I prodotti invernali per il contenimento della varroa

Sta arrivando il freddo e, con esso, il periodo in cui le api si riuniscono in glomere pronte a far fronte ai rigori dell’inverno. Dopo tanto lavoro, l’apicoltore può programmare il giusto riposo, ma solo dopo aver controllato che, all’interno dell’alveare, sia tutto in ordine. Le scorte devono essere sufficienti, non vi si devono trovare segni di malattie e le famiglie troppo deboli o senza regina vanno riunite. In questa fase la cosa più importante da verificare è che la varroa sia sotto la soglia, grazie ai trattamenti estivi, di pericolosità: dobbiamo accertarci, in estrema sintesi, del numero di varroe ancora presenti sulle api. Come fare?

È stato osservato che gli alveari di uno stesso apiario, a grandi linee, hanno tutti lo stesso grado di infestazione per cui se alcuni di essi vengono controllati a campione (1 ogni 3, per apiari composti da meno di 10 alveari e 1 ogni 5, per apiari costituiti da più di 10 alveari), effettuando un trattamento con un anti-varroa diverso da quello utilizzato in estate e contando le varroe cadute mediante l’uso di un telaino test, è possibile avere il polso della situazione.

Infatti se in seguito al trattamento, che chiameremo di controllo, saranno cadute poche varroe (è difficile dire cosa vuol dire “poche varroe”, in quanto la caduta potrebbe anche essere da addebitare alla reinfestazione dovuta alla presenza in zona di alveari non trattati e deboli che vengono saccheggiati dalle nostre api; comunque un limite indicativo potrebbe essere quello di 40-60 acari), allora possiamo essere sicuri che l’inverno non ci riserverà sorprese.

Se, invece, le varroe cadute risultano molte (più di 40-60), allora si dovrà estendere il trattamento a tutti gli alveari dell’apiario.  Ciò può capitare perché, come già detto in uno dei precedenti articoli, non tutti gli anti-varroa sono affidabili. Se invece il prodotto utilizzato nei trattamenti estivi è stato l’Apistan, allora è bene avvertire la locale associazione apicoltori, in quanto potremmo essere in presenza di forme di varroa resistenti alla molecola del fluvalinate. Ma vediamo come utilizzare correttamente gli altri anti-varroa a nostra disposizione.

1 - I prodotti sistemici

Alla fine del 1988, sono stati autorizzati dal Ministero della Sanità, due prodotti molto efficaci nella lotta alla varroa. Si tratta dell’Apitol della casa farmaceutica Ciba Geigy e del Perizin, della Bayer. Sono entrambi prodotti sistemici, ovvero una volta somministrati alle api, entrano nel loro circolo emolinfatico e, così facendo, avvelenano la varroa che si nutre, appunto, di emolinfa. Non sono stati molto utilizzati dagli apicoltori in quanto, dopo qualche mese dalla loro messa in vendita, ha ottenuto l’autorizzazione ministeriale anche l’Apistan, che ha ovviato a due dei loro inconvenienti: infatti non possono essere usati in presenza di covata in quanto sono poco persistenti all’interno dell’alveare e non colpiscono la varroa che si nasconde dentro le cellette e, di conseguenza, si possono somministrare, a meno di non effettuare un blocco di covata, in un periodo dell’anno, ottobre-novembre, nel quale, di norma, le api hanno già subito dei danni irreversibili. Trovano, invece, oggi una nuova veste come prodotti per verificare il buon esito dell’intervento estivo con anti-varroa che, invece, possono essere utilizzati in presenza di covata quali, ad esempio, il già citato Apistan e l’Api Life Var, prodotto dalla Chemicals Laif.

L’Apitol

L’Apitol, il cui principio attivo è il Cimiazolo, viene venduto in scatole contenenti 6 bustine, per il trattamento completo di sei alveari. Il contenuto della bustina - 2 grammi - va diluito il 100 ml di sciroppo zuccherino (20 grammi di zucchero in 100 ml di acqua tiepida, meglio se distillata). La somministrazione è molto semplice: si apre il coprifavo, si eliminano i ponticelli di cera tra un telaino e l’altro e si distribuiscono i 100 ml di prodotto, meglio se con l’ausilio di una grossa siringa, nello spazio interfavo, direttamente sulle api. Dato che 100 ml tutti in una volta possono essere difficilmente “assorbiti” dalle api con il rischio che il prodotto cada in gran parte sul fondo, si possono effettuare anche 2 trattamenti di 50 ml ciascuno a distanza di 30 minuti. La soluzione deve essere preparata al momento dell’uso e la temperatura esterna deve essere superiore a 10°C.

Costo: Un trattamento completo di Apitol costa 5.670 lire ad alveare.

