Le produzioni biologiche in apicoltura: la qualità del prodotto - Gli altri prodotti

Gli altri prodotti

La conversione dell’azienda al biologico apre le strade alla vendita di tutti i prodotti delle api, quali la pappa reale, il polline e la propoli che in Italia hanno perso interesse produttivo perché importati a prezzi bassissimi soprattutto da Cina e Spagna. Esiste, infatti, una richiesta da parte dei negozi specializzati di questi alimenti; purtroppo le tecniche per produrli, ormai entrate in disuso, devono essere reinsegnate agli apicoltori prima di essere di nuovo pronti a far fronte alle rinnovate richieste. Per cui la domanda ci sarebbe, ma non c'è il prodotto.

Invece un buon mercato lo hanno cera e sciami artificiali. Momentaneamente non c’è una richiesta di api regine ma non è escluso che il mercato partirà tra non molto tempo, forse già da quest’annata produttiva. E potrebbe essere un buon modo per integrare il reddito perché il regolamento 1804 non lascia adito a dubbi: le regine debbono provenire da allevamenti che rispettano le norme d’agricoltura biologica, essere di preferenza di razza Ligustica e non ci si può rifornire da allevatori convenzionali.

Per quanto riguarda, la cera, di prodotto italiano non ce n'è poiché è stato tutto dirottato nella conversione degli alveari e nella produzione di sciami artificiali; diverrà di nuovo disponibile quando il settore si stabilizzerà. Il prezzo, per il momento, si aggira intorno alle 8,80/10 euro/kg, e non è escluso che rimarrà sostenuto anche in futuro, giacché risulta ormai chiaro che la cera convenzionale contiene tanti e tali residui di pesticidi da sconsigliarne l’uso. Il mercato viene calmierato dalla forte introduzione di cera d’api da zone dove la varroa non c’è (meglio sarebbe dire non c’era) oppure dove non può essere combattuta per motivi economici. Sono già due anni, infatti, che viene importata cera grezza direttamente dall’Australia o, mediante una triangolazione, dalla Svezia e dalla Germania. Recentemente è stata immessa sul mercato anche della cera africana ad un prezzo molto interessante.

Salta subito agli occhi che la cera che proviene da paesi extracomunitari non è certificata, come, invece, sarebbe espressamente richiesto dal punto 8.3 del regolamento 1804/99 quando è utilizzata per scopi di tecnica apistica o di conversione. Ma proprio il punto 8.3 ci viene in soccorso perché permette, come deroga, l’utilizzo, in mancanza di cera prodotta biologicamente, di cera d’opercolo, soprattutto nei casi di nuovi impianti e di conversione, purché venga fatta analizzare.

La richiesta di sciami artificiali è, al contrario, molto vivace è possono essere spuntati prezzi piuttosto interessanti in special modo al nord dove anche gli sciami convenzionali hanno prezzi che si aggirano intorno ai 60/65 euro, riferiti a nuclei di cinque telaini. L’incremento di prezzo per gli sciami artificiali bio è circa del 20% e più. La produzione degli sciami artificiali è di grande utilità in un’azienda apistica perché, oltre a risolvere problemi tecnici quali la sostituzione dei favi vecchi, il contenimento della sciamatura e della varroa, importa, di solito, denaro fresco in un periodo caratterizzato quasi esclusivamente da spese.

Per quanto riguarda pappa reale, polline e propoli, il regolamento comunitario non li cita mai direttamente, li chiama genericamente “prodotti dell’apicoltura”, mentre il Ministero delle politiche agricole e forestali, nell’emanare il decreto ministeriale che detta indicazioni operative relative all’attuazione del regolamento 1804/99, se ne scorda proprio, preoccupandosi della tracciabilità e rintracciabilità esclusivamente di miele e cera. Gli organismi di controllo, non tutti concordi sulla reale possibilità di certificare questi prodotti, sembrano, ormai, orientarsi tutti verso la certificazione. Anche qui vale quanto detto in precedenza per il miele. Dato che nei prodotti dell’alveare il solo rispetto del 1804/99 non ci mette al riparo circa la qualità dei prodotti, è bene affidarsi a qualcosa che concede ai consumatori maggiori certezze, come i marchi privati, il cui controllo spetta sempre agli organismi di controllo del biologico.

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