Apicoltura, come iniziare

Il vostro orto-frutteto non da i risultati sperati? I frutti che arrivano a maturazione sono pochi, brutti o poco serbevoli? Se le avete provate proprio di tutte, dai potenti concimi chimici al tradizionale stallatico, ormoni, ibridi e quant’altro, forse siamo in grado di dare una risposta ai vostri problemi.

Tra i vari fattori produttivi che vengono presi in considerazione, quando si intraprende un’attività agricola, seppure a livello hobbistico, solo di rado si pensa ai cosiddetti agenti impollinatori, una categoria rappresentata dal vento e da alcune specie di insetti che si assumono il compito di trasportare il polline. È universalmente noto che, affinché avvenga la formazione del frutto, il polline (costituito dagli elementi germinali maschili), prodotto dalle antere, deve giungere sullo stigma, che è parte dell’organo riproduttore femminile; qui germoglia e raggiunge l’ovario che, a fecondazione ultimata, si trasforma in frutto.

Nella notte dei tempi, il trasporto del polline era affidato esclusivamente al vento e di conseguenza tutti gli alberi primitivi (dal preistorico Ginko biloba, agli abeti, ai pini sino alle più “recenti” querce) affidavano a questo mezzo di trasporto le loro speranze di riproduzione. Ad un certo punto dell’evoluzione, le piante “decisero” di cambiare sistema (ma ci sono voluti migliaia di anni) e sono scese a patti con alcuni insetti detti “pronubi”. I termini del compromesso sono: tu mi dai il cibo sotto forma di nettare e polline (piante) e io ti trasporto il seme maschile anche per chilometri (insetto). Oltre ad essere oltremodo preciso, questo mezzo di trasporto permette alle piante di produrre pochissimo polline, con un conseguente notevole risparmio energetico.

Ma perché i pronubi destano scarsa considerazione negli agricoltori, malgrado, di media, almeno il 60% del loro fatturato è prodotto dall’attività di questi insetti? La risposta è molto semplice. Perché, almeno fino a qualche tempo fa, essi si trovavano dappertutto ed il loro lavoro, fatto senza grande clamore, non era per nulla considerato, del resto come ogni cosa gratuita. Poi alcune malattie delle api, per fortuna oggi conosciute e curabili, e un uso sconsiderato di insetticidi, hanno decimato questa utile popolazione. È rimasta, purtroppo, la scarsa considerazione.

Tuttavia, alcuni fatti stanno a dimostrare che vi è una inversione di tendenza. Già da qualche anno, alcuni grossi produttori agricoli, che hanno capito l’importanza del servizio offerto dalle api, chiedono agli apicoltori di portare i loro alveari nei propri fondi, arrivando a pagare, per questa prestazione, anche centinaia di migliaia di lire. Ciliege, susine, mele, pere, zucchine, meloni, melanzane e molte altre piante dette entomofile, quindi, producono bene solo se sono presenti gli insetti pronubi e, tra questi, l’ape assume il ruolo di prima attrice.

Ma le soddisfazioni che sanno darci questi minuscoli esserini, travalicano il puro tornaconto economico. Non sarebbero altrimenti spiegabili le ore e ore di osservazioni e di premurose cure a cui si abbandonano la maggior parte degli apicoltori. Oltre al miele, e al polline, propoli, pappa reale e cera, le api “producono”, come abbiamo visto, un utile servizio di impollinazione, ma anche un appassionante svago per il tempo libero.

Il primo problema che si pone a coloro che si prefiggono di iniziare questa attività, è con quanti alveari e dove collocarli. Due è il numero minimo che permette attuare alcune interessanti tecniche di allevamento, mentre cinque è, se non una misura categorica, un limite cautelativo che è bene non superare, almeno per il primo anno di attività. Passione ancora non collaudata, scarsa esperienza e possibili sciamature, sono tutti motivi che fanno protendere verso la moderazione. Anche la scelta del luogo è molto importante. Sebbene in futuro sia sempre possibile spostare gli alveari, sarebbe auspicabile, una volta presa la decisione, non tornarci più su. In teoria ogni luogo è buono, ma le api, malgrado non siano molto esigenti, qualche riguardo lo pretendono.

In assoluto la migliore esposizione è quella a sud-est, riparata dai venti, soprattutto quelli che provengono da nord, mentre il luogo deve essere asciutto ma con qualche fonte di approvvigionamento di acqua, che non deve mai mancare, soprattutto nei periodi di forte calura.