Perizin

Il principio attivo del Perizin è il Coumaphos (estere fosforico) e rispetto all’Apitol ha dei pregi ed alcuni difetti che devono essere attentamente valutati dall’apicoltore prima di decidere sulla scelta. Innanzi tutto il Perizin può essere utilizzato con temperature esterne più basse (maggiori comunque di 5°C) che nel periodo ottobre-novembre sono facilmente riscontrabili; la casa farmaceutica lo mette in vendita anche con un pratico dosatore (il cui prezzo è un po’ elevato) che ne facilita la somministrazione. Difetti: devono essere effettuati due somministrazioni; il prodotto lascia residui nella cera, tanto che la stessa Bayer ne vieta l’uso per i produttori di miele in favo e, ad ogni trattamento, muoiono circa 100-150 api.

Anche in questo caso la somministrazione è semplice: 1 ml di principio attivo va diluito in 49 ml di acqua (totale 50 ml), meglio se distillata che è la dose sufficiente per effettuare il primo trattamento ad un alveare. Le somministrazioni sono 2 e devono essere effettuate a distanza di 7 giorni (un trattamento completo consiste, quindi, nella distribuzione di 2 ml di principio attivo in 100 ml di soluzione). Anche se si usa il Perizin i ponticelli di cera devono essere eliminati prima della somministrazione della soluzione che va preparata poco prima dell’uso e distribuita direttamente sulle api, nello spazio interfavo. In questo caso le famiglie trattate non devono essere assolutamente nutrite.

Costo: Un trattamento completo di Perizin costa 5.800 lire ad alveare (acquistando la confezione da 10 ml che costa 29.000 lire e con la quale possono essere trattati 5 alveari). La confezione con dosatore, da acquistare solo la prima volta, costa 47.000 lire facendo schizzare il costo a trattamento a 9.400 lire.

2 - Acido lattico

In Italia l’acido lattico, al contrario di paesi quali la Svizzera e la Germania, non ha avuto molta fortuna in quanto il suo utilizzo richiede molta manualità e tempo a disposizione. Eppure l’acido lattico è un buon prodotto da utilizzare nel periodo autunnale (mentre la sua efficacia scende vertiginosamente nelle altre stagioni) consigliato da molti Istituti di ricerca quali quello di Liebefeld (Svizzera) e l’Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna.

Anche per l’acido lattico il periodo migliore di distribuzione è, quindi, ottobre-novembre in quanto, per essere efficace, deve essere utilizzato in assenza di covata e con poche api in volo. Va somministrato ad una concentrazione del 15%, mentre in commercio lo si trova facilmente al 90 o all’80%. In questi casi va diluito con l’aggiunta di 6 litri di acqua (se concentrato al 90%) o di 5,2 litri di acqua (se all’80%), mentre la Chemicals Laif lo vende già diluito pronto per l’uso. La soluzione va posta in un semplice spruzzatore per fiori da balcone, con il quale si devono bagnare uniformemente le api. Si estraggono i telaini ad uno ad uno e si nebulizzano 5 ml di acido lattico per facciata di favo direttamente sulle api (importante è che non divengano nere).  Sono necessari, nel periodo ottobre-novembre, 2 trattamenti a distanza di 7 giorni ed ogni somministrazione necessita di circa 4 minuti; e proprio per il tempo necessario al trattamento, anche se effettuato in un periodo dell’anno in cui l’apicoltore non ha molto lavoro da effettuare in apiario, che l’acido lattico viene considerato un prodotto da hobbisti.

L’acido lattico è il prodotto derivante dall’attività di alcuni microrganismi ed è presente in molti alimenti quali, ad esempio, lo yogurt. Questo, comunque, non vuol dire che non debbano essere seguite alcune norme comportamentali quali, ad esempio, evitare di inalare il prodotto durante la somministrazione.

Costo: L’acido lattico già diluito si trova in commercio dalle 3.000 alle 4.000 lire al litro a seconda della confezione; in questo caso 2 trattamenti possono costare dalle 600 alle 800 lire per alveare. Se si acquista un litro di acido lattico all’80%, due trattamenti costano circa 400 lire ed anche meno se si acquistano diversi litri. 

Abbiamo elencato, in questi ultimi numeri di Terra e Vita, quasi tutti i prodotti anti-varroa che l’apicoltore ha a disposizione per controllare il temibile acaro. L’ultimo consiglio che ci sentiamo di dare è quello di imparare, a prescindere dal prodotto prescelto, ad utilizzarli tutti perché non si sa ancora ciò che ci riserva il futuro. Intanto, nella relativa calma invernale, abbiamo il tempo di affilare le nostre armi affinché nella prossima  stagione produttiva, la varroa possa essere mantenuta sotto i limiti di guardia.

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