Commenti a "Il futuro della lotta alla varroa, va cercato nello studio del suo rapporto con l’ape"

Le scrivo dopo aver partecipato alla sua conferenza di Pari e aver letto in particolare l'articolo "Il destino delle api". Quando dice che oltre al blocco di covata devono essere usati acaricidi sempre più di origine naturale, parla anche dell'ossalico? e se sì, il blocco di covata estivo + ossalico e l'intervento di ossalico invernale in assenza di covata possono garantire una selezione di famiglie più resistenti alla varroa, o sarebbe meglio non trattare per niente? Se poi è vero che le famiglie non trattate hanno la stessa sopravvivenza delle altre...
La ringrazio per la sua cortese attenzione.
Antonella Pisani

Cara Antonella,
stiamo parlando di due cose diverse. Da una parte c'è il controllo della caduta naturale delle varroe o, meglio, l'individuazione della percentuale di infestazione di una famiglia prima di effettuare il trattamento. In questo modo si prende nota delle famiglie che hanno un numero minore di varroe e, l'anno successivo, si eliminano le regine sensibili e le si sotituisce con le figlie delle regine più resistenti del nostro apiario. Dopo di che le famiglie le tratti come ritieni più opportuno, per farle campare e non perdere il tuo patrimonio di alveari, visto che fai l'apicoltrice. Infatti il patrimonio genetico, compresa la resistenza alla varroa, lo porta la regina (e i fuchi, naturalmente).
Non trattare per nulla deve essere una decisione presa dopo aver controllato l'infestazione delle tue colonie. In questo modo puoi prendere una decisione consapevole.
Spero di essere stato chiaro.
Marco


Ciao Marco, ti volevo riferire che la top bar è andata molto bene e mi ha sorpreso abbastanza. Popolata nel maggio 2009 ad agosto non ho fatto niente, in inverno, dato che i favi erano saldati ho colato appena un po' di ipereat spostando le barre qualche millimetro. Anche in primavera ed agosto non ho fatto nulla, le api lavoravano molto bene. Il 29 settembre abbiamo tolto il miele con le suore congolesi, 7 bei favi con circa 20 Kg di miele, 7 li abbiamo lasciati. Non ho visto un'ape difettosa, mi sembra di buon auspicio. Ho fatto qualche passata di acido lattico al 30% (1000 g. di acqua, 1000 di zucchero e 1000 di acido lattico al 90%).

Io ad agosto ho usato ipereat;  il lattico lo sto usando da poco: a settembre sulla top bar e in ottobre sugli altri alveari in presenza di covata. Dai miei alveari sono cadute mediamente poche varroe, da un buon numero, molto poche, solo una famiglia con regina acquistata a settembre 2009, per altro superprolifica, ha lasciato sul fondo più di 3000 varroe. La famiglia che nel 2009 mi ha fornito lo sciame per la top bar ad agosto era una di quelle con caduta molto bassa. Anche con pochi alveari (20) posso tentare un po' di selezione, non ti pare?

Mi piace molto l'arnia Warrè (per saperne di più leggi qui), ne farei qualcuna, popolandole con sciami da famiglie a bassa caduta. Spero che dall'impresa che stai portando avanti, senza fretta, vengano indicazioni positive. Sarebbe importante poter individuare percorsi semplici su cui avviare chi vuole iniziare l'apicoltura oggi, con pochi alveari; un ritorno al nido naturale dopo aver armato tanti telaini lo trovo affascinante. Auguri in attesa dei tuoi articoli, grazie.
Claudio Calcagno

Grazie Claudio,
dei complimenti e per aggiornarmi, di tanto in tanto, con le tue esperienze, per me molto importanti.

Con la mia top bar ho avuto un'esperienza analoga alla tua. Invece l'arnia circolare non ha dato i risultati sperati ma dovrei scrivere a lungo su questo e adesso, purtroppo, non ho molto tempo. Invece vorrei postare a breve un articolo sull'arnia Warré che dall'anno prossimo vorrei usare in maniera massiva (almeno 50).

Certo che anche con 20 alveari si può tentare una selezione. Tanti apicoltori con 20 alveari fanno un numero di alveari enorme e molte più braccia da usare per questo scopo. Inoltre siete proprio voi che, non avendo l'ansia da produzione, potete far sopravvivere gli alveari anche se non particolarmente produttivi. E l'alveare con la regina superproduttiva che, a fine stagione, dopo un trattamento fa cadere migliaia di varroe, è embletatico di quello che voglio dire. Ma anche su questo presto vorrei esprimermi con un articolo.

