La Varroa - 2a parte

Agosto è il miglior periodo per intervenire contro la varroa, anche se la stagione produttiva non fosse proprio finita, sia perché il numero degli acari presenti potrebbe addirittura portare a morte, in pochi mesi, l’alveare, sia perché, così facendo, diamo la possibilità alle api di allevare della nuova covata, sicuramente sana, dalla quale sfarfalleranno operaie in gran forma, pronte a passare i rigori dell’inverno. Anzi, è buona abitudine, dopo l’ultimo intervento terapeutico, stimolare la regina ad una abbondante ovideposizione, nutrendo le famiglie, solo se il flusso nettarifero fosse terminato, con dello sciroppo zuccherino diluito (1:1).

Attualmente gli unici prodotti che possono essere ragionevolmente utilizzati in questo periodo, perché efficaci anche in presenza di covata, sono: l’Apistan, di cui abbiamo pubblicato nello scorso numero (per chi lo volesse utilizzare), una scheda esaustiva; l’Apilife Var e l’acido formico. Acquistarli non è davvero un problema perché lo si può fare attraverso la Federazione Apicoltori Italiani, che li spedisce comodamente per posta; per ordinarli basta comporre i numeri 06/6877175 - 6852276. Ma prima di vedere più da vicino il loro corretto utilizzo, è necessario fare alcune premesse. 

È alle USL che è demandato il coordinamento ed il controllo della somministrazione dei prodotti anti-varroa e, quindi, è a loro che si deve far riferimento prima di iniziare ogni tipo di trattamento. È anche vero che, fino ad oggi, il loro intervento, a parte alcuni casi circoscritti nel centro-nord Italia, è stato altalenante e non sempre all’altezza della situazione, per non dire di indifferenza. Grande aiuto, in questo caso, lo possono dare le associazioni provinciali di categoria che conoscono la situazione locale e sapranno dare sicuramente consigli più centrati.

Il miglior prodotto da utilizzare nella lotta alla varroa, è quello che si avvicina di più ad alcune regole di base:

• la selettività (nel diminuire drasticamente la popolazione di varroe, non si devono creare danni alle api);

• l’innocuità sia per l’operatore che per i prodotti dell’alveare (non devono lasciare residui);

• la facilità di preparazione e di somministrazione;

• la non induzione di farmaco-resistenza nella popolazione del parassita.

Mentre è evidente che i principi attivi antivarroa non devono mai lasciare residui nei prodotti dell’alveare, in quanto il miele ha una immagine di naturalità e purezza che deve essere preservata a tutti i costi, pena il crollo dei consumi con i danni immaginabili per il settore, per le altre regole non sempre si riesce a raggiungere l’optimum e, quindi, sarà la valutazione dei loro pregi e difetti a far decidere l’apicoltore sull’utilizzo dell’uno rispetto all’altro.

La varroa è un acaro e l’ape un insetto, quindi sono unite da un legame di parentela abbastanza stretto, e ciò che è tossico per l’una lo è anche per l’altra. Molto spesso l’efficacia verso la prima e l’innocuità per la seconda è solo una questione di differenza di dimensioni e, allora, bisogna stare molto attenti alle dosi (abbondare vorrebbe dire aumentare il rischio di compromettere la vitalità delle stesse api, diminuire la dose, al contrario, comporterebbe una riduzione dell’efficacia acaricida; entrambe potrebbero anche agevolare la produzione di ceppi di varroe resistenti ai principi attivi usati).

Abbiamo anche detto che i prodotti devono essere innocui per l’operatore, tanto da poter essere utilizzati senza rischi. Questa è forse la regola più difficile da rispettare, perché stiamo parlando di molecole con una certa potenzialità tossica anche per l’uomo. L’unico modo per ovviare a questo inconveniente è quello di migliorare, con mezzi tecnologici, la somministrazione e di munirsi, durante la manipolazione, di guanti e, nel caso dell’acido formico, anche di una maschera che possa proteggere le vie respiratorie e gli occhi.

