Come e quando effettuare la nutrizione dell'alveare

L’apicoltura è arte antica e, quindi, su molte delle operazioni apistiche, ci si trova tutti d’accordo, giovani con anziani, chi pratica una apicoltura biologica  con coloro che, invece, preferiscono il convenzionale, perché è il tempo che ha smussato tutte quelle posizioni estreme che, per esempio, possiamo notare quando si parla di varroa che, al contrario, è problema relativamente recente.

È anche vero che ogni regola ha la sua eccezione, che faremo notare nei prossimi articoli, e su alcune tematiche non si riesce ad avere il parere unanime di tutti. Chiedete agli apicoltori se gli alveari colpiti da peste americana debbano essere o no soppressi oppure se sono gli alveari del nomadista a diffondere le malattie ovvero se non sono le sue stesse api ad essere vittime di colonie deboli e malaticce di apicoltori “della domenica” che non curano a dovere le proprie compagne di lavoro. Siamo certi che ne riceverete delle risposte alquanto contraddittorie.

Se queste contrapposizioni sono da criticare, perché foriere di litigiosità fra colleghi e freno per il progresso della categoria, all’estremo opposto è altrettanto deleterio, soprattutto per un mestiere così complesso come il nostro, avere dei punti fermi sui quali non smuoversi, magari perché è opinione corrente che si deve operare in un certo modo o perché lo si è letto su un libro di apicoltura. Un collega, molto saggio, un giorno ebbe a dirmi, riferendosi ad alcuni comportamenti apparentemente inspiegabili dei suoi alveari: “Si vede proprio che le mie api non hanno letto nessun manuale!”.

Questa piccola premessa mi è utile per introdurre un argomento che, appunto, apparentemente mette tutti d’accordo, ovvero la nutrizione degli alveari, che a detta dei più deve assolutamente essere fatta, mentre è mia intenzione mettere il tarlo del dubbio affinché l’apicoltore agisca sempre con notevole circospezione. Cerchiamo quindi di dare, innanzi tutto, gli elementi fondamentali della discussione.

Dividiamo subito la nutrizione in:

  1. essenziale alla costituzione delle scorte necessarie ad arrivare alla primavera successiva senza che le api rischino di rimanerne senza;
  2. di emergenza o di soccorso quando, a causa di eventi climatici particolarmente avversi, le previsioni che si erano fatte in autunno si sono dimostrate carenti e, quindi si deve intervenire per evitare la morte per fame degli alveari;
  3. stimolante, che viene praticata per stimolare, appunto, la regina a produrre covata con un certo anticipo per sfruttare al meglio la fioritura prescelta per la produzione di miele.

    Integrazione delle scorte

È evidente che, a seconda della zona climatica nella quale ci troviamo ad operare, cambia la quantità di miele che le api devono assolutamente avere a disposizione per passare l’inverno: nelle zone a clima mediterraneo, ne bastano 8 kg; nelle zone di montagna, invece, spesso non ne sono sufficienti 16-18 kg. Infatti il consumo di miele di una famiglia di media forza, in mancanza di apporto esterno di nettare è, in media, di circa 2 kg al mese, anche se vi sono grossi scarti da questa cifra a seconda di quanta covata sia presente nell’alveare.

Quindi, prima di nutrire gli alveari per integrare le scorte, è estremamente importante visitarli per poter giudicare se, questo intervento sia davvero necessario. Del resto il calcolo è piuttosto semplice. Sapendo approssimativamente la quantità di tempo che le api non potranno bottinare per le avverse condizioni atmosferiche o per mancanza di flora (e ciò varia da zona a zona); che in ogni mese di mancato approvvigionamento dall’esterno, come abbiamo detto, le api consumano circa 2 kg di miele e che in ogni telaino da nido della misura standard (Dadant-Blatt) colmo di miele vi sono dai 3,5 ai 4 kg di miele, non si dovrebbero avere difficoltà a trarne le conclusioni. 

