Le produzioni biologiche in apicoltura: Il mercato e le aziende - Gli altri prodotti

Gli altri prodotti

La conversione dell’azienda al biologico apre le strade alla vendita di tutti i prodotti delle api, quali la pappa reale, il polline e la propoli che in Italia hanno perso interesse produttivo perché importati a prezzi bassissimi soprattutto da Cina e Spagna. Esiste, infatti, una richiesta da parte dei negozi specializzati di questi alimenti; purtroppo le tecniche per produrli, ormai entrate in disuso, devono essere reinsegnate agli apicoltori prima di essere ai nuovo pronti a far fronte alle rinnovate richieste. Per cui la domanda ci sarebbe ma non c'è il prodotto.

Invece un buon mercato lo hanno cera e sciami artificiali. Per quanto riguarda, la prima di prodotto italiano non ce n'è poiché è stato tutto dirottato nella conversione degli alveari e diverrà di nuovo disponibile quando il settore si stabilizzerà. Il prezzo, per il momento, si aggira intorno alle 8,80/10 euro/kg, e non è escluso che rimarrà sostenuto anche in futuro, giacché risulta oramai chiaro che la cera convenzionale contiene tanti e tali residui di pesticidi da sconsigliarne l’uso. La richiesta di sciami artificiali è molto vivace è possono essere spuntati prezzi piuttosto interessanti in special modo al nord dove anche gli sciami convenzionali hanno prezzi che si aggirano intorno ai 57/60 euro per nuclei di cinque telaini. L’incremento per sciami artificiali bio è circa del 20% è più.

Alla fine di questa breve carrellata, fatta di tanti numeri che dimostrano come il biologico stia diventando, se non lo è già, un comparto di grande rilevanza economica, vorrei focalizzare l'attenzione sul fatto che non deve essere considerato solo dal punto di vista del maggior ricavo economico (ovvero non si può abbracciare il biologico solo perché si vende il miele a qualche centinaio di lire in più); il biologico è una necessità oramai improcrastinabile per la nostra società perché il mondo non ce la fa più a sopportare le attività inquinanti dell'uomo. Anche la nostra vita, con tutti i residui che giornalmente immettiamo nell'ambiente, si è fatta impossibile. Ognuno di noi deve dare il suo contributo, affinché i nostri figli e i figli dei nostri figli possano ancora poter vivere sul nostro pianeta; il biologico va in questa direzione, ma da solo non è sufficiente.

Commenti   

0 # mauroD 2012-02-03 12:29
ciao,
vorrei avere una tua opinione in merito a questo:
mi sono rivolto alla cooperativa della mia zona per acquistare dei nuclei manifestando il mio interesse in futuro di svolgere (se le cose andassero bene) un apicoltura di tipo biologico .Il responsabile della cooperativa mi ha proposto in alternativa dei nuclei non certificati bio ma quelli di un fornitore che utilizza cera pulita . La mia intenzione è di orientarmi su quest' ultimo tipo con l'intenzione però di utilizzare fogli cerei certificati bio , sulla base del fatto che sono agli inizi e nell' immediato non affronterò il discorso della certificazione .
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0 # Marco Valentini 2012-02-03 12:50
Bè, sai, se inizi con sciami certificati (fatturati con allegata certificazione di prodotto) poi non devi fare la conversione. Utilizzando sciami a residuo zero (almeno fatti dare uno straccio di analisi), qualora volessi certificare un domani la tua azienda, come minimo devi convincere l'organismo di controllo a farti le analisi della cera prima della conversione e, poi, a soprassedere sulla sostituzione di tutta la cera (qualora l'esito sia a te favorevole). Non è detto tu ci riesca e, poi, comunque un anno di conversione (a prescindere dalla sostituzione o no della cera) te lo devi sorbire prima di poter vendere i tuoi prodotti come bio. Fai i tuoi dovuti calcoli e decidi.
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0 # FRANCESCO S. 2011-12-22 09:21
Buongiorno Marco,
volevo chiederti come si fa e quale ente ci supporta per definire formalmente (serve un certificato che attesti la bontà in tal senso di quella zona?) se il luogo dove abbiamo il nostro apiario è idonea per la produzione biologica?
Avere intorno a noi un raggio di 3 km di sola agricoltura biologica non è semplice anzi piuttosto raro credo purtroppo?! (magari non ci sono fabbriche, ma a nostra insaputa c'è un agricoltore in vicinanza che fa largo uso di prodotti chimici; magari c'è solo foresta ma a qualche km ci sono fabbriche...ecco quali sono i requisiti minimi in termini proprio di numeri come esempio minima distanza da fabbriche, analisi di un camipone significativo dei terreni sottostanti che certificano una certa molecola inferiore ad una soglia ..?)

Grazie Mille
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0 # Marco Valentini 2011-12-24 07:31
Il primo passo per certificare la tua azienda (e quindi le produzioni) come biologica è scegliere un organismo di controllo i cui nominativi trovi a questo link. http://www.sinab.it/index.php?mod=regioni&smod=organismi_controllo&m2id=190&navId=205.
Viene l'ispettore e visita la tua azienda e ti dà delle percrizioni la principale della quale è sostituire la cera degli alveari e, forse, spostare gli alveari da una postazione se non è consona ai dettami della legge. Dopo almeno un anno (anche di più, naturalmente) ti può dare la certificazione se, dopo una successiva visita, ti sei regolarizzato.
La normativa europea dice che: "L'ubicazione degli apiari deve essere tale che, nel raggio di 3 km dal luogo in cui si trovano, le fonti di nettare e polline siano costituite essenzialmente da coltivazioni ottenute con il metodo di produzione biologico e/o da flora spontanea e/o da coltivazioni sottoposte a cure colturali di basso impatto ambientale". Per cui le tue preoccupazioni sono eccessive. Semmai le analisi del prodotto, se le ritiene necessarie, te le prescrive l'ispettore.
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