L’Apilife Var

Per l’Apilife Var, i cui principi attivi sono il timolo, l’eucaliptolo, il mentolo e la canfora, la somministrazione è molto semplice ed i risultati acaricidi sono piuttosto soddisfacenti.

Il prodotto è costituito da 4 mezze tavolette in quanto il ciclo completo si compone di due interventi, da effettuare a distanza di alcuni giorni. Si posizionano due mezze tavolette sui portafavo, all’estremità di una ipotetica diagonale che unisce due angoli opposti dell’arnia. Quindi, dopo 10-15 giorni, si tolgono le due vecchie mezze tavolette e se ne introducono 2 nuove, seguendo le stesse modalità appena dette; se, nel frattempo, la temperatura si è abbassata, le tavolette possono essere ravvicinate e, soprattutto, per aumentare l’evaporazione, spezzettate. In genere è bene effettuare gli interventi quando la temperatura esterna è compresa tra i 10 e i 25°C; al di sotto i 10°C, l’efficacia scende a livelli inaccettabili; al di sopra dei 25°C, ma soprattutto se si superano i 30°C, le api potrebbero uscire dall’arnia in quanto la forte evaporazione (in realtà gli olii essenziali sublimano), disturba la famiglia. Passati altri 15-20 giorni, comunque, meglio se prima dell’invernamento, i residui delle tavolette, ormai esauste, vanno eliminati.

Si noterà, durante questa visita, che le api, fortemente infastidite dal forte odore causato dagli olii essenziali, dislocano miele e covata lontano dalle tavolette e, alcune famiglie, cercano addirittura di propolizzarle onde diminuirne l’evaporazione. Nella primavera successiva, però, ogni cosa sarà tornata al proprio posto e la famiglia pronta a nuova produzione.

Passiamo ad esaminare i costi. Il prodotto viene venduto in confezioni da 4 mezze tavolette al prezzo di 4.700 lire (dose per un alveare), da 20 mezze tavolette, a 22.000 lire (dose per 5 alveari - 4.400 lire/alveare) e da 200 mezze tavolette, a 205.000 lire (dose per 50 alveari - 4.100 lire/alveare), collocandosi in una posizione medio-bassa tra tutti i prodotti anti-varroa.

Ed ora alcune altre precauzioni: dato che l’efficacia dell’Apilife Var dipende dalla saturazione, all’interno dell’alveare, dei vapori degli olii essenziali, è bene, a meno di casi urgenti, non aprire gli alveari, se non per sostituire le tavolette. Gli olii essenziali contenuti nelle tavolette, se vengono a contatto con le mucose, le irritano (a mo' di peperoncino) e quindi, per ovviare, si devono usare i guanti. Lasciare il prodotto, evidentemente, sempre lontano dalla portata dei bambini.

L’acido formico

Tra i prodotti da sempre utilizzati nel controllo della varroa, c’è l’acido formico; oggi è largamente utilizzato in Germania, in Svizzera e in Austria e, nel nostro paese, sta vivendo una nuova giovinezza. Numerosissimi lavori scientifici ne testimoniano l’efficacia e la sua innocuità per il miele, anche perché  è uno dei suoi componenti naturali. Insieme a questi pregi ha, evidentemente, anche alcuni difetti che devono essere ben valutati prima di decidere di utilizzarlo. Innanzi tutto è caustico, quindi deve essere manipolato con le dovute cautele, evitando il contatto con pelle, mucose, occhi e l’inalazione dei vapori (in caso di contatto lavare la zona interessata con abbondante acqua); poi è corrosivo per cui, con il tempo, alcune parti metalliche interne all’arnia potrebbero andare incontro a ruggine.

