Partiamo con un’apicoltura più amichevole, a cominciare dalla scelta dell’arnia - L'arnia del popolo

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L'arnia del popolo
Eloi François Émile Warrè era un abate francese che cercò con grande passione di mettere a punto la migliore arnia e lo fece con estrema perseveranza, nella migliore tradizione della ricerca scientifica, ponendo a confronto una decina di arnie in uso agli inizi del secolo scorso, in Francia ed allevando ben 350 alveari. Al termine propose un’arnia che, a suo dire, per semplicità ed economicità di costruzione, corrispondenza al comportamento dell'ape e facilità di allevamento, era la migliore. Chiamò quest'arnia “arnia del popolo”, anche se è oggi più nota, per la brutta usanza in apicoltura di attribuire il nome proprio ad ogni tecnica o attrezzo che si pensa di aver inventato, arnia Warrè . A me piace, invece, citarla col suo nome originale.Warrè scrisse anche un libro di apicoltura che, nello spirito che aveva guidato l’abate nel suo prezioso lavoro, è oggi possibile scaricare gratuitamente ma è necessario conoscere il francese o l’inglese, in quanto non ne esiste ancora una versione in italiano (http://warre.biobees.com/warre_5th_edition.pdf; http://www.users.callnetuk.com/~heaf/beekeeping_for_all.pdf).

 

Allora, se siete apicoltori ai quali non importa produrre regine o pappa reale, se non vi interessa ottenere una produzione per alveare da record, se non vi importa se le api sciamano e anzi vi fa piacere allevarle in maniera più naturale possibile (gli anglosassoni dicono friendly, amichevole verso le api) allora la Langstroth, la Dadand e tutte le arnie a favo mobile non sono adatte al vostro ideale di allevamento e le righe che seguiranno, probabilmente, saranno per voi molto interessanti.

 

Effettivamente è un'arnia molto semplice costituita di 4 corpi le cui misure interne sono 300 mm x 300 mm e altezza 210 mm; in due dei lati esterni vi sono dei listelli che fungono da impugnatura. I telaini sono sostituiti da barrette di legno (top bar) di 24mm x 9mm distanziate 36mm, dove le api iniziano a costruire i loro favi e possono avere o un taglio dove inserire una piccola porzione di foglio cereo oppure una prominenza dove colare un po' di cera; ciò fungerà da punto di partenza dal quale le api iniziano a costruire il favo; il fondo deriva, semplicemente, dall'accoppiamento di qualche asse di legno e senza alcun rialzo; il coprifavo è sostituito da una tela (esempio di juta). Sopra la tela vi è uno spazio di 100 mm dove sistemare del materiale coibente mentre la parte più complessa è il tetto che permette una efficiente ventilazione. I piani costruttivi possono essere scaricati a questo indirizzo: http://warre.biobees.com/warre_hive_plans_metric.pdf.  

 

La sua principale peculiarità è il fatto che può essere costruita a partire da legno di scarto e, quindi, praticamente a costo zero. Il corpo, nella lunghezza e larghezza, è più piccolo di una qualsiasi arnia a favo mobile e questo costringe le api ad essere più strette; e tutti noi apicoltori sappiamo quanto esse si sviluppano meglio se non devono presidiare uno spazio eccessivo rispetto alla loro forza; inoltre, durante l'inverno, le scorte saranno sempre disponibili anche quando la colonia non è particolarmente numerosa. Il favo fisso, poi, dona alle api una più facile ed efficiente gestione del calore che si traduce in un minor consumo invernale di scorte ed un generale benessere.

 

Quando si ha uno sciame, ma si può partire anche da un pacco d’api, seppur questo non è precisamente nello spirito del tipo di apicoltura proposto, e un’arnia Warrè a disposizione si mettono in opera direttamente due corpi (di solito, perché questo dipende dalla sua dimensione) con le top bar fornite di inizio di foglio cereo o protuberanze incerate già inserite. Le api possono costruire liberamente o quasi, visto che la distanza tra i favi lo continuiamo a decidere noi (nota) e, appena hanno costruito quasi completamente lo spazio a loro disposizione, si introduce il terzo corpo che va interposto tra il corpo più in basso e il fondo. Alcuni apicoltori hanno reso più semplice questa operazione, ritagliando in ogni corpo una semplice finestrella che mostra a che punto le api sono giunte nella costruzione dei loro favi senza dover alzare il corpo più in basso. Qualora, durante la stagione, ci si accorge che la colonia ha bisogno di un ulteriore corpo, questo lo si aggiunge, come al solito, nella parte bassa, ovvero appena sopra il fondo.

 

Alla fine della prima stagione le api, se lo sciame raccolto era piuttosto grande e precoce, probabilmente riempiranno almeno tre corpi e avranno già spostato il nido nei due corpi vicini al fondo e questo perché, in natura, le api tendono a mettere la covata in basso e il miele in alto. A questo punto è possibile togliere il corpo superiore per la raccolta del miele e lo si fa mediante apposizione di un apiscampo. Naturalmente non deve esserci né covata né fuchi, altrimenti lo strumento non funziona, e quindi va fatto in un periodo piuttosto avanti nella stagione. L'anno successivo si riparte con due corpi e, appena le api li hanno completamente popolati, si pone il nuovo corpo di nuovo tra questi e il fondo e così via. Naturalmente, il secondo anno c'è la possibilità di raccogliere più miele e si potrebbe rendere necessario inserire molti corpi.

 

Come è facile intuire, nell’"arnia del popolo", la cera non avrà mai più di un anno; le api avranno piena libertà di costruire i favi che vogliono e l'alveare sarà aperto, in alto, solo pochi minuti l'anno, durante la raccolta.

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