Dimmi, per favore, qualcosa più sull'acido lattico nella modalità da te utilizzata. Intanto ti anticipo che da sperimentazioni fatte da me, l'api life var (4 trattamenti a distanza di 7 giorni) ha avuto una efficacia media del 60%! Altro che reifestazione autunnale, è che i prodotti estivi contro la varroa non funzionano.
Un abbraccio
Marco

Ciao Marco, 
L'impiego dell'acido lattico lo ha consigliato il nostro presidente:  l'efficacia della formula 1000:1000:1000 in peso di acqua, zucchero, acido lattico 90% gocciolata tra i favi 5ml per telaio coperto è buona e paragonabile ad altri prodotti con il vantaggio di essere innocuo per le api ed è possibile ripetere il suo uso ogni 5-6 giorni. Io ad agosto ho usato ipereat, ho cominciato da poco il suo impiego: oltre la top bar, lo uso in ottobre anche sui miei alveari in
presenza di covata.

L'anno scorso con Api Var ad agosto in novembre ho trovato 3 alveari mal messi su 20. Attualmente facendo le passate la caduta media è sulle 40 varroe per 3 volte. Logicamente da un alveare con caduta 80 se ipotizziamo una efficacia sul 20-30% significa 300-400 varroe che non sono poche visto che da noi la covata si prolunga fino a fine novembre e oltre. La top bar ha passato praticamente due stagioni senza i normali trattamenti e senza danni; però è una sola e in questo campo non si possono fare affermazioni affrettate, si deve solo continuare.

Se ci sono vantaggi l'arnia Warrè che è una top bar migliorata dovrebbe conservarli e mi sembra che dovendo intervenire sulla varroa, sia più facile intervenire. Quest'inverno non c'è tempo per l'influenza, buon lavoro Claudio

Caro Claudio
La mia esperienza di questo anno con arnie allevate in maniera naturale mi dice che anche se ho trovato molti vantaggi pratici, pochi ne ho ottenuti sul versante varroa se non per il fatto che gli alveari che possono costruire i favi in maniera naturale, avendo una celletta mediamente più piccola e uno spazio tra i favi mediamente più stretto (altro che spazio Mussi, in natura succedde esattamento l'opposto!) le famiglie sono di gran lunga più popolose e, quindi, in grado di sopportare meglio un numero maggiore di acari.

L'arnia Warré non la devi considerare una top bar migliorata. E' un'arnia verticale che, nei nostri climi, è più conforme alle esigenze delle api. Ad un apicoltore siciliano, ad esempio, abituato ad operare con le arnie in ferula, consiglierei la top bar che è a sviluppo orizzontale con tutti i pregi e difetti dovuti alla sua conformazione.
Grazie ancora per le informazioni!
Marco


Caro Marco,

oggi è il mio compleanno e intendo festeggiarlo con il seguente regalo-promessa. Sono un'apicoltrice che ama le proprie api come se fossero delle figlie; in tal senso intendo percorrere la strada della lotta antiacaro seguendo l'evoluzione naturale verso la resistenza allo stesso. Un caro saluto. Matilde

Cara Matilde,
è un vero piacere sapere che esistono persone al mondo che per il proprio compleanno (intanto augurissimi) decidono di fare un regalo a qualcun'altro! Penso che la tua posizione sia proprio quella corretta ovvero quella di intendere la selezione delle api che hanno un comportamento di tolleranza all'acaro come una strada da percorrere, non troppo in fretta, ma con perseveranza. Presto metterò sul sito tutto il materiale che ritengo opportuno per intraprendere questa strada con scienza e coscienza!
Un abbraccio.

Grazie di cuore per gli auguri. Vorrei che anche gli altri almeno provassero... ma non è sempilce. La risposta gira sempre intorno alle frasi: Interlocutore: beh ma le perdite nel frattempo chi le supporta? Risposta Matilde: intanto fate un tentativo con un piccolo gruppetto a parte. Interlocutore: "non c'è il tempo"; oppure, "le api si strusciano dappertutto" o altre simili senza senso. Per queste operazioni, è vero, ci vuole il suo tempo che magari sarà un decennio o più ma se non si comincia non lo si potrà mai prevedere a perché la palla di vetro non l'hanno ancora inventata.