Dato che le api temono i ristagni di umidità, si dovrà fare in modo, mediante cavalletti o semplici mattoni, di sistemare gli alveari a 30-40 cm dal suolo, che è, poi, anche la migliore altezza per lavorare con comodità. Le arnie devono essere in piano o, meglio leggermente inclinate in avanti, per assicurare una rapida espulsione della condensa e dei detriti; meglio se per questa operazione ci si munisce di livella. Un’ultima accortezza la si deve riservare alla linea di volo, ovvero quell’immaginario corridoio che le api disegnano con l’andirivieni dall’arnia. Per non rischiare di innervosirle, non la si deve mai occupare, cosa che succede sovente quando gli alveari si dislocano ai margini dell’orto e si devono compiere le rituali operazioni di vangatura o zappatura. Un modo per ovviare a questo inconveniente potrebbe essere quello di sistemare una siepe a qualche decina di centimetri dall’apertura di volo e costringere le api a delineare una traiettoria di volo più alta.

Esaminate le esigenze delle api, passiamo ora a quelle dell’apicoltore. Per agevolare il più possibile il lavoro, gli alveari vanno posti non lontano da casa e in un luogo pianeggiante, meglio ancora se ci si potesse avvicinare con l’automobile in quanto, durante il raccolto, si dovrà trasportare i melari colmi di miele che possono raggiungere anche i 20 kg l’uno.  Un occhio di riguardo va rivolto anche alle esigenze dei vicini per cui è meglio porre gli alveari ad una decina di metri dai confini e dalle strade e indirizzare la linea di volo verso altre direzioni, oppure innalzarla con siepi, cespugli o alberi. A fine raccolto un vasetto di miele sarà, comunque, un regalo sempre ben accetto.

La primavera è alle porte e, come ogni anno, ci stiamo apprestando al grande spettacolo della fioritura. Pensare che questa meraviglia della natura è il mezzo escogitato dalle piante entomofile per attirare i pronubi verso i propri organi di riproduzione e garantirsi così il diritto alla procreazione e alla conservazione della specie, può essere un motivo in più per amarli, rispettarli e… allevarli!

