Le produzioni biologiche in apicoltura: Il mercato e le aziende - I consumatori

I consumatori

In questo momento i prodotti biologici sono venduti sul mercato, ad un prezzo di circa il 30% superiore a quello dei prodotti convenzionali. Ma anche per i prodotti biologici valgono le classiche regole dell'economia che vedono il prezzo come punto di equilibrio tra la domanda è l'offerta. Evidentemente i consumatori, per i motivi più vari, ritengono congruo attribuire al biologico un differenziale di prezzo, appunto del 30%, detto premium price, rispetto all'omologo convenzionale. Il premium price segna quanto sono disposti a pagare di più per avere un prodotto ottenuto con tecniche più rispettose dell'ambiente.

Il futuro sembra riservare a questo comparto un trend ancora positivo sia perché è in crescente aumento la richiesta di alimenti sani e esenti da OGM, di cibi certificati, tipici e tradizionali, sia perché l'offerta si sta organizzando in modo accettabile con l'aumento di punti vendita ma, soprattutto, con l'introduzione nella GDO dei prodotti bio cosicché il consumatore può effettuare la sua spesa di prodotti biologici e convenzionali, in un unico negozio. Inoltre, con il tempo, dovrebbe migliorare l'informazione che ora è piuttosto carente; ciò aiuterà, senz'altro, i consumi. Da una recente indagine dell'Ismea, condotta nei negozi della GDO ma non in quelli specializzati, più del 67% afferma che il pubblico in Italia è poco o male informato e solo il 2% del campione giudica nel complesso adeguato il grado di conoscenza.

Contemporaneamente, dalla parte della produzione stanno sciogliendo i nodi che hanno impedito alle vendite di alimenti biologici di decollare con qualche anno di anticipo (il che avrebbe senz'altro contribuito ad una crescita sana del loro mercato) quali, ad esempio, il miglioramento delle economie di scala. Il forte aumento della conversione di terreni al biologico, che si stima porterà al raddoppio della SAU già nel 2004, grazie anche alla politica di sostegno adottata dall'Unione Europea, dovrebbe permettete di rispondere in modo positivo all'incremento della domanda, sicché i prezzi rimarranno pressoché costanti e, anzi, probabilmente subiranno un calo, ma non alla produzione, grazie al miglioramento delle già citate economie di scala.

Commenti   

0 # mauroD 2012-02-03 12:29
ciao,
vorrei avere una tua opinione in merito a questo:
mi sono rivolto alla cooperativa della mia zona per acquistare dei nuclei manifestando il mio interesse in futuro di svolgere (se le cose andassero bene) un apicoltura di tipo biologico .Il responsabile della cooperativa mi ha proposto in alternativa dei nuclei non certificati bio ma quelli di un fornitore che utilizza cera pulita . La mia intenzione è di orientarmi su quest' ultimo tipo con l'intenzione però di utilizzare fogli cerei certificati bio , sulla base del fatto che sono agli inizi e nell' immediato non affronterò il discorso della certificazione .
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0 # Marco Valentini 2012-02-03 12:50
Bè, sai, se inizi con sciami certificati (fatturati con allegata certificazione di prodotto) poi non devi fare la conversione. Utilizzando sciami a residuo zero (almeno fatti dare uno straccio di analisi), qualora volessi certificare un domani la tua azienda, come minimo devi convincere l'organismo di controllo a farti le analisi della cera prima della conversione e, poi, a soprassedere sulla sostituzione di tutta la cera (qualora l'esito sia a te favorevole). Non è detto tu ci riesca e, poi, comunque un anno di conversione (a prescindere dalla sostituzione o no della cera) te lo devi sorbire prima di poter vendere i tuoi prodotti come bio. Fai i tuoi dovuti calcoli e decidi.
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0 # FRANCESCO S. 2011-12-22 09:21
Buongiorno Marco,
volevo chiederti come si fa e quale ente ci supporta per definire formalmente (serve un certificato che attesti la bontà in tal senso di quella zona?) se il luogo dove abbiamo il nostro apiario è idonea per la produzione biologica?
Avere intorno a noi un raggio di 3 km di sola agricoltura biologica non è semplice anzi piuttosto raro credo purtroppo?! (magari non ci sono fabbriche, ma a nostra insaputa c'è un agricoltore in vicinanza che fa largo uso di prodotti chimici; magari c'è solo foresta ma a qualche km ci sono fabbriche...ecco quali sono i requisiti minimi in termini proprio di numeri come esempio minima distanza da fabbriche, analisi di un camipone significativo dei terreni sottostanti che certificano una certa molecola inferiore ad una soglia ..?)

Grazie Mille
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0 # Marco Valentini 2011-12-24 07:31
Il primo passo per certificare la tua azienda (e quindi le produzioni) come biologica è scegliere un organismo di controllo i cui nominativi trovi a questo link. http://www.sinab.it/index.php?mod=regioni&smod=organismi_controllo&m2id=190&navId=205.
Viene l'ispettore e visita la tua azienda e ti dà delle percrizioni la principale della quale è sostituire la cera degli alveari e, forse, spostare gli alveari da una postazione se non è consona ai dettami della legge. Dopo almeno un anno (anche di più, naturalmente) ti può dare la certificazione se, dopo una successiva visita, ti sei regolarizzato.
La normativa europea dice che: "L'ubicazione degli apiari deve essere tale che, nel raggio di 3 km dal luogo in cui si trovano, le fonti di nettare e polline siano costituite essenzialmente da coltivazioni ottenute con il metodo di produzione biologico e/o da flora spontanea e/o da coltivazioni sottoposte a cure colturali di basso impatto ambientale". Per cui le tue preoccupazioni sono eccessive. Semmai le analisi del prodotto, se le ritiene necessarie, te le prescrive l'ispettore.
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