Ma non si tratta solo di fare economia sulla nutrizione, gestire bene  questa tecnica apistica, significa eliminare alcuni inconvenienti che altrimenti potrebbero verificarsi nella successiva primavera. Eccessive scorte ancora presenti nei favi in questo periodo, infatti, ritardano la ripresa della famiglia perché la regina non ha sufficiente cellette a disposizione per deporre le uova e, proprio per ovviare a questo problema, appena si colloca il melario, le api cercano di spostare in alto l’eccesso di miele del nido. 

La migliore integrazione delle scorte si ottiene somministrando alle api del candito (nella scheda qui accanto spieghiamo come produrlo in azienda), oppure distribuendo nell’apposito nutritore dello sciroppo ottenuto sciogliendo in acqua dello zucchero nella proporzione di 1:1 o 1:2 (si porta ad ebollizione l’acqua, e, per non rischiare fenomeni di caramellizzazione,  si versa lo zucchero rimestando, solo dopo averla tolta dal fuoco). Il candito è meglio somministrarlo quando si prevede un lungo tempo di inattività delle api (es. da ottobre/novembre a gennaio/febbraio); lo sciroppo, al contrario, è meglio somministrarlo quando le api hanno poi la possibilità di uscire per defecare, altrimenti si potrebbero manifestare dei fenomeni di diarrea (temperature maggiori di 12°C).

Somministrazione di candito e sciroppo

Il candito lo si può collocare sopra il coprifavo, previa formazione, nella parte sottostante della busta che lo contiene, di un foro di circa 7/8 centimetri. Le api lo consumeranno passando attraverso il foro del nutritore che, evidentemente, va aperto. Quando le api lo hanno in buona parte consumato, può succedere che il peso della plastica che contiene il candito, vada ad occludere il foro d’entrata, rendendone inutilizzabile l’ultima porzione e, non raramente, uccidendo le api che vi rimangono “imprigionate”. Per ovviare a questo inconveniente è bene, al momento della somministrazione, introdurre uno o due bastoncini, tipo quelli comunemente utilizzati per gli spiedini, attraversando la busta da parte a parte.  Lo sciroppo, invece, lo si può somministrare attraverso il classico nutritore da porre sopra il coprifavo o con il nutritore “a tasca” che prende il posto di un favo all’interno del nido. Quest’ultimo ha il pregio di poter essere utilizzato anche come diaframma e permette alle api di ingerire lo sciroppo ad una temperatura più consona. Per essere utilizzato, però, bisogna aprire l’alveare e non sempre le condizioni climatiche lo permettono, mentre, per non far affogare le api nello sciroppo, sarà utile porre al suo interno dei piccoli bastoncini di legno dove le api possano posarsi.

Sia il candito che lo sciroppo possono essere acquistati in commercio, ai negozi di materiale apistico o, direttamente, dalle ditte produttrici. Al posto dello zucchero può essere senz’altro utilizzato il miele che, è così ovvio che non lo si dovrebbe neppure dire, è molto migliore, dal punto di vista nutrizionale, del primo; ma restituire alle api il miele risulta essere un’operazione che può riservare delle spiacevoli sorprese. La prima è di tipo sanitario: se il miele è di dubbia provenienza, potrebbe essere veicolo di malattie, quali la peste americana; e a questo si può ovviare utilizzando sempre miele di propria produzione. Il secondo rischio è quello di innescare fenomeni di saccheggio. Infatti il miele emana degli aromi che eccitano le api degli alveari vicini; in questo caso si deve somministrare nutrimento a base di miele sempre al far della sera.

Sulla nutrizione di soccorso c’è poco da dire, se non che mai bisognerebbe far trovare le api nella condizione di rischiare la morte per fame. Il periodo nel quale può capitare questo evento nefasto è, al contrario di quanto potrebbe pensare il profano, quello primaverile. Infatti il pericolo c’è quando nell’alveare sono presenti molte api e molta covata e, magari per un ritorno di freddo o una lunga pioggia, le api sono costrette all’inattività, consumando, conseguentemente, le poche scorte ancora disponibili. In questo caso la migliore soluzione è la somministrazione di sciroppo zuccherino 1:1 magari tiepido, per velocizzare l’assunzione.

