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Cosa penso della selezione

Questa scritto deriva da una mail che scrissi, ormai più di 6 anni fa, all'amico Paolo Faccioli che curava uno dei forum dell'UNAAPI e chiedeva una mia considerazione sulla selezione delle api.


 

Paolo Faccioli mi spinge in tutti i modi a prendere parte ad una discussione del forum che non mi appassiona, ovvero quella sulla selezione; quindi lo accontento più per amicizia, perché non ritengo, con il mio contributo, di portare una qualche utilità al dibattito; innanzitutto mi risulta difficile tradurre in parole il mio pensiero, che so non essere molto popolare e mi rompe faticare senza una qualche contropartita (non mi piace combattere contro i mulini a vento) e, in ultimo, sono certo, che mi farò anche qualche nemico. Forse l’intento di Paolo è proprio questo, ma lo perdono da subito.

 

Sulla selezione, in questi anni, ho cambiato idea passando dal giovanile entusiasmo per quello che può fare l’uomo per migliorare la natura ad una più saggia e senile consapevolezza che non possiamo migliorare un bel cavolo di nulla e sarebbe meglio che ci astenessimo (lo dico sapendo che non lo faremo mai), visto i gravi danni che ha provocato il nostro agire sul futuro del mondo (non dico dell’umanità, perché è ormai chiaro che questa è segnata da tempo).

 

Se proprio la devo dire tutta (e qui mi faccio i miei primi nemici) ritengo coloro che si occupano di selezione (con in testa i fautori degli OGM) l’esempio più lampante della tesi suggestiva di Feuerbach ovvero che l’uomo ha creato dio a sua immagine e somiglianza, rimandando ad una vita futura i suoi legittimi desideri di amore, ragione, e giustizia. L’uomo ha un grave difetto, per così dire, genetico; una volta che prende una strada, non è più capace di guardarsi indietro per capire se la scelta è stata giusta e, allora, si autoconvince, utilizzando l’altra tara genetica che ci portiamo dietro che è la (pseudo)intelligenza, che l’umanità, nel tempo, ha fatto grossi passi avanti. L’errore primordiale è stato quello di abbandonare la natura nomade (circa 10.000 anni fa), cominciando ad interferire sulla natura con la selezione. Fino ad allora l’unica selezione esistente era quella naturale ovvero il fenotipo perdente ci lasciava le penne, eliminando così i geni o associazioni di geni non adeguati. Da allora in poi l’uomo ha sempre combattuto questa legge naturale facendola diventare, addirittura, immorale (i miei amici non si allarmino: è immorale anche per me far morire qualcuno “solo” perché non sopravviverebbe in natura, gruppo al quale anch’io, del resto, faccio parte). Da quando si è fermato nelle valli dei grandi fiumi, l’uomo ha cominciato a selezionare individui che rendevano più facile e remunerativo la loro coltivazione o allevamento evidenziando anche l’altro grosso problema seminascosto dell’umanità, ovvero la questione demografica; basta dire che per raggiungere il primo miliardo di esseri umani su questa terra è occorso un periodo lungo quanto quasi tutta la sua storia, c'è voluto solo un po' più di un secolo per raggiungere il numero di due miliardi, nel 1930. Il terzo miliardo è sopravvenuto in appena 30 anni, ed il quarto in soli 15 anni. Attualmente stiamo producendo un altro miliardo di persone ogni 12 anni senza parlare delle proiezioni future che indicano un aumento catastrofico.


Cosa ha cambiato questo fatto epocale nelle api? Bé, innanzitutto ha interferito sul loro comportamento selezionando, volontariamente o involontariamente, le colonie più sciamatrici in quanto, allevando quasi esclusivamente sciami, ignorava le altre, togliendole dalla selezione. Negli anni in cui per raccogliere il miele (ma, soprattutto, la cera) l’apicoltore decise che era meglio sacrificare tutta la colonia, ha tolto totalmente l’ape dalla selezione naturale uccidendo sia le colonie portatrici di caratteri positivi che negativi. Qui qualcuno potrebbe obiettare, giustamente, perché allora le api le consideriamo ancora degli animali selvatici e, anzi, per certi aspetti dimostrano di esserlo con il loro comportamento (a dispetto delle fatiche del dio selezionatore di api produttrici di polline o di miele o di pappa reale o di… denaro)? Ma è ovvio, perché le api, a dispetto di tutti gli altri animali allevati volano, sono piccole ed è remunerativo allevarle perché si alimentano da sole e, quindi, i rapporti tra api allevate e api selvatiche sono (erano, è, purtroppo, più giusto dire) notevolissimi ed il travaso di geni dal mondo selvatico è sempre stato fino a poco tempo fa piuttosto elevato. Maiali, vacche e, persino, volatili sono molto diversi dagli originari selvatici perché l’uomo è riuscito a confinarli ma hanno perso la possibilità di vivere in natura: scomparso l’uomo, scompariranno anche loro.

 

Il difetto del selezionatore è quello di tenere in cosiderazione solo poche della miriade di variabili che entrano in gioco nella selezione. Infatti quando seleziona un carattere che sembra positivo non riesce a capire subito se si porta dietro alcuni altri negativi. Inoltre facciamo finta di non sapere che oggi selezioniamo un carattere perché ci sembra positivo ma potrebbe non esserlo più tra qualche anno e, anzi, particolarmente negativo. Ad esempio per anni si sono selezionate le colonie che trasmettevano la caratteristica della sciamatura; oggi esattamente l’opposto. E, poi, c’è una questione di carattere generale: grazie alla preponderanza che ha, nella nostra società, la questione economica (tanto che non pochi produttori ormai affermano chiaramente che il fine delle aziende non è più quello di produrre prodotti ma denaro) non è insensato sostenere che alcuni selezionatori tendono a nascondere gli effetti negativi della selezione; quindi anche quando si scoprono le controindicazioni della selezione di un carattere, si tende a nasconderle o ad occultarle. Il caso degli OGM è solo il più eclatante, ma anche il nostro settore non è immune. Mucca pazza, polli alla diossina, uso sempre più massiccio di pesticidi, e chissà che altro ci riserva il futuro, altro non è che l’altra faccia della stessa medaglia che si chiama capitalismo al suo ultimo stadio ovvero liberismo.


Soluzioni?, non credo ce ne siano – ed è per questo, caro Paolo che avrei fatto volentieri a meno di dire la mia – Intanto dirigo la mia attenzione verso movimenti molto interessanti quali i new global, terra e libertà, social forum, ecc. per capire se esistono i germi di un cambiamento. Per quando riguarda l’apicoltura, studio la possibilità di ritornare al bugno rustico.


Ciao Marco

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