L'aceto di miele

La produzione di aceto di miele può essere messa in atto abbastanza facilmente, almeno per gli usi casalinghi, ricorrendo, tra l’altro, alle attrezzature che si vengono a liberare dopo l’invasettamento del miele. Anche se si potrebbe preparare direttamente aceto di miele da una miscela di miele, acqua e, come starter, un po’ di buon aceto di vino, a nostro avviso sarebbe meglio cominciare con la preparazione dell’idromele rimandando, per un approfondimento, alla lettura dell'articolo. "Prepariamo l’idromele dispensatore di emozioni".

In un contenitore, ad esempio il classico maturatore, dovrà unire a dell’acqua di fonte del miele nella proporzione di 320 grammi ogni litro d’acqua (se ne mette di più, l’idromele sarà più dolce), stando attenti a riempirlo al massimo per 3/4 perché, durante la fermentazione, aumenterà il volume. Se, invece, vorrà utilizzare, come base di partenza, l’acqua di lavaggio degli opercoli, come facevano i nostri progenitori, allora si dovrà servire di un densimetro per dosare la quantità esatta di miele da aggiungere alla soluzione (a 20°C la densità letta sulla scala dovrà variare tra 1,2 e 1,3). I primi giorni il mosto, così preparato, non darà segni di vita, in quanto i lieviti (un po’ presenti naturalmente nel miele, un po’ giunti direttamente dall’aria) si devono moltiplicare e per farlo hanno bisogno di ossigeno, che può essere incrementato rimestando più volte la soluzione. Poi comincia la vera e propria fermentazione, che dura circa 30-40 giorni e che ha l’optimum di temperatura tra i 20 e i 30°C. Quando si nota che sta per arrestarsi, si compie un altro rimestamento per far incamerare all’idromele un altro po’ di ossigeno e completare, in modo stabile, la fermentazione. Raggiunto questo stadio è possibile consumare una parte di idromele come succedaneo (ma molto più costoso) del vino, mentre per l’altra si può far continuare la trasformazione in aceto e utilizzarlo come condimento sopraffino, ad esempio, di gustose insalate.

Come avviene per qualsiasi vino di buona qualità, se lasciato all’aria aperta, subisce la trasformazione, ad opera degli Acetobacter, in aceto; una strada da seguire, quindi, potrebbe essere quella appena suggerita oppure, per velocizzare la preparazione, si può aggiungere un po’ di aceto di vino, come dicevamo prima, come starter. La temperatura ideale per la trasformazione dell’idromele in aceto e di 15°C.

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Commenti   

0 # Marco 2014-03-16 18:07
A ok perfetto allora senz'altro seguirò il tuo metodo.
Grazie ancora!
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0 # Marco 2014-03-15 10:12
Ciao Marco
volevo intanto farti i complimenti per il sito, che è molto interessante. Volevo poi chiederti un paio di consigli. Io sono un apicoltore a livello hobbistico, ma nel mio piccolo sto sperimentando tutte le produzioni possibili, compresa quella dell'idromele (colgo l'occasione per ringraziarti perchè l'articolo sul tuo sito è stato molto utile). In vista del fatto che a breve dovrò sfecciare l'idrolmele che sta maturando, mi chiedevo se era possibile utilizzare i fondi per produrre aceto. Teoricamente in questo modo non dovrei aggiungere aceto estraneo come starter, ma dovrei limitarmi al continuo rabbocco della damigiana in cui l'aceto matura con i futuri fondi di idromele ed i residui dalle lavorazioni del miele, giusto?
Grazie anticipatamente
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0 # Marco Valentini 2014-03-16 13:00
Grazie Marco dei complimenti!
Non so se il tuo metodo porterà ad un aceto di miele di buona qualità. Che arriverai in qualche modo ad avere aceto non ho dubbi ma sulla qualità… Personalmente ho fatto così, dopo aver realizzato un idromele di gradazione intorno ai 12 gradi, ho innestato un po' di madre di un buon aceto di vino e sono andato avanti così.
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