L'uso della propoli nella verniciatura del legno

Propoli grezzaColoro che hanno utilizzato, nella lotta contro la varroa, l'Api Life Var, avranno notato che le api sono stimolate, per diminuire la sublimazione degli oli essenziali in esso contenuti, a raccogliere molta propoli che poi utilizzano per circondare le tavolette in modo da creare una sorta di camera stagna e attutire l'evaporazione visto che il loro odore non è loro gradito. La raccolta varia enormemente da famiglia a famiglia ed alcune, addirittura, saldano così energicamente il coprifavo ai telaini, rendendo ardua l’apertura dell’alveare.

È innegabile che questa caratteristica delle api, in presenza di Var è fastidiosa sia perché la propoli va eliminata con perdita di tempo, sia perché con essa ci imbrattiamo le mani o i guanti ed è difficile eliminarla senza l’ausilio dell’alcool; poi, di questa propoli, non sappiamo proprio che farne. Infatti non può essere venduta come la propoli raccolta con i metodi tradizionali (raschiatura o di rete) in quanto è, da una parte, poco pura perché le api nella necessità di raccoglierne molta in poco tempo, vi depositano un po’ di tutto (soprattutto cera), sia perché vi rimangono invischiati residui di oasis e di olii essenziali.

Un uso intelligente che ne potrebbe esser fatto è quello agricolo anche se la difficoltà di titolazione ne rende complicata l’utilizzazione; personalmente ho sperimentato una preparazione per il trattamento del legno. Tutti sappiamo che la propoli veniva utilizzata in passato per confezionare delle vernici di grande pregio e si narra, ma forse è più una leggenda che la verità, che il segreto della eccezionale sonorità dei violini costruiti da Stradivari fosse proprio la propoli prodotta dagli alveari allevati nei pressi di Cremona. Oggi, invece, è caduta in disuso sia per il suo alto costo, sia perché soppiantata dalla lacca prodotta in Giappone ed in Cina, mediante l’incisione di alcune piante, che, oltre ad essere a più buon mercato (almeno quella cinese), dà anche un migliore risultato finale in quanto è trasparente e, una volta essiccata, è piuttosto resistente. Al contrario, la vernice “alla propoli”, una volta essiccata, può rovinarsi se si passa sopra dell’alcool.

Ricordo che anche la propoli è una resina di origine vegetale, e rimane tutt’oggi impareggiabile per l’aroma e la sanità che dona al legno.

Il problema nel produrre una vernice alla propoli è il diluente; infatti, può essere usato, per praticità e risultato finale, solo l’alcool (in realtà si diluisce anche in acetone, in glicole etilenico, ecc.), perché l’essenza di trementina - che, al contrario, è il diluente di molte altre vernici naturali come l’olio di lino cotto e anche la cera vergine - ne estrae ben poca. Non è quindi possibile fare delle vernici stabili unendo, ad esempio, olio di lino, propoli e cera d’api. Se li si vuol usare assieme si deve agitare il contenuto piuttosto spesso. È invece possibile, con risultati veramente ottimi, trattare alternativamente con questi prodotti, opportunamente diluiti. È anche possibile utilizzare solamente la propoli.

Come procedere

Innanzitutto si deve diluire la propoli e, per questo, si utilizza, per motivi economici, l’alcool denaturato. Le mie prove le ho fatte con una concentrazione 40:60 anche perché, come dicevo nella premessa, la propoli prodotta dallo stimolo dell'Api Life Var è meno concentrata; se, invece, si ha a disposizione propoli più pura, si può utilizzare la classica formulazione 30:70. Ho, quindi, preso 2 chili di propoli e 3 litri di alcool e li ho messi in una latta da miele e ho agitato il tutto una volta al giorno per 15 giorni.  Alla fine, ho filtrato con uno straccio a maglia fine ed ho lasciato il sedimento nella latta dove continuo ad aggiungere, altro alcool e altra propoli; in questo modo la soluzione diventa sempre più “carica”.

Questa vernice ha molti vantaggi: innanzitutto costa pochissimo perché la propoli prodotta con il Var ha valore pressoché nullo; poi asciuga rapidamente, la prima mano in poco più di mezz’ora, un po’ di più la seconda; può essere data a spruzzo e, non ultimo, il suo uso non crea problemi di salute. Se non piace il colore di base, una bellissima tonalità calda che va dal color miele al giallo oro fino ad assumere una sfumatura di arancione è un problema. Infatti, pur potendo aggiungere dei coloranti naturali che si diluiscono anch'essi in alcool, sarà pressoché impossibile raggiungere la sfumatura desiderata. Per l’uso apistico questo non ci crea problemi perché il colore di un’arnia non ci interessa più di tanto.

La propoli è un ottimo turapori e ha il pregio di alzare le fibre legnose. Quindi, dopo una prima mano di propoli, si deve levigare il piano che prende così un aspetto vellutato, senza, però esagerare perché, altrimenti, la carta vetrata si impasta con la resina. Se si vuol raggiungere il risultato ottimale, la fibra andrà alzata bagnando il legno con acqua prima del passaggio con la vernice a base di propoli e, dopo l'essiccazione, si carteggia, come spiegato più avanti. Si possono, naturalmente, passare in seguito più e più mani consecutive. Per migliorare il risultato, si può dare una leggera passata di carta vetrata molto fine tra una mano e l’altra. Per l’uso apistico, un paio di mani sono più che sufficienti.

Per avere un risultato veramente eccezionale, degno della bottega di un restauratore si può fare in questo modo, sempreché non ci facciamo intimidire dal procedimento un po’ lungo:

  1. levigare il legno che si vuol verniciare, con carta vetrata media, e quindi passarvi una spugna imbevuta d’acqua;
  2. una volta asciutto, levigare di nuovo, ma questa volta con una carta molto fina;
  3. passare quindi 2 o tre mani di vernice alla propoli con un pennello o meglio, a tampone;
  4. dopo l'asciugatura, dare una mano di olio di lino cotto diluito in essenza di trementina - o, meglio ancora, con i terpeni estratti dalla buccia di arancia - eliminando con un panno, dopo alcune ore, l’eventuale olio non ancora assorbito dal legno;
  5. dopo 24 ore e ad essiccazione avvenuta passare a pennello un’ultima mano di cera d’api diluita 1:7 con essenza di trementina o terpeni d'arancia. 
  6. dopo qualche ora, strofinare energicamente con un panno morbido per dare lucentezza al legno.

Il risultato finale è veramente gradevole e ripaga il lungo lavoro necessario. 

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