In un recente lavoro, l’Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna consiglia di utilizzarlo imbevendo dei panno-spugna (per intenderci quelli uso cucina) di 4 mm di spessore, con dimensioni 17-20 cm di lato. In poche parole si prendono 2 panni spugna e si inseriscono in un sacchetto di polietilene che si deve poi sigillare con del nastro adesivo; vi si praticano due o quattro fori con diametro di 2-4 cm ciascuno a seconda di quanta evaporazione si intende ottenere. Quindi si apre l’alveare e si colloca il doppio panno-spugna imbustato, sopra un foglio di polietilene appena più grande del panno-spugna, sopra i portafavo, in posizione arretrata rispetto all’entrata dell’alveare. Poi si introducono 240 ml di acido formico 85% (lo si trova già in commercio a questa concentrazione) e si chiude l’alveare con il coprifavo capovolto, se questo permette di creare una camera di evaporazione sopra i panno-spugna, altrimenti, tra coprifavo e nido, va collocato un melario senza telaini. In questo modo si deve effettuare un solo intervento e, dopo circa 30 giorni, si può aprire l’alveare per ritirare i panno-spugna; altrimenti si possono effettuare due trattamenti a distanza di circa 12 giorni con un solo panno spugna imbustato e imbevuto con 120 ml di acido formico.

Anche con questo prodotto l’efficacia è strettamente dipendente dalla temperatura che mai dovrà essere sotto i 15-18°C o superiore a 30°C. Infatti la temperatura gioca un notevole ruolo nella evaporazione; se questa si avvicina ai 15°C si devono fare i quattro fori nella busta ed allargarli per favorire così l’evaporazione; più la temperatura si avvicina a quella massima, più si deve cercare di impedirla praticando solo due fori e di misura minore. In questo caso è anche consigliabile versare sui panno spugna acido formico freddo di frigorifero, oppure, prima di chiudere l’alveare, aspettare alcuni secondi. In questo modo si evita che la prima repentina evaporazione possa, in qualche modo, danneggiare la famiglia (orfanità, mortalità della covata, fuoriuscita delle api).

Costo: l’acido formico si trova in commercio dalle 1.500 lire il litro, alle 7-8.000 lire e anche più, a seconda di dove e quanto se ne acquista; due panno-spugna si possono comprare al supermercato a 800-900 lire circa. Il trattamento completo ha, quindi, un costo variabile dalle 1.200 alle 3.000 lire ed anche più se ci si rifornisce di acido formico in farmacia.

Anche in questo caso vi sono delle altre precauzioni da rispettare: l’efficacia dell’acido formico dipende dalla saturazione all’interno dell’alveare dei suoi vapori e, allora, è bene non aprire gli alveari durante il trattamento, anzi, per assicurarsi il massimo dell’efficacia, sarebbe bene chiudere ogni possibile fessura tra coprifavo e nido o tra coprifavo, melario e nido, con del nastro adesivo, come quello utilizzato per chiudere i pacchi. Anche questo prodotto va collocato in un posto dove i bambini non possano arrivare.

Er Form

Come abbiamo visto l’uso dell’acido formico comporta alcuni rischi nella manipolazione e la sua efficacia potrebbe non essere elevata, se non si mettono in atto alcuni piccoli accorgimenti come creare una camera di evaporazione e chiudere ogni piccola fessura.

Per ovviare a questi difetti, tipici del vecchio sistema di somministrazione dell’acido formico, è stato recentemente messo in commercio un erogatore costituito da un contenitore di materiale plastico ed un disco di materiale assorbente. Il metodo di utilizzo è molto semplice e ha il pregio  di diminuire notevolmente il rischio di venire in contatto con il prodotto. Si versano 30 ml di acido formico 85%, anche mediante una siringa, nel contenitore, attraverso l’apertura inferiore o anche dall’alto, quindi si introduce l’erogatore nel foro del coprifavo che viene di norma utilizzato per la nutrizione delle famiglie. La somministrazione deve essere ripetuta per 4 o 5 volte ad intervalli di 4-7 giorni, anche se è bene diminuire, se possibile, l’intervallo, in quanto spesso le api propolizzano il materiale assorbente, diminuendo l’evaporazione dell’acido formico. Inoltre, tra una somministrazione e l’altra, si deve far asciugare il supporto assorbente in quanto rimane nell’erogatore del liquido (probabilmente acqua di condensa o acido formico esausto) che compromette la sua capacità d’impregnazione.

