La fine dell’era del “grande raccolto”. Il mercato mondiale del miele secondo American Bee Journal

L'American Bee Journal ha pubblicato nel corso dell’estate due report sull’andamento della produzione e del mercato mondiale del miele. Ron Phipps (presidente di CPNA International, compagnia statunitense specializzata nell’importazione di miele) parla di una annata caratterizzata da raccolti brevi e ritardati, scorte ridotte al minimo, prezzi in aumento e una domanda internazionale in espansione. I tempi dei raccolti eccezionali, quelli oltre le 100.000 tonnellate per Stati Uniti e Argentina, sono finiti e difficilmente torneranno. La spiegazione di Phipps per questo scenario va oltre i confini nazionali, indicando nella crescente domanda mondiale di soia e altri cereali (destinati agli allevamenti di bovini e pollame) la riduzione delle terre da pascolo coltivate ad erba medica e trifoglio. Da qui, la conseguente riduzione nel raccolto di miele. La nuova dieta alimentare dei paesi emergenti (India, Cina) sarebbe alla base di questo processo, che per l’apicoltura si traduce appunto in raccolti scarsi e nella necessità di vendere a prezzi più alti.

Nell’ultima panoramica (datata 26 agosto, non ancora disponibile sul sito) Phipps individua due elementi di instabilità del mercato: il flusso altalenante dei tassi di cambio delle valute e l’impatto dei cambiamenti climatici globali, che ha coinvolto molti dei maggiori produttori mondiali di miele. Inoltre la comparsa o meno di dazi doganali per determinati paesi provoca spostamenti significativi di grandi quantitativi di certe tipologie di miele dall’America all’Europa. Partendo dall’Argentina, qui l’inizio della prossima produzione di miele è atteso per la fine di settembre, con il picco in gennaio e febbraio. Il raccolto annuale è stimato in 65-68.000 tonnellate, con prezzi record sul mercato. A giugno, la domanda europea di miele argentino, brasiliano e messicano è aumentata bruscamente, viste anche le scarse aspettative di un raccolto soddisfacente nei paesi dell’Europa orientale. La domanda ha riguardato persino miele con alte percentuali di umidità e alti livelli di HMF.

Per questa seconda metà dell’anno, è rimasto pochissimo miele chiaro, e ciò significa che d’ora in poi il prezzo di questo miele verrà stabilito sul mercato mondiale principalmente da Stati Uniti e Canada. L’anno precedente è avvenuta una speculazione irresponsabile che ha ritardato l’arrivo del miele argentino, fatto che non dovrebbe verificarsi in questa annata. In generale, ben poco miele è rimasto nei magazzini argentini e l’intenzione degli apicoltori non è di venderlo ora ma di attendere le previsioni sul raccolto che inizierà a breve. Grazie ai tassi di cambio, che avvantaggiano l’euro nei confronti del dollaro, l’Europa è in grado di pagare cifre più alte degli Stati Uniti sia ai paesi sudamericani che asiatici, e la domanda europea di miele argentino, uruguaiano e brasiliano è appunto schizzata verso l’alto.

In Brasile invece la situazione è molto insolita. Basti dire che molti brasiliani hanno visto per la prima volta la neve, in circa un centinaio di città. La produzione ha risentito molto di questi cambiamenti e dell’imprevedibilità del clima, con un raccolto scarso nei primi mesi dell’anno e in generale una produzione di miele biologico che anche in termini qualitativi ha disatteso le aspettative, con un miele più scuro del previsto. Tuttavia le prospettive di sviluppo nella produzione ed esportazione di miele brasiliano restano significative, con raccolti che sia per tipologia che per continuità garantirebbero ben più delle attuali 20.000 tonnellate esportate.

La Cina rimane un enorme produttore ed esportatore di miele, la maggior parte del quale viene estratto con una alta percentuale di umidità, poi ridotta negli impianti di lavorazione attraverso camere sottovuoto. Al di là dei problemi legati alla spedizione indiretta (trasbordo attraverso altri paesi) e all’aggiramento dei controlli nell’esportazione di questo miele, c’è da rilevare come il problema dell’adulterazione del miele cinese sia esploso anche all’interno dei propri confini, con casi in cui sciroppo di barbabietola e di riso vengono venduti come miele e una percentuale del 60-70 % di miele adulterato presente sul mercato interno. Gli apicoltori inoltre riportano enormi problemi legati all’uso dei pesticidi, al consumo del suolo e all’importazione di api dall’occidente al fine di aumentare la produzione.

Il Vietnam invece si avvia a beneficiare dei problemi legati alle esportazioni del miele cinese, essendogli anche state aperte le porte dall’Europa, che ha completato positivamente le sue verifiche nei confronti della produzione vietnamita. Secondo Phipps inoltre, l’Europa si è decisa per una soglia di tolleranza “ragionevole” per una classe di fumiganti ad azione pesticida utilizzati in Vietnam, Brasile e Florida. Il Vienam negli ultimi quindici anni era stato un importante fornitore per il mercato del miele industriale negli Stati Uniti, ma le prospettive europee cambieranno questa situazione.

Gli Stati Uniti vanno verso una produzione annua di circa 70.000 tonnellate, in linea con quella del 2012, ma gli apicoltori denunciano una situazione difficile, dovuta allo sfruttamento intensivo delle campagne e all’uso di pesticidi neonicotinoidi. I raccolti di erba medica e trifoglio in alcuni stati sono eccellenti e i prezzi restano alti. Ma la media per alveare di molte zone chiave resta molto insoddisfacente, e oscilla tra i 18-22 kg contro medie che in passato erano di oltre 50 kg. In questa situazione, i prezzi dovranno per forza di cose essere più alti.

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