Nutrizione stimolante

Con la nutrizione stimolante, si entra in un argomento piuttosto delicato.  Praticamente tutti gli apicoltori, prima di una grossa fioritura (soprattutto quelle della prima o di metà primavera), nutrono gli alveari per stimolare la regina alla produzione di uova e quindi avere al momento propizio, numerose api per la raccolta. Come avrete capito è un tipo di nutrizione che serve a aumentare le produzioni di miele ma, per essere sicuri che ciò avvenga, sono necessarie delle previsioni sul futuro che non sempre si avverano; può capitare, ad esempio, che cominci a piovere o che ritorni il freddo e la fioritura ritardi oppure non essere sfruttata dalle api; e, se sbagliamo nelle quantità di nutrimento o iniziamo a nutrire troppo in anticipo, le famiglie arrivano troppo forti alla fioritura e sciamano.

Dato che dalla deposizione dell’uovo allo sfarfallamento dell’adulto di operaia passano circa 21 giorni, la nutrizione stimolante deve iniziare circa un mese, un mese e mezzo prima della prevista fioritura. Questo tipo di nutrizione può essere vantaggiosa nel caso di apicoltura nomade, in quanto gli alveari vengono spostati da un territorio ad un altro con  apporti nettariferi anche molto diversi; nel caso di apicoltura stanziale, invece, le api sono in piena armonia con l’ambiente circostante e nutrire gli alveari porterebbe ad evidenziare dei comportamenti indesiderati come la sciamatura. Un’alternativa alla nutrizione stimolante potrebbe essere quella di spostare gli alveari con un certo anticipo rispetto alla fioritura in modo che le api trovino da sole il giusto equilibrio con l’ambiente, oppure le si può spostare prima  in un luogo dove sono gli stessi fiori presenti a stimolare le api e solo in un secondo tempo, le si porta alla fioritura interessante sia dal punto di vista del pregio (es. acacia), che della copiosità. Un altro metodo, che può essere utilizzato per stimolare la famiglia alla produzione di covata, è quello della raschiatura degli opercoli di un favo pieno di miele; in questo modo si ottiene anche il secondo vantaggio di poter sostituire velocemente il favo se questo è vecchio o deforme. Le api, infatti, lo svuotano abbastanza rapidamente, in relazione delle loro necessità alimentari. L’unica attenzione dobbiamo porla al pericolo del saccheggio e, quindi, si deve operare al far della sera.

Un’ultima notazione merita la nutrizione che deve essere effettuata subito dopo il trattamento anti-varroa estivo. Questa potrebbe essere utile per stimolare la regina a produrre nuove operaie nel momento cui, proprio grazie al trattamento effettuato, abbiamo nell’alveare poche varroe. Da questa covata, infatti, nasceranno api che saranno più “vitali” e supereranno con maggior facilità i rigori dell’inverno perché non troveranno, che solo raramente, sulla loro strada, degli acari che le infliggeranno le dannose punture.

