La pappa reale, un prodotto antico utilizzato nell'era moderna

La storia del rapporto tra api e uomo è lunga decine di migliaia di anni. Nelle vicinanze di Valencia, in Spagna, in una caverna che è denominata Cuevas de la Araña (Grotta del Ragno) è stato ritrovato un antico dipinto rupestre datato 7000 anni prima di Cristo, che raffigura un apicoltore intento a prelevare un favo di miele. L’uomo, in quel periodo, era prevalentemente cacciatore e viveva in maniera nomade seguendo, nei suoi spostamenti, i branchi di animali selvatici. Per lui l’alveare non era altro che un dono della natura da depredare (ma non uccidere, perché gli anni futuri fosse sempre a sua disposizione). Quando, in seguito alla scoperta dell’agricoltura, i nostri progenitori hanno deciso di condurre una vita più stabile, l’apicoltura è cambiata, ma solo di poco. Infatti, da raccolta spontanea, alla stessa stregua di un frutto del bosco (dove del resto le api vivono in maniera naturale), in seguito al cambiamento epocale, il miele veniva prelevato in modo analogo, ovvero ritagliando i favi dell’alveare con l’uccisione o meno di tutte le api. L’uniche variazioni consistevano nel tipo di alveare utilizzato (il tronco dell’albero in natura, il cesto, l’otre o altri materiali di fortuna nel nuovo tipo di allevamento) e nella loro collocazione, non più nel bosco, ma vicino alla propria abitazione.

Anche le nozioni che l’uomo aveva sulla società delle api erano piuttosto approssimative. Intanto si è per lungo tempo creduto che la regina, la madre di tutte le api dell’alveare, fosse un re, oppure che il miele fosse raccolto già “pronto” direttamente dai fiori che erano visti come dei calici dove l’ambrosia confluiva direttamente dal cielo (il miele era un prodotto sacro e quindi poteva essere generato solo da un dio). Soltanto lo sviluppo del metodo scientifico, insieme all’utilizzo del microscopio e - siamo intorno alla fine del 17° secolo - ha permesso di comprendere, poco alla volta, la vera natura di questo affascinante mondo. Le moderne conoscenze sulla società delle api e le sofisticate tecniche di raccolta della pappa reale, prendono il via dalla geniale scoperta di Langstroth che, nel 1851, constatò che se si lascia uno spazio di 7-9 mm in tutte le parti dell’alveare, le api non attaccano i favi alle pareti e, quindi, questi possono essere agevolmente estratti dall’arnia. Da quel momento in poi le operazioni dell’apicoltore – visita delle colonie, raccolta dei favi e smielatura – sono state enormemente facilitate.

La pappa reale (o gelatina reale) è, quindi, una scoperta piuttosto recente anche se verosimilmente l’uomo primitivo l’aveva già assaggiata. Il suo sarà stato, presumibilmente, un incontro fortuito quando, su un favo di un alveare naturale vi aveva trovato delle celle reali e ne aveva assaporato il contenuto, ma senza comprenderne, però, la grandiosità. Soltanto verso la fine del 18° secolo si è scoperto che la pappa reale era il cibo che le api operaie somministrano alla regina e solo un secolo dopo si è appreso che era proprio questa sostanza l’artefice della grandissima differenza morfologica, fisiologica e comportamentale tra la regina e le operaie. È nel XXI secolo, invece, che si sono affinate le tecniche di produzione e di raccolta e portate a termine tutta una serie di indagini scientifiche per decifrare gli innumerevoli benefici che annovera questo prodotto.

Pensare che un solo alimento, per quanto portentoso sia, possa essere l’unica causa di enormi trasformazioni, si stenta a crederlo, eppure è così: la regina è l'unica nell'alveare che può deporre uova, fino a 2.000 al giorno in primavera, una vera e propria macchina da riproduzione; vive molto più a lungo delle operaie (circa quattro anni, contro i 5 mesi, al massimo, delle operaie); produce una serie di sostanze chimiche - i feromoni - es­senziali per la vita dell’alveare; il pungiglione non ha funzione di offesa, a parte quando lo usa contro le al­tre regine, possibili rivali; non ha, invece, una serie di organi, quale ad esempio l’apparato boccale atto a nutrirsi in maniera autonoma o le cestelle per il trasporto del polline. Eppure, dal punto di vista genetico, è un individuo in tutto e per tutto identico alle operaie, ovvero nascono da uova identiche.

Quando l'alveare sente la necessità, perché deve sciamare, sostituire la vecchia regina, oppure se questa, inavvertitamente muore, le operaie cominciano a costruire delle celle reali che nei primi due casi, saranno piuttosto grandi, a forma di ghianda e collocate in una zona periferica dei favi dell'alveare; in caso di morte accidentale della regina, invece, le api di casa trasformano una cella destinata a far nascere una ape operaia in cella reale: l'unica condizione è che questa cella contenga una larva che non sia più anziana di due giorni. Fino a 48 ore di vita, infatti, ogni larva di operaia può diventare una regina se alimentata in modo continuo con pappa reale.

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