato del biologico

Il mercato del biologico

A livello mondiale il mercato biologico interessa i paesi del primo mondo, Europa, Stati Uniti e Giappone, dove è concentrato il consumo; ed America Latina, Africa, Oceania, oltre a Turchia e Israele, dove sono concentrate le produzioni. A livello assoluto, esso si attesta intorno ai 15 mila milioni di dollari (dati riferiti al 2.000); in Europa i maggiori consumatori sono i paesi del nord e, in particolare, la Germania è il primo mercato di prodotti biologici; qui si spendono, annualmente, circa 2.859 milioni di Euro. Il mercato più dinamico è quello del Regno Unito che velocemente, se questo rimane il trend, prenderà il primato. Secondo le stime del Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici (CCPB), uno dei nove organismi di controllo accreditati in Italia, i consumi si attestano intorno ai 1.550 milioni di Euro, con un tasso di incidenza sul totale della spesa alimentare pari allo 0,7%.; risultiamo, così, agli ultimi posti nell'Unione Europea. L'aumento delle vendite del 53% negli ultimi 12 mesi, fa intuire che presto anche l'Italia si attesterà nell’ordine di consumi europeo.

Se l'Italia è fanalino di coda nei consumi degli alimenti biologici, è prima come Superficie Agricola Utile (SAU) convertita al biologico con 953.057 ettari nel 1999, con un incremento del 20% rispetto al 1998; il numero delle aziende si attesta intorno alle 47.000; e pensare che solo dieci anni prima non superavano le 11700 unità! Per. ridiménsionare un po' questi dati lusinghieri per i produttori italiani, bisogna ricordare che nei '99 il 52% della SAU era coltivata a foraggio, che non producono alimenti che arrivano direttamente sul mercato, ma solo successivamente, come carne e latte; e il 21% a cereali. Il 10% della superficie coltivata a biologico è destinata all'olivicoltura, solo il 6% all'ortofrutta e non più del 3% alla viticoltura.

La zootecnia ha sofferto a lungo della mancanza legislativa è nel '99, anno dell'approvazione del regolamento 1894, le aziende censite biologiche, secondo i dati in possesso di Biobank, erano solo 470, per la maggior parte nel Nord, con una prevalenza nel Trentino Alto Adige, poiché la maggior parte di queste aziende produce latte.

Ritornando ai consumi, da un'indagine condotta dall'Ismea aggiornata al luglio 2001 su un campione di 1.600 supermercati e ipermercati (GDO, Grande Distribuzione Organizzata) risulta che gli acquisti di latte e derivati coprono, da soli, il 20% del totale ed hanno raggiunto i 164 milioni di euro (85 miliardi di lire) e, di questi, circa l'80% è riconducibile a latte e yogurt ed il restante a formaggi freschi (mozzarelle e ricotte) e al burro. Rilevante è anche la spesa per l'ortofrutta che ammonta a circa 140 milioni di euro (72,5 miliardi di lire). Da notare come, su base annua, le vendite siano più che raddoppiate, con il comparto del fresco che, da solo, ha raggiunto i 66 milioni di €0ea aggiornata al luglio del 20 con un incremento del 126,2% e con il trasformato che ha raggiunto i 30 milioni di euro, con un incremento del 71,8%. L'incredibile incremento delle vendite dei prodotti ortofrutticoli freschi dimostra. come sia molto migliorata la distribuzione dei prodotti biologici, vera spina nel fianco, fino a due o tre anni fa, grazie proprio all'aumento. della domanda e dell'offerta. Riguardo alle bevande, il giro d'affari è stimato attorno a 24,8 milioni di euro di cui, però, soltanto il 6% interessano il vino (questo dato contrasta in modo clamoroso con la vocazione vitivinicola italiana e l'1% la birra.

Commenti   

0 # mauroD 2012-02-03 12:29
ciao,
vorrei avere una tua opinione in merito a questo:
mi sono rivolto alla cooperativa della mia zona per acquistare dei nuclei manifestando il mio interesse in futuro di svolgere (se le cose andassero bene) un apicoltura di tipo biologico .Il responsabile della cooperativa mi ha proposto in alternativa dei nuclei non certificati bio ma quelli di un fornitore che utilizza cera pulita . La mia intenzione è di orientarmi su quest' ultimo tipo con l'intenzione però di utilizzare fogli cerei certificati bio , sulla base del fatto che sono agli inizi e nell' immediato non affronterò il discorso della certificazione .
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2012-02-03 12:50
Bè, sai, se inizi con sciami certificati (fatturati con allegata certificazione di prodotto) poi non devi fare la conversione. Utilizzando sciami a residuo zero (almeno fatti dare uno straccio di analisi), qualora volessi certificare un domani la tua azienda, come minimo devi convincere l'organismo di controllo a farti le analisi della cera prima della conversione e, poi, a soprassedere sulla sostituzione di tutta la cera (qualora l'esito sia a te favorevole). Non è detto tu ci riesca e, poi, comunque un anno di conversione (a prescindere dalla sostituzione o no della cera) te lo devi sorbire prima di poter vendere i tuoi prodotti come bio. Fai i tuoi dovuti calcoli e decidi.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # FRANCESCO S. 2011-12-22 09:21
Buongiorno Marco,
volevo chiederti come si fa e quale ente ci supporta per definire formalmente (serve un certificato che attesti la bontà in tal senso di quella zona?) se il luogo dove abbiamo il nostro apiario è idonea per la produzione biologica?
Avere intorno a noi un raggio di 3 km di sola agricoltura biologica non è semplice anzi piuttosto raro credo purtroppo?! (magari non ci sono fabbriche, ma a nostra insaputa c'è un agricoltore in vicinanza che fa largo uso di prodotti chimici; magari c'è solo foresta ma a qualche km ci sono fabbriche...ecco quali sono i requisiti minimi in termini proprio di numeri come esempio minima distanza da fabbriche, analisi di un camipone significativo dei terreni sottostanti che certificano una certa molecola inferiore ad una soglia ..?)

Grazie Mille
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
0 # Marco Valentini 2011-12-24 07:31
Il primo passo per certificare la tua azienda (e quindi le produzioni) come biologica è scegliere un organismo di controllo i cui nominativi trovi a questo link. http://www.sinab.it/index.php?mod=regioni&smod=organismi_controllo&m2id=190&navId=205.
Viene l'ispettore e visita la tua azienda e ti dà delle percrizioni la principale della quale è sostituire la cera degli alveari e, forse, spostare gli alveari da una postazione se non è consona ai dettami della legge. Dopo almeno un anno (anche di più, naturalmente) ti può dare la certificazione se, dopo una successiva visita, ti sei regolarizzato.
La normativa europea dice che: "L'ubicazione degli apiari deve essere tale che, nel raggio di 3 km dal luogo in cui si trovano, le fonti di nettare e polline siano costituite essenzialmente da coltivazioni ottenute con il metodo di produzione biologico e/o da flora spontanea e/o da coltivazioni sottoposte a cure colturali di basso impatto ambientale". Per cui le tue preoccupazioni sono eccessive. Semmai le analisi del prodotto, se le ritiene necessarie, te le prescrive l'ispettore.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Bioapi il portale di apicoltura biologica e naturale

Logo Bioapi

Bee Radio Podcast