Relazioni ad Apimondia 2014: Tanzania

Apimondia Tanzania

 

Colonie di api tenute naturalmente possono sopravvivere meglio

Dr. Wolfgang Ritter

Le ragioni per la cattiva salute delle api nel mondo è multifattoriale. Nonostante questo, in una visione delle probabili influenze, oggi ha avuto molta più attenzione il metodo di gestione, per esempio come le api vengono allevate. In una apicoltura industriale, come è praticata in molti paesi, la colonia di api come unità animale è separata in api, covata, polline e favo per essere poi riassemblata di pari passo alle proprie esigenze per il fine di massimizzare la produzione di miele o le performances di impollinazione. Nessun dubbio che in questi apiari puoi trovare qualsiasi tipo di malattie, frequentemente solo nascoste. Inoltre, le tecniche di apicoltura intensiva, oggigiorno, tentano in tutti i modi di evitare la sciamatura delle colonie. Quindi, lo spazio di covata delle colonie è sempre molto esteso, perché artificialmente si aggiunge più spazio, e le celle delle regine sono tagliate via regolarmente. Con la sciamatura, le api in Asia eliminano il parassita Varroa e le api in Africa lo fanno con l’AFB, perché qui gli stessi meccanismi sono attivi. Una buona pratica di apicoltura che segue un tipo di apicoltura tradizionale in Africa, aiuterà la salute delle api. I metodi sono l’utilizzo di arnie più piccole e quindi colonie più piccole e la sciamatura non deve essere bloccata ma favorita, per avere delle api più resistenti alla Varroa e una Varroa meno aggressiva. 

 

Capire l’apicoltura nella foresta e considerare il suo futuro come un sistema sostenibile di uso del territorio

Janet Lowore

L’apicoltura nella foresta è spesso considerata ed associata ad un tipo di apicoltura tradizionale. Ma “tradizionale” è un termine che implica tecnologie da tempi passati che devono essere inevitabilmente rimpiazzate da alternative moderne. Questo documento argomenta perché il termine “tradizionale” dovrebbe essere rigettato in favore di un termine più accurato come apicoltura di foresta. Un gran numero di discorsi sui possibili sistemi di apicoltura descrivono una transizione dalla caccia al miele, all’apicoltura tradizionale, all’apicoltura con arnia Kenya Top Bar fino all’arnia con i telaini mobili, come se questa progressione è corretta e inevitabile. Questo documento cerca di sfidare questa visione, mostrando, invece, che un’apicoltura di foresta è più efficace per quanto riguarda i costi e un modo efficiente di utilizzo delle risorse, visto che chi la pratica utilizza il potenziale nettarifero di grandi e naturali foreste. Questo documento rigetta l’enfasi sul tipo di arnia quando si analizza il sistema di apicoltura, in quanto questa messa a fuoco tiene poco conto degli aspetti che riguardano la popolazione delle api, la riproduzione della colonia, fitness genetico e l’economia della caccia al nettare in diversi ambienti. Questo documento definirà i sistemi di apicoltura, considerando che altri sistemi di gestione delle risorse naturali, come la selvicoltura e la pesca, hanno rivelato che la trasformazione da selvaggio, estensivo a domestico e intensivo non è sempre desiderabile o appropriata. Quindi, per esempio, non tutte le foreste naturali sono state rimpiazzate da piantagioni industriali né nessuno crede che questo sarebbe benefico, ma l’opposto.

