Proviamo ad allevare varroe più benevole con le nostre api ©

Le ricerche sulla relazione ospite parassita tra ape e varroa si sono concentrate, negli ultimi anni, sulla possibilità che l'ape riesca a mettere a punto dei comportamenti ereditabili di controllo della varroa. Purtroppo fermare questi caratteri nel DNA dell’ape e trasmetterli alla prole (ovvero a regine figlie e fuchi) sembra, alla luce della mia esperienza e per quanto possibile costatare in bibliografia, piuttosto difficile.

 Gli ultimi studi sembrano evidenziare la possibilità che anche la varroa possa mettere in atto, a sua volta, dei meccanismi di autoregolamentazione o (come chiamati dai ricercatori) di avirulenza tali che possano far sopravvivere la colonia parassitata anche in assenza di trattamenti. È tutto da verificare, ma abbiamo alcuni fatti che supportano questa ipotesi. Innanzitutto, la facilità di mettere in atto cambiamenti di comportamento è maggiore nella varroa che nell'ape in virtù di una maggiore quantità di generazioni che la varroa può compiere in una stagione: circa venti contro 1 in un anno o addirittura in due anni, dell'ape. Un esempio che dimostra l'assunto è che la varroa nel giro di pochi anni, sotto la pressione degli acaricidi di sintesi, è riuscita a diventare resistente alla maggior parte di essi. Ci sono, inoltre, evidenze che dimostrano che nel mondo ciò è già avvenuto. Innanzi tutto in Africa dove, dalla sua comparsa in Sud Africa nel 1997, nel giro di soli tre anni la locale ape (Apis mellifera Capensis) è diventata resistente, probabilmente grazie al fatto che i trattamenti acaricidi non furono fatti per il loro alto costo. Questo ha dimostrato che la convivenza è possibile senza alcun danno economico. La varroa si è poi diffusa in altri stati dell'Africa, anche in Kenya, tuttavia senza alcun danno economico segnalato. I ricercatori ancora non riescono a spiegare la resistenza, probabilmente perché ancora focalizzano la loro attenzione sull'ape e poco sulla varroa. Gli esperimenti, infatti, hanno preso in esame gli stessi comportamenti (legati, ad esempio, al comportamento igienico) già eseguiti sull'ape occidentale. Negli Stati Uniti, poi, esattamente nella Foresta di Arnot, nello stato di New York, Seeley ha legato l'adattamento ospite parassita tra ape e varroa dimostrato in quella riserva naturalistica, proprio alla presenza negli alveari di un ceppo di varroa meno virulenta. Infatti sostituendo la regina di colonie che sopravvivono con regine qualsiasi e quindi suscettibili, gli alveari non perdono la resistenza. Questo vuol dire che il patrimonio genetico dell’ape ha poco a che vedere con la resistenza, almeno in quel caso.

Il problema più grosso è cercare di trasferire in campo l'allevamento e la moltiplicazione solo delle colonie che hanno al loro interno varroe non virulente. L'unica ipotesi che mi viene in mente è quella di scegliere le migliori famiglie che hanno sopportato al meglio i trattamenti da eseguiti e che tuttavia hanno poche varroe al loro interno, e ipotizzare che questo sia, almeno in parte di loro, imputabile alla presenza di varroe poco virulente. Si potrebbe, quindi, isolare queste colonie dal resto delle famiglie e moltiplicarle, magari anche con l'aiuto di integratori alimentari per velocizzare e massimizzare il risultato. Si potrebbe, ad esempio, con dell'alimentazione stimolante a base di miele e polline, portarle precocemente alla sciamatura e poi dividerle sfruttando le loro stesse celle reali in 5 o 6 nuove famiglie. Successivamente, sempre grazie all'alimentazione artificiale (sempre con miele e polline) dividerle ancora, magari innestando delle celle reali da noi prodotte. Così facendo sarà possibile da una famiglia allevarne fino a 10. Al termine della stagione controlleremo l'infestazione e il successo della sperimentazione. Procedendo in questo modo, infatti, non ci sarebbe contaminazione di varroe provenienti da altri alveari e ogni alveare alleverà la propria varroa che, se avirulenta, farà sopravvivere l'alveare, se virulenta, porterà a morte l'alveare e anche le varroe in esso contenute.

 

 

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