Da Terra e Vita n. 7 del 1995

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Commenti   

0 # Lucas 2017-03-03 17:32
Salve, ho cominciato la stimolazione oggi 3 marzo, ho dei nutritori a tasca da 3 litri, pho cominciato tardi a stimolarle? Se sì, quando dovrei togliere i nutritori? Grazie mille. Luca
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0 # Marco Valentini 2017-03-04 07:05
Sono abbastanza critico sulla nutrizione stimolante; è molto importante non darla per scontata. Dipende anche in che zona d'Italia ti trovi ad operare ma non credo che tu abbia iniziato tardi, anzi. La nutrizione stimolante è una nutrizione a lungo termine con un basso quantitativo di sciroppo a somministrazione e i nutritori li toglierai quando avrai avuto l'effetto desiderato.
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0 # VittoB 2017-01-22 14:55
Giorno in questo periodo di freddo ho notato il glomere su due telaini centrali e le scorte di miele in quelli laterali. Mi sto chiedendo se con questo freddo estremo le api riusciranno ad uscire dal glomere per andare a prendersi il miele oppure devo dare del candito. Grazie in anticipo per i consigli
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0 # Marco Valentini 2017-01-22 17:31
Ciao Vittorio,
una colonia con il glomere su due telaini è una famiglia piuttosto debole che conviene sempre alimentare con del candito anche se avesse sufficiente miele di scorta. Il candito lo dovrai mettere dentro l'alveare, sopra i telaini così da metterlo a stretto contatto con il glomere. Avere del nutrimento così vicino gli permetterà di sopravvivere anche con temperature particolarmente basse che blocca il glomere e non lo fa andare a prendere le scorte lì dove si trovano.
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-1 # corrado 2016-12-07 21:39
Ciao Marco. Ho fatto un controllo alle scorte e ho notato nei telain centrali, delle zone dove è stato accumunlato del miele molto duro e chiaro che dall'odore mi riconduce all'edera. Il dubbio che mi gira in testa è se le api riusciranno a prenderselo o diventi un intralcio per la loro nutrizione. Purtroppo con il cambiamento climatico l'edera si trova in fioritura mentre ancora le api bottinano quello che c'é; l'edera è tra queste piante. Mi consigli di togliere i telaini con questo tipo di miele e integrare con candito o fare cosa? (zona costa Adriatica-Fano)Un saluto e grazie
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-1 # Marco Valentini 2017-01-22 17:27
Ciao Corrado, scusami del ritardo nella risposta ma il sito non mi aveva avvertito del tuo commento.
E' vero che le api fanno fatica ad utilizzare il miele di edera, tuttavia è sempre meglio averlo nei favi che non averlo. Se la colonia è forte non avranno nessun problema ad utilizzarlo se, al contrario, la colonia sarà debole (sotto i 4 telaini) allora è meglio mettergli un candito. Quando usciranno dall'inverno, le api approfitteranno delle prime giornate calde per andare a prendere dell'acqua nelle pozzanghere e utilizzarla per sciogliere un miele con così tanto glucosio come quello di edera.
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+1 # Cristian Scalise 2016-10-01 18:33
Salve, domanda, sto per acquistare sei famiglie e dunque mi dovrò trovare a nutrirle. Pensavo di nutrirle con il nutritore a tasca.

Vorrei fare uno sciroppo di miele e acqua ( proporzioni 1:1 come con lo zucchero ? ). Quanto sciroppo conviene fare per arnia e quanto dura ?

grazie.
Cristian
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0 # Marco Valentini 2016-10-02 18:15
Ciao Cristian,
intanto ti do un consiglio d'amico: questo non è il momento di acquistare famiglie; non è detto che vadano nutrite ma sicuramente dovrai trattarle contro la varroa e qualcuna potrebbe morire durante l'inverno.
Comunque in questo periodo la migliore alimentazione è qualla liquida ma con una soluzione di 2 parti di zucchero e una di acqua perché 1:1 stimola troppo la regina in un momento in cui è bene non stimolarla.
La quantità di sciroppo da dare alla colonia (ripeto, devi prima valutare se c'è bisogno) dipende dalle sue necessità e ti conviene preparare la quantità necessaria di volta in volta perché potrebbe facilmente fermentare.
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-1 # lucap 2016-08-29 10:56
Buon giorno...domanda da neofita...vorrei acquistare qualche nucleo in questi giorni...oppure è meglio aspettare primavera?grazie mille
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-3 # ETTORE POLIDORO 2016-06-08 07:59
Buongiorno Marco,sono Ettore,volevo dirti che quest'anno da noi è una stagione non buona per le fioriture,comunque volevo sapere quando mettere il melario,nel senso ho aperto l'Arnia e le api hanno costruito su tutti i telaini e li hanno quasi riempiti tutti tra covate e scorte,pensi che posso mettere il melario?
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+1 # Marco Valentini 2016-06-09 08:32
Credo che sia giunto il momento di metterlo!
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0 # ETTORE polidoro 2016-05-12 11:45
Ciao Marco,ti parlai tempo fa di dar da mangiare o meno alle api per il tempo brutto.Glie l'ho dato per qualche giorno perchè faceva freddo e non vi erano fiori.Adesso che la fioritura più o meno c'è,non riesco a capire come mai in quell'arnia a differenza di una che ho messo li vicino il via vai delle api non è uguale,nel senso poco movimento.Ho visto aprendo il tetto che il coprifavo non è per niente saldato intorno,segno (forse) che le api lavorano poco?

