Il saccheggio

Agosto si avvicina a grandi falcate e, con esso, il momento del trattamento tampone con Apilife Var. Il timolo in genere, quindi anche quello contenuto nel prodotto antivarroa della Chemical Life, è un principio attivo di grande interesse nella lotta alla varroa: ha innumerevoli vantaggi, tra i quali un’efficacia invidiata dai migliori acaricidi di sintesi, assenza di residui stabili nella cera e, a meno d’errori grossolani nella somministrazione, non lascia tracce nel miele. Anche il prezzo del trattamento per alveare, soprattutto se l’apicoltore impara ad utilizzarlo allo stato puro, è tra i più bassi in assoluto.

Ma, visto che siamo tra operatori del settore, esenti da ogni “conflitto d’interesse”, non dobbiamo nascondere il più grande difetto del Timolo, cioè l’ape mal lo tollera. La sua efficacia dipende al fatto che, evaporando (ops, in realtà sublima) satura l’aria dell’alveare con le sue molecole tossiche per la varroa, e un po’ meno per le api, probabilmente a causa dell’apparato respiratorio molto più semplice delle prime, rispetto alle seconde. Ma basta un eccesso di prodotto che provoca alle api lo stimolo alla sciamatura.

Altro inconveniente del timolo (e quindi anche del Var) è lo stimolo al saccheggio; non che la nostra ape, quella ligustica, debba imparar qualcosa, poiché tra le razze maggiormente allevate al mondo è la più incline a questo “malcostume”, ma è anche quella che sa difendersi meglio.

Per i nostri lettori meno esperti, ricordiamo che il saccheggio inizia quando alcune api bottinatrici, attirate dalle scorte presenti in un alveare vicino, non trovano sufficiente contrasto all’entrata. Dopo aver prelevato del miele, ritornano nel proprio alveare e comunicano la notizia alle compagne che, nel giro di pochi minuti, attaccano ferocemente l’alveare debole portandolo a morte. Quel che è peggio, poi, è che molti degli alveari dell’apiario sono stimolati al saccheggio e, quando esso termina, più di uno potrebbero essere gli alveari morti.

Esiste, poi, un altro tipo di saccheggio, molto più subdolo, denominato saccheggio latente, in cui le api di un alveare vicino non attaccano in massa la colonia ma in maniera, potremmo dire, soft, portando via poco miele per volta, ma inesorabilmente, inducono l’alveare attaccato a morire di fame nel giro di più tempo, a volte anche dopo qualche mese.

Ritornando al tema del nostro articolo, cioè al rischio di saccheggio indotto dall’uso del timolo (e di tutti i preparati commerciali che lo contengono) contro la varroa, va detto che esso è facilitato proprio dall’aroma che emana il timolo (o Apilife Var) che tende a livellare l’odore delle api, e quindi, degli alveari di tutto l’apiario.

Per cercare di ovviare a questo rischio bisogna arrivare al momento del trattamento con gli alveari, possibilmente, di forza analoga (ma questo implica che durante la primavera e l’inizio dell’estate si sia agito di conseguenza). Un altro consiglio è di non tardare troppo il trattamento (massimo entro i primi 15 giorni d’agosto) perché un numero troppo alto di varroe aumenta il rischio sia della sciamatura sia del saccheggio e, inoltre, lo stimolo al saccheggio aumenta proporzionalmente all’avvicinarsi dell’autunno, quando è massimo.

Nella mia purtroppo (per l’età) lunga esperienza di contatto col mondo professionale apistico, non mi sono mai imbattuto in un saccheggio che non fosse imputabile in qualche modo ad un intervento poco ortodosso da parte dell’apicoltore: visite prolungate in momenti di carestia; rottura di favi che provocano anche minime sgocciolature di miele; scambio di favi con api tra alveari dello stesso apiario; asportazione maldestra di melari che contengano miele, ecc.

Quando il saccheggio parte è sempre molto difficile farlo cessare, meglio sarebbe spostare l’alveare vittima in un altro luogo, dopo aver eliminato la causa che lo ha provocato. Ridurre drasticamente l’apertura degli alveari, o anche chiuderli del tutto fino a tarda sera, non sempre dagli effetti desiderati e dopo qualche tempo potrebbe riprendere.

Solo in conclusione, proprio perché deve rimanere ben impresso nella mente degli apicoltori, voglio ricordare che il miele che le api prelevano durante il saccheggio potrebbe essere “contaminato” da qualche microrganismo che potrebbe indurre delle malattie anche molto gravi nell’alveare saccheggiatore. Intatti tutte le malattie della covata, peste americana in testa, e alcune delle api adulte (come la nosemiasi) hanno nel miele il loro veicolo d’infezione; sottovalutarlo potrebbe essere fatale.

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