Apicoltura di foresta è molto vicina ad un sistema naturale, concepito come un metodo efficiente di prendere miele in particolari situazioni. L’apicoltura di foresta ha grandissimi vantaggi. Infatti con questo metodo è più semplice mantenere un sistema sostenibile e bilanciato; la sostenibilità può essere dimostrata attraverso l'analisi dell’impatto. Prendendo in esame la salute e la capacità di recupero delle popolazioni di Apis mellifera, quelle che vivono nelle foreste dove sono indigene, sono quelle più in salute. Una ragione per questo è certamente il loro fitness genetico, grazie alla loro gestione naturale. Questo documento discute anche alcuni degli altri elementi dei sistemi di apicoltura di foresta che sostengono la sua robustezza economica ed ecologica. Il documento conclude suggerendo che la scienza dell’apicoltura di foresta ha bisogno di essere sviluppata e diffusa nei percorsi formativi apistici così che possa essere meglio capita, rispettata e supportata il suo ruolo di sviluppo dell’apicoltura.

 

Usare le api come deterrente naturale per gli elefanti che assaltano le colture

Dr. Lucy King

Gli elefanti in Kenya non sono solo confinati nei parchi nazionali e nelle riserve, quindi le interazioni tra i contadini e gli elefanti possono essere seri problemi sociali, politici, economici e di conservazione.

La ricerca della dottoressa King ha provato che gli elefanti africani sono consapevoli e evitano attivamente il pericolo delle api africane. Lei è riuscita a dimostrare non solo che loro scappano dal rumore delle api, ma il suo team ha anche scoperto che gli elefanti emettono un brontolio a bassa fraquenza che permette di avvisare gli altri elefanti presenti nella zona del pericolo per farli ritirare e che questi brontolii sembrano essere nuovi per le api. Queste scoperte comportamentali sono state fondamentali e hanno incoraggiato la dottoressa a sviluppare e testare un'unica applicazione per questo comportamento attraverso l’uso di recinti fatti da arnie attorno al campo del contadino con lo scopo di ridurre il conflitto umano-elefante. I recinti di arnie non stanno solo riducendo i danni causati dagli elefanti alle colture, ma le api stanno anche aiutando l’impollinazione dei campi e adesso i contadini stanno smielando miele che è amico degli elefanti come prodotto addizionale delle loro terre. Da quando è cominciata la sua ricerca nel 2006, ii recinti costruiti con le arnie (Beehive Fence HEC mitigation) si sono diffusi rapidamente e i recinti di arnie sono ora presenti in Kenya, Tanzania, Botswana, Mozambique, India e Sri Lanka. Gli elefanti e il progetto delle api (www.elephantsandbees.com) è portato avanti da Lucy King sotto l’organizzazione di ricerca benefica Save the Elephants.

 

Strategie e possibilità di diagnosi e controllo delle malattie delle api in arnie locali e tradizionali

Dr. Wolfgang Ritter

È comune in Africa tenere le api in colonie con telaini non movibili. Perciò, in queste colonie i telaini non possono essere rimossi per essere esaminati per le malattie, una pratica standard dove i telaini movibili sono usati. Nonostante ciò, ci sono strategie per esaminare e diagnosticare malattie in queste arnie tradizionali e locali. La malattia della covata, American Foulbrood, rappresenta un problema, quando la covata  non può essere rimossa ed esaminata. Ma la malattia può essere diagnostica in colonie esaminando in laboratorio le api operaie prese all’entrata dell’arnia, o detriti dalla parte bassa dell’arnia o dai prodotti dell’arnia come il miele e il polline. Il livello di spore presente indicherà l’estensione dell’infezione batterica. La presenza del parassita Varroa può essere determinata esaminando le api prese all’entrata dell’arnia o esaminando i detriti dell’arnia o le assi piazzate sotto la colonia. Simile è anche per altri acari come Acarapis e Tropilaelaps. Mentre il Nosema può essere anche riconosciuto dalle api collezionate all’entrata dell’arnia. Come è possibile diagnosticare la presenza di pesti e malattie in colonie con telaini non rimovibili, è anche possibile trattare per questi pesti e malattie. Tutte le forme di trattamento eccetto per lo spray ai favi di covata sono possibili. Quindi non è necessario e indispensabile un cambio da alveari con telaini non movibili ad un’arnia con telaini movibili.

 

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