Cordialità.
Ettore.
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0 # Marco Valentini 2016-05-13 05:28
Caro Ettore, devi aprire l'alveare, anzi gli alveari, e scoprire il perché della differenza. Quantità api, quantità covata, scorte, ecc. Poi si può capire le differenze tra le due colonie e, forse, mettere in atto delle azioni per migliorare la situazione.
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+3 # Ettore Polidoro 2016-04-23 10:22
Buongiorno sig. Marco, farò come dice lei, è che sono troppo ansioso per loro, non vorrei che soffrano. Approfitto per avere delle delucidazioni in merito alla produzione del miele, nel senso se riusciranno a fare un po' di miele anche per me? Ho messo tutti e dieci i favi nell'arnia, allora c'è chi mi dice di restringere lo sciame mettendo un diaframma aggiungere l'escludi regina e mettere subito il melario. Mi sembra una cosa razzista nei confronti delle api. Prima devono pensare a se stesse e poi a me.... c'è chi invece mi dice il contrario nel senso di fare prima la scorta e poi mettere il melario. Bohh!!!!! Grazie.
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0 # Marco Valentini 2016-04-23 10:38
Questo è uno dei casi in cui la verità sta in mezzo, anche se per risponderle più correttamente dovrei sapere in che zona d'Italia alleva le api.
Se ha appena iniziato, è probabile che ha fogli cerei anche nel melario e, quindi, prima di salire a mettere il miele nel melario, tenderanno a completare i favi del nido.
Un buon compromesso potrebbe essere mettere un diaframma dopo il settimo favo, aspettare che sia tutto costruito e, poi, inserire il melario; ci vorrà un po' di tempo.
Le dico questo perché con sette telaini tutti costruiti e pieni di scorte e covata, la sua famiglia sarà certamente in grado di passare l'inverno. Naturalmente se correttamente trattata per il controllo della varroa.
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0 # Ettore Polidoro 2016-04-23 13:16
Salve, sono un Abruzzo un paesino in provincia dell' Aquila a 850 m. Il problema della varroa mi mette molta ansia, non so a chi credere e se credergli. Ho due amici, che mi dicono di aiutarmi a tale problema,ma hanno idee diverse. Io mi affido alla sua esperienza così non faccio torto a nessuno,e se dovesse andar male, pazienza.

