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Carteggio tra un giovane apicoltore ed uno... un po' meno giovane

Pubblico un lungo scambio di mail tra me ed un giovane apicoltore. Credo sia interessante perché sono le domande che molti giovani apicoltori intelligenti, in bilico tra il rispetto della natura e la necessità di fare reddito, si fanno, arrovellandosi su ciò che è giusto e non giusto fare. Naturalmente io questo non lo so, le mie risposte cercano solo di evitare l'ipocrisia; se poi ci sono riuscito lo lascio a voi decidere. Posso però dire che questo scambio di idee tra una persona che si affaccia ora all'apicoltura e un anziano apicoltore (io) denotano come l'apicoltura (come il resto della società umana) sia ad una svolta. Purtroppo, però, la classe dirigente è anziana e non ha voglia di lasciar posto ai giovani e, quindi, di queste cose non se ne discute da nessuna parte. L'apicoltura è rimasta ingessata e fintantoché gli anziani non passeranno la mano, le novità e la speranza per un futuro migliore mancheranno, peccato.

 

Buongiorno, innanzi tutto grazie per il suo sito e le sue vaste competenze.
Le scrivo questa mail in quanto giovane apicoltore da solo due anni, ma con voglia immensa di diventarlo professionalmente nella mia terra dove il lavoro è poco: la Sardegna.
Ho praticato apicoltura nelle Marche, più precisamente nel Piceno, ottimo posto per fioriture ma forse poco conosciuto.
Avrei alcune domande, forse troppo spaiate da porle:

1) sono in contatto con un apicoltore siciliano, allevatore di ape Sicula nera, che a detta sua è ottima soprattutto in posti come Sicilia e Sardegna (dove vorrei ritornare per farne un lavoro) nelle quale il clima e molto caldo e non c'è praticamente mai un momento di "letargo". Mi dice che è produttiva come la Ligustica, più vivace (si usa l' F1, la Sicula nera in purezza sarebbe molto ma molto mite ma non è ancora commerciale), poi dice che è molto precoce e attiva nella formazione di covata, resistente alla nosemiasi e anche meno colpita da varroa, ma che tende a costruire moltissime celle proprio per dna, mi ha detto di romperle passando in visita ogni settimana.
Vorrei provarla nelle Marche. Lei sa qualcosa, me la consiglia, ha qualche suggerimento per le innumerevoli celle reali (l'allevatore mi ha anche detto che la Sicula avrebbe un comportamento diverso con le regine appena nate, la prima non ammazza tutte ma aspettano per stabilire la più forte biologicamente con conseguente coabitazione momentanea, perché non è molto diffusa ancora nonostante queste qualità riscontrate a livello scientifico con la comparazione universitaria con la Ligustica?
Sa è sempre meglio sentire possibilmente più campane prima di decidere.

2) Vorrei cercare di essere il più "biologico" possibile, cosa mi suggerisce a riguardo della teoria delle celle 4,9mm che dovrebbe limitare il proliferare della varroa? e' un sistema valido e accertato? Si può imporre alle api di passare dal 5,1 comune al 4,9mm usando telaini di plastica da 4,9mm già costruiti e spalmati di cera come si legge nei forum e aspettare le nasciture per levare il telaini di plastica e inserire gli appositi fogli di cera, visto che saranno già abituate alla nuova dimensione? è reale? secondo lei celle più piccole,come sarebbe nella natura originaria delle api, significa meno miele.

3) Qua nel Piceno sono, siamo, abituati ad una stagione che inizia con l'acacia e finisce a fine agosto, dopo di che trattamenti e invernamento. Cosa cambierebbe in Sardegna, zona di Alghero quindi non alta, dove il clima è più caldo e le fioriture e le smielature sono precoci, rosmarino, erica e anche tardivo autunnali come il corbezzolo e sempre il rosmarino? Cosa mi consiglierebbe di cambiare nel metodo di gestione dell'apiario, trattamenti, accorgimenti ecc. rispetto all'unico che conosco nelle Marche?

Mi piacerebbe molto cercare di migliorare la resistenza genetica alla varroa ma so che è molto difficile per la mia pochezza tecnica (per il momento...) e rischioso per la vendita di miele, quindi sono veramente interessato ad utilizzare tutti gli espedienti possibili e naturali se funzionanti: celle più piccole, selezione, api sicule più adatte al luogo e clima se fosse realmente vero (mi han detto che la sicula è stretta parente di quella originaria sarda...), blocco artificiale della covata, e a mali estremi timolo ed ossalico.
Scusi tanto la lungaggine ma vista la sua conoscenza cerco di approfittarne. Nonostante i consorzi, mi creda la professionalità e la voglia di trasmettere il proprio sapere qua in zona non è moltissimo purtroppo. Grazie ancora e spero in una sua risposta spassionata.

Luca


Caro Luca,
mi fai una serie di domande che, per risponderti approfonditamente, ci vorrebbe un paio di giorni (che non ho, in questo momento). Spero di poterlo fare in seguito.

