La pappa reale e la società delle api

Le api vivono in una società costituita da molti individui: circa 60.000 durante la stagione produttiva, pressappoco 20.000 in inverno; tra questi vi è una sola regina, la madre e 2-5 mila maschi, o fuchi, ma solo nella stagione degli amori, in primavera-estate. Il resto sono api operaie divise equamente tra api di casa e api bottinatrici, quelle che hanno il compito di raccogliere nettare, polline, propoli e acqua. Generalmente si parla di due “caste” di cui una è costituita da individui fertili (regina e fuchi) e l’altra dalle operaie, femmine ma sterili. Va precisato subito che tutte sono essenziali per la cor­retta vita della colonia e nessuna può vivere a lungo senza l’altra, ma c’è di più: quello che noi dobbiamo considerare come il vero individuo è l’alveare, un vero e proprio “super-or­ganismo”. La specializzazione dei compiti affidati alle varie caste o tra individui della stessa casta ma di diversa età ha raggiunto limiti così elevati che parlare di super-organismo ci è di enorme utilità per comprendere meglio questo fantastico mondo.

Mentre la regina produce uova, mantiene la coesione tra i vai individui e impartisce disposizioni all’interno all’alveare mediante i feromoni, le operaie sono coloro che effettuano tutti i lavori e lo fanno a seconda della loro età.

Appena finita la metamorfosi, che nelle operaie dura 21 giorni (nel fuco 24 giorni e nella regina solo 16 giorni), le api appena sfarfallate si occupano, non avendo sviluppato ancora particolari organi, della pulizia dell’alveare; dopo 3-5 giorni (parliamo di una media) le api cominciano ad occuparsi dell’alimentazione della covata e della cura della regina. È, infatti, in questo periodo che si cominciato a sviluppare le ghiandole interessate alla produzione di pappa reale. Queste api sono anche coloro che iniziano la diffusione delle sostanze odorose prodotte dalla regina, mediante lo scambio di cibo (detto trofallassi) con le compagne. Intorno al 9°, 10° giorno alcune ghiandole che hanno sotto l’addome, cominciano a secernere cera; sono queste le api che, dove necessario, cominciano a costruire i favi, quelle mirabili costruzioni che ci affascinano per la loro perfezione. Immediatamente dopo e fino al 20° giorno, quando cominciano finalmente ad uscire fuori dall’alveare per andare a scovare sia le necessità alimentari della colonia che anche la propoli, le api si occupano dell’accettazione del nettare da parte delle bottinatrici, funzione essenziale alla formazione del miele. Alcune di esse intono al 16° - 17° giorno si occupano della difesa dell’alveare, sono le più aggressive e votate alla morte per difendere le loro compagne.

Le bottinatrici, che abbiamo detto avere un’età superiore ai 20 giorni, si occupano dell’attività di raccolta del nettare e polline, che utilizzano sia per nutrire la famiglia, sia come materia prima per poi trasformarli in pappa reale o cera, oppure di propoli che, invece, utilizzano come antibiotico per salvaguardarsi da alcune malattie e come materiale di costruzione per tappare buchi o incollare varie parti dell’arnia. Quando l’ape bottinatrice raggiunge un pascolo, comincia a suggere il nettare e a “sporcarsi di polline”. Ha bisogno di circa 150 fiori per colmare la sua borsa melaria con 40 mg di nettare; mentre ritorna in alveare si pettina del polline che le ricopre il corpo e lo condensa sulle zampette posteriori, unendo ad esso un po’ di nettare che funge da collante. Appena giunta a casa, deposita il polline direttamente nelle cellette e cede ad un’ape di casa il prezioso contenuto della sua borsa melaria. Questa, a sua volta, lo trasferirà ad un’altra compagna e, via via, finché l’ultima operaia non lo riverserà in una celletta del favo che, poco dopo, quando il miele avrà raggiunto un contenuto in acqua inferiore al 18%, verrà chiusa con un tappino di cera detto opercolo. Il miele sarà, quindi, pronto per essere raccolto dall’apicoltore.

Le api vivono in una società matriarcale e, quindi, la funzione dei maschi è ausiliaria, anche se non meno importante degli altri individui: pur essendo, il loro compito, solo quello di fecondare la regina, permettono, in questo modo, la continuazione della specie. Sono presenti nella colonia, in misura variabile dai 2.000 ai 6.000 esemplari, soltanto nel periodo fertile delle regine (primavera-estate). Passata la stagione degli amori, la regina non depone più uova maschili, mentre i fuchi rimasti, vengono per un po' di tempo tollerati ma, al sopraggiungere della stagione fredda vengono dapprima scacciati dall’alveare e, poi, addirittura uccisi dalle operaie. Essi nascono da uova non fecondate (partenogenesi arrenotoca), deposte in particolari celle simili a quelle delle operaie, ma più grandi.

Quando una regina vergine si appresta ad uscire per il volo di fecondazione, emette dei particolari feromoni che attraggono i maschi anche da diversi chilometri. Mentre si alza in volo raggiungendo l’altezza di qualche decina di metri, un nugolo di fuchi la insegue, ma soltanto una decina di essi la feconderà ma determinando, così, la loro morte. Subito dopo la regina rientrerà nell’alveare e comincerà a deporre le uova quando saranno passati circa 7 giorni .

Commenti   

0 # Luisa 2015-06-03 18:28
Che meraviglia le apette!! :lol:
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