La resistenza alla Varroa delle api potrebbe non dipendere dalla genetica delle regine!

La resistenza alla Varroa delle api potrebbe non dipendere dalla genetica delle regine!

È oramai conclamato che le forti mortalità di alveari che ci sono state negli ultimi anni in tutto il mondo dipendono non solo dalla Varroa destructor ma anche e soprattutto da alcuni virus che vengono veicolati dall'acaro, soprattutto quello delle ali deformi il cosiddetto DWV.

Chi, come la nostra azienda, era attiva già prima dell'arrivo in Italia della Varroa, ha vissuto anno per anno l'aggravarsi della situazione epidemiologica. Se negli anni '80 le colonie riuscivano a tollerare la presenza di alcune migliaia di varroe che non portavano a morte l'alveare, negli ultimi anni, la presenza di alcune centinaia di varroe sembrano avere gli stessi effetti dannosi che nel passato avevano un numero di 10 volte superiore.

Alcuni ricercatori del Regno Unito danno una risposta chiara sul perché questo è successo ed anche alcune possibilità di intervento per ripristinare la situazione originaria (per maggiori informazioni puoi andare a questo link: www.bioapi.it/component/...)

I ricercatori hanno analizzato l'apiario di Ron Hoskins, un apicoltore Swindon nell'Inghilterra centrale che ha avviato un programma di allevamento di alveari che è sopravvissuto all'infestazione iniziale di Varroa, senza il controllo chimico (www.swindonhoneybeeconservation.org.uk/). Lo scopo di questo studio era di valutare lo scenario virale dell'apiario in questione determinando se le colonie si erano salvate a causa dell'assenza di DWV.

La sorpresa fu che negli alveari dell'apiario di Swindon era presente il tipo B del Virus delle ali deformi, una variante avirulenta e la concomitante assenza del tipo A del DWV. I ricercatori suggeriscono, quindi, che il fenomeno della sopravvivenza degli alveari di Swindon (al contrario di quanto capitato ad altri apicoltori che avevano in Inghilterra lasciato gli alveari al loro destino) malgrado l'infestazione di Varroa e gli elevati carichi di DWV, dipenda dall'avirulenza del ceppo di Virus. Incrociando i dati con altri provenienti da più parti del mondo sembra chiaro che la presenza del ceppo B impedisca alla forma più virulenta A di diventare dominante che di fatto protegge gli alveari dal collasso.

Un recente studio in Sud Africa ha dimostrato che questo fenomeno non è peculiare di Swindon. In questo paese, dove le api locali riescono a convivere con la varroa le analisi effettuate su 4 apiari hanno evidenziato solo DWV di tipo B, e nessuno di tipo A. Questo avvalora l'ipotesi che ciò che è avvenuto a Swindon possa capitare su scala più ampia e in più aree geografiche.

Il Dr. Stephen Martin, coautore della sopracitata ricerca,  ha recentemente ricevuto un finanziamento da Project Apism per analizzare i campioni di api proveniente dagli Stati Uniti. È quindi partito un campionamento delle colonie selvatiche statunitensi che sono sopravvissute senza trattamento contro la Varroa per diversi anni (in particolare quelli in cui la covata sembra in buona salute, nonostante gli acari).

Sarebbe interessante far partire un progetto analogo anche in Italia, considerato che si susseguono nel nostro paese ritrovamenti di alveari che sopravvivono per anni anche in presenza di infestazione da varroa.

A questo punto pare evidente che i motivi che portano ad un mix tra resistenza e tolleranza (che potremmo anche definire resilienza) alla varroa delle colonie di api sopravviventi, possa derivare da molteplici fattori e che la genetica delle api potrebbe non essere il più importante. Attenzione, quindi a chi propaganda, anche involontariamente, regine di api resistenti alla varroa perché, la resistenza delle loro colonie potrebbe non dipendere dalla genetica delle regine ma da altri fattori che non possono essere facilmente introdotti in altre colonie.

Forse sarà il caso di approfondire, una buona volta, l'argomento. La nostra azienda mette a disposizione della scienza i 5 alveari che da 4 anni non ricevono alcuna cura e malgrado questo sopravvivono e producono miele.

 

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