Apicoltura naturale: verso la definizione di un disciplinare. Partiamo dalle esperienze italiane

Sono alcuni anni che sempre più spesso si sente parlare di apicoltura naturale, ovvero di un’apicoltura che necessita solo di minime manipolazioni, non prevede l’utilizzo di fogli cerei e fa un uso molto limitato dei trattamenti chimici contro le patologie.

Il mio primo incontro con questo tipo di apicoltura lo ebbi nel 2006 in un viaggio in Kenya, dove ero andato perché un missionario comboniano che vive tra Nairobi e un paese vicino il mio, aveva chiesto a Valentino Mercati, presidente e fondatore dell'azienda Aboca, di occuparsi di una popolazione di apicoltori e pastori che vive in una delle terre più difficili dell'Africa, il Pokot.

Per capire che tipo di apicoltura c'è in quei luoghi e quali tecniche era possibile adottare per migliorare il loro reddito, cercando di limitare i danni all'ambiente e alle comunità locali, visitai una delle scuole di apicoltura più famose del Kenya, il Baraka Agricoltural College di Molo a circa 200 km da Nairobi. Lì vidi per la prima volta la Kenyan Top Bar Hive.

Vista la semplicità costruttiva dell'arnia, mi fu sufficiente acquistare il frontale di un'arnia per poterla replicare, una volta tornato in Italia. Il mio intento, in quel momento, era soltanto di popolarla con le nostre api per capire come si sarebbero comportate per poter trasmettere, in seguiti, le mie esperienze alle comunità locali

L'anno successivo, quindi, ho popolato un'arnia KTB con uno sciame naturale, nel frattempo mi appassiono all'apicoltura naturale e cerco di capire se, lasciando le api più libere di esprimersi secondo la loro natura, poteva cambiare qualcosa sul versante sanitario e di tolleranza alla varroa.

Nel 2010 inizia la mia collaborazione con Aboca e partecipo alla costituzione del ramo di azienda dedicato all’allevamento delle api con metodi naturali; contemporaneamente insedio 30 arnie Warré con pacchi d’api, lasciandole libere di esprimersi, evitando anche i trattamenti contro la varroa, fino a novembre.

Nel 2011 scrivo il primo articolo sull'arnia del popolo (Warré) nel sito di Bioapi e consegno i piani costruttivi della KTBH ad un costruttore di arnie che però sbaglia le misure e le costruisce più grandi; tuttavia, inserisco al loro interno 10 pacchi d’ape.

L'anno seguente costruisco 5 KTBH con misure africane e le popolo con gli sciami provenienti dalle arnie a favo naturale e scrivo un artico su quest'arnia sul sito di Bioapi. Cominciano le richieste di piani costruttivi un po' da tutta Italia. Nel 2014 organizziamo, assieme a Bioapi, il primo corso di apicoltura naturale e parte il forum sul nostro sito.

Così come è successo a me, l'apicoltura naturale ha affascinato, in pochi anni, molti altri apicoltori; tramite il nostro sito e alcuni corsi abbiamo iniziato circa un centinaio di nuovi apicoltori e molti altri, grazie ad altre iniziative, come quelle del WBA Onlus o più semplicemente grazie ad internet ed alla rete che si è creata tra apicolture di tutto il mondo, si stanno affacciando a questa attività. È possibile che già dal prossimo anno ci saranno in Italia un numero di arnie naturali che supererà il migliaio.

Questo tipo di allevamento, con molta probabilità, interesserà soprattutto chi vuol auto-prodursi il miele, affascinato dalla semplicità che si nasconde dietro ad un modello di apicoltura che necessita di un'arnia molto semplice da auto-costruire e pochissime attrezzature per raccogliere il miele.

Se in meno di un decennio l’apicoltura naturale ha avuto una così forte escalation di interesse è facile pronosticare che nascerà presto la necessità di disciplinarla. Le decisioni da prendere saranno, ad esempio: è possibile inibire la sciamatura? e sostituire le regine? Fino a quanto spingerci nell’alimentazione? Solo quando si popolano le arnie di api, in caso di siccità oppure mai? Uso dell'escludiregina: si o no? Alleviamo solo colonie provenienti da ecotipi locali o è possibile acquistare api da qualsiasi allevatore di nuclei o pacchi d'ape? Per indirizzare la costruzione di favi è possibile utilizzare qualche centimetro di foglio cereo oppure prendiamo la strada più integralista della sola bagnatura della barretta con cera?

Insomma, oggi proviamo a porre la prima pietra di un disciplinare di allevamento quindi le norme minime che dovranno seguire coloro che intendono allevare le loro api con il metodo dell'apicoltura naturale. Se sapremo essere sufficientemente bravi a cogliere le motivazioni di coloro che si avvicinano all'apicoltura naturale, il disciplinare diventerà una pietra miliare. Le condizioni ci sono in quanto chi oggi si avvicina all'apicoltura naturale non è spinto da nessun interesse economico e togliere questo parametro dal complesso dei motivi di interesse aiuterà a prendere decisioni il più possibile condivise. E questo è alla base della sua buona riuscita. 

Extended abstract del mio intervento al Convegno organizzato dalla Fondazione Edmund Mach venerdì 13 novembre saremo a San Michele all'Adige: "Ripartire dalle api - Strategie di collaborazione ambientale".
http://eventi.fmach.it/Ripartire-dalle-api/Programma

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