La risposta a chi dice: "le perdite chi le sopporta", bisogna rispondere che già adesso ci sono perdite e sarà sempre peggio (basta rendersi conto che la curva della mortalità degli alveari sta crescendo da almeno 5-6 anni per capirlo) e che per selezionare api rsistenti non ci saranno perdite in più, bisogna solo sostituire (la primavera successiva ai soliti trattamenti) le regine alle famiglie molto infestate con quelle di famiglie poco infestate. Se si notano famiglie su cui cade pochissima varroa, allora si deve rischiare a lasciarle da sole, magari controllando la caduta naturale che è 1 varroa al giorno ogni 100 che ce ne sono nell'alveare.
Aspettando la palla di vetro, ti mando un caloroso saluto.


Ciao Marco sono Corrado, volevo comunicarti che apprezzo tantissimo l'impegno che metti in questo tuo lavoro/passione. Penso spesso quando mi dedico alle mie api, cosa faresti tu nella mia situazione e cerco di ricordare le cose che dicesti al convegno dove ci siamo conosciuti; ti ricordi che parlammo della possibilità di non mettere i fogli cerei nel telaino, cosa che era anche consigliata da R.Steiner  Ho scaricato dal sito quanto mi sembrava utile per la mia situazione. Purtroppo però di cose ne faccio tante oltre al lavoro in fabbrica (sono artig. falegname) che mi impegna tanto tempo; api (e sono solo 5 arnie!), cavallo (con cui quando posso lavoro nel campo), orto, che mi piace condurre biologicamente, oltre ai polli, giardino ecc ecc. Puoi capire che forse faccio troppo e niente bene! Per cui, tornando alle api , presto ti scriverò ancora per avere dei consigli su situazioni in ci mi sono trovato ma ho avuto difficoltà; magari sono scicchezze. Spero di non aggravare i tuoi impegni che saranno già tanti,.... ma non c'è fretta.  Con simpatia ti saluto e auguro buon lavoro.   Corrado Grottaroli
 
Grazie Corrado dei complimenti, sono sempre graditi perché fanno capire che c'è qualcuno che è in sintonia con quanto, non solo io, sia chiaro, andiamo dicendo da anni.
Non ricordo purtroppo della nostra discussione se far costruire i telaini senza l'introduzione dei fogli cerei, ma ora sono arrivato alla conclusione che, forse, nemmeno i telaini bisogna mettere nell'arnia. Ma è un discorso lungo che ho voglia, però, di riprendere presto. Intanto ti annuncio che ho intenzione di postare presto un articolo sull'arnia Warré che, a mio avviso, è una delle migliori arnie se vediamo la cosa dal punto di vista dell'ape.
Un caro saluto

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Commenti   

0 # vitall.it 2015-09-21 16:07
Grazie! Grande articolo, non sempre si trovano perle come queste.
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0 # Marco Valentini 2015-09-21 21:58
Troppo buono, troppo buono!
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0 # Marco Valentini 2011-12-09 23:27
Tre anni di lotta alla varroa solo con l'aglio? Come lo somministravi e a che dosi? Avevo sentito dire che l'aglio funzionava ma le mie prove avevano dato esito negativo. Tre anni sarebbe comunque un successo. Purtroppo la varroa si riproduce a ritmi incredibili per cui se un prodotto non ha un'efficacia vicino all'80%, è come se non funzionasse affatto. Infatti un prodotto che è efficace al 50-60% al massimo riesce a mantenere l'infestazione da varroa, in presenza di covata, stabile.
In Italia credo ci sia solo un produttore che dice di allevare api resistenti e di venderle, ma non le ho provate.
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0 # Drino 2011-12-08 21:29
Complimenti per il sito, gli articoli, Il forum!
Come giovane apicultore hobbista (15 arnie) ho sempre trovato consigli utili ed osserrvazioni interessanti. Da tre anni sto conducendo il mio alveare con metodo biologico certificato. Concordo con tutte le osservazioni di Marco in merito alla " lotta alla varroa". Ora dopo tre anni sto vivendo un momento di disperazione. Tratto da due anni con aglio, con l'impressione che funzioni. Questo autunno "la catastrofe", ho gia perso il 70 per cento delle arnie! Di varroa n'e' caduta ma non sono convinto che sia la sola causa del disastro, anche i nuclei del 2011, con nuova regina e bassa caduta spontanea, sono periti. Mi chiedo come posso continuare a primavra, mi auguro di salvarne almeno una e da li "rinascere dalle ceneri" , in caso contrario si deve ripartire da zero ma con api di "mercato", selezionate per il rendimendo! Esiste gi'a un rete commerciale di api piu' "selvaggie" e meno pompate al rendimento?
Grazie, Matteo
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