Prodotti apistici biologici e prospettive di mercato

Ecco il testo completo del mio intervento al convegno di Monte Porzio Catone del 19 luglio scorso.  

Gli elementi fondamentali che distinguono l'apicoltura biologica da quella convenzionale

Le differenze tra apicoltura biologica e convenzionale sono nel metodo di conduzione. Forse molti apicoltori si comportano, nell'allevare le api, esattamente come i loro colleghi in possesso della certificazione, eppure anche in questo caso esiste una bella differenza: chi utilizza il metodo di produzione da agricoltura biologica e, quindi rispetta il regolamento 834/2007 che ha sostituito il 2092/91 e il regolamento 889/2008 che ne reca le modalità di attuazione, assoggetta la propria azienda ad un controllo ispettivo da parte di un Organismo di controllo scelto dalla stessa azienda ma controllato a sua volta dal Ministero delle politiche agricole. Vi pare poco? L'Organismo di controllo, con il suo lavoro ispettivo, si accerta che l'azienda rispetti le norme dettate dalla legge comunitaria.

Il Legislatore europeo, nello scrivere le regole dell'apicoltura biologica ha deciso che essa si dovesse caratterizzare essenzialmente per due importanti elementi: la qualità dell’ambiente in cui vivono le api e i trattamenti che devono subire gli alveari per poter produrre. Ecco i veri punti critici dell’apicoltura biologica, quelli che la separano nettamente da quella convenzionale ed è su di essi che si focalizza principalmente l'attenzione degli Organismi di controllo ma anche di produttori e consumatori.

Tanto è vero questo che la principale azione messa in atto dall'Organismo di controllo per verificare che l'apicoltore non faccia il furbo, è l'analisi della cera del nido, quella che maggiormente rileva la presenza di residui degli acaricidi utilizzati per combattere la varroa. In aggiunta, per chiudere il cerchio, ogni qual volta l'ispettore dell'Organismo di controllo viene in visita, oltre all'attenta lettura di ogni documento burocratico (particolarmente i registri), vuole far visita agli apiari, o almeno a parte di essi, per constatare che i luoghi di produzione siano sempre idonei al tipo di apicoltura prescelto.

Se il fine ultimo del metodo biologico è quello di provare a limitare il più possibile i danni che l'uomo produce all'ambiente, non ci può nascondere che gli utilizzatori del prodotto certificato lo acquistano perché si aspettano di ricevere un alimento privo di residui pericolosi per la salute. L'attenzione dell’apicoltore deve quindi essere incentrata su dove disloca gli alveari e su quello che utilizza per la cura delle malattie delle api. Certo, molto conta anche il rispetto dell'animale ape, ma spesso le tecniche di manipolazione, soprattutto nelle grandi aziende, sono molto simili (direi purtroppo) a quelle delle aziende convenzionali e, comunque, difficilmente verificabili da parte dell'ispettore.

Solo a titolo informativo, questi sono i limiti critici di acaricidi e antibiotici nei prodotti delle api:

Prodotti                                            Quantità massime residui

Miele, Propoli e Pappa reale        assenti, ovvero ≤0,010 mg/Kg (limite rilevabilità strumentale)

Cera                                                  somma dei residui totali dei 4 principi attivi (coumaphos, fluvalinate, cimiazolo, amitraz): 0,30 mg/Kg, con le seguenti limitazioni:

  • Coumaphos: 0,20 mg/Kg
  • Fluvalinate: 0,10 mg/Kg
  • Clorfenvinfos (assente) 0,010 mg/Kg

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