Altri metodi di lotta biologica alla varroa - Conclusioni

La varroa è un parassita che riesce ad adattarsi in modo stupefacente a tutti i metodi di lotta chimici che l’uomo ha saputo escogitare per tenerla sotto controllo e anche gli ultimi ritrovati delle case farmaceutiche, nel giro di qualche anno, saranno superati dall’estrema versatilità dell’acaro. Eppure l’Apis cerana è riuscita a relegarlo a parassita insignificante per la propria esistenza a dimostrazione che anche l’ape può crearsi delle barriere protettive. In questa lotta tra ape e varroa si introduce l’uomo che dopo aver creato il danno deve poter rimediare possibilmente senza l’uso di sostanze nocive sia per se stesso che per le api per poter, nel frattempo, continuare ad allevare l’insetto sia per la produzione di miele che per l’impollinazione delle piante entomofile.

Non ci stancheremo mai di ripetere che, soprattutto in questa prima fase, è soltanto la professionalità dell’apicoltore che può dare la parola se non definitiva, almeno di speranza per il futuro.

Per professionalità si intende sia la conoscenza delle moderne pratiche di allevamento - sostituzione frequente delle regine, contare spesso le varroe cadute durante la stagione attiva, eliminare la covata maschile, porre attenzione alla reifestazione e non perdere di vista l’informazione - sia delle basilari norme etiche. Oltre a salvare le api dalla varroa bisogna produrre un miele sano e genuino e ciò è possibile soltanto eliminando l’uso della chimica in apiario.