Costo: l’erogatore “Er Form” costa, se acquistato in confezione singola, una cifra piuttosto alta (lire 5.000) che malgrado abbia una durata praticamente illimitata (si deve sostituire ogni tanto solo il materiale assorbente), rimane pur sempre elevata. È quindi auspicabile, che la ditta produttrice ne abbassi il prezzo per diffonderne l’uso e, leggendo la politica degli sconti per acquisti cumulativi e per le associazioni, crediamo che si stia proprio incamminando verso questa strada.

 

 

Nonostante la buona efficacia dei prodotti appena visti, l’effetto sia dell’Apilife Var che dell’acido formico potrebbe non essere sufficiente, soprattutto se le famiglie sono fortemente infestate, ad arrivare in primavera con un numero di 100-200 acari per ogni alveare, che è considerata la soglia massima per non avere problemi durante la stagione produttiva. Sarà quindi necessario, ad ottobre-novembre, effettuare un secondo intervento a campione (con acido lattico, Perizin o Apitol, le cui modalità di intervento vedremo in uno dei prossimi numeri) e controllare, sul vassoio del fondo antivarroa o del telaino diagnostico, la caduta di acari per capire se la varroa è ancora in agguato o se è possibile dormire sonni tranquilli.

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Commenti   

0 # eugenia 2015-05-19 13:30
articolo interessante ma sarebbe bene aggionare i prezzi in euro.....l'erogatore er-form costa ora 7 euro!!!!! e l'acido formico circa 8,50.....
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0 # Marco Valentini 2015-05-19 14:21
Grazie Eugenia. Bene che i prezzi lì aggiorniate voi con i commenti. Se dovessi aggiornare i miei articoli diventerebbe un lavoro che però, non è retribuito.
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0 # brego 2013-07-24 17:52
ciao Marco! il metodo dell'acido formico è ancora funzionante con le dosi sopra descritte???? quest'anno intendevo provarlo, che risultati dà con la caduta della varroa????? grazie e complimenti! :roll:
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0 # Marco Valentini 2013-08-18 20:15
Ciao, scusa il ritardo nella risposta!
Intanto devo rammentarti che l'acido formico in Italia non può essere ancora utilizzato nella lotta alla varroa.
Dai dati che leggo in bibliografia, probabilmente un calo di efficacia lo ha avuto anche l'acido formico, ma ancora dovrebbe essere sufficiente a tenerla a bada; non per nulla si parla sempre più assiduamente della registrazione anche in Italia di un prodotto a base di acido formico.
Io non lo uso più da decenni e l'ultima volta che lo usai ho imbevuto un panno spugna ricoperto di una busta di plastica con due fori e vi versai 120 cc di acido formico all'85% freddo di frigorifero e ripetei il trattamento dopo 12 giorni.
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0 # Luigi Iafigliola 2017-03-06 10:45
G.le Marco può dirci che impressioni hai avuto del formico usandolo con il panno spugna come da te descritto? Funzionò bene?
Grazie
Luigi
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0 # Marco Valentini 2017-03-06 11:38
Si lo usai con soddisfazione, almeno per quanto riguarda l'efficacia contro la varroa. Ora non saprei dire. Tuttavia lo abbandonai perché era pericoloso utilizzarlo in quella maniera, c'era sempre la possibilità di venirne a contatto.
Interessante sapere che, probabilmente, entro la stagione avremo la possibilità di acquistare l'acido formico e di utilizzarlo legalmente in quanto il Ministero sta autorizzando alla vendita una formulazione all'80%.
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0 # doro66 2013-05-14 14:52
non ho capito dove vanno messe le tavolette agli angoli della base dell'arnia o agli angoli del coprifavo, scusa ma ho iniziato da 2 giorni a leggere i tuoi articoli peraltro stupendi e chiarissimi saluti
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0 # Marco Valentini 2013-05-16 19:35
Sui portafavo, ovvero la parte superiore del telaino. Per intenderci, appena sotto il coprifavo quando questo va a chiudere la'arnia.
Grazie per i complimenti!
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0 # emilio 2011-07-19 20:15
:lol: bravissimo ottimo articolo
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0 # Marco Valentini 2011-07-19 20:59
grazie Emilio, troppo gentile. E' anche un articolo datato; avrà più di dieci anni!
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