Il problema del mantenimento della razza locale è, per me, di vitale importanza. L'allevatore di regine siciliano se è iscritto all'Albo degli allevatori di api regine dovrebbe sapere che non ci si scherza, mentre lui la prende molto, troppo, alla leggera.
1) Se in Sicilia gli apicoltori allevano soprattutto razza Ligustica, vuol dire qualcosa, forse che in centinaia di anni l'hanno considerata migliore della Sicula, altrimenti, sarebbero tutti ritornati alla razza locale.
Dico questo considerando una catastrofe il fatto che gli apicoltori se ne siano infischiati della razza locale (la Sicula) ed abbiano importato la Ligustica. Forse avrebbero dovuto lavorare di più sulla selezione della Sicula. Ma ho un così tale rispetto per gli apicoltori siciliani (tradizionalmente i più preparati) che se si sono comportati in quel modo, un motivo ce lo hanno avuto, solo che io non lo conosco.
2) Non esiste clima più diverso di quello della Sicilia e quello di Ascoli Piceno, che conosco benissimo. Anche la Sardegna non è proprio lo stesso.
3) Se vuoi essere il più biologico possibile, forse dovresti fidarti un po' più delle api e un po' meno della peggiore avversità dell'ape (l'uomo).
4) Per natura non mi fido di ciò che dicono gli apicoltori (soprattutto sul comportamento delle api) che non utilizzano il metodo scientifico per dare conferma delle loro osservazioni. Per esperienza personale, ti dico che ho sentito dire sempre un sacco di frescacce (e solo poche cose che si sono poi rivelate vere). Quindi nessuna preclusione ma un po' di sana diffidenza, senza prendere per oro colato tutto ciò che dicono gli apicoltori (me compreso).
5) Prima di parlare di selezione, bisognerebbe conoscere a mena dito la genetica delle api (molto diversa da quella dell'uomo) e come questa si combina con l'ambiente. Forse bisognerebbe fare un po' di esperienza, prima.
6) Il problema è che si è completamente perso il senso del bene comune (e la razza Ligustica è un bene comune). Purtroppo tutti pensano che siccome un bene è comune, allora non è di nessuno. Ed invece vale più di ogni altro bene privato. Ma questi sono i tempi. Io credo molto nella cella da 4,9mm, ma cosa ha a che vedere col biologico un favo di plastica? E con la naturalità? Quando apriamo un alveare facciamo una operazione chirurgica all'animale alveare; quando gli mettiamo un telaino di plastica (ma, forse, anche di legno) mettiamo una protesi.
Siamo certi che si possano maneggiare degli esseri così delicati (e, soprattutto dal loro interno), senza contraccolpi?
Scusami la franchezza, ma la mancanza di tempo non mi permette di trovare modi più gentili di rispondere e, scusami, se non ho risposto a tutto.
Un caro saluto
Marco


Signor Valentini, la ringrazio per la franchezza e per le sue risposte.
Credo che su certe cose essere sintetici serva a far capire meglio il nocciolo vero della questione. A volte per strafare si rischia di immagazzinare troppe info senza poi sapersi adeguatamente orientare, magari credendo ingenuamente in scorciatoie o millantate scoperte. Mi creda però che in questo campo farebbe un gran bene una persona, o più, che facessero chiarezza su questioni trattate magari con perizia scientifica. E questo lo dice un neofita che si rende conto meglio di un esperto di quanta poca reale informazione e collaborazione ci sia.
Nella mia ingenuità vorrei cercare di impormi un apicoltura veramente "naturale" anche se può sembrare un paradosso in termini. Credo che una persona che lo faccia per lavoro non possa vivere di aria quindi pur rispettando il più possibile le sue "socie" dovrà prima o poi essere invasivo e cercare di essere produttivo.
Il discorso delle celle da 4,9mm mi sta letteralmente conquistando. Ho letto molto soprattutto dal sito di Stephan Braun da La Palma, e mi sono detto, mi piacerebbe provare.
Poi ho dovuto affrontare la realtà:
- senza la possibilità di dedicare alle eventuali cassette di solo api piccole, uno spazio interamente riservato a loro, il lavoro, da quel che ho capito sarebbe inutile;
- certe questioni sono poco chiare, o per lo meno io non le ho capite, esempio, nel kit venduto dal sig Braun si parla anche di una regina in gabbietta (lui usa un ape nera delle canarie, già di piccole dimensioni e capace di generare operaie abituate a stirare celle piccole). Utilizzare una comune regina nostra Ligustica e "grande" garantirebbe la stessa riuscita?
E poi non ho capito il discorso della distanza tra favi di 32-33 mm., ovvero undici telaini in una cassetta da dieci. Ma questa misura da dove la fanno partire?
Spero che di questo argomento, trattato pochissimo in rete, possa avere maggior delucidazioni magari con prove ed esperienze al seguito.
La ringrazio per la disponibilità e buon lavoro.

Luca