Cordialità
Ettore
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0 # Ettore Polidoro 2016-04-21 20:00
Buonasera sig.Marco,ho preso uno sciame da 4 giorni,sono un neofita in materia.Volevo sapere se cambia il tempo,nel senso dovesse arrivare il freddo come da previsioni,come mi devo comportare con le api?Grazie.
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+1 # Marco Valentini 2016-04-22 05:32
Buongiorno Ettore. Le api sono animali selvatici (malgrado i gravi errori che gli apicoltori continuano a fare per renderla più domestica) e dovremmo avere maggiore fiducia nelle sue capacità di leggere le situazioni ambientali. Lo sciame parte con una quantità notevole di scorte che comunque inizialmente non ha bisogno di utilizzare perché è soprattutto la covata ad averne bisogno.
Inoltre la sua capacità di raccolto e di costruzione dei favi è davvero impressionante!
Tutto questo per dire che normalmente non c'è bisogno di intervenire soprattutto se il cattivo tempo si protrarrà x pochi giorni.
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0 # GiacomoGio 2016-04-03 18:45
Buonasera Marco, sono pugliese, e Ho cominciato quest esperienza da polo tempo acquistando 5 sciami . Questi sono disposti su sei telai, in un arnia da 10. Per poter popolare il più velocemente possibile le arnie, ,mi hanno consigliato di dare sciroppo zuccherino 1:1. Ho notato da subito un consumo estremo in 4 arnie, mentre in una molto lenta, quasi assente.... Quale può essere il motivo? E poi ancora, é necessario continuare a nutrirle artificialmente visto che questo è il periodo di fioritura del ciliegio, pianta molto diffusa nel mio territorio( nel mio paese si coltivano circa 3000 ettari di ciliegio) ? La ringrazio per L attenzione e le sarò grato per una sua pronta risposta
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0 # Marco Valentini 2016-04-04 07:39
Ciao Giacomo,
non è facile dire perché una famiglia è lenta nell'assumere lo sciroppo. Bisognerebbe aprirla per vedere se tutto è in ordine (presenza di regina, popolosità, accesso al nutrimento, ecc.).
Personalmente sono contrario all'uso della nutrizione, soprattutto quella stimolante. Può essere utile per far costruire i fogli cerei in mancanza di raccolto. Tuttavia se c'è raccolto è del tutto inutile e, addirittura, dannosa. Può andare a finire nelle scorte dello zucchero e potrebbe spingerle a sciamare se non ci si accorge che il nido è pieno di scorte.
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0 # elisa 2016-03-08 18:15
..... sciogliendo in acqua dello zucchero nella proporzione di 1:1 o 1:2 (si porta ad ebollizione l’acqua, e, per non rischiare fenomeni di caramellizzazione, si versa lo zucchero rimestando, solo dopo averla tolta dal fuoco) .....