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Commenti   

0 # francesco 2016-03-28 07:35
Buongiorno Marco. Ho costruito delle gabbie con rete atossica foro 4x4 mm per ingabbiare completamente il favo e dopo i 23 gg. circa rimuovere il favo e fare il trattamento alla varroa. Ho fatto questo per fare in modo che la regina rimanga sempre in attività e con le sue api. (premetto che sono principiante inizierò quest'anno) ora che ne pensi di questo metodo? Devo complimentarmi per il sito veramente ottimo e per il gran lavoro per aggiornarlo, bravissimi. Per la varroa l'impressione che ho avuto negli studi fatti fin ora è: la varroa vogliono eliminarla completamente trovando un metodo chimico o biologico, come un contadino per le erbacce che invadono il suo terreno. Io credo che non si può fare. Solo le api stesse possono diminuirne i danni e far sembrare a noi umani che il problema è scomparso. Ma purtroppo api Ligustiche primordiali non so come siamo messi. L'acaro non è di queste zone, sconosciuto alle nostre api e il problema si allarga ancor di più. Un saluto e grazie.
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0 # Marco Valentini 2016-03-28 18:15
Non so dovrei vedere. Ne esistono già sperimentate fatte con degli escludiregina, in modo che le api possano tranquillamente passare da dentro a fuori la gabbia, che è la cosa migliore.
Si, anch'io credo che cercare di eliminare la varroa con mezzi chimici abbia fatto il suo tempo. I ricercatori di tutto il mondo non ci credono più e dovremmo prenderne atto. La via dovrebbe essere quella di adoperarsi affinché sia l'ape a trovare il sistema di convivere con la varroa e a noi quella di accompagnarla senza troppe perdite a questo evento che è il solo che potrà salvarla (soprattutto da noi, più che dalla varroa). Il problema sarà far capire all'apicoltore che dovrà selezionare su questo carattere (resistenza) piuttosto che la massima produzione. Ma ho paura che finché non si raschia il barile, l'apicoltore non capirà che è venuto il tempo di agire diversamente. Vedremo...
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0 # Ziren 2013-04-09 12:09
grazie!!!
forse l'omeopatia è davvero la soluzione e il futuro perchè non attacca frontalmente la varroa ma cerca di rimuovere la vera causa del male (ossia una qualche propensione, forse anche non genetica, delle api a farsi "succhiare"). cmque è vero, i biodinamici tendono al settarismo (ma di sicuro hanno dei metodi, xchè ho saputo che oltre alle ceneri di varroa (metodo piuttosto complesso!!) usano anche i classici zuccherini omeopatici, quelli da farmacia, non ricordo il nome della sostanza, ma forse riuscirò a farmela dire).per quanto riguarda la resistenza all'ossalico forse è più per il gocciolato? perchè ho cambiato delle regine e ho trattato come da manuale, in blocco di covata, ma il gocciolato non ha funzionato per niente, ecco perchè poi sono stato costretto ad eseguire numerosi sublimati... so che han provato anche il gocciolato con glicerolo... bel casino, siam messi proprio male.
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+1 # Ziren 2013-04-07 12:18
formico? mai provato. sai consigliarmi un buon erogatore facile da usare?
(ho qualche difficoltà ad ingabbiare regine... difficoltà "filosofiche") :-*
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+1 # Marco Valentini 2013-04-08 06:20
Nel passato l'ho provato col metodo che puoi leggere qui: http://www.bioapi.it/la-varroa-2a-parte.html. In questo momento in Italia ne è vietato l'uso e, poi, ha molte controindicazioni (rovina le arnie, tutte le parti metalliche, è molto pericoloso maneggiarlo, ecc.).
Parliamo, invece, delle difficoltà filosofiche nell'ingabbiare le regine: quali sono?
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0 # Ziren 2013-04-08 11:07
non è che qui è vietato perchè funziona particolarmente bene? :-)
i biodinamici dicono che le regine ingabbiate soffrono... (e dicono che la cosa è scientificamente dimostrata) Io non sono biodinamico ma a questo ci credo, e penso che la clausura forzata non sia un granchè (essendo tra l'altro un po' claustrofobico) potrei accettare le gabbie più grandi, quelle che prendono il telaio intero (non l'isolatore semplificato da poggiare sul bordo dell'arnia xchè le regine scappano da tutte le parti!!!!)oppure il blocco di covata nel melario, però mi han detto che poi non sempre le api riaccettano la regina (essendo trattenuta a una distanza notevole dal nido x troppo tempo). In alternativa vedrei anche trattamenti ripetuti con solo ossalico sublimato, preceduto magari da un ciclo di ApilifeVar e un gocciolato. Certo dà molto lavoro e forse anche un bel po' di stress alle api (lo stress quello non manca mai) per questo cercavo una soluzione alternativa a tutto questo (e allo stress)
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+1 # Marco Valentini 2013-04-09 08:23
No, qui è vietato perché nessuno ha mai presentato un richiesta di autorizzazione alla vendita; quando l'usavo io l'efficacia era introno al 90% è facile che ora si sia abbassata.
Mai vista, poi, una ricerca scientifica che analizzi quanto soffra una regina quando la si ingabbia, se riesci ad averla, ti prego di farmelo sapere. I biodinamici, che rispetto tantissimo e li apprezzo per la perseveranza, a volte tendono ad avere una visione un po' assolutistica. Li ho seguiti molto, soprattutto all'inizio della mia carriera, ma ho notato che hanno cambiato spesso idea sul come combattere la varroa e ogni volta era il modo giusto.
Non facciamo, poi, l'errore di paragonare l'uomo all'ape, seppure hanno molte cose in comune; però se proprio non ti piace metterla in gabbia, allora puoi confinarla in uno o due favi che poi toglierai al momento del trattamento, oppure puoi fare un'asportazione di covata. Assolutamente bocciato il trattamento continuo con ossalico che oltre a rischiare una resistenza all'ultimo prodotto ancora abbastanza efficace, tende a selezionare varroe che escono dalla cella dopo il ciclo di sviluppo e rientrano in breve tempo in un'altra.
Con questo non voglio però dire che io ami il blocco della covata con gabbietta, dico solo che in questo momento non vedo un'alternativa migliore. Rimane la strada della selezione di un'ape tollerante, ma il mondo dell'apicoltura è in stallo e non mi sembra pronto a lavorarci su.
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+2 # PAOLO PASCUCCI 2012-10-08 21:08
E' una scoperta molto interessante, sempre se funziona: Sono un apicoltore e la cosa mi interessa particolarmente, vorrei saperne qualcosa di più e se è possibile già applicarla. si ringrazia
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+1 # Marco Valentini 2012-10-09 14:42
La mia impressione e' che il mondo della ricerca è scettico; come spiegare altrimenti che una strada apparentemente cosi' promettente non sia seguita piu' attentamente con ulteriori prove? C'è anche da dire che, purtroppo, i ricercatori spesso enfatizzano i risultati ottenuti, generando speranze ma, anche, disillusioni.
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-1 # alice 2011-11-24 16:01
:eek: ti avevo già chiesto di questo in fb, ma sarebbe una roba superrrr, il100% in 24 ore è un miracolo! speriamo che la sperimentazione dia buoni risultati, sarebbe bellissimo. basta che poi non ci metta degli anni ad essere usato anche in Italia. Scusa se scrivo un sacco ma a lavoro mi annoio in maniera disumana!
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+3 # Marco Valentini 2011-11-24 22:58
Stranamente vedo poco interesse da parte dei ricercatori; ho seguito una recente ricerca cilena che diceva che i funghi entomopatogeni sono efficaci contro la varroa solo se l'infestazione da varroa è molto bassa. Probabilmente sarà questo a dissuadere i ricercatori ad approfondire il loro utilizzo in pieno campo.
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