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Commenti   

0 # Angelo Mosca 2013-07-10 09:34
Ciao Enrico ciao Marco anche io da settembre in modo amatoriale voglio approcciarmi all apicoltura.. Io sono pugliese del Gargano magari potremmo aiutarci Enrico.. A settembre ti contatterò Marco x ora mi bastano le risposte date ad Enrico... Ciao
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0 # Enrico 2013-06-10 16:42
Ciao Marco
Vorrei raccontarti una cosa che mi e' successa oggi...
Nel mio giardino ho seminato una decina di piante di girasole e oggi quando mi sono avicinato per guardarli ho notato che qualche ape ha lasciato delle gocce di miele.
Come mai?
E'una cosa normale?
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0 # Marco Valentini 2013-06-16 14:45
Non credo fosse miele. Non saprei dirti cosa fosse, ma alcune piante producono acqua di guttazione o secrezioni di linfa; non so dirti pero' se questo e' il caso.
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0 # Enrico 2013-05-24 20:31
Infatti io non voglio farlo a livello professionale ma amatoriale. Tu come mi consigli di fare? qualche consiglio per cominciare? Sto girando su Internet per trovare qualche aiuto ma non sto riuscendo a trovare nulla
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0 # Marco Valentini 2013-05-29 13:02
Io comincerei contattando una delle associazioni di apicoltori che ci sono nel territorio e, poi, cercherei di fare un po' di pratica con un apicoltore, ma non troppo professionale. Questi, infatti, non hanno il tempo di insegnarti i loro trucchi, a meno che tu non sia capace di rubare con gli occhi.
Il mio consiglio è quello di partire con le api il prossimo anno, prenotandole da un apicoltore in zona già da ottobre-novembre per fartele consegnare introno a marzo, inizi di aprile max.
Intanto, come detto, puoi fare un po' di pratica con qualche apicoltore in zona.
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-1 # Enrico 2013-05-22 17:25
Purtroppo essendo inesperto non so a che livello sia il problema della varroa ma :-) spero di arrivare a fare i trattamenti anche io...
Io sono della prov. di Lecce e il mio problema è propio quello di non riuscire a trovare nessun corso
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0 # Marco Valentini 2013-05-24 19:32
Capisco, ma non ti addentrare nel mondo apistico professionale senza conoscere esattamente i rischi a cui andrai incontro. L'apicoltura è un lavoro meraviglioso ma in questo momento il rischio di perdere il proprio patrimonio è molto elevato, addirittura da parte di apicoltori di consumata esperienza.
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0 # Enrico 2013-05-21 11:49
La mia intenzione è di iniziare a fare l'apicoltore in maniera amatoriale almeno fino a quando non imparo a muovermi da solo dato che dovrò iniziare davvero da zero senza alveari ne niente altro. So che non sarà facile ma sono determinato ad imparare. Per quanto riguarda la varroa pensi che un buon libro possa essermi da aiuto?
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+2 # Marco Valentini 2013-05-22 16:52
Assolutamente no, non ci sono libri abbastanza aggiornati. Tutto quello che c'è da sapere lo trovi sul mio sito (almeno come fare i trattamenti). Inoltre la mia esperienza mi dice che non tutti hanno capito quanto è seria la faccenda e come bisogna prenderla davvero sul serio. Se ti interessa, a luglio faccio un corso: tu dove ti trovi ad operare?
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+2 # Marco Valentini 2013-05-21 08:18
Intanto dimmi a che livello vuoi fare l'apicoltore: professionale o amatoriale. Poi se già hai qualche alveare oppure se devi iniziare da zero. Inoltre devi arrivare velocemente ad un livello che sai tenere a bada la varroa altrimenti gli alveari che acquisti ti muoiono già il primo anno. E questo non si può fare in maniera virtuale.
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0 # Enrico 2013-05-21 08:13
Ti ringrazio tantissimo.
Dato che non so da dove iniziare, vorrei che mi elencassi le varie attrezzature che mi occorrono, se c'è un sito dove aquistarle e man mano guidarmi nei vari procedimenti
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-1 # Enrico 2013-05-20 09:51
Ciao Marco.
finalmente spero di aver trovato la persona che cercavo...
vorrei imparare a fare l'apicoltore ma non sono riuscito mai a trovare qualcuno che mi insegnasse o che mi dia qualche nozione per cominciare né sono riuscito a trovare corsi nella mia zona.
Se permetti vorrei chiederti un aiuto
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0 # Marco Valentini 2013-05-20 21:02
Certo, quando vuoi! Dimmi come ti posso aiutare.
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0 # gaetano 2012-12-20 11:02
Buongiorno è la prima volta che scrivo in questo sito e non sono sicuro se questo è il modo giusto per inserire un messaggio. Da pochi giorni ho acqistato due arnie da un vecchio apicoltore che ha dismesso il suo apiario. Essendo alla mia prima esperienza vorrei ricevere qualche consiglio su come iniziare e soprattutto come diaologare con lei in questo blog Grazie a presto
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-1 # Marco Valentini 2012-12-21 09:22
Questo è il modo giusto.
Acquistare gli alveri in autunno non è proprio la cosa più ortodossa, infatti è questo il periodo in cui è più facile che muoiano. La prima cosa da fare è accertarsi che sia stato fatto il trattamento autunnale contro la varroa e chiedere un po' di storia degli alveari al proprietario (miele prodotto, tipo di trattamento contro la varroa fatto in estate, ecc.). Molte informazioni su come fare apicoltura, le trovi navigando nel sito e se qualcosa non lo capisci, puoi inserire un commento sotto l'articolo proprio come hai fatto qui.
In bocca al lupo, apicoltore! :-)
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-1 # gaetano 2012-12-21 17:14
Grazie per la risposta,
so di correre questo rischio però ho trovato adesso questa possibilità infatti ho acquistato anche tutta la sua attrezzatura.
Sono sicuro che il vecchio apicoltore non ha mai fatto nessun trattamento infatti era proprio questa la mia preoccupazione.Mi consiglia di fare un trattamento adesso e se si con quale prodotto? Grazie a presto
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0 # Marco Valentini 2012-12-23 11:55
Che non abbia fatto nessun trattamento non è possibile altrimenti sarebbero già morte o giù di lì.
In questi casi non si può dare un cosiglio generico perché se fossero infestatissime, non ci sarebbe nulla da fare; molto infestate, probabilmente si salverebbero solo con un trattamento chimico; infestate, allora si potrebbe utilizzare anche l'acido ossalico e il metodo che le api sopportano meglio, di quelli consentiti, è col sublimatore...
Per capirlo, però, ci sarebbe bisogno di un po' di esperienza.
Il mio consiglio è di aprire l'alveare appena la temperatura sale sopra i 10 gradi (dove ti trovi ad operare?) e, poi decidi; tirando su i telaini (con molta attenzione perché le api sono intirizzite e tendono a cadere in terra) puoi capire quanti telaini sono popolati abbondantemente di api e se c'è covata e se parte della covata è morta da varroa (api che non sono riuscite a sfarfallare ed hanno la ligula di fuori). 2, 3 telaini di api con covata morta, non c'è più nulla da fare. 4, 5 telaini di api con un po' di covata morta, forse di salva se intervieni presto, più di 5 telaini di api o nulla covata morta, si salvano quasi sicuro, dipende anche dalle scorte...
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+2 # gaetano 2012-12-24 13:26
Io vivo in Sicilia in una località sul mare pertanto è raro avere temperatura al di sotto dei 10 gradi (almeno durante la giornata). Purtroppo sono sicuro che non è stato fatto nessun trattamento contro la Varroa. Adesso con l'usilio di una persona più esperta farò questo controllo e gli farò sapere. Grazie e a presto.
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-2 # Marco Valentini 2012-12-24 15:24
Ok, in bocca al lupo!! Se può, faccia delle foto.
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+1 # MeliAnna. 2011-03-22 18:58
:-)
Sto frequentando un corso di apicoltura. In realtà non so che cosa ne verrà fuori.
Nel frattempo però studio. Grazie dunque per le informazioni preziosissime :-)
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