Le produzioni biologiche in apicoltura: la qualità del prodotto - Il mercato va conosciuto per non subirlo

Il mercato va conosciuto per non subirlo

Il biologico stia diventando, se non lo è già, un comparto di grande rilevanza economica; secondo stime recenti nei prossimi 5 anni un milione circa di nuovi consumatori acquisterà prodotti biologici. Questa crescita esponenziale sarà accompagnata da un profondo mutamento delle quote di mercato coperte dai diversi canali distributivi: la grande distribuzione organizzata (GDO) vedrà più che raddoppiare la propria incidenza sul mercato (dal 27% a circa il 60%). Mentre i canali distributivi classici rimarranno pressappoco occupati dagli attuali produttori, almeno di non proporre il proprio prodotto a prezzi più bassi (ma già adesso, in molti casi, sono al limite della remunerabilità considerato anche il tipo di aziende italiane certificate biologiche), ci sarà sempre più bisogno di miele bio per la GDO.

Ma gli apicoltori biologici non debbono perpetrare gli errori del passato, presentandosi sul mercato in ordine sparso; bisogna organizzarsi per gestire il rapporto con la commercializzazione da una posizione più solida; cioè, dovrebbe essere lo stesso produttore a gestire momenti di vendita diretta ai consumatori; ma questo, a lungo termine, potrebbe non bastare. Occorre costituire e sviluppare delle organizzazioni di produttori che fanno raccolta e condizionamento dei prodotti almeno su scala regionale. Queste organizzazioni sono le uniche che possono attirare finanziamento pubblico per delle campagne pubblicitarie sui mercati esteri capaci di garantire le migliori remunerazioni ai produttori. Ferma restando la garanzia della qualità dei prodotti offerti che, come abbiamo detto in apertura, è condizione essenziale per porsi in modo vincente sul mercato.

Infine, mi perdonerete una battuta da vecchio anticipatore di quello che sarebbe stato il biologico nel futuro, visto che mi interesso di agricoltura biologica da oltre vent’anni. Io li ricordo bene gli agricoltori che per primi hanno messo in dubbio le certezze dell’agricoltura cosiddetta convenzionale; il mercato era l’ultimo dei loro problemi; non era certo per quello che si erano arrischiati in un campo minato, fatto di errori dovuti all’inesperienza e alle continue denigrazioni di tutto il mondo agricolo (che, almeno in parte, continuano ancora adesso); di quel periodo ricordo con un pizzico di nostalgia che si lavorava per un ideale che oggi è sempre più tangibile: il mondo non ce la fa più a sopportare le attività inquinanti dell'uomo; la nostra vita, con tutti i residui che giornalmente immettiamo nell'ambiente, si è fatta impossibile. Ognuno di noi dovrebbe dare il proprio contributo, affinché i nostri figli e i figli dei nostri figli possano ancora poter vivere sul nostro pianeta; mi sembra, però, che il biologico preso solo dal punto di vista del maggior ricavo economico non vada verso la direzione auspicata dai padri fondatori di questo movimento.

 

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