Non bisogna far bollire per circa 30 minuti la soluzione per far scindere il saccarosio in zuccheri semplici e aggiungere del succo di limone per favorire l'inversione degli zuccheri?
Grazie.
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0 # Marco Valentini 2016-03-08 18:57
Ciao Elisa,
scaldare l'acqua serve solo a sciogliere lo zucchero più velocemente. Il succo di limone potrebbe servire per l'inversione. Tuttavia non è necessaria perché alle api piace il saccarosio (considera in alcuni nettari è il principale zucchero). Anzi è uno degli zuccheri che attirano maggiormente le api.
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0 # Paolo Cardinali 2015-09-16 22:04
Ciao Marco, l'alimentazione con lo zucchero non è permessa in apicoltura biologica, giusto? Se così è, come posso fare un candito?
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0 # Marco Valentini 2015-09-19 08:05
Ciao Paolo.
Si è permessa ma solo in caso di rischio di morte per fame dell'alveare. Questo non vuol dire, naturalmente, che bisogna arrivare al limite, ma prevenire la morte per fame.
Le aziende certificate bio possono usare solo miele o zucchero bio e, quindi, questi sono i componenti che puoi utilizzare per la preparazione del candito. Lo zucchero da usare e quello a velo senza amido.
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0 # leonardo attiani 2015-08-09 15:07
aggiungo...come riconoscere la necessità di questo tipo di nutrizione, è sempre necessario e consigliato o si deve valutare con un a visita lo stato della deposizione? per quanto tempo si deve alimentare?
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0 # Marco Valentini 2015-08-09 17:12
Grazie Leonardo per i complimenti! Personalmente non nutro anche perché la certificazione biologica mi mette dei paletti così stretti che preferisco non alimentare. Praticamente lo faccio solo nelle famiglie a cui faccio l'asportazione di covata e, all'uscita dall'inverno, con del candito per le famiglie che hanno poche scorte.
Tuttavia nutrire subito dopo lo sblocco, stimola la regina a covare cosa importante perché, se le colonie erano molto infestate, dopo un mese si ripopoleranno. La necessità la vedi dalla mancanza di raccolto, quindi dalla siccità.
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0 # leonardo attiani 2015-08-09 14:44
Caio Marco, ho letto con molta attenzione l'articolo che ho trovato sulla nutrizione.
ha come al solito risolto molte perplessità. Ti chiedo conferma rispetto a quanto tu dici nell'ultima parte, cioè nutrire post sblocco. infatti questa è la mia situazione ho sbloccato le regine qualche giorno fa ed mi chiedevo se nutrire con sciroppo 1:1 ora o anche piu in là, magari a fine agosto, cosa mi consigli? molte delle famiglie sono sono su 6 favi poiche le ho usate per costituire nuovi nuclei. grazie
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0 # Marius P.C. 2015-06-28 09:44
Salve. Un consiglio per favore:ho una sola arnia, sono un principiante nel mestiere e la famiglia di api che ho (raccolto un sciame in mese di aprile), non riesce a fare scorta di miele per inverno , la regine ce è, covata (poca) ce è, però non riesce riprodursi di più. Li ho messi in una casetta da 6 favi. Siamo in mese di fine giugno e la covata si trova su "quasi"2 favi semi vuoti.L'arnia si trova a Roma.Visto il poco tempo rimasto,come e quando li posso aiutare per farsi le scorte per inverno?Grazie mille.
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0 # Marco Valentini 2015-06-30 05:27
Buongiorno,
non è facile fare una prognosi senza vedere l'alveare in questione. Come lo descrive sembra che l'alveare, subito dopo essere stato inarniato, abbia sofferto la fame; potrebbe anche essere che la regina (con lo sciame parte quella vecchia) non sia in grado di far sviluppare la colonie. Ripeto, però, che vorrei vedere l'alveare per dire esattamente quello che è successo.
Se continu così certamente non riuscirà a far sviluppare la famiglia per portarla a superare l'inverno. Può provare ad alimentarla con sciroppo di zucchero 1:1 1 litro ogni 2-3 giorni per capire se la regina parte a covare; questo è condizione essenziale affinché le api facciano le scorte e le potrebbero fare da sole perché ancora il tempo e le fioriture necessarie ci sarebbero.
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0 # thomas 2014-07-14 19:03
Salve , ma è possibile farsi lo sciroppo da soli e poi inserirlo (annotarlo) nel registro dei mangimi o si deve acquistare già fatto ? Grazie .
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0 # Marco Valentini 2014-09-23 16:44
Si, lo si può fare da soli, senza alcun problema...
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0 # Claudio Gioannini 2014-06-21 07:11
Gentile Marco, mi servirebbe una piccola quantita di Candito ( da preparare possibilemte a freddo) per le gabbiette da introdurre con le regine. Mi può aiutare per la ricetta della preparazione? Grazie
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+1 # Marco Valentini 2014-06-22 18:08
Ecco l'articolo dove ne ho già parlato: http://www.bioapi.it/il-candito.html
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0 # luci api 2014-01-01 18:45
ti vorrei rivolgere una domanda da neofita : quando ho invernato le api ho tolto dei telai con scorte di miele nella parte superiore diciamo un kiletto circa per telaio . Le ho stivate in laboratorio ma cominciano a fare un po' di muffetta che posso fare gliele posso ridare?in che modalità? grazie
