Perdere variabilità genetica è un errore fatale già accaduto negli Stati Uniti. Ecco perché non dobbiamo ripeterlo. Susan Cobey è una ricercatrice americana con più di 30 anni di esperienza nella creazione e nel mantenimento di un programma di allevamento chiuso di api regine. Oggi è un’autorità riconosciuta nel campo dell’inseminazione artificiale e dell’allevamento di api regine.
Ne abbiamo già parlato in questo articolo (http://bit.ly/2CMFSJa), dove spieghiamo il viaggio di Susan Cobey in Italia e in altri paesi Europei per raccogliere materiale genetico per arricchire lo stock genetico americano ormai a rischio di eccessiva omogeneità. Come citato nell’articolo, l’America ha una insufficienza genetica dovuta dalla loro storia apistica. L’Apis mellifera non è endemica, ma ha origine in Europa, Africa e Asia centrale. Le prime sottospecie di api a varcare i confini americani sono state le così dette api nere (Apis mellifera mellifera), intorno al 1850 l’Apis mellifera ligustica ha cominciato a fare parte del patrimonio genetico americano e infine l’Apis mellifera carnica e l’Apis mellifera caucasica (intorno alla fine del 19° secolo). Nel 1992 è stato indetto il così detto “Honey Bee Act” che chiudeva tutte le frontiere per prevenire la diffusione dell’acaro della trachea (Acarapis woodi).
Questo ha fatto sì che gran parte del patrimonio genetico venisse perso a causa della selezione. Gli ultimi anni del 20° secolo sono stati caratterizzati da grandi mortalità di colonie. Tra il 2006 e il 2011 si conta una perdita del 30% di api ogni anno a causa di diversi parassiti, malnutrizione, esposizione ad agenti chimici e cambiamenti climatici. Si stima che in America meno di 500 regine madri vengono utilizzate per produrre intorno alle 900.000 regine all’anno per uso commerciale (Delaney et al. 2009). Tutto questo ha portato ad avere un pool genetico dell’ape molto ristretto e omogeneo, tanto che le regine vergini arrivano ad essere fecondate da fuchi imparentati con lei. Ma ormai si sa, noi uomini riusciamo a ridurre la variabilità genetica di qualsiasi specie alla quale mettiamo le mani facendola diventare debole nei confronti di agenti esterni e più propenso a contrarre malattie. Insomma ci sarà anche un motivo biologico oltre che di costume se c’è una legge contro l’incesto. Tornando nello specifico dell’Apis mellifera, in questa lezione su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=5CdQ-lsubKo&feature=share) Susan Cobey riassume tutti i più importanti articoli scientifici che dimostrano l’importanza di avere delle regine fecondate da più fuchi e quindi una diversità genetica maggiore se si vogliono avere delle colonie sane e resistenti. Nel 2007 Mattila e Seeley hanno dimostrato come gli sciami che derivano da regine fecondate da almeno 15 fuchi (per colonia) di adattano in modo migliore rispetto agli sciami con regina fecondata da un solo fuco. Per esempio hanno riscontrato che producono più cibo in quanto hanno un tasso di accumulazione e di ricerca di cibo maggiore, producono più fuchi, formano colonie più velocemente e svernano meglio. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17641199
Uno studio svolto in Australia nel 2004 (Jones at all) invece dimostra come le colonie con più linee paterne sono più stabili nella termoregolazione della covata. Il motivo è da attribuirsi al fatto che le api operaie avendo una genetica diversa, avranno anche livelli di soglia di termoregolazione diversa portando ad una risposta uniforme ai cambiamenti di temperatura. http://science.sciencemag.org/content/305/5682/402
Duong e Stanley nel 2008 hanno dimostrato come le api operaie nate da regine inseminate da diversi fuchi riescono a comunicare in modo più efficiente, sia con segnali vibranti che con la classica danza ad 8 o scodinzolante. https://clas-pages.uncc.edu/stan-schneider/wp-content/uploads/sites/28/2012/07/Duong-and-Schneider-2008-pdf.pdf
Seeley e Tarpy nel 2007 invece hanno scoperto come la poliandria (accoppiamento con più maschi) nelle regine di insetti sociali (nel caso specifico l’Apis mellifera) sia un adattamento per far fronte alla malattie nella colonia. Nello studio hanno scoperto che le colonie inseminate artificialmente con il seme di 10 fuchi e poi successivamente inoculate con il batterio che causa la peste americana hanno avuto un’intensità della malattia minore e una forza della colonia maggiore rispetto alle colonie inseminate da un singolo fuco. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1679871/
Molte altre ricerche hanno evidenziato altri tratti specifici come un miglior comportamento igienico (Tarpy & Seeley, 2007), migliore divisione del lavoro (Oldroyd, Rinderer, Harbo & Buco, 1992) e maggiori e diverse comunità batteriche che aumentano il sistema immunitario dell’ape (Mattila et al. 2002). In generale quindi possiamo affermare che se vogliamo delle colonie sane, che si adattano ai cambiamenti climatici, che abbiano una tolleranza maggiore alla Varroa e una resistenza alle malattie, gli allevatori di api regine devono fornire e creare un ambiente favorevole alla fecondazione di regine con diverse linee di fuchi. Potremmo riassumere utilizzando i principi della permacultura. Bill Mollison afferma che bisogna lavorare con la natura e non contro di essa per avere dei sistemi resilienti e produttivi, ciò vuol dire osservare e studiare come la natura agisce. Negli anni è stato studiato che le api regine volano anche fino a 10 km per trovare molti fuchi con caratteristiche genetiche diverse. Quindi sarebbe meglio lavorare seguendo questa dinamica evolutiva naturale che contro di essa. Sennò poi non possiamo lamentarci quando fra 10 anni perderemo il nostro diversificato stock genetico e ci ritroveremo con un ape debole e poco resiliente verso le avversità moderne come il cambiamento climatico e la Varroa. Opps, forse ci siamo già.
https://www.sciencedaily.com/releases/2013/06/130617111341.htm article about survival of honey bees from diversified mated queen in commercial beekeeping
http://science.sciencemag.org/content/305/5682/402 article about thermoregulation in multiple mated queens
https://www.youtube.com/watch?v=5CdQ-lsubKo&feature=share
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