Aethina tumida, meglio controllare tutti gli alveari formati da pacchi d'ape

Marco Valentini

Sapete che vi dico? Io non ci credo che i fatti riguardanti l'arrivo dell'Aethina tumida in Calabria siano andati per filo e per segno come ce li hanno descritti. Io penso, seppure non sia certo, che il piccolo coleottero sia arrivato con dei pacchi d'ape illegalmente importati da zone a rischio.

E come me, se ancora il principio di precauzione ha un senso, dovrebbero pensarla le aziende, probabilmente centinaia, che quest'anno hanno acquistato pacchi d'ape dal Sud Italia e di conseguenza correre a controllare i loro alveari. Forse sarà tempo sprecato... può darsi, ma se per caso la ricostruzione degli avvenimenti è più simile alle mie congetture che a quello che ancora riportano i siti ufficiali, allora meglio venirne a conoscenza ora che alla ripresa delle attività nella prossima stagione. Inoltre, finirebbero finalmente le distruzioni di alveari che le autorità veterinarie stanno portando avanti nella famosa zona rossa (venti chilometri intorno il porto di Gioia Tauro (Rc) in quanto il coleottero potrebbe già essere presente  in più provincie italiane.

 Naturalmente, sono certo, qualcuno obietterà che tutto questo sarebbe inutile se veramente il coleottero è confinato nella famosa zona rossa; io sarei tra i più  felici, intanto perché avrò sicuramente ancora qualche anno prima che il coleottero arrivi negli alveari della mia azienda. Tuttavia, credo sia meglio non fidarsi, esattamente come hanno fatto i nostri colleghi francesi che hanno diramato un allarme per bocca di Nicolas Got-Bria, vice presidente  del Groupement de défense sanitaire apicole de la Haute-Garonne (www.ladepeche.fr) che ha affermato che siccome la Francia acquista migliaia di pacchi d'ape dal sud Italia, questo è un potenziale pericolo.

Inoltre, se si scoprisse che i focolai sono più di uno e, quindi, accertata l'impossibilità di eradicare dal suolo italiano il piccolo scarabeo, potrebbe iniziare la seconda fase del "da farsi" e scoprire che, in fondo, il vero problema il coleottero non lo arreca in apiario (qualora l'apicoltore sia consapevole di averlo nei propri alveari, naturalmente), ma in laboratorio, perché è lì che le larve (lo stadio veramente dannoso nella vita del piccolo scarabeo) potrebbero produrre danni davvero ingenti. Per capire la reale importanza economica per le aziende apistiche dell'Aethina tumida, mi sono andato a rileggere le annate arretrate di American Bee Journal, probabilmente uno dei più diffusi giornali di apicoltura del mondo, edito negli Stati Uniti, ovvero nel  paese  che per primo ha dovuto affrontare il piccolo coleottero,  per accorgermi che la frequenza di articoli dedicati alla Aethina tumida è pari a quella della tarma della cera, ovvero, pressoché nulla.

Quindi, riassumendo: non uccidiamo più alveari se non strettamente necessario all'eradicazione del parassita (per motivi etici ed economici) e cerchiamo di capire chi, il prossimo anno, dovrà correre ai ripari, perché se si riuscirà ad organizzare presto, rischia poco. Se, poi, si potesse finalmente a sapere chi ha fatto il disastro, sarebbe meglio.

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