Le produzioni biologiche in apicoltura: la qualità del prodotto - Il miele da agricoltura biologica è sempre un prodotto di qualità?

Il miele da agricoltura biologica è sempre un prodotto di qualità?

Ritorniamo per un attimo al concetto espresso in apertura di relazione: mentre le norme che regolamentano l’agricoltura biologica portano ad avere un prodotto che, oltre a contenere potenzialmente meno residui di un omologo convenzionale, sarà provvisto di caratteristiche organolettiche superiori, dovute proprio al rispetto di quelle norme, nel caso dell’apicoltura, questo non è altrettanto vero.

Un pomodoro bio, ad esempio, sarà “organoletticamente” superiore al suo omologo convenzionale, anche solo grazie all’uso diverso, che ne fa l’agricoltore, di concimi organici e minerali. La carne, il latte di un animale allevato seguendo il metodo di agricoltura biologica avrà caratteristiche organolettiche superiori ai suoi omologhi convenzionali, perché allevato a stabulazione libera e perché alimentato con foraggi “migliori”. 

In altre parole, allevando un animale oppure coltivando degli ortaggi con il metodo dell’agricoltura biologica, indirettamente avrò non solo un prodotto potenzialmente esente da residui indesiderati, ma questo soddisferà anche quei bisogni espliciti di cui abbiamo detto quando abbiamo parlato di qualità.

Una volta allevate le api con il metodo di agricoltura biologica, il miele prodotto avrà caratteristiche organolettiche superiori all’omologo convenzionale? Questo, purtroppo, non è altrettanto vero, proprio perché le norme non riescono ad influire sulle caratteristiche organolettiche del miele bio come capita per tutti gli altri prodotti da agricoltura biologica. Anzi, addirittura, è possibile che un miele convenzionale sia organoletticamente superiore al suo omologo biologico, se, proprio perché lo produco secondo le norme della 1804/99, sono costretto a spostare gli alveari da una postazione non idonea per problemi di possibile inquinamento, ma, magari, particolarmente vocata alla produzione di un pregiato monofora.

Se voi scorrete il regolamento 1804/99, nel paragrafo che si occupa di apicoltura, noterete con stupore che, a parte qualche norma di carattere generale, mai si interessa di qualità del miele, tranne quando, e non è neppure la cosa più importante, il legislatore ha sentito la necessità di affermare che non è possibile smielare favi che hanno contenuto la covata, obbligando, di fatto, gli apicoltori ad utilizzare l’escludiregina; o quando vieta l’uso di repellenti chimici sintetici durante le operazioni di smielatura, ormai abbondantemente caduti in disuso.

Per assurdo, e nemmeno poi tanto, è possibile mettere in vendita miele da agricoltura biologica pastorizzato. Per fortuna esistono marchi privati più restrittivi controllati dagli stessi Organismi di controllo (es. Garanzia biologico AMAB, Garanzia AIAB, ecc.); ormai è difficile entrare con il proprio prodotto in un nuovo negozio specializzato alla vendita di prodotti biologici senza un marchio aggiuntivo. In futuro, quando verrà registrata dall’Unione Europea la Specialità alimentare Miele Vergine Integrale, questa potrebbe risultare una buona opportunità. Infatti, si farà obbligo all’apicoltore, che vuol ottenere questa specificità, di non scaldare oltremodo il miele durante le fasi di lavorazione; inoltre questo deve possedere valori di umidità e HMF più restrittivi rispetto a quelli voluti dalla legge, ecc. Questo, come si è visto in passato, potrebbe essere ben accetto dal consumatore che premierà con l’acquisto il miele che riporta in etichetta tale denominazione, anche se ha il prezzo un po’ più alto.

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