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0 # Marco Valentini 2014-01-03 17:14
Beh, dipende quanta ce n'è di muffa e quanto forti sono le api. Comunque visto che il miele è poco, direi di no; tratta i favi con anidride solforosa e poi utilizzali in primavera dandoli ad uno sciame, a meno che non siano anche vecchi ne qual caso, allora, sarebbe meglio eliminare.
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-1 # Marco Valentini 2013-12-01 14:47
A questo punto della stagione il miglior modo per alimentare le api è il candito perché le api lo considerano alla stessa stregua delle scorte, ovvero come il miele nel favo; non stimola la deposizione e la colonia rimane in equilibrio con l'ambiente esterno.
Il trattamento con zucchero a velo bene che possa essere fatto, non potrà mai superare il 60% di efficacia. Il che vuol dire che può, al massimo, mantenere costante il tasso di infestazione fintanto che è presente la covata. La sua efficacia, quindi, aumenterà in presenta di blocco naturale di covata. Se, però, farai l'acido ossalico, spero in assenza di covata, allora puoi considerarlo superfluo.
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+2 # marco Gospa 2013-11-24 17:46
Salve,
volevo solo sapere una cosa sull'alimentazione.
Visto che le temperature sono ancora sopra ai 10°C e le api volano in cerca di alimento sto usando uno sciroppo zucchero di canna usando un alimentatore esterno, glielo servo a una temperatura tiepida visto.
Fino a che temperatura posso continuare con l'alimentazione con sciroppo senza il rischio che le api abbiano problemi interstinali.
Altra domanda, il trattamento anti varroa con zucchero a velo, quanto efficace può essere ed è consigliato anche nel periodo pre invernale...io fra due settimane gli farò un trattamento con l'acido Ossalico.
Grazie
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0 # leonardo attiani 2013-11-03 18:54
La nutrizione deve essere portata avanti per tutto l'inverno o basta qualche applicazione?
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0 # Marco Valentini 2013-11-03 19:26
Durante l'inverno le api consumano molto poco perché non c'è covata oppure è molto ridotta. Per cui bastano, nel tuo caso e per i mesi strettamente invernali, un paio di somministrazioni di candito al mese (2 + 2 chili). Da metà febbraio in poi, le scorte vanno controllate con più attenzione. E' la necessità di alimentare la covata, infatti, che prosciuga le scorte. Per quel che dicevo prima, le api di un alveare con poche scorte si attivano subito appena la temperatura esterna si alza anche di poco sopra i 10-12 gradi, ma inutilmente perché è più l'energia che consumano di quella che incamerano (portando a casa nettare). Le scorte, invece, fanno si che se la temperatura esterna si alza molto, quella interna rimane stabile.
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-1 # leonardo attiani 2013-11-01 20:06
Salve, sono un hobbista in apicoltura, oggi 1 Novembre, ho controllato per scrupolo le mie api e ho scoperto che un alveare risulta essere completamente sguarnito di scorte, immagino di dover aiutare le mie api con del candido ma per quanto tempo posso inserirlo nell'arnia? è sufficiente solo questo rimedio a evitare il peggio in vista dell'inverno?
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+1 # Marco Valentini 2013-11-02 06:49
Per darti una risposta più precisa sarebbe meglio sapere dove ti trovi ad operare e quanto è forte l'alveare senza scorte.
Se il tuo alveare è davvero completamente a secco, allora è stato vittima di un saccheggio latente. Se così è sarebbe meglio spostare l'alveare senza scorte ad un paio di km di distanza. Ancora, sarebbe meglio inserire delle scorte attraverso dei favi colmi di miele perché le scorte non sono solo cibo ma anche coibentazione per l'inverno. Le puoi prendere dagli altri alveari se ne hai a sufficienza. Altrimenti puoi nutrire con sciroppo zuccherino 1:2 (1 acqua, 2 saccarosio). Naturalmente, poi, il candito.
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0 # PaoloE. 2013-06-01 17:50
Questa primavera 2013 è estremamente piovosa e fredda; dobbiamo aiutare le nostre api con un supporto alimentare ? E come ? Con che cosa ? Grazie
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+1 # Marco Valentini 2013-06-01 17:59
E' vero che la primavera è estremamente piovosa ed anche molto fredda e in alcune zone, come in montagna, le api potrebbero avere seri problemi di scorte. Se proprio fosse indispensabile (ma è necessaria una visita di controllo) si può nutrire con uno sciroppo acqua/zucchero 1:2. Comunque alle api bastano poche ore di raccolto per mantenere le scorte stabili.
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0 # Ziren 2013-04-10 22:20
interessante
grazie
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+1 # alepintadu 2012-07-06 21:28
per produrre la cera nei telaini da nido nel mese di luglio in sardegna che nutrizione posso somministrare?? grazie
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+1 # Marco Valentini 2012-09-17 21:14
Scusami tanto per il ritardo nella risposta ma nel sito la gestione dei commenti era fuori uso e non me ne ero accorto (vittima anche del troppo lavoro con le api).

Sciroppo zuccherino 1:1.
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